La festa delle capanne

La festa delle capanne o dei tabernacoli era la settima ed ultima festa che gli Israeliti dovevano osservare. Si giungeva al termine dell’anno agricolo durante il settimo mese, Etanim, nome dalla probabile etimologia legata all’elemento d’acqua, cioè ai rivi durevoli e perenni. Al 10 di questo mese, Etanim detto anche Tishri, tra metà settembre e metà del nostro ottobre, ricorreva la festa di Espiazione quando il sommo sacerdote entrava nel santissimo sostando di fronte all’arca del patto. Cinque giorni dopo iniziava la gioiosa ricorrenza delle capanne.

Ogni maschio si doveva recare a Gerusalemme dove le famiglie avrebbero vissuto in capanne. Parlando della festa che iniziava il 15° giorno di questo mese (cioè nella prima parte di ottobre), lo storico Giuseppe Flavio scrive: “Il 15 di questo stesso mese, quando la stagione invernale è ormai a una svolta, Mosè comanda a ogni famiglia di erigersi delle tende, per timore del freddo e per proteggersi dal tempo inclemente”. — Antichità giudaiche, III, 244 (x, 4).

Ti devi rallegrare

A questo proposito il comando espresso da Mosè in Deuteronomio 16:13-16 esponeva quanto segue: “Devi celebrarti la festa delle capanne per sette giorni quando fai la raccolta dalla tua aia e dal tuo strettoio dell’olio e del vino. E durante la tua festa ti devi rallegrare, tu e tuo figlio e tua figlia e il tuo schiavo e la tua schiava e il levita e il residente forestiero e l’orfano di padre e la vedova, che sono dentro le tue porte. Per sette giorni celebrerai la festa a Geova tuo Dio nel luogo che Geova sceglierà, perché Geova tuo Dio ti benedirà in tutto il tuo prodotto e in ogni opera della tua mano, e non devi essere che gioioso.

“Tre volte l’anno ogni tuo maschio deve presentarsi dinanzi a Geova tuo Dio nel luogo che sceglierà: nella festa dei pani non fermentati e nella festa delle settimane e nella festa delle capanne, e nessuno deve presentarsi dinanzi a Geova a mani vuote.” A marcare l’importanza di questo periodo festivo, nella Bibbia diversi avvenimenti importanti accaddero al tempo della festa dei tabernacoli nel mese di etanim.

Inizio dell’anno agricolo

Anche se, dopo l’esodo dall’Egitto, abib, cioè nisan, diventò il primo mese dell’anno, secondo il calendario sacro ebraico, etanim continuò a essere il primo mese dell’anno secolare o agricolo. Con questo mese quasi tutto il raccolto era stato portato a termine, a conclusione dell’anno agricolo. Le prime piogge che cominciavano a cadere ammorbidivano il terreno per l’aratura che si sarebbe dovuta compiere poi e che avrebbe segnato l’inizio di nuove attività agricole.

Secondo le parole di Geova il mese di etanim segnava una svolta nel corso dell’anno: infatti egli disse che la festa della raccolta doveva tenersi “all’uscita dell’anno” e “al volgere dell’anno”. Esodo 23:16 legge: “Inoltre osserverai la Festa della Mietitura dei primi frutti delle tue fatiche, di ciò che hai seminato nei campi, e la Festa della Raccolta alla fine dell’anno, quando avrai raccolto nei campi il frutto delle tue fatiche.”

Il Giubileo

In merito a questa festa dei Tabernacoli non dovremmo dimenticare un fatto significativo, e cioè che era nel mese di Etanim, il giorno di Espiazione, che ogni 49 anni iniziava l’anno del giubileo, un intero anno di festa, di riposo e liberazione con il recupero di tutto ciò che una famiglia nel corso di cinque decenni aveva eventualmente perduto, libertà personale per chi fosse caduto in schiavitù, ricupero delle proprietà immobili, dei campi e dei pascoli della famiglia. Levitico 25:8:12 legge: “‘Conterai 7 anni sabbatici, 7 volte 7 anni, e i giorni dei 7 anni sabbatici ammonteranno a 49 anni. Nel 7o mese, il 10 del mese, farai suonare forte il corno; il Giorno dell’Espiazione dovrete far risuonare il corno in tutto il vostro paese.

Dovrete dichiarare santo il 50o anno e proclamare la libertà nel paese per tutti i suoi abitanti. Diventerà per voi un Giubileo: ognuno di voi tornerà alla sua proprietà, e ognuno di voi tornerà dalla sua famiglia. Quel 50o anno diventerà per voi un Giubileo. Non seminerete né mieterete ciò che sarà cresciuto spontaneamente dopo l’ultima mietitura né vendemmierete l’uva delle viti non potate. È infatti un Giubileo. Sarà per voi qualcosa di santo. Potrete mangiare solo ciò che la terra produce spontaneamente.”

Il giubileo e il suo significato simbolico

Per comprendere a fondo il significato della festa delle capanne può essere innanzitutto necessario cogliere il valore simbolico del Giubileo in quanto disposizione legata al ministero del Cristo e ai provvedimenti impliciti nell’istituzione del regno di Dio.

Nei vangeli ci sono molte allusioni alla ricorrenza del Giubileo che fa da sfondo alla festa delle capanne. Gesù Cristo disse che era venuto per “predicare la liberazione ai prigionieri”. Poi, a proposito della liberazione dalla schiavitù del peccato, disse: “Se perciò il Figlio vi rende liberi, sarete realmente liberi”. Durante il Regno millenario di Cristo anche altri ‘saranno resi liberi dalla schiavitù della corruzione’ e, dopo aver dato dimostrazione di lealtà a Geova nella prova, avranno “la gloriosa libertà dei figli di Dio”. (Rom 8:21) Ci sono validi motivi per ritenere che anche la nascita di Gesù, come pure il suo battesimo e la sua unzione, siano avvenuti in questo mese.

Un mese festivo

Nel mese di etanim si tenevano diverse feste. Il primo giorno era “un giorno di squillo di tromba”. Il 10 etanim si celebrava l’annuale giorno di espiazione. Dal 15 al 21 si teneva la festa delle capanne, o della raccolta, seguita il 22 da una solenne assemblea. Pertanto il mese di etanim era quasi per metà costituito da periodi festivi.

Avvenimenti accaduti nel mese di etanim

Dal momento che la Bibbia, fin dal primo libro, contiene informazioni cronologiche e che la prima menzione di anni di vita riguarda la vita di Adamo, l’antico uso del mese chiamato etanim come primo mese dell’anno darebbe motivo di pensare che la vita di Adamo abbia avuto inizio in quel mese. Il primo giorno del primo mese, in seguito chiamato etanim, Noè, che aveva già trascorso più di dieci mesi dentro l’arca, tolse la copertura dell’arca e vide che le acque del Diluvio si erano ritirate dal suolo.

Più di 1.300 anni dopo, nel mese di etanim, Salomone inaugurò il tempio completato a Gerusalemme. Dopo la distruzione di Gerusalemme nel 607 a.E.V., l’assassinio del governatore Ghedalia e la successiva fuga in Egitto degli israeliti superstiti nel mese di etanim segnarono la completa desolazione di Giuda. Settant’anni dopo, in quello stesso mese, gli israeliti reduci dall’esilio avevano fatto ritorno da Babilonia per iniziare la ricostruzione del tempio di Gerusalemme. Similmente anche Babilonia era caduta nel mese di Etanim, il 5 ottobre del 539.

La gioia di Geova è la vostra fortezza

Nel libro di Neemia c’è una bella descrizione della gioia che doveva pervadere la festa. Lì si legge: “E Neemìa, che a quel tempo era il governatore, Esdra, sacerdote e copista, e i leviti che istruivano il popolo dissero a tutto il popolo: “Questo giorno è consacrato a Geova vostro Dio. Non fate lutto e non piangete”. Tutto il popolo, infatti, piangeva mentre sentiva le parole della Legge.

Egli disse loro: “Andate, mangiate cibi scelti e bevete cose dolci, e mandate porzioni di cibo a chi non ha niente di preparato, perché questo giorno è consacrato al nostro Signore; non siate tristi, perché la gioia di Geova è la vostra fortezza”. E i leviti calmavano tutto il popolo dicendo: “Fate silenzio, perché questo giorno è santo, e non siate tristi”. Tutto il popolo se ne andò dunque a mangiare, a bere, a mandare porzioni di cibo e a rallegrarsi molto, perché aveva capito le parole che gli erano state dichiarate.

Il secondo giorno i capi delle case paterne di tutto il popolo, i sacerdoti e i leviti si radunarono intorno a Esdra il copista per capire meglio le parole della Legge. Nella Legge data da Geova per mezzo di Mosè, trovarono scritto che gli israeliti avrebbero dovuto dimorare in capanne durante la festa del settimo mese, e che in tutte le loro città e in tutta Gerusalemme avrebbero dovuto far proclamare e annunciare questo: “Andate nella regione montuosa e tornate con rami frondosi di olivo, pino, mirto e palma, e con rami frondosi di altri alberi per fare capanne, proprio com’è scritto”.
Allora il popolo andò e tornò con i rami per farsi capanne, ciascuno sul proprio tetto, nei propri cortili, nei cortili della casa del vero Dio, nella piazza della Porta delle Acque o nella piazza della Porta di Èfraim.

Due periodi di sette anni ciascuno

Così tutta la congregazione di quelli che erano tornati dalla schiavitù fece capanne e andò a dimorarvi. Era dai giorni di Giosuè, figlio di Nun, che gli israeliti non facevano una cosa simile; e ci fu grandissima gioia. Ogni giorno, dal primo giorno fino all’ultimo, si leggeva dal libro della Legge del vero Dio. E tennero la festa per sette giorni, e l’ottavo giorno ci fu un’assemblea solenne, com’era prescritto. Neemia 8:9-18

Gli studiosi sono concordi nel dire che la festa dei tabernacoli prefigurava i sette anni durante i quali 1) Gesù svolse il suo ministero di 3 anni e mezzo a partire dal suo battesimo per finire con la sua morte e risurrezione, 2) gli apostoli predicarono per 3 anni e mezzo agli ebrei per poi rivolgersi, dopo la conversione di Cornelio, alle persone delle nazioni.
Al tempo di Cristo la festa dei tabernacoli era conosciuta come semplicemente “la festa” le cui celebrazioni alludevano ad un conclusivo tempo storico di salvezza. Questo era particolarmente evidente durante le cerimonie della libazione dell’acqua e dell’accensione della luce.

L’acqua della piscina di Siloam

In Giovanni 7:37,38 si legge: L’ultimo giorno della festa, il grande giorno, Gesù si alzò in piedi e disse a gran voce: “Se qualcuno ha sete, venga da me e beva. Se qualcuno ripone fede in me, ‘torrenti d’acqua viva sgorgheranno dal suo cuore’, come dice il passo della Scrittura”.

Una consuetudine a cui forse si allude nelle Scritture Greche Cristiane, ma di cui non si parla nelle Scritture Ebraiche, era quella di attingere acqua dalla Piscina di Siloam e versarla insieme al vino sull’altare al momento del sacrificio del mattino. Quasi tutti gli studiosi convengono che questo avveniva per sette giorni della festa, ma non l’ottavo. Il sacerdote andava alla Piscina di Siloam con una brocca d’oro (tranne il primo giorno della festa, un sabato, quando l’acqua veniva attinta da un recipiente d’oro nel tempio, in cui era stata portata da Siloam il giorno prima). Egli si regolava in modo da essere di ritorno da Siloam con l’acqua nel momento stesso in cui i sacerdoti nel tempio si accingevano a disporre i pezzi del sacrificio sull’altare.

se qualcuno ha sete…

Quando l’incaricato entrava nel cortile dei sacerdoti dalla Porta dell’Acqua veniva annunciato dai sacerdoti con tre squilli di tromba. L’acqua veniva quindi versata in un bacino da cui scendeva ai piedi dell’altare, e contemporaneamente anche il vino veniva versato in un bacino. Strumenti musicali accompagnavano nel tempio il canto dell’Hallel, mentre gli adoratori agitavano rami di palma verso l’altare. Questa cerimonia voleva ricordare ai gioiosi partecipanti le parole profetiche di Isaia: “Con esultanza di sicuro attingerete acqua alle sorgenti della salvezza”. Un’altra cerimonia simile si ripeteva ciascuno dei sette giorni della festa: i sacerdoti in processione facevano un giro intorno all’altare, cantando: “Ah, ora, Geova, salva, ti prego! Ah, ora, Geova, concedi successo, ti prego!” Il settimo giorno i sacerdoti ripetevano il giro sette volte.

Fu al culmine di questa cerimonia, l’ultimo giorno della festa, che Gesù si alzò e gridò a voce alta: “Se qualcuno ha sete, venga da me e beva. Se qualcuno ripone fede in me, ‘torrenti d’acqua viva sgorgheranno dal suo cuore’, come dice il passo della Scrittura”. A quel punto molti di quelli che stavano nel tempio cominciarono a interrogarsi circa l’identità di quell’uomo: “Alcuni tra la folla che udirono queste parole cominciarono a dire: “Lui è davvero il Profeta!” Altri dicevano: “È il Cristo”. Qualcuno però diceva: “Il Cristo non viene dalla Galilea. Il passo della Scrittura non dice forse che il Cristo viene dalla discendenza di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?” Perciò ci fu dissenso tra la folla riguardo a lui. Alcuni di loro, inoltre, volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. (Giovanni 7:38-44)

Secondo fonti rabbiniche, c’era un altro aspetto insolito della festa che, come quello dell’acqua attinta da Siloam, era in uso all’epoca del ministero terreno di Gesù. Questa cerimonia iniziava al termine del 15 tishri, primo giorno della festa, in effetti all’inizio del 16 tishri, secondo giorno della festa, e si ripeteva per le cinque sere successive. I preparativi si facevano nel cortile delle donne. Venivano eretti quattro grandi candelabri d’oro alti 75 piedi, ciascuno con quattro coppe d’oro.

La luce di quattro grandi candelabri d’oro

Quattro giovani di discendenza sacerdotale salivano su una scala a pioli con grandi brocche d’olio, per riempire le 16 coppe. I vestiti vecchi dei sacerdoti venivano usati come stoppini. Scrittori ebrei dicono che queste lampade facevano una luce così forte che si poteva vedere da notevole distanza e illuminava i cortili delle case di Gerusalemme. Degli uomini, fra cui alcuni anziani, danzavano con torce accese in mano e cantavano cantici di lode, accompagnati da strumenti musicali.

Questa cerimonia serviva a ricordare la promessa di Dio di mandare una luce per la salvezza d’Israele, per la liberazione dalla schiavitù e il recupero della gioia. È in un simile contesto che si colloca la dichiarazione di Gesù: “Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non camminerà affatto nelle tenebre ma avrà la luce della vita.” (Gv 8:12)
Gesù scelse questa cerimonia per dichiarare ciò che il popolo già sapeva, che la promessa di luce era intrinsecamente legata alla promessa messianica. La luce delle quattro menorah illuminava solo temporaneamente Gerusalemme ma lui era la perpetua luce del mondo. Egli era la luce di Dio, la stessa luce che li aveva guidati per 40 anni nel deserto e al Sinai.

La festa additava ai nostri sette tempi finali e al ritorno di Cristo

capanne

La festa dei tabernacoli era anche una festa profetica volta ad indicare un’epoca futura.
Parlando dei tempi della fine Zaccaria scriveva: “Chiunque rimarrà di tutte le nazioni che combattono contro Gerusalemme salirà di anno in anno a inchinarsi al Re, Geova degli eserciti, e a celebrare la Festa delle Capanne. Ma se tra le famiglie della terra alcuni non saliranno a Gerusalemme per inchinarsi al Re, Geova degli eserciti, su di loro non cadrà la pioggia. E se la famiglia d’Egitto non salirà e non verrà, non avrà la pioggia. Su di lei si abbatterà invece il flagello con il quale Geova flagellerà le nazioni che non saliranno a celebrare la Festa delle Capanne. Questa sarà la punizione per il peccato dell’Egitto e per il peccato di tutte le nazioni che non saliranno a celebrare la Festa delle Capanne. (Zac 14:16-19)

Questa profezia di Zaccaria ha relazione con i sette tempi di Apocalisse, un’antitipica festa delle capanne, che si protrae da ottobre 2015 a ottobre 2022. Ci sarebbe stato un grande flagello per chiunque si fosse rifiutato di celebrare la festa, cioè di accogliere il messaggio espresso dai due Testimoni. Il marchio imposto a tutti dalla bestia, favorevolmente accolto da quanti si schierano dalla sua parte, implica un giudizio di sfavore da parte di Dio. Chi combatte contro la Nuova Gerusalemme raggruppata intorno al Cristo e ai due testimoni di Rivelazione 11 altri non sono che Babilonia ed Egitto. Su di questi incombe un grave flagello. La festa è celebrata esclusivamente da chi è uscito ai monti di Pella dalla Gerusalemme apostata, da Babilonia e dall’Egitto.

I rami delle palme e la grande folla

In occasione della festa, i pellegrini dovevano procurarsi “rami frondosi di olivo, pino, mirto e palma, e rami frondosi di altri alberi” per fare le capanne. Anche la grande folla che esce dalla grande tribolazione tiene in mano rami di palme e ci rimanda all’idea della raccolta di un rimanente implicita nel senso della festa. Anche della tenda di Geova si dice in Rivelazione che nella nuova terra starà con il genere umano. (Riv 21)

Perfino del Cristo in Giovanni 1:14 si legge: “E la Parola è divenuta carne e ha risieduto fra noi”, dove la parola greca scelta da Giovanni in corrispondenza del verbo “risiedere” è ἐσκήνωσεν da σκηνόω che significa dimorare in tende, accamparsi, erigere la propria tenda. Il Cristo venne nella carne per dimorare temporaneamente con noi e sta per ritornare come re dei re e signore dei signori. Ecco dunque che la festa dei Tabernacoli addita alla venuta del Cristo come Re.

Così ci sarebbero stati due momenti di intensa raccolta, la prima durante la presenza del Cristo venuto nella carne, e la seconda al tempo della predicazione dei due Testimoni e della sua invisibile presenza dal 2015 al 2022. Nel primo caso furono radunati i 144.000 e nel secondo avviene il radunamento della grande folla.

schiavo fedele

La festa dell’ottavo giorno

L’ottavo giorno della festa era di nuovo un giorno di osservanza sabatica e prevedeva un santo congresso. In Numeri 29:35-38 si legge:
“‘L’ottavo giorno dovete tenere un’assemblea solenne. Non dovete svolgere nessun lavoro pesante. Presenterete come olocausto, offerta fatta mediante il fuoco, odore gradito a Geova, un toro, un montone e 7 agnelli di un anno ciascuno, tutti sani, con le rispettive offerte di cereali e libagioni per il toro, il montone e gli agnelli in base al loro numero, secondo la procedura stabilita, insieme a un capro come offerta per il peccato, oltre all’olocausto regolare con la sua offerta di cereali e la sua libagione.”

Mentre i sette giorni precedenti simboleggiavano il tempo del radunamento del rimanente durante le due fasi di raccolta, dei 144.000 durante la presenza di Gesù nella carne e della grande folla durante gli anni di predicazione dei due Testimoni di Apocalisse, l’ottavo giorno, celebrato il 22 Etanim, prefigurava il primo anno del millennio sotto il regno messianico, un tempo di gioia e di esultanza, quando per mezzo del sacrificio espiatorio del Cristo l’umanità sarebbe stata pienamente redenta.

Tutti noi che stiamo per entrare ormai a giorni nel settimo anno, un momento di osservanza sabatica, nelle stanze interne profetizzate in Isaia 26:20 lo accoglieremo come un tempo di completo adempimento delle promesse divine. Lo attendiamo con ansia.


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