Creano divisioni nel popolo di Dio

L’apostolo Paolo scrivendo ai Corinti ebbe a dire: “Vi esorto a non avere tra voi divisioni, ma ad essere perfettamente uniti nella stessa mente e nello stesso pensiero.”

La bestia del pensiero unico, senza divisioni

Leggendo una frase del genere noi che siamo usciti dalle religioni per poter ragionare più liberamente a proposito di Dio ci chiediamo che cosa volesse dire Paolo. Se infatti io devo assoggettare il mio pensiero a quello degli altri come posso essere sicuro di essere nel giusto? Il fatto che siano in tanti ad avere lo stesso pensiero non mi garantisce di essere nel giusto. La mia volontà deve essere quella di avvicinarmi alla verità con un processo che, per successivi tentativi, faccia tendere il mio pensiero verso quello di Dio.

Il comando di Paolo mi sembra cioè incompatibile con ciò che la Bibbia dice a proposito dei Bereani, che vengono lodati per la loro ricerca della verità: “essi ricevettero la parola con la massima premura di mente, esaminando attentamente le Scritture ogni giorno per vedere se queste cose stavano così. Perciò molti di loro divennero credenti…”(Atti 17:12).

I Bereani dunque controllavano le scritture e si rendevano conto che gli avvenimenti legati al Cristo e alla formazione della congregazione erano in accordo con le scritture. Per questo entravano nella congregazione. Una volta entrati, la loro mente nobile li ha spinti probabilmente a continuare in questa attività di controllo delle scritture. Tuttavia il comando ricevuto da Paolo era quello di essere perfettamente uniti nella mente e nello stesso pensiero. Questo aspetto della vita della congregazione evolve poi, come logica conseguenza, nel rispetto che il cristiano deve mostrare verso le autorità superiori: “Ogni anima sia sottoposta alle autorità superiori, poiché non c’è autorità se non da Dio; le autorità esistenti sono poste nelle loro rispettive posizioni da Dio” dice Romani 13:1.

Non si creino divisioni nella congregazione

La congregazione era guidata da Dio e Geova faceva in modo che le persone entrassero in essa per ricevere guida. Le religioni che derivarono poi dalla congregazione cristiana si allontanarono nel tempo dalla purezza del primo secolo. Cristo e i suoi apostoli ormai erano un solo ricordo. Il Cristianesimo, dopo l’ingresso dell’apostasia, si divise quindi prima in Cattolici ed Ortodossi, poi con la riforma, in Protestanti ed Anglicani e da li derivarono un nugolo di altre religioni e sette. Il comando continuava ad essere quello di non introdurre divisioni nella congregazione e di rimanere sottoposti alle autorità superiori.

La congregazione era sempre più chiaramente la Babilonia che si prostituisce con la bestia della politica. Babilonia, la religione, rappresentava cioè sempre meglio quelle autorità superiori che portano la spada descritte in Romani 13. Parlare troppo liberamente di argomenti religiosi divenne col tempo pericoloso. Avere una Bibbia poteva essere motivo per essere bruciati sul rogo e, in generale, valeva il principio “cuius regio eius religio”. Le persone dovevano cioè avere la religione del re. Non c’era libertà di pensiero religioso. Dal punto di vista dei cristiani valeva comunque il principio di rimanere sottoposti, perché il re e le autorità religiose erano poste da Dio. Qualche bereano rimaneva, qualche eretico, ma la loro fine era sul rogo se non si contenevano nelle loro considerazioni.

C’è da dire comunque che Dio non dava altre istruzioni. Non c’erano organizzazioni diverse, se non una gran Babilonia, formata da varie sfaccettate religioni apostate. Un bereano poteva solo essere diverso per moralità e principi. Poteva capire la necessità di tradurre e leggere la Bibbia, la necessità di stare lontani dalla condotta immorale del clero. Poteva azzardare la critica al sistema ma veniva comunque messo a tacere.

Uscire da Babilonia vuol dire creare divisioni?

Siccome l’unico comando di Dio era quello di rimanere sottoposti e di non creare divisione la storia è che non c’era alternativa. Il popolo di Dio era tutto in queste varie religioni. Ad un certo punto però succede qualcosa. Le istruzioni cambiano. Un giorno succede che diventa valido il comando di Rivelazione 18:4 “Uscite da essa (Babilonia) o popolo mio, se non volete partecipare con lei ai suoi peccati”.

Il segnale di via è la cosa disgustante nel luogo santo che determina la fine del sacrificio continuo. La cosa è stata piuttosto evidente con il lockdown del 2020. A quel punto i bereani si son messi tutti in allarme. Era chiaro che qualcosa stava succedendo. I bereani erano ad un livello di allerta elevato da tempo perché sapevano che qualcosa doveva succedere: le profezie erano chiare. I 6000 anni dalla creazione di Adamo erano passati e si sapeva quindi che il millennio messianico doveva iniziare.

Così i bereani si son messi a smanettare sulla Bibbia e su internet. In breve tempo hanno capito che la pandemia è una farsa e che il vaccino che stava per arrivare era da associarsi al marchio della bestia. Dio li stava di nuovo aiutando con una illuminazione che mancava loro ormai da 2000 anni. Dio li ha guidati per far loro capire la necessità di uscire dal pensiero unico della bestia babilonica. Quello che per Paolo era inammissibile, creare una spaccatura, diventava una necessità. Dovevano entrare nel rimanente, il nuovo popolo di Dio, quella grande folla di Apocalisse capitolo 7 che sarebbe stata salvata dalla grande tribolazione.

Chi sta fomentando divisioni?

E’ chiaro che delle divisioni dovevano esserci. Se una “grande folla” deve uscirsene dalla Babilonia del sistema mondiale è chiaro che ci deve essere una rottura, o un grande terremoto (Rivelazione 11:19). A questo punto verrebbe da chiedersi: chi è che sta causando la divisione? Chi sta uscendo oppure chi rimane dentro Babilonia? Nella Bibbia il comando divino è quello di uscire dalle organizzazioni politiche e religiose e in generale dal sistema. Chi sta causando la divisione è quindi chi non sta ascoltando questo comando perché non ha capito i tempi della venuta del Cristo.

Interessante è che il contesto di 1 Corinti 1:10 citato all’inizio di questo articolo menziona la stoltezza di questo mondo come causa di divisioni. Ci sarebbe stato cioè, secondo Paolo, chi avrebbe continuato a seguire la sapienza di questo mondo e avrebbe dato ascolto quindi alla carne piuttosto che allo spirito.

Divisioni causate dalla carne

Il passo riporta così: “Ora vi esorto, fratelli, per il nome del nostro Signore Gesù Cristo, a parlare tutti concordemente, e a non avere fra voi divisioni, ma ad essere perfettamente uniti nella stessa mente e nello stesso pensiero. Poiché mi è stato rivelato a vostro riguardo, fratelli miei, da quelli [della casa] di Cloe, che esistono fra voi dei dissensi. Ciò che voglio dire è questo, che ciascuno di voi dice: “Io appartengo a Paolo”, “ma io ad Apollo”, “ma io a Cefa”, “ma io a Cristo”. Il Cristo risulta diviso. Paolo non è stato messo al palo per voi, vero?

O foste battezzati nel nome di Paolo? Ringrazio di non aver battezzato nessuno di voi tranne Crispo e Gaio, affinché nessuno dica che voi foste battezzati nel mio nome. Sì, battezzai anche la casa di Stefana. In quanto al resto, non so se battezzai qualcun altro. Poiché Cristo non mi inviò a battezzare, ma a dichiarare la buona notizia, non con sapienza di parola, affinché il palo di tortura del Cristo non fosse reso inutile. Poiché la parola del palo di tortura è stoltezza per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. Poiché è scritto: “Farò perire la sapienza dei saggi, e spazzerò via l’intelligenza degli intellettuali”.

Il saggio è stolto per Dio

Dov’è il saggio? Dove lo scriba? Dove il contenditore di questo sistema di cose? Non ha Dio reso stolta la sapienza del mondo? Poiché siccome, nella sapienza di Dio, il mondo per mezzo della propria sapienza non ha conosciuto Dio, Dio ha ritenuto bene di salvare quelli che credono per mezzo della stoltezza di ciò che viene predicato. Poiché i giudei chiedono segni e i greci cercano sapienza; però noi predichiamo Cristo al palo, per i giudei causa d’inciampo ma per le nazioni stoltezza; comunque, per quelli che sono i chiamati, sia giudei che greci, Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché una cosa stolta di Dio è più saggia degli uomini, e una cosa debole di Dio è più forte degli uomini.

Poiché vedete la vostra chiamata, fratelli, che non furono chiamati molti saggi secondo la carne, non molti potenti, non molti di nobile nascita; ma Dio scelse le cose stolte del mondo, per svergognare i saggi; e Dio scelse le cose deboli del mondo, per svergognare le forti; e Dio scelse le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, le cose che non sono, per ridurre a nulla le cose che sono, affinché nessuna carne si vanti dinanzi a Dio. Ma è dovuto a lui che voi siate uniti a Cristo Gesù, il quale è divenuto per noi sapienza di Dio, e giustizia e santificazione e liberazione mediante riscatto; affinché sia come è scritto: “Chi si vanta, si vanti in Geova”. (1 Corinti 1:10-31).

Stolti per il sistema ma saggi per Dio

Oggi i saggi dicono che è necessario vaccinarsi per uscire dalla pandemia e, per quanto continuino nelle operazioni di vaccinazione, dalla pandemia non se ne esce dimostrando che la loro saggezza è solo al servizio di un piano diabolico di depopolazione mondiale. Coloro che decidono di vaccinarsi non hanno compreso che il Cristo è venuto. Sono persone guidate dalla loro carne e non sono spiritualmente sveglie. Essi considerano stolti o ignoranti coloro che non si vaccinano. Qui Dio ci dice che una cosa stolta di Dio è più saggia degli uomini.

Le religioni che hanno ingannato le persone e li hanno convinti a vaccinarsi hanno quindi causato una rottura insanabile tra queste persone e Dio. Una rottura all’interno del popolo di Dio che evidenzia il fatto che le religioni sono state abbandonate da Dio e non sono più in grado di seguirne i comandamenti perché Dio non le guida più.

Ora spetta a noi continuare invece a camminare nella direzione indicata dallo spirito. Ora lo spirito ci sta indicando che è tempo di essere pronti ad affrontare la grande tribolazione dell’ultimo anno dei sette tempi.


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