La Nuova Gerusalemme ed il “Distruttore”

  Geova aveva stretto un patto con un popolo, Israele, e promesso benedizioni come diretta conseguenza di un rapporto improntato a rispetto e ubbidienza. Viceversa, minacciava maledizioni quando il popolo si mostrava negligente. In questi casi Dio poteva destare un “distruttore” proveniente da una nazione lontana. Allora un esercito straniero arrivava, assediava Gerusalemme e portava devastazione. La gente moriva di fame o di sete, veniva passata a fil di spada o, nelle migliori delle ipotesi, portata in esilio in terra straniera. Bisogna notare però che queste cose non avvenivano senza preavviso, ma erano annunciate con largo anticipo per mezzo di profeti. (Ger 7:24-25)

A conferma Isaia scrive: Ecco, sono stato io a creare il fabbro, che soffia sul fuoco di carboni e realizza un’arma. Sono stato io a creare anche il distruttore che porta la devastazione. Isa 54:16

Il distruttore l’ho creato io, dice Geova

 Sono parole che, a un orecchio poco avvezzo a questo genere di linguaggio tipico delle Scritture, potrebbero sembrare provocatorie. Geova dice “Il distruttore l’ho creato io.” Tu vorresti chiedere: possibile che un Dio buono possa inventarsi un “distruttore”? Sembrano parole piuttosto dure. Immagina che Lui ti dica: Colui che ha realizzato un’arma (perfino una potenzialmente letale come il vaccino anti – covid 19) sono stato io. Il coronavirus, la pandemia, e tutto il resto li ho tirati fuori io. A questo punto tu vorresti sapere il perché.

Nelle Scritture ci furono dei grandi Distruttori. Pensiamo a Tiglat-Pileser, Sargon, Sennacherib, Nabucodonosor, Ciro o Tito. Dovendo castigare il suo popolo Geova dava un mandato speciale a uno di questi, dava loro, per così dire, carta bianca affinché esprimessero per Lui la sua collera. Perciò Dio non ebbe mai bisogno di intervenire personalmente ma delegava gli altri. Anche oggi il giudizio divino funziona in questo modo. Proverbi 21:1 legge: “Il cuore del re è come ruscelli d’acqua nelle mani di Geova. Dovunque si diletti, egli lo dirige.”

il distruttore

Un rasoio preso a nolo

Anticipando l’attacco da parte di Tiglat Pileser, Isaia profetizzava: “Geova porterà contro di te e contro il tuo popolo e contro la casa di tuo padre giorni come non ne sono venuti dal giorno che Efraim si ritrasse d’accanto a Giuda, cioè il re d’Assiria. In quel giorno, per mezzo di un rasoio preso a nolo nella regione del Fiume, sì, per mezzo del re d’Assiria, Geova raderà la testa e il pelo dei piedi, ed esso porterà via perfino la barba stessa”. Isaia7:17,20

Ora, benchè siano trascorsi dei millenni, Geova non ha ancora finito la sua opera strana. (Isa 28:21) Egli ha in serbo un più grave giudizio nei riguardi di tutto il mondo e si è scelto dei distruttori fin dall’inizio. Pietro, nella sua seconda lettera spiega che “il giorno di Geova verrà come un ladro” in quanto il mondo si troverà di fronte a un fatto compiuto. (2Pt 3:10)

Uno sterminio degli uomini terreni

Sofonia prevede uno sterminio di tutti gli abitanti della terra. Egli scrive: “Il grande giorno di Geova è vicino. È vicino, e si affretta moltissimo. Il suono del giorno di Geova è amaro. Là un uomo potente emette un grido. Quel giorno è un giorno di furore, un giorno di strettezza e di angoscia, un giorno di bufera e di desolazione, un giorno di tenebre e di caligine, un giorno di nuvole e di fitta oscurità, un giorno di corno e di segnale d’allarme contro le città fortificate e contro le alte torri d’angolo.

E certamente causerò angustia al genere umano, e di sicuro cammineranno come uomini ciechi; perché hanno peccato contro Geova. E il loro sangue sarà in effetti versato come la polvere, e le loro viscere come lo sterco. Né il loro argento né il loro oro li potrà salvare nel giorno del furore di Geova; ma dal fuoco del suo zelo sarà divorata l’intera terra, perché egli farà uno sterminio realmente terribile di tutti gli abitanti della terra”. (Sofonia 1:14-18)

Io stesso lo ingannerò

Nel primo libro dei Re c’è un passo curioso. Un profeta di nome Micaia riferì ad Acab, un re assolutamente malvagio, una particolare visione. Egli disse: Certamente vedo Geova seduto sul suo trono e tutto l’esercito dei cieli stare presso di lui, alla sua destra e alla sua sinistra. E Geova diceva: ‘Chi ingannerà Acab, perché salga e cada a Ramot-Galaad?’ E l’uno diceva una cosa e l’altro ne diceva un’altra.  Infine uno spirito uscì e stette dinanzi a Geova e disse: ‘Io stesso lo ingannerò’. Allora Geova gli disse: ‘Con quale mezzo?’ A ciò disse: ‘Uscirò, e certamente diverrò uno spirito ingannevole nella bocca di tutti i suoi profeti’. Così disse: ‘Lo ingannerai, e, per di più, vincerai. Esci e fa così’.  E ora, ecco, Geova ha messo uno spirito ingannevole nella bocca di tutti questi tuoi profeti; ma Geova stesso ha proferito riguardo a te la calamità”. (1Re 22:19-20)

Credono alla menzogna

Questo racconto ad alcuni potrebbe suonare un po’ strano. Molti si sentono al sicuro dato che fanno parte di una delle tante organizzazioni religiose. Sono convinti di conoscere abbastanza bene le Scritture e di essere approvati da Dio. Perciò pensano che i loro leader siano dei buoni consiglieri e disprezzano gli sparuti profeti che vanno controcorrente. Ma in una delle lettere ai Tessalonicesi si legge: “La presenza dell’illegale è secondo l’operazione di Satana con ogni opera potente, e segni e portenti di menzogna, e con ogni ingiusto inganno per quelli che periscono, come retribuzione perché non hanno accettato l’amore della verità per essere salvati. E per questo Dio lascia andare da loro un’operazione di errore, perché credano alla menzogna, affinché siano tutti giudicati perché non hanno creduto alla verità ma hanno preso piacere nell’ingiustizia”. 2Tess 2:10-12

Un profeta fuori dal coro

Questo è quanto sta accadendo oggi, una cosa simile a quella che accadde ad Acab.  Questo accade a tutti quelli che oggi irresponsabilmente si fanno vaccinare senza consultare prima le Scritture. (Ri 13:16-18) I leader religiosi spingono i loro greggi al macello. Fanno pressione affinché le pecore si assumano l’impegno “etico” di farsi inoculare, se non altro per proteggere il prossimo dal contagio. Acab aveva convocato 400 profeti perché gli dicessero se era meglio andare in guerra contro Ramot-Galaad oppure no.

In 400 erano tutti d’accordo nel dire che andarci era cosa buona. Uno solo, Micaia stava fuori dal coro. Oggi le religioni e i governi ti dicono che se ti vaccini tornerai a viaggiare, andare al cinema o in discoteca. Ma ti mentono. Non sarà perché tanti sostengono con vemenza la stessa posizione, che tutti loro abbiano ragione. Oggi ci sono molti falsi profeti, Gesù stesso ci mise in guardia dicendo che durante la grande tribolazione finale, che adesso è in corso: “Sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi da sviare, se possibile, gli eletti. Ma voi, state in guardia; vi ho detto tutto in anticipo.” (Mr 13:22-23)

Isaia 54 menziona, oltre al distruttore, anche i giorni di Noè, il tempo in cui venne sul mondo antico un tremendo giudizio per mezzo dell’acqua. Vi si legge: “Questo è per me proprio come i giorni di Noè. Proprio come ho giurato che le acque di Noè non passeranno più sulla terra, così ho giurato che di sicuro non mi indignerò verso di te né ti rimprovererò.” (Isa 54:9)

Nessun’arma forgiata contro di te avrà effetto

 A differenza della Gerusalemme fisica che fu più volte rasa al suolo, la Nuova Gerusalemme sarà risparmiata. Non potrà essere abbattuta da armi create dell’uomo. Isaia 54:15,17 legge: “Se qualcuno dovesse attaccarti, non sarebbe per mio ordine. Chiunque sferri un attacco contro di te cadrà a motivo tuo. Nessun’arma fabbricata contro di te avrà successo, e tu condannerai qualsiasi lingua si alzi contro di te in giudizio.” Come ai giorni di Noè anche noi viviamo in una cruciale fase di giudizio in cui la terra è riservata per il fuoco. (2Pt 3:7) Cerchiamo quindi di identificare cos’è questa città fondamentalmente inattaccabile per vedere in che modo trarne vantaggio.

Identificare la donna nella tempesta

Geova rivolgendosi a una donna, di cui si definisce marito, dichiara: “O donna afflitta, agitata dalla tempesta, sconfortata, ecco che io pongo le tue pietre con calcina dura, e certamente getterò con zaffiri le tue fondamenta. E certamente farò i tuoi parapetti di rubini, e le tue porte di splendenti pietre di fuoco, e tutte le tue linee di confine di pietre dilettevoli.” (Isa 54:11-14)

Queste parole saranno riprese da Giovanni nell’Apocalisse dove si legge: “E mi portò nella [potenza dello] spirito su un grande e alto monte, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, avendo la gloria di Dio. Il suo fulgore era simile a pietra preziosissima, quale pietra di diaspro splendente come cristallo. Aveva un grande e alto muro e aveva dodici porte, e alle porte dodici angeli, e furono incisi dei nomi che sono quelli delle dodici tribù dei figli d’Israele.  Ad oriente c’erano tre porte, e al settentrione tre porte, e al meridione tre porte e ad occidente tre porte.  E il muro della città aveva dodici pietre di fondamento, e su di esse i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.” (Ri 21:11-14)

“Chi vince lo farò colonna nel tempio del mio Dio, e non ne uscirà mai più. Scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, la Nuova Gerusalemme che discende dal cielo, dal mio Dio, come pure il mio nuovo nome”. Ri 3:12 “E vidi la città santa, la Nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo”. Ri 21:2

Collocarsi nel tempo

Le parole di Isaia 54 sono rassicuranti ma quando vanno collocate nel tempo? L’allusione ai giorni di Noè ci porta a collocarle in un tempo a cavallo di un finale giudizio, proprio lì, un po’ prima e un po’ dopo, tempo della fine. Il tempo è quello da cui emerge sì un distruttore ma è anche quello di Rivelazione 21:2 dove si legge che la tenda di Dio è col genere umano etc. Dunque le parole relative alla donna sono parole di conforto e di risurrezione.

“Esulta, donna sterile che non ha partorito! Rallegrati e grida di gioia, tu che non hai mai avuto le doglie, perché i figli della donna abbandonata sono più numerosi dei figli di quella che ha un marito”, dice Geova.

Allarga la tua tenda.

Estendi i teli del tuo grande tabernacolo. Non trattenerti, allunga le corde e rinforza i pioli della tua tenda, perché ti espanderai a destra e a sinistra; la tua discendenza prenderà possesso delle nazioni e popolerà le città deserte.

L’uomo vestito di lino

Cerchiamo dunque di inquadrare bene l’identità di questa donna. Chi è questa? Gerusalemme diventa una moglie adultera e Geova manda su di lei un distruttore. Ma all’interno della città ci sono alcuni di quelli che Geova considera degni di venir risparmiati dal disastro. Per esempio in Ezechiele 9 si presentano sette uomini. Uno è l’uomo vestito di lino con il calamaio legato ai fianchi mentre gli altri sei hanno ciascuno una mazza per infrangere in mano. Entrano nel tempio e ricevono un ordine:

“E riguardo alla gloria dell’Iddio d’Israele, si alzò da sopra i cherubini sui quali era verso la soglia della casa, ed egli chiamava l’uomo che era vestito di lino, ai cui fianchi era il calamaio da segretario. E Geova gli diceva: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e devi apporre un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le cose detestabili che si fanno in mezzo ad essa”.

E a quegli [altri] disse ai miei orecchi: “Passate per la città dopo di lui e colpite. Il vostro occhio non commiseri, e non provate nessuna compassione. Dovete uccidere vecchio, giovane e vergine e fanciulletto e donne, fino alla rovina. Ma non vi accostate ad alcun uomo sul quale è il segno, e dovete cominciare dal mio santuario”. Cominciarono dunque dai vecchi che erano davanti alla casa. E ancora disse loro: “Contaminate la casa e riempite i cortili di uccisi. Uscite!” E uscirono e colpirono nella città.

E avvenne che, mentre colpivano e io ero lasciato rimanere, cadevo sulla mia faccia e gridavo e dicevo: “Ohimè, o Sovrano Signore Geova! Ridurrai in rovina tutti i rimanenti d’Israele mentre versi il tuo furore su Gerusalemme?” (Eze 9:3-8)

Dunque la donna che era afflitta, agitata dalla tempesta e sconfortata, è la Gerusalemme apostata, quella che doveva sottostare a un giudizio avverso e dalla quale un piccolo rimanente stava per essere salvato. Questo rimanente è rappresentato in Isaia 54 da una donna che dopo un lungo periodo di sterilità e vedovanza finalmente sperimenta le doglie in quanto partoriente ed esulta per aver alla fine generato un figlio. Si tratta di un momento legato alla salvezza quando il potere viene tolto alle tante organizzazioni religiose babiloniche e da queste viene estratto un rimanente.

 Non aver paura, perché non dovrai vergognarti; e non sentirti umiliata, perché non sarai delusa. Dimenticherai la vergogna della tua giovinezza, e non ricorderai più il disonore della tua vedovanza. Infatti il tuo grande Creatore è il tuo sposo — il suo nome è Geova degli eserciti — e il Santo d’Israele è il tuo Redentore. Sarà chiamato l’Iddio dell’intera terra. Geova ti ha chiamato come se fossi una moglie abbandonata e afflitta, come una moglie sposata in gioventù e poi ripudiata”, dice il tuo Dio. “Per un breve momento ti ho abbandonato, ma con grande misericordia ti riporterò da me. In un impeto di sdegno ti ho nascosto la mia faccia per un momento, ma con eterno amore leale avrò misericordia di te”, dice il tuo Redentore, Geova.

Un albero che ritorna a vegetare

Έ una fase di trapasso. Per sette anni il popolo di Dio viene lasciato in balia della bestia politica e ci stiamo avvicinando al culmine di questa oppressione. Questo periodo dei sette tempi dell’Apocalisse è iniziato a ottobre 2015 e deve finire con Armaghedon, entro la fine del 2022. In questo contesto si collocano alcune delle vicende della donna di Isaia 54. Ciò corrisponde alla situazione prefigurata nel sogno di Nabucodonosor narrato in Daniele 4. L’albero viene tagliato e con esso tutte le varie religioni babiloniche.

Ma tolti i ceppi l’albero si rimette in forze e ricomincia a vegetare. Le città desolate vengono ripopolate nel senso che da una totale devastazione a un rimanente viene concessa l’opportunità di prendere possesso delle nazioni in una fase post Armaghedon, quando sarà concesso ai morti di risorgere e tornare alla vita. Quindi la donna che partorisce, partorisce un nuovo governo, il regno millenario del Cristo attraverso il quale tutte le nazioni si benediranno. (Ge 22:18)

Non trattenerti, allunga le corde e rinforza i pioli della tua tenda, perché ti espanderai a destra e a sinistra, la tua discendenza prenderà possesso delle nazioni e popolerà le città deserte.

Una donna vestita del sole

In Rivelazione si legge di una donna che sta per partorire. Si tratta quindi di un passo ci può aiutare ad identificare meglio la donna di Isaia 54 collocandola nel tempo. Leggiamo dal capitolo 12 di Rivelazione.

E un gran segno fu visto nel cielo, una donna vestita del sole, e la luna era sotto i suoi piedi, e sulla sua testa c’era una corona di dodici stelle, ed era incinta. E grida nelle sue doglie e nel suo travaglio per partorire. Ed essa partorì un figlio, un maschio, che deve pascere tutte le nazioni con una verga di ferro. E il figlio di lei fu rapito presso Dio e il suo trono.  E la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, affinché vi sia nutrita per milleduecentosessanta giorni. (Ri 12:1,5-6)

Quando il dragone vide che era stato scagliato sulla terra, perseguitò la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila, affinché volasse nel deserto al suo luogo; quivi è nutrita per un tempo e dei tempi e la metà di un tempo lontano dalla faccia del serpente.

    E dalla sua bocca il serpente vomitò dietro alla donna acqua simile a un fiume, per farla annegare nel fiume. Ma la terra venne in aiuto della donna, e la terra aprì la sua bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva vomitato dalla sua bocca. E il dragone si adirò contro la donna, e se ne andò a far guerra contro i rimanenti del seme di lei, che osservano i comandamenti di Dio e hanno il compito di rendere testimonianza a Gesù. (Ri 12:13-17)

Giovanni, lo scrittore dell’Apocalisse, ci chiarisce diversi aspetti. Prima di tutto occorre dire che le due donne sono simili ma non identiche. La donna di Rivelazione è sostanzialmente Babilonia la grande dal cui interno sta per emergere il regno millenario, “un maschio, che deve pascere tutte le nazioni con una verga di ferro”. Ma in concomitanza a questo avvenimento, il dragone, adirato contro la donna, se ne va a far guerra contro i rimanenti del seme di lei.

Di lì comprendiamo questo fatto, che la situazione di assoluta serenità della sterile avviene solo quando sono finiti i sette anni di Apocalisse, sono stati radunati i membri del rimanente degli eletti, e si completa l’instaurazione di nuovi cieli e nuova terra. A quel punto i figli della donna diventano davvero tanti grazie al provvedimento della risurrezione dei morti. Ecco che bisogna che si allunghino le corde della sua tenda.

Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il vecchio cielo e la vecchia terra erano scomparsi, e il mare non c’era più.  E vidi la città santa, la Nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.  Allora sentii una voce possente che veniva dal trono dire: “Ecco, la tenda di Dio è con gli uomini; egli dimorerà con loro ed essi saranno il suo popolo. Dio stesso sarà con loro. Ed egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più, né ci sarà più lutto né lamento né dolore. Le cose di prima sono passate”. Riv 21:1-4.


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