Il profeta Elia e i due testimoni d’Apocalisse

Elia e i due testimoni dell’Apocalisse sono in relazione tra loro. A proposito dei due testimoni di Rivelazione, al capitolo 11 si legge: “E se qualcuno li vuol danneggiare, esce fuoco dalla loro bocca e divora i loro nemici; e se qualcuno li vorrà danneggiare, in questa maniera dovrà essere ucciso. Questi hanno l’autorità di chiudere il cielo affinché non cada pioggia durante i giorni del loro profetizzare, e hanno autorità sulle acque di mutarle in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di piaga quante volte desiderino”. Ri 11:5-6

Elia e i due testimoni

 Qui parte l’allusione alle acque mutate in sangue, che ci riportano a Mosè. Per il resto il riferimento è direttamente al profeta Elia che supplicò Dio di mandare la carestia su Israele e non piovve per tre anni e mezzo. (Luca 4:25) Dunque, per capire al meglio l’evolversi degli eventi di questo periodo, cioè l’ultimo anno dei sette tempi dell’Apocalisse, converrà esaminare il percorso profetico di Elia.

Questo profeta, in una particolare circostanza, fece scendere fuoco su due nutrite delegazioni giunte a lui da parte del re che lo voleva precettare con la prepotenza. Infatti Acazia, in una difficile situazione sanitaria, aveva preferito consultare l’oracolo di Baal-Zebub anziché Geova. Su questa circostanza si legge un gustoso racconto che riporto qui sotto.

Fa scendere fuoco dal cielo

Il re mandò dal profeta, in rapida successione, tre gruppi di 50 uomini guidati rispettivamente da un capo delegato. Dei tre gruppi solo uno riuscì scampare. Il loro leader mostrò maggiore sensibilità nei riguardi di Elia inginocchiandosi davanti a lui e supplicando misericordia. La situazione finirà per coincidere con quella descritta in Rivelazione 9:15,18,20 dove emerge una simile distinzione.

“Allora il re gli mandò un capo di 50 con i suoi 50 uomini. Quando il capo salì da Elìa, lo trovò seduto in cima al monte e gli disse: “Uomo del vero Dio, il re dice: ‘Scendi!’” Ma Elìa rispose al capo dei 50: “Se sono un uomo di Dio, scenda fuoco dai cieli e incenerisca te e i tuoi 50 uomini”. E fuoco scese dai cieli e incenerì lui e i suoi 50 uomini.

Il re gli mandò dunque un altro capo di 50 con i suoi 50 uomini. Il capo andò da Elìa e gli disse: “Uomo del vero Dio, il re dice questo: ‘Scendi subito!’” Ma Elìa rispose loro: “Se sono un uomo del vero Dio, scenda fuoco dai cieli e incenerisca te e i tuoi 50 uomini”. E fuoco di Dio scese dai cieli e incenerì lui e i suoi 50 uomini.

Il re mandò un terzo capo di 50 e i suoi 50 uomini. Ma questo terzo capo di 50 salì, si inginocchiò davanti a Elìa e iniziò a implorarlo dicendo: “Uomo del vero Dio, ti prego, siano la mia vita e la vita di questi tuoi 50 servitori preziose ai tuoi occhi. Fuoco è sceso dai cieli e ha incenerito i due precedenti capi di 50 e i loro uomini, ma ora sia la mia vita preziosa ai tuoi occhi”.

Allora l’angelo di Geova disse a Elìa: “Scendi con lui. Non aver paura di lui”. Elìa quindi si alzò e scese con lui dal re, al quale disse: “Questo è ciò che Geova dice: ‘Hai mandato messaggeri a interrogare Bàal-Zebùb, dio di Ècron. Non c’è forse nessun Dio in Israele? Perché non hai consultato la sua parola? Per questo non ti alzerai più dal letto sul quale sei: certamente morirai’”. Così il re morì, proprio come Geova aveva dichiarato per mezzo di Elìa.” 2Re 1:9-17

Ucciso un terzo degli uomini

Non è un controsenso. Apocalisse legge: “E furono sciolti i quattro angeli, che sono stati preparati per l’ora e il giorno e il mese e l’anno, per uccidere un terzo degli uomini. Mediante queste tre piaghe fu ucciso un terzo degli uomini, dal fuoco e dal fumo e dallo zolfo che usciva dalla loro bocca. Ma il resto degli uomini che non furono uccisi da queste piaghe non si pentirono delle opere delle loro mani, in modo da non adorare i demoni e gli idoli d’oro e d’argento e di rame e di pietra e di legno, che non possono vedere né udire né camminare; e non si pentirono dei loro assassinii né delle loro pratiche spiritiche né della loro fornicazione né dei loro furti. Ri9:15,18,20

Il terzo degli uomini che vengono uccisi lo sono simbolicamente. Saranno quelli che, rifiutando il vaccino,, subiranno confinamento in casa. Saranno gli ostracizzarti.

Consultare la Parola di Dio per non subire il marchio vaccinale

Nell’attuale situazione di pandemia indotta, in cui le pressioni volte ad una marchiatura vaccinale di massa diventeranno sempre più insistenti, anche noi abbiamo l’obbligo di consultare la parola di Dio. Vogliamo capire esattamente quali siano le implicazioni spirituali legate a quel tipo di trattamento sanitario. Credere alla scienza, ai virologi e ai cosiddetti esperti mediatici piuttosto che alle parole di Geova significherebbe mettersi, a breve scadenza, in un letto per non alzarsi mai più.

Chi non si è già vaccinato potrà ancora riflettere sul da farsi. Per noi non c’è precettazione che tenga. Ci rifiuteremo di venire a compromesso e Geova, come promesso, ci difenderà come fece con Elia. Anzi il profeta ebbe il coraggio di presentarsi al re per preannunciargli una morte immediata. Similmente i due testimoni dichiarano con voce forte e chiara le calamità d’Apocalisse e la fine definitiva di questo sistema di cose.

Per sette volte il servitore di Elia tornava a guardare verso il mare

Dato che l’incarico dei due testimoni si sviluppa in sette tempi, è interessante notare come il numero sette ricorra anche in relazione alla carestia di quegli anni, quando si svolse l’attività di Elia il Tisbita. Di Elia appropriatamente Giacomo scrive: “Elia era un uomo con i nostri stessi sentimenti, eppure quando pregò intensamente che non piovesse, non piovve sul paese per tre anni e sei mesi. Poi pregò di nuovo, e dal cielo cadde la pioggia e la terra produsse frutto.” (5:17-18)

Nel racconto dei Re si legge: “Elìa il tisbita, che abitava in Gàlaad, disse a Àcab: “Com’è vero che vive Geova, l’Iddio d’Israele che io servo, in questi anni non cadrà né rugiada né pioggia, se non per mio ordine!””1Re 17:1 Così passarono tre anni e mezzo di grave siccità e conseguente gravissima carestia. Ora non c’è da pensare che la siccità fosse conseguente agli ordini di Elia ma che fosse la diretta volontà di Geova, espressa tramite il profeta.

Alla fine di quel brutto periodo, Elìa disse poi ad Acab: “Sali, mangia e bevi, perché si sente già lo scrosciare di un violento temporale”. Àcab salì per mangiare e bere, mentre Elìa salì in cima al Carmelo e si chinò a terra, tenendo la faccia fra le ginocchia. Disse quindi al suo servitore: “Sali, ti prego, e guarda verso il mare”. Lui salì a guardare e disse: “Non c’è assolutamente nulla”.

Per sette volte Elìa gli disse di tornare a guardare. La settima volta il servitore disse: “Ecco, c’è una nuvola, piccola come il palmo di una mano, che sale dal mare”. Allora Elìa disse: “Va’ a dire ad Acab: ‘Attacca i cavalli al carro! E scendi, così che la pioggia non ti trattenga!’”  Nel frattempo i cieli si oscurarono per le nubi, si alzò il vento e si scatenò un violento temporale. Àcab, alla guida del suo carro, si diresse verso Izreèl. E la mano di Geova fu su Elìa, così che si avvolse le vesti intorno ai fianchi e corse davanti ad Acab per tutta la strada verso Izreèl.” (1Re 18:41-46)

Alcuni fatti personali

Tanto per raccontare alcuni dei fatti personali, la situazione dei due testimoni di Apocalisse presenta un simile decorso. Non appena ci siamo resi conto di svolgere il ruolo profetico prefigurato nelle Scritture (Ri 11:2) ci siamo ripetutamente interrogati sul decorso degli avvenimenti mondiali in relazione alle profezie, scrutando il cielo e il mare, per comprendere cosa stava per succedere. Sapevamo in anticipo che la bestia selvaggia ci avrebbe uccisi allo scadere di 3 tempi e mezzo. (Ri 11:7)

Non eravamo però del tutto sicuri se la morte sarebbe stata una morte simbolica o cos’altro. Tuttavia, quando ci trovammo improvvisamente e a ciel sereno, costretti a fuoriuscire dalla congregazione, cominciammo a capirne di più. Nel momento in cui accadde questo fatto, per noi epocale, (il che accadde entro la fine di Marzo 2019) si comprese anche più chiaramente che l’inizio dei sette tempi coincideva con i primi di ottobre 2015, esattamente quando era iniziata la nostra indagine sulla terra piatta.

A quel punto si incominciava a ragionare meglio. Si comprendeva sempre più chiaramente che Geova guida gli avvenimenti per far realizzare il suo proposito e ci guida in ogni aspetto della vita. Una pietra miliare a conferma è stato lo scoppio della pandemia che ha reso chiaro ai nostri occhi come le piaghe di Apocalisse stavano prendendo forma.

Nutrito dai corvi

Elia riceveva costantemente sostegno e consiglio da Geova. In 1Re si legge che Elìa, dopo aver annunciato la carestia al re, ricevette questo messaggio di Geova: “Va’ via di qui, dirigiti a est e nasconditi nella Valle del Cherìt, a est del Giordano.  Berrai dal torrente, e comanderò ai corvi di portarti da mangiare là”.  Lui partì immediatamente e fece quello che Geova gli aveva detto: andò nella Valle del Cherìt, a est del Giordano, e rimase là.  I corvi gli portavano pane e carne la mattina, e pane e carne la sera; e beveva dal torrente.  Ma dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto nel paese. 1Re 17:2-7

Il corvo ha l’abitudine di conservare avanzi di cibo che nasconde nelle fessure delle rocce o sotto le foglie. A ragione Dio scelse questi uccelli per portare miracolosamente, due volte al giorno, pane e carne al profeta Elia nascosto nella valle del torrente Cherit. Dio si serve delle forze umane e delle potenze della natura per eseguire il suo proposito.

A volte ciò può apparire miracoloso. Geova ci nutre tramite la sua parola profetica che ci dice in anticipo cosa sta per succedere e ci indica come prepararci. Sapendo che sta per arrivare un periodo di confinamento Geova ci mostra tramite le Scritture la necessità di preparare delle scorte alimentari e d’altro genere.

Un tesoro nascosto

L’esperienza di Elia in merito al proprio sostentamento fisico e spirituale è di notevole insegnamento per noi. Geova gli aveva indicato cosa fare di preciso per mantenersi in vita in un periodo di grave penuria. Egli dovette muoversi ad est del Giordano e seguire le indicazioni ricevute. Anche oggi Geova ci dà indicazioni. Ci fa capire che dobbiamo provvedere a preparare delle scorte per un periodo di oltre un anno. Ciò significa fare preparativi accurati cercando di prevedere quali problemi potranno insorgere nel nostro caso.

Staremo da soli o cercheremo la compagnia di altri familiari o fratelli? Quale sarà il nostro luogo di residenza? Possiamo fare i piani per assicurarci un minimo di combustibile per riscaldarci nella stagione fredda? E se venisse a mancare la corrente elettrica o l’acqua? Ricordiamo che se abbiamo qualche risparmio ci sarà utile adesso per soddisfare le necessità nostre e dei nostri cari. Tra poco i soldi non serviranno più a niente.

Gesù disse: “Il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo, che un uomo trovò e nascose di nuovo; e, per la gioia che provava, andò e vendette tutto ciò che aveva e comprò quel campo. Il Regno dei cieli è simile anche a un mercante viaggiatore che cercava perle preziose. Trovata una perla di grande valore, se ne andò, vendette immediatamente tutte le cose che aveva e la comprò”. (Mat 13:44-46) In questo momento dobbiamo esercitare fede e capire che il momento della salvezza, che abbiamo atteso per decenni, sta arrivando. Prepariamoci con la massima diligenza, secondo le nostre possibilità, senza badare al dispendio energetico ed economico.

La vedova di Zarefat

Quando poi l’acqua del torrente Cherit fu completamente prosciugata, Elìa ricevette questo messaggio di Geova: “Alzati, va’ a Sarèpta, nel territorio di Sidóne, e resta là. Comanderò a una vedova del posto di provvederti da mangiare”. Quindi si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, vide una vedova che raccoglieva della legna. Allora la chiamò e le disse: “Ti prego, portami un vaso con un po’ d’acqua da bere”.

Mentre la donna andava a prenderlo, Elìa le disse a voce alta: “Ti prego, portami un pezzo di pane”. Lei rispose: “Com’è vero che Geova tuo Dio vive, non ho pane, ma solo un pugno di farina nella giara grande e un po’ d’olio nella giara piccola. Sto raccogliendo un po’ di legna per andare a preparare qualcosa per me e mio figlio. E dopo aver mangiato, moriremo”.

Elìa le disse: “Non aver paura. Va’ e fa’ quello che hai detto. Ma prima preparami con quello che hai un piccolo pane rotondo e portamelo. Poi potrai preparare qualcosa per te e tuo figlio. Infatti questo è ciò che Geova, l’Iddio d’Israele, dice: ‘La giara grande della farina non si esaurirà e la giara piccola dell’olio non si svuoterà fino al giorno in cui Geova non farà cadere la pioggia sulla superficie del suolo’”.

La donna andò a fare quello che Elìa aveva detto; e lei, la sua casa ed Elìa ebbero da mangiare per molti giorni. La giara grande della farina non si esaurì e la giara piccola dell’olio non si svuotò, proprio come Geova aveva dichiarato per mezzo di Elìa.1Re 17:9-16

Quella donna, pur non essendo Israelita, diede notevole prova di fede. Di lei Gesù disse: “Vi posso assicurare che in Israele c’erano molte vedove al tempo di Elìa, quando il cielo rimase chiuso per tre anni e sei mesi, e una grande carestia si abbatté su tutto il paese. Eppure Elìa non fu mandato da nessuna di quelle donne, ma solo da una vedova di Sarèpta, nel paese di Sidóne.” (Lu 4:25-26)

Le dieci vergini

A differenza della vedova di Zarefat, la parabola di Gesù narra che delle dieci vergini, una su due si comportava da stolta, nel senso che non seppe mostrare perspicacia e non preparò le scorte necessarie ad affrontare la lunga attesa. Matteo legge: “Allora il regno dei cieli diverrà simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, andarono incontro allo sposo.  Cinque di esse erano stolte e cinque erano discrete. Poiché le stolte presero le loro lampade ma non presero con sé l’olio, invece le discrete presero l’olio nei loro recipienti, con le loro lampade. 

Mentre lo sposo tardava, tutte sonnecchiarono e si addormentarono.  Proprio nel mezzo della notte si levò un grido: ‘Ecco lo sposo! Uscitegli incontro’.  Allora tutte quelle vergini si alzarono e misero in ordine le loro lampade.  Le stolte dissero alle discrete: ‘Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade stanno per spegnersi’. 

Le discrete risposero dicendo: ‘Forse non ce n’è abbastanza per noi e per voi. Andate piuttosto da quelli che lo vendono e compratevelo’.  Mentre andavano a comprarne, arrivò lo sposo, e le vergini che erano pronte entrarono con lui alla festa nuziale; e la porta fu chiusa.  Più tardi venne anche il resto delle vergini, dicendo: ‘Signore, signore, aprici!’ Rispondendo, egli disse: ‘Vi dico la verità: Non vi conosco’. (Mat 25:1-12)

Dato che la lampada rappresenta la parola di Dio come si evince dal Salmo 119:105, l’olio rappresenta un aggiornamento costante nell’intendimento della Parola. Ciò significa nutrirsene costantemente e individuare la fonte utile da cui attingere l’olio. Ciò si comprende bene dalle parole di Zaccaria:  

I due olivi

Quindi gli chiesi: “Qual è il significato di questi due olivi, a destra e a sinistra del candelabro?”  Gli chiesi anche: “Qual è il significato dei ramoscelli dei due olivi che riversano il liquido dorato attraverso i due canaletti d’oro?” Allora mi chiese: “Non sai cosa significano queste cose?” Io risposi: “No, mio signore”.

Lui disse: “Questi sono i due unti che stanno accanto al Signore dell’intera terra”. (Zac 4:11-14) Rivelazione 11:4 associa i due olivi di Zaccaria ai due testimoni che la bestia selvaggia lascia cadaveri sulla pubblica via: “E farò profetizzare i miei due testimoni, vestiti di sacco, per 1.260 giorni”.  Questi sono rappresentati dai due olivi e dai due candelabri, e stanno davanti al Signore della terra”.

Bisogna sapere che la comprensione delle scritture non è mai un fatto del tutto completo, cioè definitivo e fuori dal tempo ma è correlato ai tempi perché la luce della profezia si illumina a giorno man mano che gli avvenimenti si realizzano. Geova ci fa comprendere appieno le cose esattamente nel momento in cui intorno a noi o nelle nostre vite accadono certi fatti.

Quindi le vergini si mostrano stolte in quanto non prestano orecchio alle parole dei due testimoni, non fanno scorta d’olio dai canali spirituali appropriati e non fanno scorta del cibo fisico necessario per sopravvivere il settimo anno, un periodo sabatico in cui staremo rinchiusi. (Isaia 26:20-21)

Il profeta Elia nel libro di Malachia

A chiusura del libro di Malachia, Geova promette a tutti noi: “Ecco vi mando Elia il profeta prima che venga il grande e tremendo giorno di Geova.” Sulla base di queste parole, adesso che viviamo alla fine del sistema di questo mondo, dobbiamo verificare se anche questa promessa si sia adempiuta.

Le ultime parole del libro di Malachia potrebbero sembrare inquietanti in quanto fanno riferimento a una finale ecatombe di tutta la terra. Questo è infatti l’ultimo versetto del cosiddetto vecchio testamento e recita testualmente: “affinché io non venga e realmente colpisca la terra votandola alla distruzione”. Έ sempre lo stesso versetto che inizialmente recitava: “Ecco vi mando Elia il profeta prima che venga il grande e tremendo giorno di Geova”.

Ora il grande e tremendo giorno di Geova arriva, secondo le scritture, in due ripetute occasioni: 1) La distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. con la fine del sistema giudaico e 2) la distruzione della terra e di tutto il sistema politico-religioso mondiale con Armaghedon entro la fine di dicembre 2022.

Quante volte venne Elia?

 Circa 450 anni dopo l’epoca di Elia, Malachia predisse che Elia il profeta sarebbe apparso prima della venuta del “grande e tremendo giorno di Geova”. Perciò, quante volte venne Elia? Questo profeta venne di persona una prima volta, cioè in carne ed ossa, durante il regno di Acab che cominciò a regnare verso il 940 a.C.

Venne poi una seconda volta, figurativamente, nella persona di Giovanni il Battista, quando il Cristo si presentò da lui per il battesimo al Giordano. Elia è venuto poi ancora un’ultima volta poco prima del “grande e tremendo giorno di Geova”. In che modo? Nelle vesti dei due testimoni di Rivelazione che profetizzano nello spirito di Mosè e di Elia. Questi due infatti avevano l’autorità di chiudere il cielo affinché non cadesse pioggia durante i giorni del loro profetizzare.

Opera profetica di cose avvenire 

Ai giorni di Gesù gli ebrei erano in attesa della venuta di Elia in adempimento di questa profezia. (Mt 17:10) Alcuni pensavano che Gesù fosse Elia: (Mt 16:14) Giovanni il Battezzatore, che come Elia portava una veste di pelo e una cintura di cuoio ai fianchi, negò di essere Elia in persona. (2Re 1:8; Mt 3:4; Gv 1:21)

L’angelo non aveva detto al padre di Giovanni, Zaccaria, che Giovanni sarebbe stato Elia, ma che avrebbe avuto “lo spirito e la potenza di Elia . . . per preparare a Geova un popolo ben disposto”. (Lu 1:17) Gesù fece notare che Giovanni aveva compiuto quell’opera, ma non era stato riconosciuto dagli ebrei. (Mt 17:11-13) Dopo la morte di Giovanni, alla trasfigurazione di Gesù, Elia apparve in visione insieme a Mosè, a indicare che doveva ancora avvenire qualcosa che era stato rappresentato dall’opera di Elia. — Mr 9:1-8.

Ispezione al tempio

In Apocalisse 11:1 a Giovanni viene data una canna per misurare non solo il tempio ma anche quelli che vi adorano, il che significava dover calibrare la statura spirituale degli eletti. Ciò corrisponde, secondo le parole di Malachia, all’ispezione al suo tempio del vero messaggero del patto, il Cristo.

“Ecco io mando il mio messaggero (Elia) ed egli deve preparare la via dinanzi a me. E all’improvviso verrà al suo tempio il vero signore che voi cercate e il messaggero del patto di cui vi dilettate. Ecco verrà certamente.

Ma chi sopporterà il giorno della sua venuta e chi starà in piedi quando apparirà? Poiché egli sarà come il fuoco di un raffinatore e come la liscivia dei lavandai. E dovrà sedere come un raffinatore e purificatore d’argento e dovrà purificare i figli di Levi e li dovrà purgare come l’oro e come l’argento ed essi certamente diverranno per Geova un popolo che presenterà offerta di dono nella giustizia. E l’offerta di dono di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita a Geova, come ai giorni di molto tempo fa e come negli anni antichi.” Malachia 3:1-5

In occasione di tale ispezione si sarebbe creata una particolare distinzione tra tutti i credenti: uno sarebbe stato preso e un altro lasciato come espresso in Matteo 24:40-42. “Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro abbandonato, due donne macineranno al mulino a mano, una sarà presa e l’altra abbandonata. Siate vigilanti dunque perché non sapete in quale giorno verrà il vostro Signore”.

 Il fatto è che tra i credenti, cioè tra quelli che dovrebbero capire, almeno un uomo su due o una donna su due non si sono accorti di niente, proprio come avvenne ai giorni di Noè. Gesù disse che “come avvenne ai giorni di Noè, così sarà anche ai giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, gli uomini si sposavano, le donne erano date in matrimonio, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio e li distrusse tutti. Similmente, come accadde ai giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, edificavano. Ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma piovve dal cielo fuoco e zolfo e li distrusse tutti.

La stessa cosa avverrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo sarà rivelato. “In quel giorno chi è sulla terrazza ma ha i suoi beni mobili nella casa non scenda a prenderli, e chi è nel campo similmente non torni alle cose [lasciate] dietro. Ricordate la moglie di Lot.

Chiunque cerca di tenere in salvo per sé la sua anima la perderà, ma chiunque la perderà la conserverà in vita. Vi dico: In quella notte due [uomini] saranno in un letto; l’uno sarà preso, ma l’altro sarà abbandonato. Ci saranno due [donne] a macinare allo stesso mulino; l’una sarà presa, ma l’altra sarà abbandonata”. E rispondendo, gli dissero: “Dove, Signore?” Egli disse loro: “Dov’è il corpo, là si raduneranno anche le aquile”. Luca 17:26-37

Data loro autorità sulla quarta parte della terra

Oggi purtroppo le pecore di Geova sono lasciate in balia delle bestie selvagge della terra (Ez 34:5,8) Non c’è più alcuna organizzazione religiosa sana in grado di dare un allarme paragonabile a quello di una sentinella che vigila nella notte. (Ez 3:17) Ci sono solo i due testimoni dell’Apocalisse che fanno il possibile per assolvere un compito molto grande per le loro umili forze.

Ricordo in passato quando la Società Torre di Guardia parlava delle bestie selvagge della terra come animali letterali per spiegare Rivelazione 6:8. A proposito dei cavalieri dell’Apocalisse si legge che fu “data loro autorità sulla quarta parte della terra per uccidere con una lunga spada e con la penuria di viveri e con una piaga mortale e mediante le bestie selvagge della terra”.

Ricordiamo che la superficie terracquea è composta per più di due terzi d’acqua e da circa un terzo d’asciutto.  Parlare della quarta parte della terra significa dunque parlare della completa società umana. Qui le bestie selvagge sono i governi tirannici della terra che costringono tutti ad accettare il loro marchio nella forma di una terapia genica oggi propagandata come vaccino.

Nascosti in caverne

Perciò stiamo in guardia: le bestie della terra, cioè i governi tirannici, ci vogliono depredare della nostra cosa più preziosa, la nostra relazione con Geova, il nostro Creatore. Ricordiamo sempre il profeta Elia che visse nascosto in caverne come molti altri profeti del vero Dio, nel tentativo di scampare dalla prepotenza di Acab e di sua moglie Izebel. (1Re 19) Geova farà scampare pure noi come Elia.


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