Il Sinaitico e il Vaticano: due codici falsi

Il Sinaitico è un codice. Un codice è un libro, non un rotolo. Perciò non bisogna credere che si tratti di pagine di papiro lasciate alla rinfusa. Questo codice si chiama sinaitico perchè Tischendorf lo rinvenne sul Sinai presso il monastero di Santa Caterina. E’ un testo scritto non su papiro ma su pergamena, disposto su quattro colonne per ciascuna pagina.

Si tratta di un insieme di fascicoli cuciti e tenuti raccolti all’interno di una copertina, formato libro. Questo codice è detto onciale, cioè completamente scritto in lettere maiuscole. Contiene parte del Vecchio Testamento nella versione greca dei Settanta e tutto il Nuovo Testamento oltre all’Epistola di Barnaba e il Pastore di Erma, anch’essi scritti in greco.  Fu per la prima volta portato in Germania da Tischendorf nel 1844.

Questo codice non è mai stato testato seriamente. A suo tempo era stato preventivato un esame formale, cioè un test forense per determinare l’età della pergamena e dell’inchiostro utilizzati ma fu disdetto e perciò non fu mai analizzato sulla base di precisi parametri scientifici. Ne consegue che l’antichità che gli venne attribuita rimase quella definita da Tischendorf che dichiarava, sulla base della scrittura in onciale e di altre sue caratteristiche, che il reperto  da lui rinvenuto doveva risalire al quarto secolo.

L’onciale è un’antica scrittura maiuscola usata tra il III e l’VIII secolo nei manoscritti latini e bizantini. In onciale si presentano scritti pure il Codex Vaticanus del IV secolo e il Codex Alexandrinus del V secolo. Il Testo del Codice Sinaitico in generale assomiglia molto a quello del Codex Vaticanus, ma non sono identici.

Prima del 1844 nessuno dei vari visitatori del Monastero di Santa Caterina sul Sinai riferì mai di aver visto qualcosa di simile al codice trovato da Tischendorf. E’ stato fino ad ora ritenuto essere il più antico manoscritto della Bibbia esistente. Alcuni lo daterebbero al 325 d.C. facendo di esso un manoscritto del IV secolo.

Il Sinaitico

Il 13 Settembre 1862, in un articolo apparso su The Guardian, Konstantin Simonidis, celebre scopritore di antichi testi, affermò di essere lui il vero autore del Sinaiticus, di averlo scritto su monte Athos nel 1839. Dichiarò di avere realizzato il codice su incarico dello Zar di Russia, Nicola I, che morì successivamente nel 1855. Simonidis fu incarcerato per queste sue dichiarazioni e per lo più non venne creduto.

Nel 2009 la collaborazione tra le varie biblioteche che dispongono di parte degli originali (il British Museum insieme alla  Biblioteca Nazionale di Russia, il Monastero di Santa Caterina e l’Università di Lipsia)  ha consentito di digitalizzare tutto il materiale pergamenaceo disponibile rendendolo visualizzabile da tutti sul sito ‘codexsinaiticus.org’ gestito dalla British Library. Fu solo a quel punto che una vera e propria discussione sull’autenticità del reperto potè essere avviata. Prima del 2009 nessuno aveva mai visto il codice completo, dato che le sue varie parti si trovavano in luoghi molto lontani tra di loro e non erano liberamente accessibili.

Comunque, il lavoro di digitalizzazione ha permesso di dimostrare che il Codice Sinaitico è semplicemente un falso. Si tratta di un libro contraffatto del diciannovesimo secolo  sul cui testo tuttavia si basano moltissime  delle traduzioni moderne della Bibbia.

Tanto per cominciare fissiamo alcune date. Il 1844 è l’anno del primo tour di Tischendorf al Monastero di Santa Caterina.  Alla fine del suo soggiorno, egli porta via di lì 43 folia (86 pagine) dal vecchio testamento, torna a Lipsia e dona il tutto al principe tedesco di Sassonia Federico Augusto. Infatti questo personaggio, leader politico sulla Germania di quel momento, gli aveva finanziato il viaggio. Di lì il nome che venne dato a questo libro, CFA, cioè Codex Frederico Augustanus.

Nel 1853 Tischendorf si reca al Monastero di Santa Caterina una seconda volta ma non riesce a portare via niente.

codice Sinaitico

Nel 1859 egli vi torna e con una certa disinvoltura porta fuori le rimanenti 315 folia (630 pagine). A questo punto va a San Pietroburgo e dona tutto il malloppo allo Zar di Russia, che evidentemente lo aveva commissionato.

Prima di chiudere l’argomento, almeno per oggi, trascrivo un minimo di bibliografia.

Neither Oldest nor Best del Dottor David Sorenson

The Forging of Codex Sinaiticus di William Cooper 

Codex Sinaiticus and the Constantine Simonides Affair di J.K. Elliott 1983

David W. Daniels ha postato una serie di 36 video su Youtube mettendo in rilievo le varie incongruenze del Sinaitico.

Steven Avery ha postato un gruppo di pagine su Facebook in cui discute su questi argomenti.                                

Literary forgeries di James A. Farrer (1907)

Chris Pinto ha prodotto un video Tares among the Wheat (Zizzanie in mezzo al grano)

Esaminiamo i precisi motivi che ci permettono di dire che questo super declamato codice non è autentico, che non risale al IV secolo ma che fu creato ex novo da falsari del XIX secolo, tra il 1844 e il 1859.

Perché il Sinaitico è un falso

Bisogna riconoscere il fatto che, nella celebrità relativa al rinvenimento del Sinaitico, una bella parte l’abbia svolta la magistrale regia dei vari, illustrissimi personaggi. Tra di essi figura quella del suo preteso scopritore, Constantin von Tischendorf, quella del suo millantato avversario, Konstantin Simonides più quella dell’Archimandrita, Konstantin Alexandrovich Uspensky.

Questi tre incredibili personaggi, tutti chiamati Costantino, messi assieme al Vaticano, nella persona di Papa Gregorio XVI, e allo Zar di Russia, Nicola I, riuscirono a imbastire una storia che ha dell’inaudito. Accostando il Sinaitico appena ricomparso al Codice B (identificato dal numero d’archivio 1209) che il Vaticano assai misteriosamente diceva di possedere da tempo, sostennero di avere in mano due delle preziosissime 50 copie della Bibbia commissionate a suo tempo dallo stesso Costantino il Grande nel IV secolo.

La Torre di Guardia del primo ottobre 2009 ( anno della digitalizzazione del Sinaitico) alle pagine 18-20, in un articolo dal titolo Il codice Vaticano, osserva che ” Per molto tempo le autorità vaticane furono riluttanti a rendere il codice accessibile ai biblisti. L’illustre studioso sir Frederic Kenyon afferma: “Nel 1843 [il biblista Constantin von] Tischendorf, dopo avere aspettato diversi mesi, ebbe il permesso di vederlo per sei ore. . . .

Nel 1845 fu permesso al grande studioso inglese Tregelles di vederlo ma non di copiarne una parola”. Tischendorf chiese di rivedere il codice, ma poiché ne aveva copiato 20 pagine gli fu detto di no. Tuttavia, come fa notare Kenyon, “in seguito a ripetute richieste poté studiarlo per altri sei giorni, per un totale di quattordici giorni di tre ore ciascuno; e sfruttando al massimo il suo tempo Tischendorf poté pubblicare nel 1867 l’edizione del manoscritto più perfetta  che fosse mai apparsa”. In seguito il Vaticano ne rese disponibile una copia migliore.”  

Inaudito.  In quarant’otto ore di concentratissimo studio, Tischendorf potè raccogliere tutti i dati necessari per poter pubblicare “l’edizione del manoscritto più perfetta  che fosse mai apparsa”. Complimenti! Voi  ci sareste riusciti? Ne dubito. Ma lui era Constantin von Tischendorf, il che fa una bella differenza.

Esaminiamo dunque il periodo storico in cui agirono questi personaggi per capire di dove uscisse tutta quella disperata voglia di rinvenire un nuovo antichissimo codice. Wikipedia spiega che Samuel Prideaux Tregelles (1813-1875) aveva “scoperto” che il textus receptus di Erasmo, cioè il testo greco alla base di tutte le traduzioni del Nuovo Testamento diffuse in quel periodo, non era basato sui manoscritti più antichi.

Perciò egli, Samuel Tregelles, decise di pubblicare una nuova versione del testo greco del Nuovo Testamento basata sui manoscritti più antichi e sulle citazioni  dei primi Padri della Chiesa. A tal fine si recò a Roma per collazionare il Codex Vaticanus.  Sebbene ciò gli fosse impedito, riuscì a raccogliere diverse lezioni importanti. In seguito a Lipsia poté collaborare con  Constantin von Tischendorf nell’elaborazione del comune progetto di produrre un manoscritto che risultasse più antico di quelli collati nel textus receptus.

Qual era il problema intorno a cui verteva tutta quella indefessa attività di ricerca? Il problema stava nella definizione della vera natura del Cristo. La Torre di Guardia citata scrive “brani che avevano relazione con la persona di Cristo e con la Santissima Trinità” erano oggetto di particolari controversie fra gli studiosi. Ecco dunque che il bandolo della matassa comincia ad emergere. Qualcosa sotto c’era veramente. Si trattava di un progetto a lungo termine volto a sminuire la figura del Cristo. Bisognava privarlo della sua natura divina riducendolo semplicemente al livello dell’uomo.

Su questo punto la Torre di Guardia citata scrive “Facciamo un esempio. In Giovanni 3:13 troviamo queste parole di Gesù: “Nessun uomo è asceso al cielo se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo”. In alcune traduzioni sono state aggiunte le parole “che è in cielo”. Questa aggiunta fa pensare che Gesù fosse in cielo e sulla terra contemporaneamente, concetto che sostiene l’idea della Trinità.

Questa frase compare in alcuni manoscritti del V e del X secolo E.V. Tuttavia il fatto che manoscritti precedenti come il Vaticano e il Sinaitico la omettano ha indotto molti traduttori moderni a toglierla. Questo elimina la confusione sull’identità di Cristo ed è in armonia con il resto delle Scritture. Anziché essere in due posti nello stesso tempo, Gesù era venuto dal cielo e sarebbe presto tornato in cielo. Infatti  disse: “Io ascendo al Padre mio”. (Giovanni 20:17)

A questo punto il collegamento con la Bibbia del Nuovo Mondo edita dai Testimoni di Geova diventa palese. Questa edizione, come risaputo, si fonda  sul lavoro portato a termine da Westcott e Hort nel 1881. La Torre di Guardia citata prosegue “Due eminenti studiosi che rimasero colpiti dai pregi del codice Vaticano furono B. F. Westcott e F. J. A. Hort. La loro opera, The New Testament in the Original Greek, che si basa sul manoscritto Vaticano e su quello Sinaitico e che fu pubblicata nel 1881, è ancora il testo principale utilizzato per varie traduzioni moderne delle Scritture Greche Cristiane, tra cui la Emphasised Bible, di J. B. Rotherham, e la Traduzione del Nuovo Mondo.”

Poi la Torre di Guardia introduce un secondo argomento. “Il codice Vaticano fa luce anche su versetti che riguardano il proposito di Dio per la terra. Si noti un esempio. Secondo una versione della Bibbia, La Nuova Diodati, l’apostolo Pietro profetizzò che “la terra e le opere che sono in essa saranno arse”. (2 Pietro 3:10) Altre traduzioni dicono qualcosa di simile, basandosi sul codice Alessandrino del V secolo e su manoscritti posteriori.

Molti lettori sinceri della Bibbia sono quindi giunti alla conclusione che Dio distruggerà la terra. Mi permetto di includere insieme a tali lettori le persone che scrivono su questo blog, dato che 2Pietro 3:7 ribadisce lo stesso concetto e scrive: “I cieli e la terra che sono ora sono custoditi per il fuoco e sono riservati al giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi.”

Comunque, circa un secolo prima della stesura del codice Alessandrino, il codice Vaticano (e il manoscritto Sinaitico che è dello stesso periodo) rendeva la profezia di Pietro come segue: “La terra e le opere che sono in essa saranno scoperte”. Questo è in armonia con il resto della Bibbia? Certo! La terra letterale “non sarà fatta vacillare a tempo indefinito, o per sempre”(Salmo 104:5).

In che senso, dunque, la terra sarà ‘scoperta’? Altri versetti indicano che il termine “terra” si può usare in senso simbolico. Perciò il termine “terra” può riferirsi all’umanità, o società umana. Non conforta sapere che Dio non distruggerà il pianeta ma smaschererà la malvagità e porrà fine sia ad essa che a coloro che la promuovono?”

Queste citazioni dalla Torre di Guardia la dicono lunga sui motivi per cui si sentisse così forte la necessità di scoprire nuovi manoscritti che non fossero quelli collati nel textus receptus di Erasmo. Ecco perché, non appena si misero alla ricerca, andarono a colpo sicuro, e trovarono l’oggetto dei loro desideri nel primo monastero ispezionato.

Le moderne tecniche digitali applicate alla pubblicazione degli antichi codici delle Scritture, il Sinaitico e il Vaticano, rivelano dunque un  vecchio, segreto schema che punta a minare non solo la credibilità della Bibbia ma a ridimensionare la figura del Cristo. I grandi progetti, si sa, si sviluppano lentamente, nell’arco di generazioni, chiedono pazienza, e quando si realizzano le persone che li avevano concepiti sono magari ormai morte. Così nuove generazioni finiscono per accettare idee che in principio erano state a bella posta ignorate, poi ridicolizzate, in seguito combattute e infine accettate da tutti e ufficialmente propagandate.

Le moderne Bibbie hanno cambiato diversi versetti in seguito alla scoperta del Codice Sinaitico al Monastero di Santa Caterina. Che ne pensate?

Il Codice Sinaitico risultò essere strumentale nella produzione  di molte moderne traduzioni delle Scritture nel mondo a partire dall’edizione pubblicata da Westcott & Hort nel 1881. Tuttavia si può dichiarare, e per  fondate ragioni, che questo manoscritto è totalmente inaffidabile. Poniamoci dei perchè.

1) Perchè le pagine conservate alla Biblioteca dell’Università di Lipsia sono bianche come la neve mentre le rimanenti conservate prima a San Pietroburgo e poi trasferite al British Museum sono sbiadite e gialle? E’ come se fossero state ritoccate con una mano di té o di caffé per farle sembrare più antiche.

2) Perchè non sono state fatte analisi chimiche e paleografiche per individuare l’età delle pergamene e la composizione dell’inchiostro?

3) Perchè il manoscritto è così ben conservato nonostante i 1500/1600 anni trascorsi?

Un esperto, Nikolaj Alexandrovich Morozov, nel 1914 dichiarava: “Le pagine di pergamena del Sinaitico sono molto flessibili, come già avevo notato. Con questo semplice esame del materiale il codice non può essere fatto risalire ad un periodo precedente agli scorsi 600 anni.” Morozov credeva che Tischendorf avesse deliberatamente trasferito il manoscritto alla Biblioteca della Russia, perchè lontana da tutti i centri culturali e quasi irraggiungibile dagli studiosi europei del suo tempo.

Così, per un bel po’, nessuno avrebbe  potuto ficcarci dentro gli occhi e svelare le sue trame. Morozov fu in seguito nominato membro onorario dell’Accademia Sovietica delle Scienze nell’anno 1932. Tecnicamente era un esperto e assai competente. Si era a lungo consacrato a studi di fisica, chimica, astronomia e storia. Si era pure erudito in ricerche di cronologia biblica.

Egli scrisse: “Gli angoli inferiori delle pagine di pergamena di questo documento non sono per niente sfilacciati, non mostrano tracce di untuosità nè impronte digitali, come dovrebbe invece essere se il manoscritto fosse stato usato per secoli durante il servizio liturgico dai monaci del Sinai, che non si erano mai distinti per un grande amore della pulizia, come del resto tutti i monaci orientali…”

” Quando abbiamo a che fare con antichi documenti preservati per millenni, sia pure nelle migliori condizioni climatiche, notiamo che perfino il minimo tocco li può ridurre in polvere…

Il perfetto stato delle pagine interne del Sinaitico, mentre le sue copertine sono strappate, mostrano che i monaci trattavano il manoscritto con negligenza e suggerisce che il codice sia stato portato nel convento da un qualche devoto nostalgico di vecchi schemi religiosi ormai superati, quando già si dava la preferenza ai modelli più universalmente accettati, cioè dopo il X secolo.” Morozov N. A. Proroki. Istoria vozniknoveniya bibleyskih prorocheststv, ih literaturnoe izlozhenie i characteristiki. Moskow, 1914

Diversi studiosi dunque sostengono che il codice del Sinaitico stava perlomeno in disuso, non veniva utilizzato per la liturgia e che quindi non divenne matrice per la copiatura di successivi manoscritti. Questo ne inficerebbe la validità. Perchè possiamo sostenere questo punto di vista? Tanto per cominciare facciamo degli esempi a sostegno di quanto affermiamo.

Prendiamo in considerazione Luca 1:26 dove si legge: “Nel sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret.” Lo scriba del Sinaitico, viceversa, parla di Nazaret come di una città della Giudea, il che comporta un errore di circa 110 chilometri. Nessun manoscritto eccetto il Sinaitico contiene una simile svista. Di più.

Un pò dopo, nello stesso capitolo di Luca, lo stesso scriba scrive che “appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le saltò nel seno per la gioia; ed Elisabetta fu piena di spirito santo.”(Luca 1:41) L’inserimento di queste parole in greco, per la gioia, è un’aggiunta che nessun altro manoscritto al mondo ripete. Questi sono indizi importanti che mostrano come il testo del Sinaitico non fu mai considerato una base attendibile su cui fondare un serio lavoro di trascrizione di successivi codici.

Dunque se il Sinaitico fu, col suo gemello Vaticano, il misterioso codice B, una delle antichissime copie della Bibbia commissionate da Costantino il Grande al tempo di Nicea, verso il 325, come si spiega che un tale importante manoscritto restasse completamente ignorato per tutto quel tempo? Il danaro va fatto fruttare.

Qui invece c’era un immenso capitale del tutto inutilizzato, trattato con negligenza e perfino dimenticato, al punto da non essere mai incluso in nessuno dei cataloghi del monastero. Addirittura, secondo il pittoresco racconto di Tischendorf, le pagine di pergamena stavano per finire nella stufa al primo momento di freddo, quando i monaci avrebbero avuto bisogno di un po’ di tepore.

Che i monaci fossero davvero tanto ingenui o ignoranti? Difficilissimo da credere perché invece erano consapevoli del valore di un vecchio codice. Di manoscritti ne possedevano almeno 3000, ma non possedettero mai un codice della Bibbia così antico. Avevano solo tre Bibbie in tutto e non di quelle antiche. Questo risulta da più di un resoconto scritto.

Il monastero di santa Caterina sul Sinai  fu costruito tra il 530 e il 545 d.C. in un luogo sacro al giudaismo, alla cristianità e all’islam. Il luogo è geograficamente remoto, assolutamente isolato e protetto. Tuttavia,  nel corso del tempo, fu costante meta di pellegrinaggio. Ma nessuno dei viaggiatori passati di lì diede mai indicazione di avervi trovato qualcosa di simile al prezioso reperto.

Tra il 1336 e la metà del 1800 decine e decine di studiosi lo hanno visitato. Tra di loro c’erano studiosi della Bibbia, storici, archeologi, geografi, geologi e naturalisti. Il monastero fu commissariato  da vari consigli di amministrazione costituiti su ordine  dei vari sultani e perfino della repubblica di Francia nella persona di Napoleone nel 1799.

Questi commissari avevano il compito di vigilare sull’amministrazione dei beni del convento. Alcuni dei pellegrini in visita sul posto misero per iscritto le loro impressioni, lasciando traccia di  ciò che avevano potuto vedere in quel luogo. Nessuno mai al mondo spiccicò parola su un antichissimo codice della Bibbia conservato lì dentro.

Chia ha scritto il codice Vaticano?

Il Vaticano è considerato il gemello del Sinaitico. Angelo Mai pubblicò questo codice, anche noto come codice B, nel 1857, due anni prima del rinvenimento completato del Sinaitico. Nel 1843 Tischendorf era stato in Vaticano e aveva potuto visionare il codice B, che fino ad allora non era mai stato pubblicato. Le origini di questo manoscritto sono perlomeno misteriose, e nulla di più preciso riguardo ad esso è mai stato rivelato.

Philip Shaff, uno studioso che scrisse l’introduzione  a una edizione del Nuovo Testamento di Westcott & Hort, pubblicato nel 1882, scrisse riguardo al Sinaitico: “Esso conferma il Codice Vaticano in alcuni dei passi più caratteristici”. Poi elenca Giovanni 1:18; Atti 20:28; 1Tim 3:16; Matteo 6:13; Marco 16:9-20.

Tischendorf affermava che la stessa mano che aveva scritto parti del Sinaitico aveva anche scritto parti del Vaticano. Ed egli veniva generalmente creduto. Tutto questo era accettato sulla base della sua semplice parola. Senza aver mai visto i due codici messi vicini, voglio dire fisicamente a confronto, la maggioranza era disposto a credergli. Quindi, se ciò che Tischendorf affermava era la pura verità, allora i due codici devono venire dalla stessa fonte, stesso periodo, stesso luogo e dunque essere ugualmente antichi.

Perciò accettare le dichiarazioni di Tischendorf significava assegnare ai due codici una comune origine. Così il Dottor Hort, coautore con Westcott di un famoso Nuovo Testamento in greco originale, diceva di essere incline a credere che entrambi i manoscritti erano stati scritti in Occidente, probabilmente a Roma. Westcott e Hort tuttavia non avevano mai visto personalmente gli originali, nè quello del Vaticano nè quello del Sinaitico, ma solo semplici trascrizioni. In ogni caso si fidavano completamente delle parole di Tischendorf.

Tuttavia costui nel 1859, quando faceva quelle forti asserzioni circa la comune mano che doveva aver  scritto parte di entrambi i codici, non vedeva il Vaticano dal 1843, cioè da 16 anni. Come faceva a dire che era la stessa mano, cioè la stessa scrittura? Come faceva a ricordare così bene e così precisamente? A meno che disponesse di informazioni tutte sue, che fosse a conoscenza dell’arcano.

 Il problema di fondo è che, circa l’identità degli scribi che scrissero il codice Sinaitico, vi fu fin dall’inizio, cioè dagli anni 60 dell’Ottocento, una lunga diatriba. In primis ciò avvenne perchè Konstantin Simonides dichiarava di avere egli stesso, con suo zio Benedict e un altro monaco del monte Athos, provveduto alla stesura di quel manoscritto. Allora chi mise mano alla stesura del Vaticano se si trattava dello stesso scriba che aveva scritto parti del Sinaitico? Fu tutto un progetto portato a termine secondo un’intesa stabilita a priori? Secondo un piano determinato a tavolino da un pool di falsificatori?

Simonide dichiarava di avere messo alcuni segni particolari su certe pagine del codice. Diede anche una lista  dei punti dove si trovavano le sue iniziali e altri monogrammi. Ad un controllo, tutte le pagine indicate da Simonides presentavano delle imperfezioni sulle parti dove quei segni erano stati apposti.

Quando il Cardinale Mai annunciò di voler pubblicare un’edizione del Codice Vaticano si rivolse al signor Asher, un editore di Berlino che tuttavia declinò l’offerta. Egli riteneva che nella copia in possesso del Cardinale  il numero delle correzioni apportate nel tempo fosse così grande da minare la credibilità dell’intera opera. A prestare attenzione alla  prefazione del Vercellone riguardo alle strane modalità con cui il lavoro di  edizione di quel manoscritto biblico fu portato a termine, alla mancanza di accuratezza e alle dubbie misure prese per correggere e ritoccare la grafia di antiche lettere ormai del tutto sbiadite, si arriva a dubitare dell’attendibilità dell’intero Codice.

Diverse tra le traduzioni contemporanee del Nuovo Testamento hanno preferito basarsi su alcuni dei manoscritti scoperti nel corso del secolo XIX e della prima parte de XX. La dipendenza da questi manoscritti, in particolare il Codice Vaticano, il Sinaitico, i Papiri Bodmer e il Siriaco Sinaitico, è dovuta principalmente alla loro presunta antichità. Tuttavia diversi studiosi hanno evidenziato molti sostanziali motivi per dubitare dell’affidabilità di quegli  originali e antichissimi manoscritti.

L’adultera lapidata

Sulla falsificazione del Codice Sinaitico si potrebbero dire molte più cose di quelle che ho presentato negli articoli sull’argomento, pubblicati recentemente su questo blog. Ciò che adesso mi preme è esaminare da vicino alcuni  dei versetti che, essendo stati inclusi od esclusi dalla trascrizione di Tischendorf, si sono poi riverberati pesantemente nell’edizione del Nuovo Testamento di Westcott & Hort del 1881 e di lì, poi, sulle varie Traduzioni del Nuovo Mondo dei Testimoni di Geova. Prendiamo per esempio il racconto del capitolo 8 del Vangelo  di Giovanni. Lì si racconta della vicenda dell’adultera trascinata dai farisei davanti al Cristo perchè colta in aperta flagranza.

Nella nuova versione, edita il 5 ottobre 2013, durante l’adunanza annuale della Watch Tower Society, fu presentata una revisione della Traduzione del Nuovo Mondo. Il 16 dicembre 2017 è stata presentata la versione in lingua italiana. In questa versione, nel Nuovo Testamento, alcuni brani considerati di dubbia autenticità, sono stati del tutto eliminati. Uno è la prima parte del capitolo 8 del Vangelo di Giovanni.

Di cosa si tratta? Sono i versetti 1-11 di Giovanni al capitolo 8. Nei diversi testi greci e versioni varie si legge: Ma Gesù andò al monte degli Ulivi. Comunque, all’alba si presentò di nuovo al tempio, e tutto il popolo veniva da lui, ed egli, sedutosi, insegnava loro. Ora gli scribi e i farisei condussero una donna colta in adulterio, e, dopo averla posta in mezzo a loro, gli dissero: “Maestro, questa donna è stata colta nell’atto di commettere adulterio.

Nella Legge Mosè ci ha prescritto di lapidare tale sorta di donne. Ma tu che ne dici?” Naturalmente, dicevano questo per metterlo alla prova, per avere qualcosa di cui accusarlo. Ma Gesù si chinò e scriveva col dito per terra. Persistendo essi nell’interrogarlo, si drizzò e disse loro: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo scriveva per terra.

Ma quelli che avevano udito questo uscirono uno per uno, a cominciare dagli anziani, ed egli fu lasciato solo, come pure la donna che stava in mezzo a loro. Drizzatosi, Gesù le disse: “Donna, dove sono essi? Nessuno ti ha condannata?” Essa disse: “Nessuno, signore”. Gesù disse: “Neanche io ti condanno. Va; da ora in poi non praticare più il peccato”.

Perchè questo importante passo non compare più nella Bibbia dei Testimoni di Geova? Perchè i Codici Sinaitico e  Vaticano insieme al codice Siriaco Sinaitico (anch’esso rinvenuto al monastero di Santa Caterina verso la metà del XX secolo) e ai papiri Bodmer P66 e P75 non lo contengono. Le precedenti Bibbie dei Testimoni di Geova riportavano il brano, ma solo in fondo alla pagina, specificando quali sono i manoscritti che omettono quei versetti.

 La Torre di Guardia per lo studio del Novembre 2017 pag. 22 spiegava: Dopo aver letto il brano di Giovanni 7:53–8:11, contenuto in certe versioni della Bibbia, alcuni hanno concluso che solo una persona senza peccato può accusare qualcuno di adulterio. Molti però non sanno che questi versetti sono stati aggiunti successivamente e che non facevano parte degli scritti ispirati originali. In realtà, la legge che Dio diede alla nazione di Israele diceva: “Nel caso che un uomo sia trovato a giacere con una donna che appartiene a un proprietario, allora entrambi devono morire insieme” (Deut 22:22)          

In realtà quel brano, considerato storicamente, fu sempre accolto come facente parte integrante della Bibbia. Era considerato un testo antico perchè già alla fine del terzo secolo viene ricordato da Ambrogio, Girolamo e Agostino. Gli studiosi, confrontando il linguaggio di questo passo con il resto del vangelo di Giovanni, ritengono che in realtà questi versetti appartengano piuttosto al vangelo di Luca, uno scrittore che fu sempre  propenso a mostrare la misericordia di Gesù verso le donne.

Perchè dunque i Testimoni di Geova preferiscono escludere queste parole dalla loro Bibbia? Perchè in quella situazione emblematica e specifica Gesù si mostra in antitesi con la legge mosaica, perdonando un reato che la legge sanzionava pesantemente. Ora, accettare un brano del genere significherebbe, per loro, porre degli stretti limiti al fenomeno, sempre più invasivo, della disacciosazione, pratica comune fra i Testimoni di Geova. E questo, per loro, sarebbe inaudito.

Questo non vuol dire che Gesù facesse l’occhiolino a chi si mostra impenitente, ma che dava a tutti l’opportunità di cambiare condotta. Gesù non ha mai dissociato nessuno.


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