Dove andremo?

Se dobbiamo uscire da Gerusalemme e andare ai monti, dove andremo? Molti continuano a chiedermi cosa possano significare le parole di Gesù relative alla sua venuta. Fuggire ai monti non è una indicazione precisa, un monte può essere alto o basso, vicino o lontano e l’indicazione sembra essere quindi alquanto generica, quando invece la situazione richiederebbe istruzioni esatte: è questione di vita o di morte.

Abbiamo già visto, analizzando l’uscita di Lot da Sodoma e Gomorra, che fuggire ai monti significava per lui fuggire da chi è malvagio, per non condividerne la sorte di distruzione. Per altri, come Raab o Noè o gli Israeliti in procinto di uscire dall’Egitto, significò chiudersi in casa con la famiglia e attendere l’intervento divino.

dove andremo
Raab

Vediamo ora un altro episodio trattato nel libro di Geremia. Gerusalemme era condannata alla distruzione per mano di Nabucodonosor, strumento nelle mani di Dio per condurre le operazioni del suo giudizio contro il popolo ribelle. Geremia era incaricato del difficile compito di annunciare l’imminente distruzione e doveva dare istruzioni al popolo per indicare come potevano salvarsi.

Dove andremo?

Ho trovato molto interessante il versetto 2 del capitolo 15 che dice così:

Se ti domanderanno: «Dove andremo?» dirai loro: Così dice il Signore:

Chi è destinato alla peste, alla peste, Chi alla spada, alla spada, chi alla fame, alla fame, chi alla schiavitù, alla schiavitù.

La traduzione del nuovo mondo rende l’ultima espressione “chi alla cattività, alla cattività”. Geova quindi pronuncia gravi parole di giudizio che Geremia deve riportare al popolo. Quando cioè il popolo chiedeva “Dove andremo?”, cioè chiedevano cosa sarebbe loro successo, Geremia doveva spiegare loro che c’erano quattro destini possibili, la pestilenza, la spada, la carestia oppure la schiavitù. Quale di questi destini era da preferire? C’era la possibilità di scegliere? Sì, si poteva scegliere, e solo una di queste alternative consentiva di vivere, le altre tre significavano morte sicura. (Ezechiele 6:12).

Di fronte al re Sedechia il messaggio di Geremia fu chiarissimo: ““Così parla il Signore: “Chi rimarrà in questa città morirà di spada, di fame o di peste, ma chi andrà ad arrendersi ai caldei avrà salva la vita; la vita sarà il suo bottino e vivrà.” Così parla il Signore: “Questa città sarà certamente data in mano all’esercito del re di Babilonia, che la prenderà”.

Geremia venne gettato in una cisterna a causa del suo ardire nel pronunciare una profezia così nefasta di fronte al re, e lì sarebbe morto se non fosse stato per l’intervento di Ebed-Melec che intercesse per lui.

Geremia gettato nella cisterna

La scelta dunque è obbligata: la cattività o schiavitù, altrimenti si muore. Cosa significa per noi oggi? Analizziamo ancora un po’ la situazione in cui si trovava Gerusalemme, considerando le parole di Geremia. Geremia 14:18 fa una distinzione tra il fuori e il dentro della città: “Se realmente esco nel campo, ecco, ora, gli uccisi di spada! E se realmente entro in città, ecco, anche le malattie della carestia!”.

Lo stesso concetto viene riportato da Geremia nel libro di Lamentazioni: “Vedi, o Geova, poiché sono in grave angustia. I miei medesimi intestini sono in fermento. Il mio cuore è stato sconvolto in mezzo a me, poiché sono stata assolutamente ribelle. Fuori, la spada ha privato di figli. Dentro la casa è come la morte.” (Lamentazioni 1:20)

Anche il profeta Ezechiele faceva questa distinzione: “La spada è di fuori, e la pestilenza e la carestia sono di dentro. Chi è nel campo morirà di spada, e chi è nella città lo divoreranno la carestia e la pestilenza stesse”.

Sembrerebbe non esserci scampo, dentro o fuori Gerusalemme si muore. Eppure Geremia dà l’alternativa: “ “chi non metterà il collo sotto il giogo del re di Babilonia, a quella nazione rivolgerò la mia attenzione con la spada e con la carestia e con la pestilenza,” è l’espressione di Geova, “finché non avrò posto loro fine per mano sua””…””E in quanto alla nazione che sottoporrà il collo al giogo del re di Babilonia e in effetti lo servirà, certamente la farò anche riposare sul suo suolo” è l’espressione di Geova, “e certamente lo coltiverà e vi dimorerà”” (Geremia 27:8,11).

L’unica via di scampo quindi era arrendersi a Babilonia e passare un periodo di 70 anni (le devastazioni di Giuda) in cattività. (Geremia 25:8-12; Daniele 9:2).

4 sorti ma una sola significa salvezza

Le sorti che significano morte per il popolo di Dio sono tre e sono la spada, la carestia e la pestilenza. Corrispondono a tre dei cavalieri dell’apocalisse: il cavallo rosso è la spada, il cavallo nero è la carestia e il cavallo pallido è la pestilenza, seguito dalla morte. Rimane un cavallo, quello bianco che è l’anticristo, il re del sud, la bestia con due corna di agnello, che inizia e guida la cavalcata di Gog di Magog, il re del nord contro il popolo di Dio.

Con questo cavallo si viene a stabilire un’identità tra re del sud e re del nord. Entrambi cavalcano per uccidere e sterminare. Si identificano col Cristo, in quanto ne sono lo strumento di giudizio, ma non sono il Cristo. Lavorano per lui ma anche ne usurpano il potere, e verranno quindi distrutti quando non serviranno più.

Che sia questo cavallo bianco la quarta sorte che spetta al popolo di Dio e che significa salvezza? Nabucodonosor rappresenta il re del Nord: ““Perciò Geova degli eserciti ha detto questo: ‘“Per la ragione che non ubbidiste alle mie parole, ecco, mando e certamente prenderò tutte le famiglie del nord”, è l’espressione di Geova, “sì, [mandando] a [chiamare] Nabucodorosor re di Babilonia, mio servitore, e certamente le farò venire contro questo paese e contro i suoi abitanti e contro tutte queste nazioni all’intorno; e certamente li voterò alla distruzione e ne farò oggetto di stupore e qualcosa a cui fischiare e luoghi devastati a tempo indefinito.

E certamente distruggerò da essi il suono di esultanza e il suono di allegrezza, la voce dello sposo e la voce della sposa, il suono della macina a mano e la luce della lampada. E tutto questo paese deve divenire un luogo devastato, un oggetto di stupore, e queste nazioni dovranno servire il re di Babilonia per settant’anni”’.

Geremia quindi identifica Nabucodonosor con la spada di Dio, il re del nord, ma anche con la bestia selvaggia come possiamo leggere in Geremia 27:6: “ E ora io stesso ho dato tutti questi paesi in mano a Nabucodonosor re di Babilonia, mio servitore; e gli ho dato perfino le bestie selvagge del campo perché lo servano”.

E’ chiaro che le bestie che servono Nabucodonosor sono un simbolo. Anche Ezechiele dice chiaramente che i destini sono 4 e uno di questi sono le bestie selvagge, cioè il cavallo bianco: “Manderò contro di voi carestia e bestie feroci, che vi priveranno di figli. Epidemie e massacri vi piagheranno, e vi colpirò con la spada. Io, Geova, ho parlato’”. (Ezechiele 5:17).

E non è forse vero che Nabucodonosor divenne bestia per sette anni? (Daniele 4:33) E non è forse vero che il popolo di Dio viene consegnato alla bestia per 42 mesi alla fine dei tempi? (Rivelazione 11:2).

Detto tutto ciò, cosa significa questo per noi? Dove andremo? Rimanere dentro Gerusalemme, cioè non uscire dalle religioni e dal sistema, cioè prendere il vaccino significherebbe morire di pestilenza, dovuta alle conseguenze del vaccino. Il meccanismo di potenziamento della malattia provocherà molte morti. Le malattie autoimmuni porteranno il corpo a distruggere se stesso, a causa della distruzione del sistema immunitario che impazzirà non appena i vaccinati verranno di nuovo a contatto con il virus.

Chi rimarrà dentro la religione inoltre , non riceverà alcun avvertimento su ciò che sta succedendo a livello mondiale. Le religioni continuano a sostenere che presto usciremo dalla pandemia, che dobbiamo ascoltare le autorità, e che le cose si ristabiliranno. Non dicono nulla sul veniente disastro economico, sul tracollo dovuto all’assedio continuo che ci impedisce di lavorare e produrre, della distruzione completa della catena distributiva. Le persone dunque non si preparano e saranno completamente sprovvedute di fronte alla grande carestia che sta per iniziare.

Coloro che non vorranno vaccinarsi ma usciranno fuori a protestare incontreranno invece la spada. Sono molte le figura carismatiche che oggigiorno esortano alla protesta e alla disubbidienza. Si pensi alla “Torteria di Chivasso”. Pensano di essere protetti dalla costituzione, senza sapere che la costituzione stessa è stata scritta da massoni e servi della bestia che sta per distruggere ogni cosa.

Quindi cosa dobbiamo fare? Dove andremo? Non dobbiamo rimanere dentro la religione, ma uscirne, rifiutare il marchio-vaccino e prepararci per affrontare la carestia. Non dobbiamo uscire fuori a protestare, perché Gog cerca chi protesta per passarlo di spada. L’esortazione è quella di Isaia 26:20 “Va, popolo mio, entra nella tue stanze interne, e chiudi le tue porte dietro di te. Nasconditi per un breve momento finché la denuncia sia passata.” Il settimo anno dei sette tempi sarà un sabato di purificazione, per espiare l’errore. Rimanere in casa è la nostra unica salvezza.

La bestia dovrà fare tutto quello che si è proposta di fare perché è volontà di Dio. Non scamperà nessuno che non abbia preparato il suo cuore di fronte a Geova e che non si sia preparato a rimanere in casa per più di un anno. Cosa fare dunque se non ascoltare?


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