Galileo e l’eliocentrismo

Galileo e l’eliocentrismo vanno analizzati per capire come si sia voluto portare al centro per motivi religiosi: si voleva cancellare Dio e il cristianesimo.

Da Galileo a Darwin

Facilmente noi ammiriamo un certo numero di uomini che si resero famosi per la profonda conoscenza e  carismatici in quanto a personalità. Ce li immaginiamo come dei grandi geni solitari capaci di produrre da soli una nuova grande scoperta e dare inizio ad una nuova era. Ma la realtà dei fatti è diversa. Nessuno noterebbe una nuova scoperta, per quanto straordinaria, se non fosse supportata  da una rete di poteri “invisibili” e da grandi sforzi di propaganda.

Uno scrittore, M. Caleo, nel suo “Galileo l’anticopernicano”, scrive: “Un fatto è certo: prima che Galileo si fosse dato a compiere la sua opera in difesa del sistema copernicano, nessuno si era accorto della rivoluzione copernicana. Le novità del resto sono per pochi, e quei pochi, gli eletti, non possono non essere degli iniziati.”  Cfr. anche Il “segreto” di Galileo Galilei di Giancarlo Infante  www.effedieffe.com  

Per affermarsi dunque una teoria ha da essere appoggiata dalla tribù degli iniziati, dalle logge massoniche, dai rosacroce o da simili congreghe segrete. Nessuna persona è in grado di realizzare alcunchè di significativo da sola a meno che la sua scoperta riesca ad aprirsi un varco  nella mente di qualche altro individuo autorevole. Tracce di “un’organizzazione” si riscontrano un po’ dappertutto nella storia moderna e in particolare nella storia della scienza. Molti dei liberi pensatori si conoscevano l’un l’altro, si incontravano, stavano in reciproca compagnia, progettavano insieme piani di ampio respiro pur muovendosi per lo più anonimi e senza farsi notare.

Facciamo un esempio. Consideriamo il rapido e universale successo del darwinismo, che sicuramente dopo la rivoluzione copernicana é il maggior punto di approdo del modernismo scientifico. Charles Darwin elaborò una sua teoria apparentemente nuova di zecca sull’evoluzione della specie dei viventi e rivendicò una stretta parentela tra gli uomini e le scimmie.

Darwin in questo fu fortemente sostenuto dalle organizzazioni massoniche. Lui stesso derivava da una famiglia di massoni di antica provenienza giudaica. Il legame ebraismo – massoneria è un filone sempre presente. E’ questa la struttura portante dell’organizzazione che sovrintende al successo o al fallimento delle nuove idee e delle nuove scoperte. L’ebraismo massone è ovunque molto presente e potente.

La teoria dell’evoluzione fu proclamata nei templi massonici cento anni prima che Darwin pubblicasse il suo lavoro sull’origine della specie. Il principale sostenitore fu suo nonno Erasmo Darwin, medico e filosofo, membro della loggia N.2 a Edimburgo in Scozia. Questa teoria aveva perciò evidenti radici massoniche.

Come conseguenza il Marxismo, anch’esso ebraico-massonico, ereditò da Darwin la stessa concezione del mondo, che include la medesima cosmogonia e la stessa escatologia. Cioè la stessa spiegazione sull’origine del mondo e le stesse ipotesi circa il destino finale dell’umanità. Il marxismo, sulla scorta di Darwin, dichiara che Dio non esiste, né può né deve esistere.

La Massoneria però non nacque già bella e formata come Minerva dalla testa di Giove. La data di nascita ufficiale della Gran Loggia di Londra è il 1717. Ma in Italia questo movimento si affermò vari secoli prima di quanto si dica ufficialmente. Il cinquecentesco studiolo di Francesco dei Medici ne fu un precoce testimone.

Alla corte medicea Galileo Galilei era assai bene introdotto. Cristina di Lorena, moglie di Ferdinando I Medici, era molto ben disposta verso di lui. Galileo aveva insegnato privatamente matematica a suo figlio Cosimo. Il padre di Cosimo propose a Galileo, che accettò prontamente, la cattedra di matematica all’università di Pisa nel 1588. Dunque la famiglia di Galileo, benchè un po’ decaduta, era socialmente molto ben inserita. Il matematico aveva dato lezioni private anche a Vincenzo Gonzaga, al principe d’Alsazia Giovanni Federico, e ai futuri cardinali Guido Bentivoglio e Federico Cornaro.

Galileo e l'eliocentrismo

Il Galilei viveva in mezzo ai suoi contemporanei e conosceva personalmente uomini come Tommaso Campanella, filosofo, Paolo Sarpi che fu un notevole oppositore del papato e Giovanni Battista della Porta, autore di un libro all’epoca famoso “Magiae Naturalis LibriXX”. Questi personaggi erano tutti astrologi e il modello eliocentrico era per loro  uno strumento atto a ribaltare “lo stato delle cose”, come un ritorno all’antica verità.

Con questo intendevano l’antico culto del sole di matrice egizia. Galileo conosceva bene queste implicazioni e si proponeva, come i due Tommaso, Bruno e Campanella, di elevare il modello Copernicano a modello universale, come simbolo di un’umanità che rinasce dopo secoli di coercizione religiosa e oscurantismo culturale. Galileo non era il classico credente, anzi, tutt’altro; e sua madre lo aveva accusato di essere un miscredente che disertava le funzioni religiose.

La famiglia Galilei dovette essere  di antica nobiltà ebraica. Suo padre Vincenzo era stato famoso musicista e il nome della famiglia derivava  da un avo,  Galileo Bonaiuti (1370-1450), medico famoso. Della famiglia  dei Galilei-Bonaiuti Wikipedia scrive:

” Le prime notizie della famiglia risalgono a Tommaso di Bonaiuto che si inurbò in Firenze proveniente dal contado. La sua famiglia non era ricca ma benestante, specializzata, all’interno dell’Arte della Lana, nella vendita di stoffe al minuto e, in misura minore, all’ingrosso. Tommaso fu successore nel 1343 del Duca d’Atene.  Ciò significa che Tommaso fu nel numero di quelli che gli succedettero nel  governo della città.

Il mutamento dei cognomi Bonaiuti in Galilei si spiega nel fatto che nel XIV secolo famiglie più o meno nobili di Firenze non avevano ancora reso definitivo il loro cognome gentilizio, ma esercitavano un consolidato potere come Galileo de Galilei che, mettendosi al servizio di Cosimo il Vecchio de’Medici, ricoprì cariche politiche e la cattedra di docente presso lo Studio fiorentino, attività queste che, unite alla sua lucrosa professione medica, gli permisero di costituirsi una importante posizione economica. “

Nel graduale entrare in crisi delle attività manifatturiere e bancarie, i Galilei si rivolsero soprattutto allo studio e a mestieri connessi a un’alta formazione, con l’attività del già citato Galileo come medico e quella di uno dei suoi almeno otto figli, Bernardo, che fu pratico di matematica e ragioneria, arrivando a ricoprire il ruolo di direttore del fisco durante l’istituzione del catasto nel 1427.

Nel Cinquecento la famiglia doveva essere finanziariamente in difficoltà, se Vincenzo Galilei si dovette dedicare, oltre che alla musica (fu tra gli animatori della Camerata de’ Bardi), anche al commercio.

Le famiglie che a quell’epoca non avevano ancora definito il proprio cognome erano ebraiche. Anche le professioni legate  alle arti tessili, al commercio della lana e la professione medica erano tipicamente ebraiche. Erano pure antiche famiglie di banchieri reali e statisti gli antenati di Giulia Ammannati, madre dello scienziato.

Così Galilei, ritenuto uno dei grandi iniziatori della scienza moderna, potè trarre vantaggio da tutta una serie di situazioni che  portarono alla ribalta la teoria eliocentrica copernicana. Ritornerò prossimamente su questo argomento che tante conseguenze ha avuto sul mondo moderno e sul nascondimento della verità sulla vera forma della terra.

Galileo e l’eliocentrismo

Di Galileo si dice sia stato una pietra miliare, uno degli iniziatori dell’epoca scientifica moderna. Ma non fu tanto il tipo dello studioso solitario che nei meandri di una mente poco comune esplora un modo di pensare nuovo di zecca. Fu piuttosto il divulgatore di una teoria già ben sviluppata e conosciuta.

C’è chi continua a credere che la dottrina eliocentrica  sia una elaborazione tutta galileiana, ma non è così. Fin dall’antichità ci fu chi provava a suggerire l’ipotesi eliocentrica. Platone ne fu uno dei sostenitori e non certamente il primo. Comunque da Copernico a Galileo intercorrono circa 90 anni, poco meno di un secolo. All’epoca di Galileo Copernico era defunto e il nuovo sistema era già tutto pronto nel cassetto.

Copernico era vissuto in Polonia tra il 1473 e il 1543. In quelle zone era c’era stato anche il padre di Galileo, Vincenzo,  come musicista e liutaio alla corte dei Radziwill, principi giudei della Lituania. La musica per liuto era lì di gran moda. Tant’è che dopo la morte del padre musicista, quando Michelagnolo, fratello minore di Galileo, anche lui liutaio e compositore, si trova a dover cercare lavoro, Galileo lo sistema prontamente a casa Radziwill.  Ma non sarà semplice combinazione che quella regione si chiami Galizia. Perché qui si apre una bella parentesi e ci possiamo chiedere che tipo di rapporti intercorressero tra la famiglia dei Radziwill e i Galilei.

Come tutti sanno, gli ebrei furono da sempre un popolo di nomadi. Fin dall’inizio quando Abramo uscì da Ur su comando divino, Geova gli aveva espressamente dato comando: “Esci dal tuo paese e dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre e vai al paese che io ti mostrerò”. Gen 12:1-3  E lui era uscito fissando un modello.

 Noi non sappiamo perchè la famiglia Bonaiuti a un certo punto scelse di farsi chiamare Galilei, ma molti cognomi ebraici sono di tipo geografico e mantengono tracce del percorso storico della famiglia. Noteremo subito che molti toponimi europei hanno a che fare con la Galilea, la zona di provenienza di molti giudei, a nord della Palestina. Per esempio la Gallia francese e la Galizia, turca, spagnola e lituana. Anche il Galles nel sud dell’isola Britannica.

Sarebbe interessante notare il collegamento di queste denominazioni geografiche con la parola che gli Ebrei usavano per indicare la diaspora, tefutzah o galut. In tutto il medioevo, essendosi evidentemente stabilita una certa associazione del termine ebraico galut con il vocabolo latino gallus per il maschio della gallina, il gallo divenne un simbolo araldico giudaico.

Sfogliando le pagine di un Atlante si trovano molti toponimi che mantengono tracce di antichi insediamenti ebraici. Come Aberdeen in Scozia o le isole Ebridi a nord della Gran Bretagna. Perfino la penisola Iberica, mantiene un nome derivato dai discendenti di Eber.  

Tutto questo non dovrebbe stupire dato che truppe giudaiche godettero di grande prestigio fin dai tempi di Alessandro Magno e che i mercanti ebrei avevano da sempre l’abitudine di seguire le legioni romane cercando i modi di lucrare vantaggi. A stretto contatto coi campi di battagli potè svilupparsi all’interno della compagine giudaica l’arte medica. Infatti offrivano le loro competenze a favore dei feriti in battaglia e assistenza medica ai malati.

Gli Ebrei avevano sempre commerciato con i popoli con cui si trovavano a convivere. Seguirono spesso i fenici, loro vicini di casa e con loro facevano affari. Sembra che già in epoche remotissime fossero giunti nell’odierna gran Bretagna dove sfruttavano le miniere di stagno. Si erano organizzati in modo da avere basi di gente fidata dovunque nel mondo. L’ultimo capitolo di Geremia nelle Scritture racconta della distruzione di Gerusalemme e di come Nabucodonosor nel 587 a.C. portasse in esilio i prigionieri, quattromilaseicento anime.

Questa gente a Babilonia si era rifatta una vita e si era arricchita. Settant’anni dopo molti di loro ritornarono a Gerusalemme. Ma non tutti. In questo modo si diffusero su tutta la terra. Quando Paolo di Tarso scrive che la buona notizia in merito al Cristo era stata predicata fino alle estremità della terra abitata diceva la verità. Questo era stato possibile perchè gli ebrei avevano insediamenti ovunque nel mondo antico e Paolo quando viaggiava si dirigeva sempre in primo luogo dai suoi correligionari.

Perfino  Marco Polo, quando raggiunse la Cina, trovò alla corte imperiale i giudei. Perciò non c’è niente di strano nel pensare che i rapporti tra Galileo e i Radziwill fossero stati resi possibili da antiche frequentazioni della famiglia dello scienziato in terre lontane. Anche i Carnesecchi di Firenze erano banchieri e ci sono tracce della loro attività fino in Lituania. Wikipedia alla voce Bernardo Carnesecchi scrive: “Nel periodo 1430-1431 ancora sotto il regime oligarchico degli Albizi ebbe l’incarico di ufficiale per lo Studio Fiorentino e con lui anche Galileo di Giovanni Galilei.”

Lo studio Fiorentino era l’università aperta nel 1348 come Studium Generale . Nel 1446 un Galileo Galilei fu Gonfaloniere di Giustizia della Repubblica fiorentina insieme a Giovanni degli Albizzi. Una figlia di Vieri di Cambio de’ Medici, una certa Lucrezia, si unì in matrimonio con un Bernardo Galilei. Vieri (1323-1395) fondò un articolato sistema bancario su larga scala con filiali in varie città d’Europa e aveva come assistenti alcuni parenti.

I Galilei, come gli Ammannati – la madre di Galileo era Giulia – erano stati banchieri e i loro contatti con principi e case regnanti erano frequenti. Gli Ammannati, in particolare, erano stati titolari in passato di importanti banche reali, cioè erano in grado di prestare danari ai re. Tutto questo ci fa capire di dove arrivasse Galileo, l’influenza che era in grado di esercitare e il genere di protezioni di cui poteva avvalersi.

Vorrei soffermarmi ancora un istante su un piccolo giallo,  un dettaglio, ma non da poco. Sul frontespizio del Dialogo dei Massimi Sistemi figura un simbolo molto particolare. Si tratta di tre delfini sistemati a mo’ di svastica a tre punte, come una triscele. La triscele è presente anche negli stemmi di varie dinastie nobili d’Europa e in particolare nello stemma adottato nel 1413 da Kristinas Astikas, statista lituano (1363-1443). Egli fu la radice della famiglia dei Radziwill.

Membri di questa famiglia furono preminenti nell’area della Polonia-Lituania, in Russia e in Germania in quanto principi del Sacro Romano Impero. Di loro si narrava la leggenda di un bambino allevato dai lupi, i rado wiko, che sarebbero la radice etimologica del patronimico. La leggenda parrebbe ricollegare la famiglia, anche a livello di mitologia popolare, al ceppo nobile dei  Welfen di Baviera (i Lupi) da cui tutta la nobiltà europea sarebbe derivata.

Il Santo Ufficio, nella persona di padre Riccardi, Maestro del Sacro Palazzo Apostolico, sollevò riguardo all’emblema del frontespizio del Dialogo del Galilei una grossa questione. Infatti ai suoi occhi i tre delfini vorticavano a turbine come un simbolo sinistro, componendo il numero 666, cifra della bestia dell’Apocalisse. Galilei non si degnò di svelare in prima persona l’arcano. Ma il simbolo della bestia era assolutamente quello più giusto per rappresentare l’eliocentrismo diventato dominante.

A volte basta un simbolo messo al posto giusto per imprimere a tutta l’opera il suo significato. E quel simbolo significa il sole. Il dio sole che come un delfino emerge dal mare.

(Cfr. www.effedieffe.com Il “segreto” di Galileo Galilei di Giancarlo Infante   Questo post è particolarmente interessante perché spiega con chiarezza a chi ne fosse interessato quelle che furono le implicazioni filosofiche della rivoluzione copernicana e il significato di quello che viene definito Neoplatonismo Rinascimentale)

Perchè condannare Galileo?

Lutero si oppose fermamente alla nuova concezione eliocentrica del mondo suggerita da Copernico. Egli scrisse : “Alcuni hanno prestato attenzione a un astrologo arrivista che si sforza di dimostrare come sia la terra a girare e non il cielo o il firmamento, il sole e la luna. Questo folle spera di sconvolgere tutta la scienza dell’astronomia; ma la Sacra Scrittura dice che Giosuè comandò al sole di fermarsi e non alla terra.”

Giosuè ferma il sole

Mentre in Francia nel corso del 16° secolo non si trovano dei veri e propri copernicani, le nuove credenze cominciano piuttosto a diffondersi in Inghilterra e nei paesi Bassi. Comunque in tutto il 16° secolo i copernicani furono abbastanza rari. Per la chiesa di Roma la questione eliocentrica resta sospesa fino alla fine del 17° secolo.

In ogni caso, prima della presa di posizione di Galilei la chiesa non condannò mai apertamente la teoria copernicana. In questo quadro, la nuova teoria veniva ridotta ad un modello matematico astratto che non rendeva veramente conto della realtà fisica e oggettiva del mondo. Questa teoria finché intesa come puro espediente matematico non poneva problemi. Ma un altro discorso era sostenerne la effettiva realtà fisica-astronomica.

In questa impresa si cimentò il Galilei. Il primo approccio dell’establishement cattolico nei suoi confronti verteva sul Sidereus Nuncius in cui lo scienziato prendeva la difesa di Copernico. In ogni caso, come  anche Lutero si era già pronunciato, i teologi sottolineavano la fondamentale incompatibilità delle nuove teorie con le Scritture. In un clima di lotta alla Riforma Protestante il Santo Ufficio non poteva esporre il fianco all’accusa di assumere ancora una volta una posizione del tutto antiscritturale. In un’atmosfera di sospetto verso le novità perché potevano facilmente portare a nuove eresie la chiesa si trovò costretta a condannare Galileo. Le contestazioni però erano semplicemente di natura religiosa, mai scientifica.

In quanto allo scienziato egli non notava alcuna contraddizione. Come scrive nella lettera alla Duchessa Cristina di Lorena, egli sosteneva che le parole della Bibbia non andassero prese in senso letterale perché in essa si trovano modi di dire semplicemente utili ad accomodarsi alle limitate “capacità del vulgo assai rozzo ed indisciplinato”.

Egli scrive: “Il motivo che loro producono per condennar l’opinione della mobilità della Terra e stabilità del Sole  è che leggendosi nelle Sacre lettere, in molti luoghi, che il Sole si muove e che la Terra sta ferma, nè potendo la Scrittura mai mentire o errare, ne seguita per necessaria conseguenza che erronea e dannanda sia la sentenza di chi volesse asserire, il sole esser per se stesso immobile, e mobile la terra.”

 Prosegue poi con il suo solito modo di affermare in apparenza ciò che in realtà intende fermamente negare e dichiara: “Sopra questa ragione parmi primieramente da considerare, essere e santissimamente detto e prudentissimamente stabilito, non poter mai la Sacra Scrittura mentire, tutta volta che si sia penetrato il suo vero sentimento; il qual non credo che si possa negare essere molte volte recondito e molto diverso da quello che suona il puro significato delle parole.

Dal che ne séguita, che qualunque volta alcuno, nell’esporla, volesse fermarsi sempre nel nudo suono literale, potrebbe, errando esso, far apparir nelle Scritture non solo contradizioni e proposizioni remote dal vero, ma gravi eresie e bestemmie ancora:

poi che sarebbe necessario dare a Iddio e piedi e mani e occhi, non meno affetti corporali ed umani, come d’ira, di pentimento, d’odio, ed anco tal volta la dimenticanza delle cose passate e l’ignoranza delle future; le quali proposizioni, sì come, dettante lo Spirito Santo, furono in tal guisa profferite da gli scrittori sacri per accomodarsi alla capacità del vulgo assai rozzo e indisciplinato, così per quelli che meritano d’esser separati dalla plebe è necessario che i saggi espositori ne produchino i veri sensi, e n’additino le ragioni particolari per che e’ siano sotto cotali parole profferiti: ed è questa dottrina così trita e specificata appresso tutti i teologi, che superfluo sarebbe il produrne attestazione alcuna.

Di qui mi par di poter assai ragionevolmente dedurre, che la medesima Sacra Scrittura, qualunque volta gli è occorso di pronunziare alcuna conclusione naturale, e massime delle più recondite e difficili ad esser capite, ella non abbia pretermesso questo medesimo avviso, per non aggiugnere confusione nelle menti di quel medesimo popolo e renderlo più contumace contro a i dogmi di più alto misterio.

Perché se, come si è detto e chiaramente si scorge, per il solo rispetto d’accomodarsi alla capacità popolare non si è la Scrittura astenuta di adombrare principalissimi pronunziati, attribuendo sino all’istesso Iddio condizioni lontanissime e contrarie alla sua essenza, chi vorrà asseverantemente sostenere che l’istessa Scrittura, posto da banda cotal rispetto, nel parlare anco incidentemente di Terra, d’acqua, di Sole o d’altra creatura, abbia eletto di contenersi con tutto rigore dentro a i puri e ristretti significati delle parole?

E massime nel pronunziar di esse creature cose non punto concernenti al primario instituto delle medesime Sacre Lettere, ciò è al culto divino ed alla salute dell’anime, e cose grandemente remote dalla apprensione del vulgo.”

Galileo, pur dichiarando le Scritture tecnicamente infallibili, sostiene poi che quelle medesime siano ingannevoli e accessibili solo alle menti più istruite. Stupisce notare che tali ragionamenti triti, scontati e religiosamente irrispettosi siano poi gli stessi che ancora oggi la Watch Tower e i Testimoni di Geova utilizzano nella loro difesa dell’eliocentrismo. (Si legga su questo Blog il bell’articolo del Febbraio 2019: I testimoni di Geova e la scienza)

Attenzione, perché dire questo significa continuare a credere al vecchio  adagio secondo cui le Scritture siano piene di eresie, e se scientifiche anche religiose. Tutto questo, naturalmente, mentre si continua a ripetere il vecchio concetto secondo cui la Scrittura è pur sempre in armonia con la scienza. E che, come già velatamente dichiarava Galileo, nella Bibbia si esprimono concetti atti a plagiare la mente degli ignoranti mentre solo gli uomini più intelligenti e le menti più coltivate siano in grano di afferrarne il vero sentimento.

Ancora oggi, purtroppo, questi sono i pensieri che vanno per la maggiore. Ma una cosa è certa:  molto presto la verità verrà a galla e la menzogna sta per essere smascherata.


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0 pensieri riguardo “Galileo e l’eliocentrismo

  1. Mah, le Scritture sono state redatte quando non esistevano i satelliti, quindi non c’erano altri metodi di indagine se non il ragionamento. Oggi chiunque può ricevere le immagini in diretta dai satelliti meteo su 137 MHz, quelli polari che compiono un orbita in 100 minuti, perchè hanno appunto un orbita che passa per i poli. Basta già questo per dimostrare la sfericità, poi ci sarebbero le girobussole ad effetto Sagnac, che indicano il vero Nord e non quello magnetico, montati sugli aerei.

  2. Mah, le Scritture sono state redatte quando non esistevano i satelliti, quindi non c’erano altri metodi di indagine se non il ragionamento. Oggi chiunque può ricevere le immagini in diretta dai satelliti meteo su 137 MHz, quelli polari che compiono un orbita in 100 minuti, perchè hanno appunto un orbita che passa per i poli. Basta già questo per dimostrare la sfericità, poi ci sarebbero le girobussole ad effetto Sagnac, che indicano il vero Nord e non quello magnetico, montati sugli aerei.

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