Preservato un rimanente

Preservato un rimanente, da cosa? Per mezzo dei suoi profeti Geova avvertì spesso gli israeliti che la loro disubbidienza sarebbe stata punita, ma offrì anche speranza predicendo che un rimanente sarebbe stato preservato, sarebbe uscito dalle nazioni dell’Assiria o dell’Egitto, sarebbe tornato a Gerusalemme e l’avrebbe riedificata. Isaia ne parla più e più volte.

“Quel giorno Geova stenderà di nuovo la mano, una seconda volta, per recuperare quello che resta del suo popolo dall’Assiria, dall’Egitto, da Pàtros, da Cus, da Èlam, da Sìnar, da Àmat e dalle isole del mare. Alzerà un segnale per le nazioni e raccoglierà gli esuli d’Israele, e radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra. E dall’Assiria ci sarà una strada maestra per i rimanenti del suo popolo, proprio come ce ne fu una per Israele il giorno in cui uscì dal paese d’Egitto”. (Isa 11:11-12) A questo proposito una domanda sorge spontanea. In cosa consiste oggi il segnale per le nazioni?

Generalmente, parlando di un “segnale per le nazioni” ci si riferisce al Messia, e questo sulla base del versetto che precede quello riportato sopra. Isaia 11:10 infatti legge: “E deve avvenire in quel giorno che la radice di Iesse sarà eretta come segnale per i popoli. A lui anche le nazioni si rivolgeranno interrogativamente, e il suo luogo di riposo dovrà divenire glorioso”.

Ora la radice di Iesse è essenzialmente il Cristo, che nacque dalla discendenza di Iesse, il padre di Davide. Ma come si sta rendendo manifesto il Cristo oggi di fronte a tutte le genti? Qual è la situazione internazionale comune a tutti i popoli oggi? Qual è la situazione di cui tutte le persone parlano ogni volta che si incontrano o che si riuniscono? Non è forse la questione della pandemia e del vaccino?

Oggi il segnale è più che mai evidente, sotto gli occhi di tutti e in piena vista. Nelle strade dovunque mascherine. Chi se lo poteva aspettare anche solo due anni prima? Non si tratta di una situazione comune qualsiasi, uno dei tanti rivolgimenti della storia umana. É una grande tribolazione in quanto a estensione geografica e tale da essere qualcosa di mai visto prima. Adesso è dunque il tempo in cui Geova intende recuperare quello che resta dalle ceneri del suo popolo. É stata aperta per tutti la strada maestra. Affrettiamoci dunque, mettiamoci in viaggio. Non indugiamo. Il tempo rimasto è ridotto. Corriamo a Pella. (Matt 24:15-22)

Geova difenderà Gerusalemme: il segnale per le nazioni

Se faremo diligenti preparativi facendoci delle scorte in vista di un lungo periodo al chiuso, presto Geova benedirà la nostra fede, ci proteggerà all’interno delle nostre case dove staremo al sicuro mentre fuori accadrà il finimondo. Godremo di una sicurezza simile a quella promessa a Gerusalemme assediata da un re crudele. “‘Pertanto questo è ciò che Geova dice riguardo al re d’Assiria: “Non entrerà in questa città, né vi tirerà una freccia, né l’affronterà con uno scudo, né innalzerà contro di essa una rampa d’assedio. Tornerà per la via per la quale è venuto; non entrerà in questa città”, dichiara Geova’”.

‘Difenderò questa città e la salverò per amore di me stesso e per amore del mio servitore Davide’”. E l’angelo di Geova uscì e uccise 185.000 uomini nell’accampamento degli assiri. La mattina presto, coloro che si alzarono videro tutti i cadaveri. (Isaia 37: 31, 32, 36) Questi versetti sono un bel modello di ciò che accadrà fuori, nel mondo, ad Armaghedon mentre noi staremo al sicuro nelle nostre case. Guardiamoci dal rifiutare colui che parla alle nazioni.

L’accampamento dei siri 

Talvolta, guardando la situazione intorno a noi, ci potrebbe sembrare inverosimile un cambiamento troppo drastico. Eppure ci sono fatti che accadono repentini e del tutto inattesi dalla sera al mattino. Senza alcun intervento umano l’esercito siriano venne battuto. Il popolo di Samaria era sprofondato nella più squallida miseria. Da parte sua Eliseo annunciava la liberazione. La salvezza era alle porte. Ma tutto intorno c’era incredulità e chi si faceva beffe. Riporre fede nelle profezie non è cosa comune. Tuttavia un atteggiamento incredulo porta alla rovina. Leggiamo 2Re capitolo 7.                                                                                         

“Eliseo allora disse: “Ascoltate la parola di Geova. Questo è ciò che Geova dice: ‘Domani, verso quest’ora, alla porta di Samarìa un sea di fior di farina varrà un siclo, e 2 sea d’orzo varranno un siclo’”. L’aiutante del re, quello di cui lui si fidava, disse all’uomo del vero Dio: “Anche se Geova aprisse le cateratte dei cieli, potrebbe mai succedere una cosa del genere?” Eliseo gli rispose: “Lo vedrai con i tuoi occhi, ma non ne mangerai”.

Davanti alla porta della città c’erano quattro lebbrosi, che si dissero l’un l’altro: “Perché stiamo qui seduti ad aspettare di morire? Se ora che in città c’è la carestia dicessimo: ‘Entriamo in città’, moriremmo lì. Ma se rimaniamo seduti qui, moriremo comunque. Andiamo quindi all’accampamento dei siri. Se ci risparmiano la vita, vivremo; se ci mettono a morte, allora moriremo”.  Così all’imbrunire partirono per entrare nell’accampamento dei siri. Quando raggiunsero i bordi dell’accampamento siro, non c’era nessuno.

Geova infatti aveva fatto sentire nell’accampamento dei siri il rumore di carri da guerra e cavalli, il rumore di un grande esercito, così che si erano detti gli uni gli altri: “Il re d’Israele ha assoldato contro di noi i re degli ittiti e i re d’Egitto!”  Era l’imbrunire. Immediatamente erano fuggiti, lasciando le loro tende, i loro cavalli, i loro asini e tutto l’accampamento così com’era, ed erano scappati per mettersi in salvo.

Quando quei lebbrosi arrivarono ai bordi dell’accampamento, entrarono in una tenda e si misero a mangiare e a bere. Portarono via di là argento, oro e vesti, e andarono a nasconderli. Poi tornarono, entrarono in un’altra tenda, portarono via altre cose e andarono a nasconderle.

Infine si dissero l’un l’altro: “Quello che stiamo facendo non è giusto. Questo è un giorno di buone notizie! Se esitassimo aspettando fino all’alba, saremmo puniti. Andiamo a riferirlo alla casa del re”. Quindi andarono, chiamarono i portinai della città e riferirono loro: “Siamo entrati nell’accampamento dei siri, ma non c’era nessuno; non si sentiva nemmeno una voce. C’erano solo i cavalli e gli asini legati, e le tende lasciate così com’erano”. Subito i portinai gridarono e la notizia giunse alla casa del re.

Anche se era notte, il re si alzò immediatamente e disse ai suoi servitori: “Vi dico io cosa ci hanno fatto i siri. Sanno che siamo affamati, quindi hanno lasciato l’accampamento per nascondersi nei campi, dicendo: ‘Usciranno dalla città, e noi li prenderemo vivi ed entreremo nella città’”. Quindi uno dei suoi servitori disse: “Ti prego, incarica degli uomini di prendere cinque dei cavalli che ci sono ancora in città, e mandiamoli a vedere.

Tanto farebbero la stessa fine di tutta la gente d’Israele che rimane qui. Farebbero la stessa fine di tutta la gente d’Israele che è già morta”. Così presero due carri con i cavalli, e il re li mandò all’accampamento dei siri, dicendo: “Andate a vedere”. Seguirono le loro tracce fino al Giordano; tutta la strada era piena di vesti e di utensili che i siri avevano gettato via nella fretta di fuggire. I messaggeri tornarono e lo riferirono al re.

Il popolo quindi uscì e predò l’accampamento dei siri, così che un sea di fior di farina valse un siclo, e 2 sea d’orzo valsero un siclo, proprio come Geova aveva dichiarato. Il re aveva affidato al suo aiutante, quello di cui si fidava, la sorveglianza della porta, ma lì alla porta il popolo lo calpestò e lui morì, proprio come l’uomo del vero Dio aveva detto quando il re era sceso da lui.

Avvenne proprio quello che l’uomo del vero Dio aveva detto al re: “Domani a quest’ora alla porta di Samarìa 2 sea d’orzo varranno un siclo, e un sea di fior di farina varrà un siclo”. Ma l’aiutante del re aveva detto all’uomo del vero Dio: “Anche se Geova aprisse le cateratte dei cieli, potrebbe mai succedere una cosa del genere?” Eliseo gli aveva risposto: “Lo vedrai con i tuoi occhi, ma non ne mangerai”. Questo fu esattamente quello che gli accadde, perché morì alla porta calpestato dal popolo.                                      

 Noi non sappiamo esattamente come Geova provvederà alla nostra salvezza, ma non dubitiamo affatto. Egli può salvare anche i più indifesi, quelli simili ai quattro lebbrosi, se mostreranno coraggio. Ebrei12:15-25 ci mette in guardia: “State attenti che nessuno si lasci sfuggire l’immeritata bontà di Dio, affinché non spunti nessuna radice velenosa che causi difficoltà e contamini molti; e state attenti che fra di voi non ci sia nessuno che pratichi l’immoralità sessuale o che disprezzi le cose sacre, come Esaù, che in cambio di un pasto rinunciò ai suoi diritti di primogenito. E voi sapete che poi, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto e nonostante chiedesse piangendo un cambiamento di parere non ottenne nulla.

Voi infatti non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile che è in fiamme, né a una nube oscura, né a fitte tenebre, né a tempesta, né a squillo di tromba, né a una voce che proferiva parole, sentendo la quale il popolo implorò che non gli fosse detto nient’altro. Non poteva infatti sopportare il comando: “Se anche un animale tocca il monte, dev’essere lapidato”. E la scena era così terrificante che Mosè disse: “Sto tremando dalla paura”

Vi siete invece avvicinati al monte Sìon e alla città dell’Iddio vivente, la Gerusalemme celeste, e a miriadi di angeli in assemblea generale, e alla congregazione dei primogeniti i cui nomi sono stati scritti nei cieli, e a Dio, Giudice di tutti, e alla vita spirituale dei giusti che sono stati resi perfetti, e a Gesù, mediatore di un nuovo patto, e al sangue che è stato asperso, che parla meglio del sangue di Abele. Guardatevi dal rifiutare colui che parla. 

preservato un rimanente

Preservato un rimanente: Solo chi crede ha vita eterna

Riflettendo sulla salvezza, la maggioranza delle persone pensa che la promessa sia valida per tutti e potenzialmente questo è vero, perché lo è. Chi crede ha vita eterna disse Gesù come si legge in Giovanni 6:47. Quindi si richiede da parte di quanti aspirano a sopravvivere un costante, intenso moto di fede verso Dio, una persistente ricerca della verità. Se la fede viene a mancare si vive in uno stato di sonno. Non facciamo come Esaù che fece scempio della propria eredità paterna, e non solo quella spirituale ma pure quella materiale. Anche le cinque vergini stolte si persero una grande occasione di festa.

Paolo nella lettera ai Romani scrive: “Israele non ha ottenuto quello che cerca affannosamente; l’hanno ottenuto invece quelli che sono stati scelti. Agli altri si sono intorpiditi i sensi, come è scritto: “Dio ha dato loro uno spirito di profondo sonno, occhi che non vedono e orecchi che non sentono, fino a oggi.” (Ro 11:7-8)

Έ vero, nessuno si avvicina al Cristo se il Padre non lo attira, come Gesù stesso dichiara: “Nessuno può venire da me a meno che non lo attiri il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. (Gv 6:44) Notiamo che addirittura ne risulta implicata la risurrezione dai morti, quella che deve avvenire nel tempo del settimo millennio.

Le Scritture alludono spesso ad un semplice rimanente di salvati. Citando Isaia 1:9 Paolo scrive ai Romani. ‘Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la sabbia del mare, è il rimanente che sarà salvato. Poiché Geova farà una resa dei conti sulla terra, portandola a termine e abbreviandola’. E come Isaia aveva detto precedentemente: ‘Se Geova degli eserciti non ci avesse lasciato un seme, saremmo divenuti come Sodoma, e saremmo stati resi come Gomorra’”. (Ro 9:27-29) Ricordiamo che nelle due città di Sodoma e Gomorra solo tre persone finirono per essere salvate: Lot e le sue due figlie.

Di tutta una foresta è rimasto solo un ceppo

Isaia scrive del comando ricevuto da Geova: “Va, e devi dire a questo popolo: ‘Udite più volte, ma non capite; e vedete più volte, ma non ottenete alcuna conoscenza’.  Rendi ottuso il cuore di questo popolo, e rendi insensibili i loro medesimi orecchi, e incolla i loro medesimi occhi, affinché non vedano con i loro occhi e non odano con i loro orecchi, e affinché il loro proprio cuore non capisca e affinché effettivamente non si convertano e non siano sanati”.

A ciò dissi: “Fino a quando, o Geova?” Quindi egli disse: “Finché le città realmente crollino in rovina, per essere senza abitante, e le case siano senza uomo terreno, e il suolo stesso sia rovinato nella desolazione; e Geova in effetti allontani gli uomini terreni, e lo stato di abbandono divenga davvero molto esteso in mezzo al paese. E in esso ci sarà ancora un decimo, e dovrà divenire di nuovo qualcosa da ardere, come un grosso albero e come un albero massiccio in cui, quando sono abbattuti, ci sia un ceppo; un santo seme ne sarà il ceppo”. Isa 6:8-13

Il messaggio di Isaia è per i nostri giorni, tempi sui quali incombe un grave giudizio. Sono tempi di spaventoso abbandono e di grande desolazione. Gli abitanti della terra saranno non solo decimati ma quei pochi diverranno come un grosso albero rimasto solo in una foresta devastata dal fuoco. E al culmine di quell’incendio anche quell’albero “diviene di nuovo qualcosa da ardere”. Lo sfoltimento diventa tale che anche di quell’unico albero lasciato indietro non rimane che un ceppo, un santo seme.

Di tutto un mondo rimasero solo otto anime

Questi ragionamenti a molti potranno sembrare pura follia, specialmente a quelli che pensano di stare al riparo di una delle tante organizzazioni religiose del mondo. Ma pensiamo a Noè. Quest’uomo e la sua famiglia furono uno sparuto rimanente del mondo allora in vita. Il verbo shaʼàr, “rimanere”, è usato in Genesi 7:23 per descriverli come gli unici superstiti:

“Così egli cancellò ogni cosa esistente che era sulla superficie del suolo, dall’uomo alla bestia, all’animale che si muoveva e alla creatura volatile dei cieli, e furono cancellati dalla terra; e furono lasciati rimanere solo Noè e quelli che erano con lui nell’arca”.

Un tipo dei due testimoni dell’Apocalisse

In seguito, in Egitto, Giuseppe disse ai suoi fratelli: “Dio mi ha mandato davanti a voi affinché abbiate sulla terra un rimanente e per mantenervi in vita”. Ge 45:4, 7

Giuseppe fu venduto dai suoi fratelli, allontanato dalla famiglia, respinto da tutti, eppure questo non fu invano. Divenne schiavo nella casa di Potifar, sovrintendente nella buca della prigione e vicerè sull’Egitto. Durante il secondo anno di carestia i suoi fratelli vennero a comprare cibo in Egitto e lui li riconobbe.

Anche i due testimoni d’Apocalisse furono scacciati dalla comunità dei loro fratelli, allontanati perché difendevano e difendono l’insegnamento della Bibbia relativo alla terra piatta. Eppure in quella situazione di esiliati, poterono elaborare comprensione approfondita e ispirata delle Scritture, a favore di quanti aspirano alla salvezza. Giuseppe disse ai suoi fratelli: “In quanto a voi, pensaste del male contro di me. Dio lo pensò per il bene allo scopo di agire come in questo giorno per conservare in vita molta gente.” (Gen. 50:20)

Oggi chi aspira alla salvezza dovrà seguire attentamente queste istruzioni: prepararsi per un anno di chiusura nelle stanze private, in armonia con il comando espresso da Isaia, versetto 26:20. Paolo in Romani 11:5 usa l’esempio dei 7.000 che all’epoca di Elia non si erano inchinati a Baal, e dice: “In questo modo, perciò, anche al tempo presente si è trovato un rimanente secondo l’elezione dovuta all’immeritata benignità”. Questo potrete essere voi, e noi con voi, al tempo presente.

Solo un rimanente di Israele accettava il Cristo. 

Quando Gesù Cristo si presentò alla nazione di Israele, la maggioranza lo rigettò. Solo un rimanente manifestò fede e lo seguì. L’apostolo Paolo in Romani 9:27-29 applica alcune profezie di Isaia 10 a quel rimanente ebraico, scrivendo: “Inoltre, Isaia grida riguardo a Israele: ‘Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la sabbia del mare, è il rimanente che sarà salvato. Poiché Geova farà una resa dei conti sulla terra, portandola a termine e abbreviandola’. E come Isaia aveva detto precedentemente: ‘Se Geova degli eserciti non ci avesse lasciato un seme, saremmo divenuti come Sodoma, e saremmo stati resi come Gomorra’”.

Perciò non ci dovremmo stupire di essere in pochi. Noi non sappiamo tutto. Ricordiamo i 7000 sconosciuti che non avevano piegato le ginocchia ai Baal al tempo di Elia.

“Dio non ha rigettato il suo popolo, che prima riconobbe. Infatti, non sapete ciò che la Scrittura dice riguardo a Elia, quando egli supplica Dio contro Israele?  “Geova, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno abbattuto i tuoi altari, e io solo sono rimasto, e cercano la mia anima”. Ma che gli dice la dichiarazione divina? “Ho lasciato rimanere per me settemila uomini, che non hanno piegato il ginocchio a Baal”. In questo modo, perciò, anche al tempo presente si è trovato un rimanente secondo l’elezione dovuta all’immeritata benignità.” (Rom.11:2-6)


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