Giosia e la profetessa Ulda

Giosia, il tempio e i due testimoni

Giosia e la profetessa Ulda rappresentano i due testimoni. Dell’attività dei due testimoni di Rivelazione sappiamo che si sarebbe imperniata intorno alla misurazione del tempio. Questo fatto celava un valore simbolico notevole: significava riscoprire l’insegnamento della Bibbia circa la conformazione geocentrica della terra.

Quindi abbiamo studiato con attenzione le scritture per comprenderne il messaggio e le profezie. Questo lavoro si può paragonare ai fatti narrati nelle Scritture a proposito di Giosia, la riparazione del tempio e al conseguente ritrovamento del libro della legge di Mosè che era stata smarrita.

Dopo che suo padre era stato assassinato, a soli otto anni Giosia diventò re di Giuda. Nel dodicesimo anno del suo regno, egli diede inizio a una campagna contro l’idolatria che si protrasse fino al 18° anno del suo regno. Altari usati per la falsa adorazione furono abbattuti. Furono distrutti anche i pali sacri, le immagini scolpite e le statue di metallo fuso. Fatto ciò il re si mise a ricostruire le brecce del tempio. Fu a quel punto che il libro che era stato smarito venne ritrovato. Il re mandò pertanto a interpellare la profetessa Ulda. (Cfr. 2Re 22:1-8; 2Cr 34:8-14)

Il re manda a consultare la profetessa Ulda

Molto spesso si sente dire che Dio si serve di una donna solo quando non riesce a trovare un uomo adatto per il lavoro da fare.

In 2 Re troviamo una situazione diversa. Era stato ritrovato il libro della legge ed il re e i sacerdoti avevano bisogno di verificarne l’autenticità. Allora prima di tutto si rivolsero a Geova, dopo di che furono mandati da una donna, Ulda, una profetessa. In Giuda in quel tempo c’erano grandi profeti tra cui perfino Geremia, eppure Geova scelse di usare una donna. Leggiamo il testo:

Pertanto Ilchia il sacerdote e Aicam e Acbor e Safan e Asaia andarono da Ulda la profetessa moglie di Sallum figlio di Ticva figlio di Aras, il guardiano delle vesti, mentre essa dimorava a Gerusalemme nel secondo quartiere; e le parlavano. 

A sua volta essa disse loro: “Geova l’Iddio d’Israele ha detto questo: ‘Dite all’uomo che vi ha mandati da me: “Geova ha detto questo: ‘Ecco, faccio venire la calamità su questo luogo e sui suoi abitanti, sì, tutte le parole del libro che il re di Giuda ha letto; per il fatto che hanno lasciato me e si sono messi a fare fumo di sacrificio ad altri dèi per offendermi con tutta l’opera delle loro mani, e il mio furore si è acceso contro questo luogo e non sarà estinto’”’. 

Confermata l’autenticità del libro

Da questo brano apprendiamo diverse informazioni. Ilchia, Aicam, Acbor, Safan e Asaia erano sacerdoti o funzionari di alto rango e seguivano il comando di un Re. Era implicata una questione di natura spirituale che coinvolgeva tutta la nazione. L’affare riguardava “le parole di questo libro” – la Scrittura. Dicendo che Geova avrebbe adempiuto tutte le parole del libro Ulda ne confermava implicitamente l’autenticità.

Ilchia, Aicam, Acbor, Safan e Asaia erano uomini di prestigio con responsabilità spirituali e civili eppure non avevano tutte le risposte. Così si recarono da una donna anche se Geremia, Naum o Sofonia erano attivi e disponibili. Il fatto di consultare una donna non sembrava comunque turbare nessuno. Ulda aveva un marito, un guardarobiere, che forse era uno zio paterno di Geremia. Questa storia sfida molte delle idee che si hanno a proposito del ruolo delle donne in ambito biblico.

Un messaggio allarmante

Ulda rispose coraggiosamente alle indicazioni provenienti da Dio. Quanti di noi oggi sarebbero disposti ad offrire un messaggio così allarmante non solo ai leader di una chiesa, ma ai responsabili di una nazione? Certamente non sminuì il valore delle parole della legge, né cercò di minimizzarne la portata. Fu rispettosa, ma anche autorevole. Dichiarò le parole del Signore. Non si appellò alla sua autorità, ma a quella dell’Eterno, il Dio di Israele. Anche il secondo libro delle Cronache riporta la storia di Ulda:

Quindi Ilchìa disse al segretario Sàfan: “Nella casa di Geova ho trovato il libro della Legge”. Allora Ilchìa diede il libro a Sàfan.  Sàfan portò il libro al re e gli disse: “I tuoi servitori stanno facendo tutto ciò che sono stati incaricati di fare. Hanno raccolto il denaro che è stato trovato nella casa di Geova e lo hanno consegnato agli uomini incaricati e a quelli che fanno i lavori”.  Il segretario Sàfan disse inoltre al re: “Il sacerdote Ilchìa mi ha dato un libro”. Quindi Sàfan cominciò a leggerlo davanti al re.

Interrogate Geova

Non appena sentì le parole della Legge, il re si strappò le vesti. Quindi diede questo comando a Ilchìa, ad Aicàm figlio di Sàfan, ad Abdòn figlio di Mica, al segretario Sàfan e ad Asaìa servitore del re: “Andate, interrogate Geova a favore mio e di quelli che sono rimasti in Israele e in Giuda riguardo alle parole del libro che è stato trovato. Infatti grande è l’ira di Geova che sarà riversata su di noi, dato che i nostri antenati non hanno ubbidito alla parola di Geova osservando tutto ciò che è scritto in questo libro”.

Giosia e la profetessa Ulda

Così Ilchìa, insieme a quelli che erano stati mandati dal re, andò dalla profetessa Ulda, moglie di Sallùm, responsabile del guardaroba e figlio di Ticva, figlio di Aràs. Ulda viveva nel Secondo Quartiere di Gerusalemme, e fu lì che andarono a parlarle. Lei disse loro: “Questo è ciò che Geova, l’Iddio d’Israele, dice: ‘Riferite all’uomo che vi ha mandato da me: “Questo è ciò che Geova dice: ‘Farò abbattere su questo luogo e sui suoi abitanti la calamità, tutte le maledizioni contenute nel libro che è stato letto davanti al re di Giuda. Dato che mi hanno abbandonato e fanno fumare sacrifici ad altri dèi per offendermi con tutte le opere delle loro mani, la mia ira si riverserà su questo luogo e non si placherà’”. 

Parole rispettose per il re

Ma al re di Giuda, che vi ha mandato a interrogare Geova, dovete riferire: “Questo è ciò che Geova, l’Iddio d’Israele, dice: ‘In relazione alle parole che hai sentito, visto che il tuo cuore è stato sensibile e ti sei umiliato davanti a Dio quando hai ascoltato le sue parole riguardo a questo luogo e ai suoi abitanti, e ti sei umiliato davanti a me, ti sei strappato le vesti e hai pianto davanti a me, anche io ti ho ascoltato, dichiara Geova. Per questo motivo ti riunirò ai tuoi antenati, e sarai sepolto in pace, e i tuoi occhi non vedranno tutta la calamità che farò abbattere su questo luogo e sui suoi abitanti’”’”. La risposta fu quindi portata al re. (2 Cron 34:15-28)

Competenza nello studio dei sacri testi

Immaginiamo di vivere in una società completamente patriarcale. Nel tempio hanno trovato un libro che predice disastri per tutta la gente. Il re subito decise di rivolgersi a Geova dopo di che mandava una delegazione da Ulda, piuttosto che da Geremia. Dovevano esserci delle ragioni. Evidentemente questa donna aveva grande competenza nello studio dei sacri testi e riceveva costante conoscenza attraverso lo spirito santo che fluiva in lei.

Ulda il cui nome significa anche “sistema di cose” fu chiamata a essere profetessa in un momento critico nella vita di Giuda: il re Giosia, che stava cercando di restaurare il tempio (cf. 2Re 22:4-7; 2Cr 34.10-13), manda una delegazione a consultarla quando, durante i lavori di ricostruzione, viene scoperto il libro della legge ed egli vuole assicurarsi che sia affidabile ed autentico.

Ulda è l’unica profetessa dell’Antico Testamento di cui sia pervenuto fino a noi un messaggio di giudizio e di condanna. Secondo William E. Phipps, Ulda è la prima persona a dichiarare che certi scritti sono la Sacra Scrittura. Geova l’aveva indicata al re riconoscendone di fatto la legittimità profetica. Le parole che Ulda trasmette alla delegazione sono molto dure, annunciano sciagure e punizioni e lei, come fanno i profeti ispirati, le pronuncia con fermezza e determinazione, senza timore, in virtù della consapevolezza di star parlando non da sé, ma in nome e per conto di Dio.

Dopo aver riconosciuto l’autenticità del libro e profetizzato un futuro di distruzione per non averlo seguito, Ulda concluse rassicurando il re Giosia che a causa della sua pietà, Dio avrebbe ascoltato la sua preghiera: “sarai loro riunito nel tuo sepolcro in pace e i tuoi occhi non vedranno tutta la sciagura che io farò venire su questo luogo”.

Ulda appare nella Bibbia ebraica solo in nove versetti, 2 Re 22, 13-20 e 2 Cr 34, 22–28. Il breve racconto di cui è protagonista è sufficiente per chiarire che lei era considerata una profetessa attendibile, in grado di pronunciare la parola di Dio direttamente al sommo sacerdote e ai funzionari reali quando venivano a consultarla. La donna parlava al re e alla nazione del loro destino, e Geova le dava l’autorità per determinare cosa fosse e cosa non fosse la vera Legge in modo da potersi esprimere con sicurezza.

Un modello dei due testimoni: Giosia e la profetessa Ulda

Essa insieme a Giosia costituì un valido modello per i due testimoni di rivelazione 11, attivi in questi sette anni della fine di questo sistema di cose. A quanto pare Ulda sarebbe il femminile di Eled che significa durata di vita o sistema di cose.

In arabo, lingua affine all’ebraico, un termine molto simile al nome Ulda, khuld, significa “spalace”. Chòled potrebbe avere attinenza con un termine dell’ebraico postbiblico che significa “scavare” o “svuotare”, il che sarebbe in armonia con le abitudini di questo animale. L’idea di scavare nelle Scritture sembrerebbe aggiungere un significato adatto al personaggio della profetessa. Tutto questo di cui ci stiamo interessando mostra che l’attività dei due testimoni di Rivelazione era stata prevista fin dai tempi di Debora e Barac o di Ulda e Giosia.

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