Una grande tempesta in corso

Nel corso del tempo i marinai si trovarono spesso a dover fronteggiare violente bufere: una grande tempesta. Anche i nostri sono tempi turbinosi. Il mondo di oggi è come una nave che vacilla nel bel mezzo di un mare in burrasca, proprio la stessa situazione in cui venne a trovarsi un antico scrittore, Giona, che finì per essere buttato in mare nel bel mezzo di un violento uragano.

Di Babilonia la Scrittura dice che sarebbe stata distrutta e mai più riabilitata. Dato che l’antica città prefigurava anche il potere esercitato dalle religioni sul mondo moderno, vorremmo certamente sapere qualcosa di più sul suo annientamento. Quando avverrà questo fatto? Nel prossimo ottobre inizierà un anno di arresti domiciliari per chi avrà rifiutato il marchio della bestia. Quello sarà un anno di retribuzione sull’arcinemica di Geova e di tutto il rimanente d’Israele. “Poiché Geova ha un giorno di vendetta, un anno di retribuzioni per la causa di Sion…per i secoli dei secoli nessuno l’attraverserà… I suoi nobili: non ce n’è nessuno là che chiamino al regno stesso, e i suoi medesimi principi diverranno tutti un nulla”.  Isa 34.8-12

Un anno di retribuzione

Che ci debba essere un intero anno per la retribuzione per Babilonia è confermato da scritture come:

  1. Isa 61:2, dove in una famosa profezia messianica si legge:” Mi ha mandato…a proclamare l’anno di buona volontà da parte di Geova e il giorno di vendetta da parte del nostro Dio”. 
  2. Isa 63:4 “Poiché il giorno della vendetta è nel mio cuore, ed è venuto il medesimo anno dei miei ricomprati;
  3. Ger 23:12 “Poiché farò venire su di loro la calamità, l’anno in cui si presterà loro attenzione”, è l’espressione di Geova
  4. Ger 48:44 Chiunque fugga a causa del terrore cadrà nella cavità; e chiunque salga dalla cavità sarà preso nella trappola’. “‘Poiché farò venire su di lei, su Moab, l’anno in cui si presterà loro attenzione’, è l’espressione di Geova
  5. Ger 51:45-46 che legge “Uscite di mezzo a lei, o popolo mio, e ciascuno provveda scampo alla sua anima dall’ardente ira di Geova. O altrimenti il vostro cuore si intimidirà, e avrete timore a causa della notizia che si dovrà udire nel paese. E in un anno la notizia in effetti verrà, e dopo di esso in un altro anno ci sarà la notizia e violenza sulla terra e governante contro governante.”

Effettivamente in quest’ultimo anno, dopo lo scoppio della pandemia, ci siamo resi conto di doverci preparare per l’anno di Geova, dato che c’erano, e ci sono sempre di più, tutti i segnali e tutte le avvisaglie della fine. Da ottobre prossimo questa notizia avrà riscontri sempre più pesanti a livello globale e sfocerà nella violenza.

Egitto e Babilonia si equivalgono

Babilonia sarebbe divenuta una pianura desertica, un luogo di dimora di gufi e per pellicani. Chiunque le fosse passato accanto avrebbe fischiato a motivo di tutte le sue piaghe. “Proprio come col rovesciamento operato da Dio a Sodoma e Gomorra e nelle sue [città] vicine”, è l’espressione di Geova, “nessun uomo vi dimorerà, né il figlio del genere umano vi risiederà come forestiero”. (Geremia 49:18; 50:40)

Una situazione simile venne preannunciata riguardo all’Egitto da Ezechiele. “Ecco, faccio venire su di te la spada, e certamente stroncherò da te uomo terreno e animale domestico.  E il paese d’Egitto deve divenire una distesa desolata e un luogo devastato”. (Eze 29.8) Ecco che nelle profezie spesso l’Egitto e Babilonia si equivalgono. Queste due nazioni furono le grandi potenze egemoni sullo scenario culturale e religioso del mondo biblico antico. L’Egitto emerge in Ezechiele come una grande potenza mondiale che accarezza progetti di predominio universale. A quel tempo si evidenziava una sorta di braccio di ferro per la supremazia sul mondo tra imperi avversari: quello del Nilo e quello dell’Eufrate.

La conversione di Ninive e Giona

 Per comprendere a fondo il valore del capitolo 29 di Ezechiele e dei 40 anni di desolazione pronunciati per l’Egitto cercheremo di capire prima il significato della conversione di Ninive in seguito ai 40 giorni della predicazione di Giona. Il lettore che si confronta con la narrazione dei fatti tracciata da questo profeta inevitabilmente si stupisce. Com’è possibile che una città intera si converta all’unisono nel breve volgere di 40 giorni? Per alcuni critici infatti è incredibile che i niniviti tutti, re compreso, si siano mostrati sensibili alla predicazione di Giona.

Costui, oltretutto, era particolarmente riluttante nello svolgere il suo incarico.  In un primo momento invece di fare secondo gli ordini, aveva deciso di fuggire. Nel porto di Ioppe era riuscito a imbarcarsi su una nave diretta in Tarsis, verosimilmente la Spagna, oltre 3.500 km a O di Ninive. Egli agiva per lo più al contrario dei voleri di Dio, e fece questo praticamente fino alla fine, rammaricandosi perfino di aver avuto successo nel portare a termine la sua predicazione.

grande tempesta

La grande tempesta

Ma andiamo per ordine. Dopo essere salito a bordo di una nave diretta a Tarsis, Giona scese sottocoperta, e, come le dieci vergini di Matteo 25, cadde in un profondo sonno. Nel frattempo i marinai, di fronte a un turbine impetuoso che minacciava di farli naufragare, invocarono l’aiuto dei loro dèi e gettarono in mare il carico per alleggerire la nave. Il capitano svegliò Giona, insistendo che anch’egli invocasse il suo “dio”. Alle fine i marinai tirarono a sorte per vedere chi fosse il responsabile della tempesta. Venne fuori il nome di Giona. Quando fu interrogato, egli confessò di essere stato renitente in un incarico da Dio. Non volendo che altri perissero per causa sua, chiese di essere gettato in mare. Fallito ogni altro tentativo, i marinai lo gettarono in acqua e il turbine fu placato.

Mentre il profeta sprofondava sott’acqua, gli si avvinghiarono intorno alla testa delle alghe. Infine non ebbe più la sensazione di annegare e si trovò all’interno di un grosso pesce. Il terzo giorno il pesce vomitò Giona sull’asciutto.

Ricevuto una seconda volta l’ordine di andare a Ninive, il profeta iniziò il lungo viaggio. “Infine Giona cominciò a entrare nella città per la distanza di un giorno di cammino, e proclamava e diceva: ‘Solo quaranta giorni ancora, e Ninive sarà rovesciata’”.

Il ruolo di Giona

Trascorsi 40 giorni senza che Ninive si fosse ravveduta, Giona fu molto contrariato per il fatto che Geova non recasse subito la calamità sugli abitanti. Pregò persino che Dio lo facesse morire. Ma Geova gli rispose chiedendogli: “Ti sei giustamente acceso d’ira?” Il profeta lasciò allora la città e si costruì una capanna. Là attese per vedere cosa sarebbe accaduto agli abitanti della città. 

Quando una zucca da fiaschi crebbe miracolosamente facendogli ombra, il profeta ne fu contento. Ma la sua gioia fu di breve durata. L’indomani, di prima mattina, un verme danneggiò la pianta, facendola seccare. Privato della sua ombra, Giona rimase esposto a un ardente vento orientale con il sole cocente che picchiava sulla sua testa. Ancora una volta, chiese di morire.

Mi sembra evidente il fatto che in questa narrazione il profeta svolga un ruolo allegorico a tutto tondo. Se la nave rappresenta l’umanità in generale, la tempesta di cui egli si rende responsabile, assimila la sua persona alla figura di Babilonia la grande. Questa simbolica donna infatti è spesso descritta come agitata e minacciata dalla tempesta. (Isa 54:11)

La calamità e la grande tempesta

In Geremia 25:32-33 si legge: ‘Si sentirà un frastuono fino alle estremità della terra, perché Geova ha in atto una controversia con le nazioni. Giudicherà personalmente tutti gli esseri umani. Passerà a fil di spada i malvagi’, dichiara Geova. Questo è ciò che Geova degli eserciti dice: ‘Ecco, una calamità si diffonderà da una nazione all’altra, e una grande tempesta si scatenerà dalle parti più remote della terra.” Inoltre, ancora al capitolo 30:23-24, Geremia dichiara: Ecco, il turbine di Geova si scatenerà in tutta la sua furia; una tempesta travolgente turbinerà sulla testa dei malvagi. L’ardente ira di Geova non si ritirerà finché egli non abbia attuato e realizzato le intenzioni del suo cuore. Nella parte finale dei giorni lo capirete.”

Dunque Giona raffigura l’umanità dei nostri giorni, il tempo in cui Geova si leva per la battaglia, per dare la retribuzione a ciascuno. L’essere ingoiato da un grosso pesce ed essere poi vomitato sull’asciutto collega la sua situazione a quella del parto della donna di Apocalisse al capitolo 12:1-6. E cosa rappresenta il pesce? Questo non è che il Leviatano, altrimenti riferito come Gog di Magog.

La conversione di Ninive e la salvezza del rimanente.

Il pesce che vomita il profeta all’asciutto corrisponde al momento di Rivelazione in cui “un gran segno fu visto nel cielo, una donna vestita del sole, e la luna era sotto i suoi piedi, e sulla sua testa c’era una corona di dodici stelle, ed era incinta. E grida nelle sue doglie e nel suo travaglio per partorire.

E fu visto un altro segno nel cielo, ed ecco, un gran dragone color fuoco, con sette teste e dieci corna e sulle sue teste sette diademi; e la sua coda trascina un terzo delle stelle del cielo, e le scagliò sulla terra. E il dragone si teneva davanti alla donna che stava per partorire, per divorarne il figlio quando l’avesse partorito. Ed essa partorì un figlio, un maschio, che deve pascere tutte le nazioni con una verga di ferro. E il figlio di lei fu rapito presso Dio e il suo trono. E la donna fuggì nel deserto, dove ha un luogo preparato da Dio, affinché vi sia nutrita per milleduecentosessanta giorni.

 Gli oltre 120.000 abitanti di Ninive, gente semplice che non conosce neppure la differenza tra la destra e la sinistra, prefigurano gli ultimi della parabola del Cristo, gli operai assoldati per lavorare nella vigna di Matteo, cap 20, oppure il popolo umile e misero che viene lasciato rimanere nelle campagne di Gerusalemme dopo la distruzione della città nel 587 a.C. Im Matteo 12 da 38 a 42 si legge: “Allora alcuni scribi e farisei gli replicarono, dicendo: “Maestro, desideriamo vedere da te un segno”. Rispondendo, egli disse loro: “Una generazione malvagia e adultera va in cerca di un segno, ma non le sarà dato nessun segno eccetto il segno del profeta Giona. Poiché come Giona fu nel ventre del grosso pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo sarà nel cuore della terra tre giorni e tre notti. Gli uomini di Ninive sorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno; perché essi si pentirono alla predicazione di Giona, ma, ecco, qui c’è più di Giona. La regina del meridione sarà destata nel giudizio con questa generazione e la condannerà; perché essa venne dai confini della terra per udire la sapienza di Salomone, ma, ecco, qui c’è più di Salomone.” Chi sono i niniviti che giudicheranno la generazione dei contemporanei di Gesù? Saranno quelli del rimanente o grande folla che, come coeredi del Cristo, regneranno governando sui risuscitati. Viceversa la regina di Saba rappresenterebbe i 144.000 che vissero durante il ministero terreno del Cristo. Il re dei niniviti prefigura il loro ruolo regale.

Giona è Babilonia

Giona, nel racconto biblico, raffigura Babilonia, un’organizzazione renitente ai comandi di Geova, uno che perfino si dispiace di vedere il pentimento dei niniviti, dato che avrebbe preferito vederli tutti morti piuttosto di riconoscere loro il benché minimo merito, la benché minima possibilità di salvezza. Il suo simbolo, suo e di Babilonia, è pertanto la zucca da fiaschi, una creazione effimera che in un giorno cresce e si sviluppa mentre il giorno dopo un verme lo divora. Il verme rappresenta la Geenna e simboleggia la distruzione eterna che incombe sul mondo di Babilonia. (Mr 9.43-44)

Ninive, contrariamente a tutte le aspettative, dopo che Giona è uscito dalla città, si converte a motivo della sua predicazione. In realtà, nei tempi moderni, dopo i quarant’anni (cioè dal1975 al 2015) trascorsi simbolicamente nel deserto da parte della generazione malvagia di Matteo 24:34, vengono alla ribalta i due testimoni di Apocalisse e nel corso dei sette anni successivi si assiste alla nascita della nazione approvata. Infatti Daniele ci assicura di questo, del fatto che il popolo verrà portato a una condizione giusta. (Dan 8:14) Entro giugno del prossimo anno, 2022, questo fatto sarà ormai realtà.

Il mostro marino

Ninive è l’Assiria, e raffigura la salvezza che alcuni avrebbero trovato dall’Egitto trasferendosi in Assiria e viceversa. La salvezza di alcuni scampati. (Isa 19:23)

Similmente Ezechiele descrive l’Egitto come un paese disabitato per quarant’anni, un paese privato dell’uomo terreno e dell’animale domestico, un paese dato in pasto alle bestie selvagge della terra. “Non vi passerà il piede dell’uomo terreno, né vi passerà il piede dell’animale domestico, e non sarà abitato per quarant’anni. E certamente farò del paese d’Egitto una distesa desolata in mezzo a paesi desolati; e le sue proprie città diverranno una distesa desolata in mezzo a città devastate per quarant’anni; e certamente spargerò gli egiziani fra le nazioni e li disperderò fra i paesi”. “‘Poiché il Sovrano Signore Geova ha detto questo: “Alla fine di quarant’anni radunerò gli egiziani dai popoli fra i quali saranno stati dispersi.” Solo a questo punto si verifica il parto e i rimanenti d’Israele cominciano a uscire allo scoperto.

L’Egitto assomiglia al grande pesce di Giona. Si tratta di un grande mostro marino a cui Dio mette gli uncini alle mascelle e lo abbandona nel deserto, proprio come accade a Gog di Magog, contro cui Geova stesso inveisce per bocca di Ezechiele. La condizione dell’Egitto durante i 40 anni della sua desolazione corrisponde alla situazione dei niniviti durante i 40 giorni della predicazione di Giona. Apparentemente non sembra accadere nulla. Eppure nei giorni successivi qualcosa a un certo punto comincia ad accadere. Tutta la città si pente in sacco e cenere. Ninive corrisponde a una delle simboliche cinque città di Isaia 19:18 dove si legge: “Quel giorno ci saranno cinque città nel paese d’Egitto che parleranno la lingua di Cànaan e giureranno lealtà a Geova degli eserciti. Una d’esse si chiamerà Città della Distruzione”.


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