Sentinella, che ne è della notte?

La sentinella nei tempi antichi si trovava in una posizione da cui si vedeva un pericolo che gli altri non riuscivano a scorgere, ed era tenuta a dare un avvertimento. Dio aveva incaricato i profeti come Ezechiele per essere una sentinella per il popolo di Israele. Il suo compito era quindi quello di avvertire dell’imminente pericolo: quale?

Un grave momento storico

Il profeta viveva in tempi tenebrosi. Nello spazio di meno di vent’anni un buon numero di Israeliti, in tre diversi momenti, erano stati deportati a Babilonia. Ezechiele stesso si trovava lontano da Gerusalemme, nei pressi di Babilonia, sulle rive del Chebar. Ora però si prospettava una situazione di gran lunga peggiore: perfino Gerusalemme e il suo tempio sarebbero state ridotte a un cumulo di macerie. Dunque la sentinella, lui stesso, Ezechiele, non era lì per vigilare in senso generico, non aveva semplicemente l’incarico di dare un avvertimento di tipo astratto, per esempio quello di astenersi da un qualche discutibile atteggiamento morale, ma era lì per trasmettere la parola che usciva dalla bocca di Geova in relazione alla gravità del momento storico in cui si viveva, nel momento in cui stava per venire “la spada”.

Ezechiele 33:8 legge: Ora riguardo alla sentinella, nel caso che veda venire la spada e in effetti non suoni il corno e il popolo stesso non abbia nessun avvertimento e la spada venga e porti via da loro l’anima, essa stessa dev’essere portata via per il suo proprio errore, ma ne richiederò il sangue dalla mano della stessa sentinella’. Il tema della sentinella ricorre pure in altri passi biblici. Isaia 52:8 legge: “Ascolta! Le tue proprie sentinelle hanno alzato la voce. All’unisono continuano a gridare di gioia; poiché vedranno faccia a faccia quando Geova ricondurrà Sion.” Questo significa che il messaggio della sentinella può fare piacere e rallegrare il cuore.

Tuttavia i momenti in cui la sentinella svolge il suo ruolo sono momenti di grande pericolo. Momenti in cui il popolo viene avvertito e viene data, a chi la cerca con atteggiamento umile, una possibilità di salvezza. Una risposta sarà data solo se torniamo a Dio con le giuste motivazioni e le opportune domande.

Tre oracoli dal profeta Isaia

Anche il capitolo 21 di Isaia contiene vari oracoli imperniati sul tema:

1) L’oracolo del deserto del mare (21:1-10) che annuncia la caduta di Babilonia.

2) L’oracolo per Duma e per la sentinella. (21:11-12) Duma sarebbe anagramma per Edom al cui abitante la sentinella, una volta interrogata, risponde: “Domandate pure. Tornate.”

3) L’oracolo per l’Arabia e i mercanti viaggiatori di Dedan. (21:13-17) Costoro si dovranno ritirare di notte in giacigli di fortuna tra i cespugli della foresta. Ci saranno fuggiaschi che dovranno essere sostenuti con acqua e pane. Essi fuggono di fronte alla guerra che “entro un anno devasterà i figli di Chedar”.

Riporto di seguito il capitolo 21 di Isaia, scomponendolo nelle sue tre parti essenziali.

Il capitolo 21

1) La dichiarazione solenne contro il deserto del mare. Arriva come le tempeste che flagellano il sud, dal deserto, da una terra spaventosa. Mi è stata mostrata una visione tetra: “Lo sleale agisce slealmente e il distruttore distrugge. Sali, o Èlam! Poni l’assedio, o Media! Farò cessare ogni lamento che lei ha causato”. Per questo sono in preda all’angoscia. Sono preso da spasmi come una donna in travaglio. Sono troppo sconvolto per poter udire, troppo turbato per poter vedere. Il cuore mi batte forte; rabbrividisco di terrore. Il crepuscolo che tanto desideravo mi fa tremare. Apparecchiate la tavola e disponete i posti! Mangiate e bevete! Alzatevi, capi, e ungete lo scudo. Geova infatti mi ha detto questo: “Va’, metti una sentinella che riferisca ciò che vede”.

E questa ha visto un carro da guerra tirato da una coppia di cavalli, un carro da guerra tirato da asini, un carro da guerra tirato da cammelli. Osservava con attenzione, con grande attenzione. Quindi ha gridato come un leone: “Sulla torre di guardia, o Geova, io sto tutto il giorno, e al mio posto di guardia rimango ogni notte. Ecco, vedo arrivare uomini su un carro da guerra tirato da una coppia di cavalli!” Poi ha esclamato: “È caduta! Babilonia è caduta! Tutte le immagini scolpite dei suoi dèi sono a terra in frantumi!” Popolo mio che sei stato trebbiato, prodotto della mia aia, ti ho riferito ciò che ho udito da Geova degli eserciti, l’Iddio d’Israele.

La pianura desertica

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2) Dichiarazione solenne contro Duma. ‘Qualcuno mi grida da Sèir: “Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?” La sentinella dice: “Viene il mattino, e anche la notte. Se volete domandare, domandate pure. Tornate!”’

3) Dichiarazione solenne contro la pianura desertica. Nella foresta della pianura desertica passerete la notte, o carovane di Dèdan. Andate incontro all’assetato con dell’acqua, o abitanti del paese di Tema, e portate del pane al fuggiasco, perché sono fuggiti di fronte alle spade, alla spada sguainata, all’arco teso e alla crudeltà della guerra. Geova infatti mi ha detto questo: “Entro un anno, contato come gli anni del lavoratore salariato, tutta la gloria di Chedàr svanirà. (Deserto d’Arabia, Babilonia) E gli arcieri superstiti tra i guerrieri di Chedàr saranno pochi, perché Geova, l’Iddio d’Israele, ha parlato”.

La caduta di Babilonia e un piccolo rimanente di arcieri

Le tre dichiarazioni concernono una sentinella che annuncia la caduta di Babilonia/Edom su un modello che sarà in seguito ripreso in Rivelazione 14:8 e 18:2. Babilonia era un paese piatto e molto ben adacquato. Ecco che viene descritta come il deserto del mare. Il luogo era spiritualmente un deserto come risulta anche in Rivelazione 12:6,14 dove la città è raffigurata come una donna che sta partorendo.  Non a caso il profeta dichiara: “Sono preso da spasmi come una donna in travaglio. Sono troppo sconvolto per poter udire, troppo turbato per poter vedere. Il cuore mi batte forte; rabbrividisco di terrore.” (v. 3-4)

La notizia della caduta di Babilonia per i prigionieri oppressi sarebbe stata una fantastica notizia mentre per gli oppressori una tremenda. Qui si preannuncia la distruzione di Babilonia da parte di Ciro in una notte in cui i grandi dignitari della città si sarebbero dati ai bagordi: “Apparecchiate la tavola e disponete i posti! Mangiate e bevete! Alzatevi, capi, e ungete lo scudo.” (v.5) Questo versetto appare di una precisione impressionante. Infatti Isaia profetizzava avvenimenti che si sarebbero adempiuti circa 200 anni dopo.

Ciro piombò su Babilonia di sorpresa, nel bel mezzo dei festeggiamenti, mentre tutti erano a tavola in allegria. Ma a quel punto gli uomini avrebbero dovuto alzarsi alla veloce e prepararsi alla battaglia. Gli scudi purtroppo non erano pronti e andavano ingrassati dovutamente per fare in modo che le spade del nemico scivolassero via senza colpo ferire.

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La sentinella e la caduta della città

 Il profeta, nelle vesti di una sentinella, osservava dei carri da guerra trainati da una coppia di cavalli, da asini e da cammelli. Qui non dobbiamo pensare a dei singoli carri che giungono alla spicciolata ma come una cavalleria in rapida progressione. Un potente esercito si avvicina in assetto di guerra e la fine della città si preannuncia come inevitabile.

Anche l’asino e il cammello dovevano essere un simbolo guerresco di medi e persiani. Gli idoli di Babilonia sarebbero caduti senza dare a nessuno la minima protezione. I veri adoratori sono il grano sull’aia di Geova. Gli ipocriti sono la pula e la paglia, prodotti di scarto. Il grano dell’aia di Geova deve aspettarsi di essere trebbiato da afflizioni e persecuzione da parte dei nemici. Isaia esprime questo concetto dicendo: “Popolo mio che sei stato trebbiato, prodotto della mia aia, ti ho riferito ciò che ho udito da Geova degli eserciti, l’Iddio d’Israele.” Solo un selezionato rimanente sarebbe sopravvissuto.

Anche gli arcieri superstiti tra i guerrieri di Chedar, il deserto d’Arabia, sarebbero stati pochi. (v. 17) Ci sarebbero stati fuggiaschi nel paese, in cerca di scampo dalla spada incombente. In loro favore si sarebbe dovuto portare soccorso con acqua e con pane. Il nome Chedar è qui un nome collettivo che sta a indicare le tribù arabe del deserto. Gli arabi vivevano in tende e allevavano bestiame. Essi sarebbero stati facile preda per un qualsiasi esercito. Avrebbero conosciuto mancanza di cibo e d’acqua. I superstiti sarebbero rimasti pochi.

Il tempo dell’adempimento

Il tempo dell’adempimento della profezia viene perfino indicato: “Entro un anno, contato come gli anni del lavoratore salariato, tutta la gloria di Chedàr svanirà.” (v.16) I commentatori notano che non è di solito consuetudine dei profeti essere così precisi. Ma Isaia parla fuori di metafora e definisce l’esatto tempo dell’adempimento della profezia. Cosa intendeva indicare?

Era il tempo che spesso le Scritture indicano come l’anno della retribuzione per Sion (Isa 34:8), l’anno di buona volontà (Isa 61:2), l’anno dei miei ricomprati (Isa 63:4), cioè l’anno in cui stiamo per introdurci da questo ottobre 2021, il settimo anno dell’Apocalisse, l’anno della retribuzione su Babilonia. Si tratta dell’anno in cui gli abitanti di tutta la terra riporteranno serie conseguenze dall’opera di vaccinazione generale condotta mondialmente, e in Italia a partire dal 27 dicembre 2020.

E il sesto angelo suonò la sua tromba. E udii una voce dai corni dell’altare d’oro che è dinanzi a Dio dire al sesto angelo, che aveva la tromba: “Sciogli i quattro angeli che sono legati presso il gran fiume Eufrate”. E furono sciolti i quattro angeli, che sono stati preparati per l’ora e il giorno e il mese e l’anno, per uccidere un terzo degli uomini.

E il numero degli eserciti di cavalleria era di due miriadi di miriadi: ne udii il numero. Ed ecco come vidi i cavalli nella visione e quelli che vi sedevano sopra: avevano corazze rosse come fuoco, e blu come giacinto, e gialle come zolfo; e le teste dei cavalli erano come teste di leoni, e dalla loro bocca usciva fuoco e fumo e zolfo. Mediante queste tre piaghe fu ucciso un terzo degli uomini, dal fuoco e dal fumo e dallo zolfo che usciva dalla loro bocca. Poiché l’autorità dei cavalli è nella loro bocca e nelle loro code; poiché le loro code sono simili a serpenti e hanno teste, e con queste danneggiano. (Rivelazione 9:13-19)

La visione delle locuste

Si tratta della visione delle locuste, il guaio del quinto anno che procede verso il sesto e che raggiunge il suo climax con l’inizio del settimo anno e si conclude con la distruzione totale di Babilonia e dei suoi sostenitori. Isaia 52:8-12 si esprime con esultanza dicendo:

Ascolta! Le tue proprie sentinelle hanno alzato la voce. All’unisono continuano a gridare di gioia; poiché vedranno faccia a faccia quando Geova ricondurrà Sion. Rallegratevi, gridate all’unisono gioiosamente, luoghi devastati di Gerusalemme, poiché Geova ha confortato il suo popolo; ha ricomprato Gerusalemme. Geova ha denudato il suo santo braccio davanti agli occhi di tutte le nazioni; e tutte le estremità della terra devono vedere la salvezza del nostro Dio. Allontanatevi, allontanatevi, uscite di là, non toccate nulla d’impuro; uscite di mezzo ad essa, mantenetevi puri, voi che portate gli utensili di Geova. Poiché uscirete senza panico, e non ve ne andrete in fuga. Poiché Geova andrà pure davanti a voi, e l’Iddio d’Israele sarà la vostra retroguardia. (Isaia 52:8-12)

Ecco che anche noi ci siamo preparati ad affrontare questo anno lungamente atteso e non usciremo con panico. Non andremo in fuga. È Geova che va davanti a noi ed è la nostra retroguardia, come nel deserto, quando traeva Israele fuori d’Egitto. Cerchiamo di essere tra questi benedetti! Facciamo del nostro meglio!

Il grande giorno si affretta

“Il grande giorno di Geova è vicino. È vicino, e si affretta moltissimo. Il suono del giorno di Geova è amaro. Là un uomo potente emette un grido. Quel giorno è un giorno di furore, un giorno di strettezza e di angoscia, un giorno di bufera e di desolazione, un giorno di tenebre e di caligine, un giorno di nuvole e di fitta oscurità, un giorno di corno e di segnale d’allarme contro le città fortificate e contro le alte torri d’angolo.

E certamente causerò angustia al genere umano, e di sicuro cammineranno come uomini ciechi; perché hanno peccato contro Geova. E il loro sangue sarà in effetti versato come la polvere, e le loro viscere come lo sterco. Né il loro argento né il loro oro li potrà salvare nel giorno del furore di Geova; ma dal fuoco del suo zelo sarà divorata l’intera terra, perché egli farà uno sterminio realmente terribile di tutti gli abitanti della terra”. (Sof 1:14-18)

E voi avrete un canto

Tuttavia, per noi che veramente speriamo in Geova, le cose saranno diverse. Isaia scrive parole confortanti: “Poiché il Sovrano Signore Geova, il Santo d’Israele, ha detto questo: “Tornando e riposando sarete salvati. La vostra potenza sarà semplicemente nello stare indisturbati e nella fiducia”; “E perciò Geova si terrà in aspettazione per mostrarvi favore, e perciò sorgerà per mostrarvi misericordia. Poiché Geova è un Dio di giudizio. Felici sono tutti quelli che si tengono in aspettazione di lui.”  (Isa 30:15;18)

“Ed egli certamente darà la pioggia per il tuo seme con cui semini il terreno, e come prodotto del terreno pane, che dovrà divenire grasso e oliato. Il tuo bestiame pascolerà quel giorno in un ampio prato. E i bovini e gli asini adulti che lavorano il suolo mangeranno biada insaporita con acetosella, ventilata con la pala per ventilare e con la forca. E su ogni alto monte e su ogni colle elevato dovranno esserci ruscelli, fossati d’acqua, nel giorno della grande strage quando le torri cadranno. E la luce della luna piena deve divenire come la luce del [sole] splendente; e la medesima luce del [sole] splendente diverrà sette volte tanto, come la luce di sette giorni, nel giorno che Geova fascerà la frattura del suo popolo e sanerà anche la grave ferita derivante dalla sua percossa.” (Isa 30:23-26)

“Voi avrete un canto come quello nella notte in cui uno si santifica per una festa, e allegrezza di cuore come quella di uno che cammina con un flauto per venire sul monte di Geova, alla Roccia d’Israele.” (Isa 30:29)

Ricordiamoci di queste promesse, facciamole riecheggiare forti nella mente e nel cuore tutti noi che ci stiamo preparando per il grande giorno, l’anno di retribuzione che sovrasta i malvagi del mondo. Sono parole indirizzate a noi!


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