Re del Nord

Abbiamo parlato di Gog di Magog e siamo giunti ad identificarlo con una manifestazione della falsa religione in cui si trova immerso il popolo di Dio. Questa si organizzerà per attaccare in qualche modo Israele che si trova al suo interno. Interessante il versetto 15 del capitolo 38 di Ezechiele che sembra identificare Gog di Magog con il Re del Nord. Si legge infatti: “E certamente verrai dal tuo luogo, dalle più remote parti del nord, tu e molti popoli con te, tutti montati su cavalli, una grande congregazione, sì, numerose forze militari.”

Re del Nord e del Sud

Il Re del Nord e quello del sud sono nazioni che si trovavano a nord e a sud di Israele e che hanno conquistato Israele stesso o influito grandemente su di esso. Il libro di Daniele al capitolo 11 narra della lotta per il dominio di queste due potenze e dal versetto 40 in poi si narra di questi re nel tempo della fine, cioè nei tempi che stiamo vivendo noi.

 Il Re del Nord, cioè Gog di Magog è in realtà la falsa religione che attaccherà il popolo di Dio. Questa però verrà distrutta con grandine, tramite l’intervento del Re del Sud. Vedremo presto che anche questo re si trova nella falsa religione e ne è una manifestazione. Stiamo parlando cioè di due forze che sono in mezzo al popolo di Dio, lo avvolgono e lo dominano. Il Re del Sud è la bestia con due corna. Il Re del Nord è Babilonia.

Il fatto che si tratti di una lotta intestina lo si può già capire da Ezechiele 38:21: “E certamente chiamerò contro di lui in tutta la mia regione montagnosa la spada, è l’espressione del sovrano signore Geova. La spada di ciascuno sarà contro il suo proprio fratello.” Ecco quindi che la spada di giudizio che viene chiamata contro Gog di Magog è una spada famigliare, quella del fratello. La faida interna porterà a grandi lotte e questo sarà il giudizio della grandine.

Profezia Re del Nord: lo scontro tra i due Re

Lo scontro tra re del sud e re del nord viene narrato in Daniele 11:40 : “ “E nel tempo della fine il re del sud si impegnerà con lui in uno scontro, e contro di lui il re del nord si riverserà con carri e con cavalieri e con molte navi; e certamente entrerà nei paesi e inonderà e attraverserà. 

Effettivamente entrerà anche nel paese dell’Adornamento, e saranno fatti inciampare molti [paesi]. Ma questi son quelli che scamperanno dalla sua mano: Edom e Moab e la parte principale dei figli di Ammon.  Ed egli continuerà a stendere la mano contro i paesi; e riguardo al paese d’Egitto, non scamperà.  E in effetti dominerà sui tesori nascosti dell’oro e dell’argento e su tutte le cose desiderabili d’Egitto. E i libi e gli etiopi [seguiranno] i suoi passi.”

Dal versetto 40 si capisce che è in preparazione uno scontro. Durante questo scontro il re del nord entra anche nel paese dell’adornamento che è il paese dove dimora il popolo di Dio. Questo è l’attacco di Gog di magog contro il popolo di Geova. Molti saranno fatti inciampare, cioè non usciranno dalla falsa religione ma si schiereranno con essa. Edom, Moab ed Ammon si salveranno, cioè gli ultimi, i reietti, che verranno espulsi. Si dice quindi che il re del sud stenderà la mano contro l’Egitto che non scamperà. L’Egitto è naturalmente la falsa religione, cioè Babilonia, cioè il re del nord o Gog di Magog.

Ecco quindi che Gog di Magog viene ad essere distrutto per mezzo del re del sud, cioè la bestia. I due son fratelli, cioè appartenenti alla stessa becera razza di coloro che si oppongono al regno di Geova Dio.

C’è una sura del Corano, quella della caverna, in cui Gog di Magog viene attaccato dal bicorne. Molti identificano questo bicorne con Alessandro Magno. Ci interessa però capire meglio chi sia per capire qualcosa di più sulla situazione in cui la falsa religione viene distrutta.

Il Bicorne va identificato con chi distrugge Babilonia, cioè Ciro il grande e non Alessandro Magno. Può essere una ipotesi valida? In realtà si, visto anche quanto riportato in Daniele 8:20 dove la Media e la Persia, di cui Ciro era rappresentante principale è descritta come un montone con due corna. Le due corna rappresentano le due parti di questo grande impero: la Media e la Persia. Alessandro Magno viene invece descritto nello stesso capitolo con un capro peloso con un grande corno.

La figura di Ciro è importante perché era profetizzato dai tempi del profeta Isaia che egli avrebbe agito per conquistare Babilonia. Ma Babilonia è Gog di Magog e tutto torna. Si legge in Isaia 45: “Questo è ciò che Geova ha detto al suo unto, a Ciro, di cui ho preso la destra, per soggiogare davanti a lui le nazioni, affinché io sciolga anche i fianchi dei re; per aprire davanti a lui gli usci a due battenti, così che nemmeno le porte saranno chiuse: “Davanti a te andrò io stesso e raddrizzerò le scabrosità del paese. Spezzerò le porte di rame, e taglierò le sbarre di ferro. 

E di sicuro ti darò i tesori nelle tenebre e i tesori nascosti nei nascondigli, affinché tu conosca che io sono Geova, Colui che [ti] chiama per nome, l’Iddio d’Israele. Per amore del mio servitore Giacobbe e di Israele mio eletto, ti chiamavo perfino per nome; ti davo un nome d’onore, benché tu non mi conoscessi.  Io sono Geova, e non c’è nessun altro. Eccetto me, non c’è nessun Dio. Io ti cingerò strettamente, benché tu non mi abbia conosciuto,  affinché conoscano, da dove si leva il sole e da dove tramonta, che non c’è nessuno oltre a me. Io sono Geova, e non c’è nessun altro. Formando la luce e creando le tenebre, facendo la pace e creando la calamità, io, Geova, faccio tutte queste cose.”

Vediamo che Ciro adempì più di 200 anni dopo queste profezie e agì affinché il popolo conoscesse da dove si leva il sole e da dove tramonta. La distruzione di babilonia, o di Gog di Magog determina cioè la consapevolezza sul creato e la liberazione dall’adorazione solare astrologica babilonese.

La bestia selvaggia di Rivelazione 13 viene anche descritta come una bestia con due corna, ma di questo parleremo in seguito.

Re del nord e del sud all’inizio

Io tutte queste cose le so e ho perfino le prove. Alle volte di notte ho degli indizi stupendi. Lo so perchè cerco di conoscere quelli che mi stanno intorno  e m’illumino di ombra e di luce. Cerco di immaginare tutto quello che si sa e che si tace. Provo a mettere insieme fatti molto lontani, anni e frammenti di cieli. Provo a cercare la logica dove sembra esistere solo l’ignoto.

Parte  uno

Appena sbarcati dall’arca, i famigliari si guardarono intorno, curiosi di capire dove mai fossero capitati, dove stessero per ricominciare la vita. Il loro trasferimento era adesso cosa fatta. Aperte le porte, il bestiame cominciava ad uscire. 

Passò un breve tempo e Canaan sapeva già di essere un maledetto, ma ne menava vanto. Un moccioso svogliato come lui dava subito nell’occhio. Si viveva alla giornata. Suo fratello Mizraim portava sul colmo della testa la tonsura solare. Lui già si sentiva il ruolo sacerdotale nelle vene. Il marchio 666 gli apparteneva da un po’. Se l’era tatuato bello bello, in vista sul collo, proprio lì sotto l’orecchio.

Una sera all’ora di cena Nimrod aveva detto che bisognava fare una torre per avere il favore di Ra. Tutti erano tornati in silenzio. Ma ci pensavano, erano tutti perfettamente d’accordo. Sem non si era presentato quel giorno e Noè era ormai troppo vecchio. Morì disperato e solo, come il povero Edipo del grandioso frammento eschileo. Centocinquant’anni dopo  la famiglia si era corrotta, non era piu la stessa di prima.

Due anni dopo la morte di quel patriarca, Abramo era nato, quando adesso la torre era solo più uno sbiadito ricordo nella mente di Amraphel. Tutto si era dissolto in un caos primigenio. Quel tipo di vita era andato.

Parte due

Lo fece uscire dalla tenda nel cuore della notte e gli disse di alzare i suoi occhi. Al suo richiamo sommesso, si era svegliato, ma come in uno stato a metà tra sonno e veglia, come se non conoscesse la direzione del movimento tra il dentro e il fuori. Come pensando di essere fuori restando dentro. Come pensando di essere uno ma non se stesso.

Allora  Abramo lentamente riprese  coscienza e usciva a guardare le stelle. Quello era un primo, piccolissimo accenno, l’emergere di un Dio dalle profondità della notte. Forse l’emergere di qualche promessa. Ma per lui l’inizio assoluto era stata la creazione dei cieli.

Prima ancora si era insinuata dentro una personale consapevolezza dell’alto, un’evidenza del divino, la rivelazione di un fenomeno oscuro. Se si chiedeva di dove nascesse quell’intimo senso di appartenenza, il cammino della coscienza, del pensiero, dell’immaginario, la riflessione e la risposta a quella domanda era chiara. Erano le manifestazioni celesti ad avere stimolato quel cammino.

Suo padre Tera era un uomo taciturno, amava contemplare la volta celeste, il sole e la luna con il moto degli astri. Ogni giorno assisteva al sorgere, alla corsa e al tramonto del sole. Era testimone della crescita della luna di notte e di ogni successivo movimento calante.

Haran, suo fratello maggiore, era morto lasciandosi dietro Lot, suo figlio. Con Lot Abramo era uscito da Ur, con tutta una grande famiglia . Quel viaggio attraverso le pianure e i deserti, spostandosi in tende li aveva resi testimoni, nelle lunghe giornate, di paesaggi infiniti, laghi e montagne, fiumi e bassopiani.

Avevano insieme ammirato il fenomeno misterioso degli alberi, la vegetazione delle foreste che si rinnovano, la fioritura, la formazione dei frutti. L’esplodere della primavera sembrava imminente. Insieme avevano cercato di capire la loro condizione di esseri soli. Ma in quell’ampiezza cosmica loro sapevano guardare, con riverenza. E con timore accettavano la condizione mortale.

Poi Lot si era acquartierato con la moglie che si era presa in Sodoma. Il posto era bello come l’Eden. Abramo sentiva la sua mancanza. Ma sapeva che Lot aveva bisogno dei suoi spazi. Che adesso aveva una donna. Non era più lo stesso di prima. Aveva famiglia.

Subito dopo la loro separazione, però, quattro re della zona avevano puntato contro Sodoma, l’avevano razziata e fatto prigioniero Lot con i suoi. Quando Abramo l’aveva sentito, una fitta gli aveva fermato il cuore. Gliel’aveva detto di non prendere quella ragazza. Di lasciar perdere quella gente, schiavisti, gente senza riverenza. Ma, dopotutto, ciascuno si fa le sue scelte. Non c’era stato niente da fare.

Comunque Abramo, appena venuto a sapere dell’accaduto, raccolse i suoi uomini , 318 in tutto, suoi servitori e loro figli, una masnada abbastanza ordinata, di fiducia, e si mise a inseguire gli assalitori di Sodoma e del distretto. Con un improvviso raid di notte colse i nemici addormentati e liberò suo nipote.

Il combattimento di questi re, del Nord e del Sud, permane nei  secoli, attraversa i millenni, mentre noi ancora aspettiamo l’esito finale. La loro estrema multipla resa.


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