Non celebriamo più la commemorazione

Non celebriamo più la commemorazione: il regno è iniziato.

Parlare della commemorazione significa dover parlare del regno di Dio e del suo insediamento in cielo, momento che precede la sua effettiva presa di potere sulla terra. In Luca 21:27 si parla della venuta del Cristo “in una nube”, quindi in forma invisibile. Più tardi il regno sarà visibilmente manifesto su tutta la terra e allora la tenda di Dio sarà col genere umano (Ri21:3). Tuttavia la parousia o presenza del Signore inizia prima ed è percepita solo da coloro a cui lo spirito santo lo riveli.

Perciò si tratterà di capire quando questo è accaduto dato che Gesù comandò di ricordare la sua morte, ma non per sempre. Paolo in Corinti dopo aver riportato le parole del Maestro disse: “Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete questo calice, voi proclamate la morte del Signore, finché lui non verrà”. (1Cor11:26) Allora la domanda che ci poniamo è: celebreremo ancora la commemorazione? Per rispondere dobbiamo prendere in considerazione i tempi. Chiediamoci: in che momento della storia stiamo vivendo oggi?

Ci sono esperienze personali che i due testimoni hanno vissuto individualmente, e che essendo in completa armonia con le Scritture, hanno fatto loro comprendere, e senza ombra di dubbio, i tempi nei quali stiamo vivendo. Ma per chi non ha vissuto tali esperienze sarà necessario dare ulteriori spiegazioni. Per esempio non avremmo saputo collocarci nel tempo se certi fatti imprevisti non fossero accaduti al momento opportuno.

Quando improvvisamente noi due, i testimoni, ci siamo trovati a dover uscire per motivi indipendenti dalla nostra volontà dall’organizzazione della Watch Tower, il tempo era esattamente quello previsto, la metà dei sette tempi. Tuttavia qualcuno potrebbe obiettare che certi fatti possono accadere perché uno si muove in un certo modo e fa volgere le circostanze secondo il proprio volere. In realtà le cose andarono diversamente.

C’erano sviluppi a noi ignoti che procedevano a nostra insaputa. In quel momento esatto accadevano fatti al di fuori della nostra volontà che ci portavano a prendere decisioni irrevocabili. Del resto per nessun motivo avremmo potuto abiurare le convinzioni maturate attraverso lunghe ricerche sulla terra piatta. Eppure, per restare nella congregazione, questa era una richiesta imprescindibile. Uscire dalla congregazione cristiana non era in quel momento il nostro obiettivo. Solo dopo ne abbiamo afferrato la piena portata. Tutti questi fatti ci fecero fare un ulteriore passo avanti nella comprensione dei sette tempi.

Detto questo, cerchiamo di capire esattamente perché la morte del Maestro non va più ricordata per mezzo di una celebrazione speciale, attraverso i simboli del pane e del vino. Partiremo dal considerare una parabola in particolare.

Le dieci vergini

Il racconto della parabola delle 10 vergini narrata in Matteo 25:1-13 presenta un atteso culmine. Nel mezzo della notte si sente un grido: “Ecco lo sposo! Uscitegli incontro.” Innanzitutto leggiamo il racconto:

“Allora il Regno dei cieli potrà essere paragonato a 10 vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.  Cinque erano stolte e cinque sagge: le stolte avevano preso le loro lampade ma non avevano portato con sé l’olio, mentre le sagge, insieme alle loro lampade, avevano portato anche l’olio in boccette. Dato che lo sposo tardava, tutte iniziarono a sonnecchiare e si addormentarono.

non celebriamo più la commemorazione

Nel bel mezzo della notte si sentì gridare: ‘Ecco lo sposo! Uscitegli incontro!’ Allora tutte quelle vergini si alzarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: ‘Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade stanno per spegnersi’. Le sagge risposero: ‘Forse non ce n’è abbastanza per noi e per voi. Andate piuttosto da quelli che lo vendono e compratevelo’.

Mentre andavano a comprarlo, arrivò lo sposo. Le vergini che erano pronte entrarono con lui alla festa di nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e dissero: ‘Signore, signore, aprici!’ Lui rispose: ‘Vi dico la verità: io non vi conosco’. “Vigilate, dunque, perché non conoscete né il giorno né l’ora.”

La fuga ai monti

Intanto, se vogliamo comprendere la collocazione degli avvenimenti, dovremo considerare il contesto. Questo racconto di Matteo 25 aggiunge spiegazioni supplementari alle indicazioni già esposte al capitolo 24, quelle relative alla sunteleia o “consumazione” dei tempi di Matteo 24:3. Si tratta quindi di una di quelle parabole da inserire in un tempo in cui la cosa disgustante si sta palesando e il sacrificio continuo è stato soppresso.

Ciò avviene con la simbolica morte dei due testimoni. (Matt 24:15; Da 11:31) Il tempo corrisponde anche a quello della fuga ai monti che è interno al periodo dei sette tempi. Evidentemente anche nel momento dell’adempimento della parabola delle 10 vergini emergono le condizioni espresse nel precedente capitolo di Matteo dove si legge:

“Poiché come furono i giorni di Noè, così sarà la presenza del Figlio dell’uomo.  Poiché come in quei giorni prima del diluvio mangiavano e bevevano, gli uomini si sposavano e le donne erano date in matrimonio, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si avvidero di nulla finché venne il diluvio e li spazzò via tutti, così sarà la presenza del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro abbandonato; due donne macineranno al mulino a mano: una sarà presa e l’altra abbandonata. Siate vigilanti, dunque, perché non sapete in quale giorno verrà il vostro Signore.” Matteo 24:37-42

Cosa significa tutto questo? Siamo al tempo in cui vengono mandati gli angeli con gran suono di tromba per radunare tutti quanti gli eletti dai quattro venti, da un’estremità all’altra dei cieli, in accordo con Matteo 24:31. Succede però che non tutti gli eletti siano preparati. Tutti hanno le lampade ma metà di loro mancano dell’olio. Spiegare cosa rappresentino esattamente l’olio e la lampada significherà andare a ritroso nelle scritture.

L’olio e la lampada

In Zaccaria 4:11-14 si legge:

Quindi gli chiesi: “Qual è il significato di questi due olivi, a destra e a sinistra del candelabro?” Gli chiesi anche: “Qual è il significato dei ramoscelli dei due olivi che riversano il liquido dorato attraverso i due canaletti d’oro?”

Allora mi chiese: “Non sai cosa significano queste cose?”

Io risposi: “No, mio signore”.

Lui disse: “Questi sono i due unti che stanno accanto al Signore dell’intera terra”.

Questo passo si collega alla situazione dei due testimoni di Rivelazione 11 che ricevono l’incarico di misurare il tempio e quelli che vi adorano.

Alla luce delle scritture cosa rappresentano le lampade e l’olio? Una lampada è un ricettacolo per la luce. La parola di Dio è descritta come una lampada nel Salmo 119 dove si legge: “La tua parola è una lampada per il mio piede e una luce sul mio cammino”. Dunque la Parola è una lampada ma se non la si considera con assiduità diventa una lampada che non fa luce. I cristiani sono definiti portatori di luce, la luce del mondo.

Hanno il compito di far conoscere agli altri il significato profondo delle scritture in quanto illuminatori del mondo. Gesù durante il suo ministero era una luce che provvedeva luce spirituale circa i propositi e la volontà di Dio. Molti invece continuano a lasciarsi accecare da colui che si trasforma in “angelo di luce”. (2Cor 11:14) Cosa vediamo oggi intorno a noi? I leader religiosi dei Testimoni di Geova stanno sbaraccando, per loro l’olio è del tutto fuori portata.

Avere l’olio significa mettersi in grado di trasmettere ad altri un’approfondita e corretta comprensione delle Scritture. Questo si ottiene per mezzo della continua guida dello spirito santo e del continuo indagare nelle Scritture. Le cinque vergini stolte hanno cessato di scrutare la Parola. I due testimoni di rivelazione viceversa continuano a fare tutto questo con perseveranza.

Essi stanno accanto al candelabro che i ramoscelli dell’olivo alimentano della necessaria quantità d’olio. Le vergini stolte hanno abbandonato i corpi ormai cadavere dei due testimoni sulla pubblica via e così facendo si sono privati dell’olio indispensabile per essere ammessi alla festa nuziale.

Gli eletti dall’Assiria e dall’Egitto

Spulciando tra i riferimenti della Rbi8, la traduzione del Nuovo Mondo, edizione per lo studio, trovo un collegamento interessante, quello tra Matteo 24:31 e Isaia 27:13. “Quel giorno si suonerà un grande corno, e quelli che si consumavano nel paese d’Assiria e quelli dispersi nel paese d’Egitto verranno e si inchineranno davanti a Geova sul monte santo a Gerusalemme.”

Da questo passo si deduce che nel momento in cui gli angeli verranno per radunare gli eletti dai quattro venti e dall’estremità dei cieli quelli che saranno raccolti non saranno gli abitanti di Gerusalemme ma verranno dal paese d’Assiria e dall’Egitto. Saranno cioè dei dispersi, degli ostracizzati, quelli considerati come eretici e irrimediabilmente condannati.

Quando lo sposo arriva nel cuore della notte, in un momento in cui il mondo è del tutto ottenebrato (Ri 16:10-11), le dieci vergini lo stanno aspettando. Esse rappresentano la completa classe del rimanente ancora vivo sulla terra. Il momento è quello in cui il regno prende corpo. Dove? Nei cieli.  1 Tessalonicesi 2:9-10 spiega infatti come i Cristiani si sono volti a Dio “per aspettare dai cieli il Figlio suo, che egli destò dai morti”

Di ritorno dal matrimonio

In un momento imprevisto, nel cuore della notte, lo sposo arriva. Luca 12:35-40 contiene un avvertimento: “Tenete le vostre vesti legate sui fianchi e le lampade accese, e siate come uomini che aspettano il loro signore di ritorno dal matrimonio, così da aprirgli non appena arriva e bussa.   Felici quegli schiavi che il signore, quando viene, trova svegli! In verità vi dico che lui si legherà la veste sui fianchi e li farà mettere a tavola e, avvicinatosi, li servirà.  

E se viene alla seconda vigilia, o addirittura alla terza, e li trova svegli, felici loro!   Ma sappiate questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non permetterebbe che la sua casa fosse scassinata. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo viene in un’ora che non vi aspettate”.

Qui Gesù si riferisce a una situazione che coincide perfettamente al momento in cui egli arrivando trova le cinque vergini sagge pronte a riceverlo con in mano le lampade accese. Lui ha appena sciolto in cielo la prima parte di una grande festa, un grande convito in cui ha accolto il numero dei risuscitati del piccolo gregge (1Tess 4:15).

Subito dopo il re viene in ispezione sulla terra e simbolicamente fa mettere a tavola i suoi eletti fedeli e serve loro un simbolico rinfresco. Chi sono costoro? Corrispondono alle vergini ancora viventi sulla terra. Esse stanno in attesa per essere introdotte a palazzo. Quelle di loro trovate con le lampade a posto sono ammesse a partecipare ai festeggiamenti.

Esse hanno continuamente alimentato i loro ricettacoli tenendosi aggiornate con la comprensione delle Scritture. Hanno indagato per comprendere dove stavano i canalini d’oro da cui arrivava il liquido prezioso. (Cfr. Zaccaria 4:13-14)

L’economo fedele e discreto

Έ a questo punto della narrazione di Luca 12 circa “gli uomini che aspettano il loro signore quando torna dal suo matrimonio”, che Pietro, rivolgendosi al Maestro, vuole sapere se la parabola viene narrata per tutti o se si riferisce al ristretto numero degli eletti. Rispondendo Gesù pone la famosa domanda: “Chi è veramente l’economo fedele e discreto che il suo signore costituirà sulla sua servitù?” Luca 12:41-48 legge: Quindi Pietro chiese: “Signore, narri questa parabola solo a noi o a tutti?”

E il Signore disse: “Chi è in realtà l’economo fedele, il saggio, che il suo signore costituirà sui propri servitori per dar loro la loro porzione di cibo al tempo giusto?  Felice quello schiavo se il suo signore, quando verrà, lo troverà a far questo!  Con piena certezza vi dico: lo costituirà sopra tutti i suoi averi. Ma se mai quello schiavo dicesse nel suo cuore: ‘Il mio signore tarda a venire’, e cominciasse a picchiare i servi e le serve, e a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il signore verrà in un giorno in cui lo schiavo non l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con la massima severità, riservandogli ciò che meritano gli infedeli. 

Quello schiavo dunque che ha capito la volontà del suo signore ma non si è preparato o non ha fatto secondo quanto gli era stato chiesto sarà picchiato con molti colpi.  Ma chi non ha capito e per questo ha fatto cose per cui meriterebbe di essere picchiato riceverà pochi colpi. In realtà, a chiunque è stato dato molto sarà richiesto molto, e a colui al quale è stato affidato molto sarà richiesto più del solito.”

Il trasferimento dei poteri

Quando un economo è trovato infedele naturalmente viene rimosso, e il suo incarico dato ad un altro. Lo stesso accadde a Sebna. Costui era un funzionario del re Ezechia e occupava un’alta posizione. Geova però finì per mandare da lui Isaia con un messaggio di giudizio avverso:

Ecco ciò che dice il Sovrano Signore, Geova degli eserciti: “Va’ da questo economo, da Sebna, che è responsabile della casa, e digli: ‘Che cos’hai qui, e chi hai qui, che ti sei fatto una tomba proprio qui?’ Si sta facendo una tomba in alto; si scava un sepolcro in una rupe. ‘Ecco, Geova ti getterà giù con violenza, o uomo, e ti afferrerà con forza. Ti avvolgerà strettamente come per fare una palla e ti lancerà in un vasto paese. Là morirai, e là finiranno i tuoi gloriosi carri, disonore della casa del tuo padrone. Ti rimuoverò dal tuo incarico e ti caccerò dal tuo posto.

“‘Quel giorno chiamerò il mio servitore, Eliachìm, figlio di Ilchìa: gli farò indossare la tua tunica, lo cingerò con la tua fascia e metterò la tua autorità nelle sue mani. Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per la casa di Giuda. E gli metterò sulla spalla la chiave della casa di Davide: lui aprirà e nessuno chiuderà; lui chiuderà e nessuno aprirà.

Lo pianterò come un piolo in un luogo solido, e sarà come un trono di gloria per la casa di suo padre. E a lui appenderanno tutta la gloria della casa di suo padre, discendenti e progenie, tutto il vasellame minuto, le coppe e le grosse giare. “‘Quel giorno’, dichiara Geova degli eserciti, ‘il piolo piantato in un luogo solido sarà rimosso; sarà spezzato e cadrà, e quello che vi era appeso andrà in pezzi, perché Geova stesso ha parlato’”. Isaia 22:16-25

Un simile momento di trapasso richiama la figura di Pietro a cui furono affidate le chiavi del regno ma anche l’incarico affidato ai due testimoni di Rivelazione di misurare il tempio e quelli che vi adorano.

Il completamento dei tempi profetici

Queste sono situazioni che, tra l’altro, mostrano chiaramente come “lo schiavo fedele” viene smascherato e rimosso dal suo incarico al momento dell’arrivo finale del suo Signore e non prima. Cioè non all’inizio del periodo definito come “la fine del sistema di cose” ma in un momento ormai finale.

Qui si apre un altro discorso importante. La domanda è la seguente: quando si verificano tutti questi fatti? Il tempo è quello in cui i due testimoni di Rivelazione 11 sono lasciati cadavere sulla pubblica via. Ciò è quanto sta ora accadendo. Come possiamo dimostrarlo? Ci sono avvenimenti storici narrati nella Bibbia legati strettamente alle vicende personali di questi personaggi che nel momento della sunteleia si trovano a vivere determinate esperienze. Solo allora capiscono di svolgere un ruolo profetico. Noi stiamo vivendo esperienze di questo tipo.

Così oggi i tempi profetici si stanno completando. Il tempo della fine è ora. La generazione dei 40 anni di Matteo 24:34 si è conclusa nel 2015 a partire dal 1975. A quel punto è iniziato il periodo di sette anni dei due testimoni dell’Apocalisse. Questo momento ha superato la metà. Έ adesso, perciò, che la bestia ha attaccato i due unti che predicavano vestiti di sacco. In questo modo la congregazione, la grande città paragonata a “Sodoma e Gomorra” nella quale il loro Signore fu messo al palo, si è resa colpevole di omicidio e viene disapprovata. I due testimoni hanno avuto l’ordine di uscire da quella città. Perciò, dal punto di vista di quegli abitanti, sono come morti.

Il Signore adesso è re: non celebriamo più la commemorazione

Il momento in cui le cinque vergini stolte scoprono che la porta dove si tiene il rinfresco è stata chiusa e viene sbarrata è oramai arrivato. A metà dei sette tempi, aprile 2019, il Signore è arrivato e i due testimoni non hanno più celebrato la commemorazione della sua morte. 1Cor 11:23-26 legge:

“Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: nella notte in cui sarebbe stato tradito, il Signore Gesù prese un pane e, dopo aver reso grazie a Dio, lo spezzò e disse: “Questo rappresenta il mio corpo, che dev’essere dato in vostro favore. Continuate a far questo in mio ricordo”.  Fece lo stesso con il calice alla conclusione della cena, dicendo: “Questo calice rappresenta il nuovo patto basato sul mio sangue. Continuate a far questo, ogni volta che ne berrete, in mio ricordo”.  Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete questo calice, voi proclamate la morte del Signore, finché lui non verrà.”

Quell’anno 2019, non fu più necessario far passare gli emblemi del pane e del vino. L’appendice 5B alla Rbi8, la traduzione del Nuovo Mondo dei Testimoni di Geova a pag.1579 spiega: “La parola parousia si riferisce alla presenza regale di Gesù da che avvenne la sua incoronazione come re negli ultimi giorni di questo sistema di cose.” Questo momento storico corrisponde al grido nella notte: “Ecco lo sposo! Uscitegli incontro”. Matteo 25:6. Il Signore adesso è re.

In realtà i Testimoni di Geova spiegano diversamente. Nella Torre di Guardia del 15/07/2008 dicono che l’espressione “finchè egli arrivi” si concretizza nel momento in cui tutto il rimanente è stato ricevuto in cielo. Si riferiscono quindi al momento del rapimento degli ultimi eletti descritto in 1Tess 4:14-17. Mi permetto di dissentire. Perché? In questo modo chi sarebbe colui che arriva? Se arrivare significa avvicinarsi al luogo dove qualcun altro è presente, nella spiegazione della Watchtower chi arriva sarebbe il rimanente, non il Signore.

Sostanzialmente i Testimoni di Geova fanno partire la Parousia nel 1914. Ma in tutto quel tempo – e sono cento anni e passa – continuano a commemorare la morte del Signore. Έ corretto? La risposta non è scontata. Ogni cristiano avrebbe il dovere di indagare.

2300 sere e mattine

Perciò faccio un breve riassunto. Nel 1975 inizia il giorno del Signore e la generazione dei 40 anni di Matteo 24:34. Nel 2015 iniziano i sette tempi finali di Rivelazione 11. A metà di questi sette tempi inizia la parousia del Cristo come re. Sarà lui a portare il popolo alla condizione giusta di Daniele 8:14.

“Dovranno passare 2.300 sere e mattine; poi il luogo santo sarà certamente riportato alla sua giusta condizione”. Questo periodo è incominciato a partire dall’insediamento del regno con la morte simbolica dei due testimoni e la soppressione del sacrificio continuo. Si tratta di un periodo che va dal 14 Nisan, 19 aprile 2019 fino al settembre 2025. Saremo ormai dopo Armaghedon.

3 pensieri riguardo “Non celebriamo più la commemorazione

  1. Io ho capito che la interruzione o po’ correttamente la fine alla “commemorazione” prende senso dalla nuova presenza stessa di Cristo. Questa presenza in termini biblici prende il nome di parousia. Pero’ di più non ci è dato di sapere e di vedere. Corretto?

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