Il terremoto: uscite da Babilonia

Il terremoto: un tema grandioso. Nell’articolo “Elia e i due testimoni” avevamo avviato un discorso sul terremoto. La scena di partenza era quella in cui Elia si trova nella grotta. Questo terremoto stava a significare l’intervento e la protezione di Geova. Un avvenimento dal significato analogo avviene quando la tomba di Gesù viene trovata vuota: quella notte era avvenuto un terremoto quando un potente angelo aveva rotolato via la pietra della tomba.

Il terremoto e l’uccisione dei due testimoni

Il terremoto è spesso legato all’evento della risurrezione e, con questo articolo, voglio analizzare e considerare come il terremoto che è predetto debba avvenire nel periodo dei sette tempi della tribolazione che stiamo vivendo. La figura di Elia è legata a questo periodo come abbiamo visto, in quanto egli è rappresentativo di uno dei due testimoni.

Elia porta avanti la propria opera di predicazione e profezia contro Baal il dio del sole e della fertilità. Infine, a causa della sua predicazione, viene minacciato di morte, deve fuggire, e viene ravvivato nella fede, cioè risuscitato spiritualmente. Ciò avviene nell’episodio della grotta, dove egli può percepire la presenza di Geova in azione. La sua resurrezione coincide con il terremoto. Lo stesso avviene nel caso della resurrezione di Gesù. Si può leggere il racconto di Elia nella grotta in 1Re19.

Una cosa del tutto analoga accade nel racconto dei due testimoni, e lo voglio analizzare perché ha relazione con il secondo guaio, cioè con la sesta tromba, quindi con il sesto e penultimo anno dei sette che stiamo vivendo. In Rivelazione 11 compaiono i due testimoni. Si racconta della loro predicazione e di come, dopo tre anni e mezzo di profetizzare vestiti di sacco, essi vengano uccisi dalla bestia selvaggia. I loro cadaveri vengono lasciati sulla via della gran città chiamata Sodoma ed Egitto, dove anche Gesù fu messo al palo.

uscite da Babilonia

Gesù fu ucciso appena fuori di Gerusalemme, mentre Israele continuava nelle sue pratiche idolatriche solari che accecano spiritualmente e impediscono al popolo di riconoscere in Gesù il salvatore. Allo stesso modo i due testimoni predicano all’interno della congregazione, alla congregazione. Dalla congregazione in mano alla bestia selvaggia i due testimoni vengono infine uccisi, cioè cacciati dalla sinagoga/congregazione.

Il collegamento tra uccisione e espulsione dalla sinagoga si trova in Giovanni 16:1-4 ““Vi ho detto queste cose affinché non inciampiate. Vi espelleranno dalla sinagoga. Infatti, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà immaginerà di avere reso sacro servizio a Dio. Ma faranno queste cose perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Tuttavia, vi ho detto queste cose affinché, quando arriverà la loro ora, ricordiate che ve le ho dette.”. Noi oggi ce le ricordiamo, dato che queste cose stanno accadendo.

In questi versetti si comprende che cacciare qualcuno dalla sinagoga significa uccidere e che estromettere i due testimoni dalla congregazione significa per loro vivere un’esperienza di questo genere. E’ importante capire questo concetto perché la stessa cosa dovrà capitare a tutti coloro che vorranno essere salvati. Le congregazioni li metteranno alla porta come conseguenza della loro presa di coscienza, in un contesto in cui la congregazione intera seguirà la bestia e ne assumerà il marchio, numero 666. Molti finiranno per accettare vaccino contro il corona virus e di conseguenza per prostrarsi alla “bestia” e assumere l’identità vaccinale.

Questa profezia si adempie in ultima istanza nel capitolo 11 di Rivelazione. Al versetto 9 si rivela il fatto che i cadaveri dei due testimoni rimarranno per la pubblica via per tre giorni e mezzo. Questo periodo corto è definito di tre giorni e mezzo così che sia possibile cogliere l’analogia con la durata della sepoltura del Cristo.

Ma al versetto 11 leggiamo: “ E dopo i tre giorni e mezzo spirito di vita da Dio entrò in loro, ed essi si rizzarono in piedi, e grande timore cadde su quelli che li vedevano.  E udirono un’alta voce dal cielo dir loro: “Salite quassù”. Salirono al cielo nella nube, e i loro nemici li videro. E in quell’ora ci fu un grande terremoto, e la decima parte della città cadde; settemila persone furono uccise dal terremoto. Quelli che restavano si spaventarono e diedero gloria all’Iddio del cielo. Il secondo guaio è passato. Ecco, il terzo guaio viene presto.”

Dopo tre giorni e mezzo quindi i due risorgono. Con la loro risurrezione, esattamente come accade a Gesù ed Elia, avviene un terremoto. Allora la decima parte della città cade e il terremoto uccide settemila persone. Visto che stiamo parlando del profeta Elia, questi settemila che muoiono nel terremoto non ci sono del tutto sconosciuti. Ritorniamo infatti a 1Re 19. Elia vorrebbe morire perché pensa di essere il solo rimasto ad aver mantenuto intatta la propria fede in Geova.

Dopo averlo ravvivato con una dimostrazione di potenza Geova aggiunge: “E ho lasciato rimanere in Israele settemila, tutte le ginocchia che non si sono piegate a Baal, e ogni bocca che non lo ha baciato.” I 7000 sono quindi un numero esiguo che è rimasto fedele in mezzo ad un popolo dedito all’idolatria solare. I 7000 che muoiono nel terremoto di Rivelazione 11 sono coloro che rimangono fedeli a Geova in una situazione paragonabile ad un terremoto: uno sconvolgimento spirituale.

Muoiono in modo analogo alla morte dei due testimoni. Gli altri si spaventano, danno gloria all’Iddio dei cieli. Essi sono probabilmente gli stessi di cui si legge in Rivelazione 6:12-17, i re e i comandanti militari, i liberi e gli schiavi che si nascondono nelle spelonche e chiedono ai monti di coprirli per salvarli dall’ira dell’Agnello. Sono gli stessi che si rendono conto di dover accettare di morire dal punto di vista sociale, di doversi estraniare dal sistema.

Gesù l’aveva detto e lo possiamo leggere in Matteo 16: 24 e 25 “Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda il suo palo di tortura e mi segua di continuo. Poiché chi vuol salvare la sua anima la perderà; ma chi perde la sua anima per causa mia la troverà..”.

Il passaggio è obbligato, così come fu necessario il passaggio attraverso le acque del Mar Rosso. Sarà evidentemente un salto nel buio per questi che preferiranno uscire dalla tranquillità della congregazione piuttosto di vedere calpestate le loro coscienze.

Uscite da Babilonia

Parlare del terremoto significa affronta una fase importante del secondo guaio dell’Apocalisse. Il terremoto descritto in Rivelazione 11 rappresenta un momento di crisi in cui un rimanente fuoriesce dalle religioni organizzate e si salva perché respinge l’adorazione solare. E’ un momento in cui le coscienze più esperte manifestano apertamente la loro presa di coscienza. Questo terremoto rappresenta l’uscita da Babilonia e dall’Egitto, uscita che deve avvenire in modo drammatico.

In Genesi 45:5-7 si legge: “Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita.  Perché già da due anni vi è la carestia nel paese e ancora per cinque anni non vi sarà né aratura né mietitura. Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente.”

Allo stesso modo Gesù, ancora bambino, deve trasferirsi in Egitto quando la sua vita è minacciata da Erode. Ancora una volta dunque la permanenza in Egitto in situazioni difficoltose è una questione di vita o di morte.

Interessante è il fatto che questo diede l’opportunità al popolo di crescere e di intessere una trama di fitti rapporti con l’Egitto, al punto che, al momento dell’uscita, molti egiziani, una numerosa compagnia mista, partirono con gli ebrei. Tutti coloro che compresero e si umiliarono di fronte alla potenza di Dio, manifestata tramite le dieci piaghe, partirono e lasciarono l’Egitto.

A questo proposito voglio analizzare con voi ciò che leggiamo in Aggeo 2:4-9 ““‘Ma ora sii coraggioso, Zorobabèle’, dichiara Geova, ‘e sii coraggioso anche tu, sommo sacerdote Giosuè, figlio di Iozadàc’. “‘E siate coraggiosi voi tutti, popolo del paese’, dichiara Geova, ‘e lavorate’. “‘Perché io sono con voi’, dichiara Geova degli eserciti. ‘Ricordate ciò che vi promisi quando usciste dall’Egitto; il mio spirito rimane fra voi. Non abbiate paura’”.

“Questo è infatti ciò che Geova degli eserciti dice: ‘Ancora una volta — fra poco — scuoterò i cieli e la terra, il mare e la terraferma’. “‘Scuoterò tutte le nazioni, e affluiranno le cose preziose di tutte le nazioni, e riempirò questa casa di gloria’, dice Geova degli eserciti. “‘L’argento è mio, mio è l’oro’, dichiara Geova degli eserciti. “‘La futura gloria di questa casa sarà maggiore della precedente’, dice Geova degli eserciti. “‘E in questo luogo concederò la pace’, dichiara Geova degli eserciti”.”

In questi versetti Dio parla a Zorobabele e Giosuè, che sono simboli per i due testimoni annuncianti la venuta del Cristo. L’annuncio che viene da Geova è quello di un terremoto. In questo modo le cose desiderabili delle nazioni sono scrollate. Dio annuncia la fuoriuscita di un rimanente dalle nazioni. Si tratta di un terremoto che corrisponde a quello di Rivelazione 11, e che ha luogo nella parte finale dei tempi, alla fine dei sette anni di tribolazione.

E’ necessario dunque che il popolo di Dio sia in Egitto in quanto nasce in Egitto, e solo li può prosperare. Questo popolo non ha infatti le risorse che sarebbero necessarie per sopravvivere e crescere in modo più autonomo. Penso ai Testimoni di Geova, il cui fondatore Charles Russell proveniva da una famiglia massone e il quale ricevette fondi dalla massoneria per finanziare la nascita della nuova religione.

Come avrebbero potuto avere finanziamenti simili il popolo di Geova? Ecco quindi che la falsa religione diventa il mezzo con il quale Dio si crea un popolo e, dalla falsa religione, crea le basi per la crescita spirituale di persone che altrimenti non avrebbero avuto le risorse per ottenere la conoscenza necessaria alla pura adorazione.

Da queste basi, queste persone diventano lentamente in grado di piena autonomia spirituale e arrivano al punto di mutare le regole della religione Egiziana. Al momento del terremoto sono quelle persone che si renderanno conto della necessità di iniziare nuova vita spirituale e nuova adorazione.

Succede quindi ciò che accadde in Egitto quando Israele uscì: “35 Gli Israeliti eseguirono l’ordine di Mosè e si fecero dare dagli Egiziani oggetti d’argento e d’oro e vesti. 36 Il Signore fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi degli Egiziani, i quali annuirono alle loro richieste. Così essi spogliarono gli Egiziani.”

Allo stesso modo, al giorno d’oggi il popolo di Dio rimane l’unico istruito e nell’abbondanza spirituale ed esce dalla falsa religione, ormai abbandonata da Dio e depauperata di ogni mezzo.

Chi conosce i Testimoni di Geova sa infatti che l’organizzazione sta diventando una religione online, senza più avere un vero potere attrattivo spirituale. La mancanza di cibo spirituale ha relazione con i segni degli ultimi tempi.

Il terremoto apre i sepolcri

Il 2021 è l’anno del terremoto, il sesto anno dei sette tempi, che corrisponde all’attacco di Gog di Magog.

A metà dei sette tempi la “bestia” uccide i due testimoni. Gli ultimi tre anni e mezzo sono un periodo in cui Gerusalemme è completamente succube della bestia selvaggia. Dopo tre giorni e mezzo i due testimoni risorgono e avviene il terremoto in cui muoiono 7000 persone. Più volte abbiamo detto che la morte rappresenta la fuoriuscita dalla congregazione, è una morte quindi agli occhi di chi rimane all’interno e riceve il marchio della bestia.

L’uscita dalla congregazione significa uscire da Babilonia, e questo è necessario se si vuole essere salvati. Davvero quindi sarà difficile uscire da quella organizzazione che abbiamo sempre essere pensato essere la via per la salvezza.

E’ interessante vedere che ci sono mlteplici conferme a questo modo di interpretare le profezie bibliche relative al periodo che stiamo vivendo. Andiamo a leggere per esempio Matteo 27:51-53.

“51 Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, 52 i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. 53 E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.”

Questo passo fa riferimento alla morte di Gesù. Daniele profetizza che la morte di Gesù avviene alla metà della settantesima settimana e corrisponde quindi in modo perfetto alla morte dei due profeti. Abbiamo spiegato in passato che la settantesima settimana corrisponde ai sette tempi, che sono sette anni letterali.

Dopo la morte dei due profeti in Rivelazione 11, uccisi dalla bestia selvaggia, avviene un terremoto e la stessa cosa avviene con la morte di Gesù. I corpi dei santi con il terremoto fuoriescono dalle tombe e risuscitano. I due testimoni resuscitano dopo tre giorni e mezzo, come Gesù. Inoltre tutti coloro che con il terremoto escono da Babilonia muoiono ma risuscitano immediatamente agli occhi di Dio e ricevono il marchio di Dio sulla fronte. Ricevere questo marchio li preserva dalla distruzione come succedette con l’ultima piaga in Egitto, quando segnare gli stipiti con il sangue significava avere i primogeniti salvi.

Quelli che muoiono per il terremoto non muoiono a causa dello sfavore divino. Viceversa muoiono agli occhi del sistema, perchè, essendo santi, ricevono l’approvazione.


LE NOSTRE ADUNANZE

Dopo averli affrontati, sentiti libero di approfondire questi argomenti nelle sezioni del nostro Blog, o di cominciare anche tu a partecipare alle nostre Adunanze.

A partire da Ottobre 2020 come gruppo ci riuniamo su Zoom due volte a settimana per discutere della Bibbia e delle profezie. Siamo sempre più numerosi. Se vorresti partecipare scrivimi una mail a earthmeasured@gmail.com

Seguici per ricevere le notifiche dei nuovi video che pubblichiamo settimanalmente!

Un pensiero riguardo “Il terremoto: uscite da Babilonia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.