Nemici sguinzagliati come cani da preda

I nemici di Dio sono nello stesso tempo nemici del genere umano. Si oppongono all’adempimento del proposito di Dio e in particolare perseguitano i minimi fratelli del Cristo.

 In Italia l’odierna situazione di obbligo vaccinale imposto ad una serie di categorie di lavoratori (personale sanitario, personale scolastico e forze dell’ordine) e a un’ampia fascia d’età nella popolazione (quanti abbiano compiuto i cinquant’anni) non è semplicemente un problema sociale ma un vero e proprio assedio spirituale. Si tratta di un momento drammatico per tantissimi cristiani, un momento in cui ci si sente bloccati, braccati dalla bestia politica.

Nella Bibbia c’è un salmo che Davide scrisse quando Mical lo fece fuggire, in quanto Saul aveva mandato a sorvegliare la casa per metterlo a morte. (1Sam 19:11-12) Dei suoi nemici, i sicari di Saul, egli scrisse: “Tornano ogni sera; ringhiano come cani e si aggirano per la città.” Poi si rivolse a Geova e, una volta rafforzato, disse: Tornino pure ogni sera; lascia che ringhino come cani e si aggirino per la città, che vaghino in cerca di qualcosa da mangiare, che non si sazino e non trovino un posto in cui passare la notte.”  Sl 59:6, 14-15.

In queste parole noi sentiamo la voce di Davide quand’era prigioniero nella sua stessa casa, la voce del Cristo quando era circondato dai suoi implacabili nemici, la voce degli schiavi che un crudele tiranno vuol mettere a morte. Come Davide possiamo rivolgere le nostre preghiere a Geova affinché ci liberi dai nostri nemici, e soprattutto dalle tentazioni del peggiore dei nostri nemici, Satana che vorrebbe farci cedere al ricatto. “Una piccola puntura, suvvia, e sarai libero di riprendere una vita normale, farai come tutti gli altri!”, sussurra Satana suadente all’orecchio. Ma sono parole che grondano sangue…

Dividono il fratello dal fratello

I nemici di Davide venivano a cercarlo di sera, come cani che vanno in cerca di una preda, fieri mastini che ringhiano e sono pronti all’assalto. Sono bestie selvagge ululanti: ecco i cani! I nemici ritornano, cercano l’occasione opportuna, stanno in agguato, riprovano, ritentano fin tanto che non raggiungono l’obiettivo. Se il colpo è fallito si ritirano e ritornano la sera successiva. Ogni tre giorni un nuovo decreto legge, una nuova minaccia, una nuova intimidazione. Questo è propriamente lo stile dei cani, dei vili! Procedono per gradi, dividono il fratello dal fratello, la figlia dalla madre, il marito dalla moglie. Questo sta accadendo alle nostre famiglie.

Si tratta di astutissime mosse di Satana per far crollare le risorse spirituali dei veri cristiani, quelli che sanno che il vaccino rappresenta il marchio della bestia. Far fare loro compromesso sarebbe un bel risultato perchè sarebbe come indurli a un peccato imperdonabile, a tagliarli via dall’albero della vita. Davide chiese a Geova di interporsi e salvarlo. Poi dice a se stesso, tornino pure se vogliono!

Lasciamoli ululare fin che vogliono, non troveranno la preda. Non potranno far danno. Passerà la notte fino al mattino. Vagheranno in preda alla fame ed al freddo e alla mancanza di sonno. Come belve che hanno fallito nell’agguantare una carcassa se ne vadano in giro delusi, cerchino pure una preda che non troveranno mai! Davide continua dicendo: Ma tu, o Geova, riderai di loro; ti farai beffe di tutte le nazioni. O mia Forza, resterò ad aspettarti, perché tu, o Dio, sei il mio rifugio sicuro. L’Iddio che mi mostra amore leale verrà in mio aiuto. Dio mi farà guardare trionfante i miei nemici. (Sl 59:8-10) Si, al momento giusto Geova si farà beffe!

I nemici dell’Agnello

Il dragone fa di tutto per impedire il matrimonio dell’Agnello, per danneggiare la sua sposa, la Nuova Gerusalemme. Rivelazione al capitolo 12 lo conferma.

“Il dragone stava davanti alla donna, prossima al parto, per divorare il bambino non appena lo avesse    partorito. La donna diede alla luce un figlio, un maschio, che deve governare tutte le nazioni con una verga di ferro. Il bambino fu rapito e portato presso Dio e il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove ha un posto preparato da Dio e dove viene nutrita per 1.260 giorni.

Quando vide che era stato gettato sulla terra, il dragone si mise a perseguitare la donna che aveva dato alla luce il figlio maschio. Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila così che potesse volare nel deserto, nel luogo preparato per lei, dove viene nutrita per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, lontano dal serpente.

 E dalla bocca il serpente vomitò dietro alla donna un fiume d’acqua per farla annegare. Ma la terra venne in aiuto della donna: aprì la bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva vomitato dalla sua bocca. Così il dragone si infuriò con la donna e se ne andò a far guerra ai rimanenti della discendenza di lei, quelli che osservano i comandamenti di Dio e hanno il compito di rendere testimonianza riguardo a Gesù.” (Ri 12:4-6;13-17)

I nemici di Asa

Una situazione in un certo qual senso simile a quella in cui ci troviamo oggi fu quella che si venne a creare al tempo di Asa, re di Giuda.

Asa, terzo re di Giuda, regnò per 41 anni. Nel ventennio seguito alla scissione nazionale Giuda e Beniamino erano sprofondati nell’apostasia. Asa si mostrò da subito a favore di Geova “come Davide suo antenato”, e si accinse con coraggio a eliminare i prostituti dal tempio e gli idoli dal paese. (1Re 15:11-13)

L’incoraggiamento che Asa diede alla nazione indusse un gran numero di abitanti del regno settentrionale ad abbandonare quella regione per partecipare a una grande assemblea tenuta a Gerusalemme nel 15° anno del regno di Asa. In occasione di quella assemblea il popolo stipulò con Geova un patto che esprimeva la determinazione di cercare il vero Dio, e che prevedeva la pena di morte per chi non l’avesse osservato. Nel secondo libro di Cronache si legge:

 E radunò tutto Giuda e Beniamino, nonché gli stranieri provenienti da Èfraim, Manasse e Simeone che risiedevano con loro, perché da Israele erano passati a lui in gran numero dopo aver visto che Geova suo Dio era con lui. Furono dunque radunati a Gerusalemme nel 3o mese del 15o anno del regno di Asa. Quel giorno presero 700 bovini e 7.000 pecore dalle spoglie che avevano portato e li sacrificarono a Geova. E strinsero un patto per ricercare Geova, l’Iddio dei loro antenati, con tutto il loro cuore e con tutta la loro anima. Chiunque non avesse ricercato Geova, l’Iddio d’Israele, doveva essere messo a morte, sia piccolo che grande, sia uomo che donna. (2 Cro 15:9-14)

Nemici al tempo dell’Apocalisse

Come al solito anche qui la presenza del 7 nel numero degli animali offerti in sacrificio, cioè 700 bovini e 7.000 pecore, rimanda velatamente al periodo dell’Apocalisse. Quindi proviamo ad esaminare i parallelismi. Nell’occasione di quella grande assemblea in cui molti Israeliti si erano mossi verso Gerusalemme e verso il regno di Giuda, Baasa re d’Israele si mise in allerta. Tentò pertanto di impedire il passaggio a chiunque volesse tornare in Giuda. Si mise dunque a fortificare Rama, città di frontiera poco più a nord della capitale, sulla strada principale che portava proprio a Gerusalemme.

Asa si spaventò e, o di suo impulso o seguendo cattivi consigli, smise di confidare soltanto in Geova e ricorse alla diplomazia e a trattative segrete per scongiurare questa minaccia. Prese i tesori del tempio e quelli della casa reale e li mandò a Ben-Adad I re di Siria per indurlo a distogliere l’attenzione di Baasa con un attacco contro la frontiera settentrionale di Israele. Ben-Adad accettò, e la sua incursione contro città israelite sulla frontiera nord interruppe i lavori di costruzione di Baasa a sud, costringendolo a ritirare le sue forze da Rama. Asa allora chiamò a raccolta tutta la manodopera disponibile nell’intero regno di Giuda e portò via tutte le scorte di materiale edile di Baasa, servendosene per costruire le città di Gheba e Mizpa.

In Rama si ode una voce, lamento e amaro pianto

Sembra che, alla distruzione di Gerusalemme nel 587 a.C., gli ebrei presi prigionieri venissero radunati a Rama prima di essere trasferiti in Babilonia. (Ger 40:1) Al radunamento degli ebrei a Rama prima di essere portati in esilio (radunamento forse funestato dall’uccisione di alcuni di loro avvenuta in quel luogo) si riferirebbero secondo alcuni studiosi le parole: “In Rama si ode una voce, lamento e amaro pianto; Rachele piange i suoi figli. Ha rifiutato d’esser confortata per i suoi figli, perché non sono più”. (Ger 31:15)

Rachele, moglie di Giacobbe, aveva tanto desiderato avere figli da considerarsi “morta” senza di essi. Ora si poteva quindi dire in senso figurato che Rachele piangeva la perdita degli ebrei morti o portati in cattività. In Matteo 2:18, queste parole profetiche vengono applicate anche al tempo in cui Erode fece uccidere i bambini di Betleem. Rama allude dunque a una situazione di deportazione e in concomitanza a una strage. La situazione si ripete oggi dato che i leader religiosi della simbolica Babilonia spingono i greggi alla marchiatura e li inducono a farsi schiavi del sistema.

Perché impedire alla gente di fuoriuscire da Israele? Era un evidente tentativo di ostacolare l’adorazione di Geova, di impedire a chiunque di accedere al tempio di Gerusalemme. In che modo vediamo oggi succedere qualcosa di simile? L’obbligo vaccinale è un modo attraverso cui il sistema di Satana cerca in tutti i modi di impedirci di accedere alla salvezza, di diventare a tutti gli effetti parte del tempio spirituale insieme al Cristo come pietra angolare.

Asa pecca per mancanza di fede

Nel primo libro dei re si legge: “E ci fu la guerra stessa fra Asa e Baasa re d’Israele per tutti i loro giorni. Baasa re d’Israele salì dunque contro Giuda ed edificava Rama, per non permettere a nessuno di uscire o di entrare da Asa re di Giuda.  Allora Asa prese tutto l’argento e l’oro che erano restati nei tesori della casa di Geova e nei tesori della casa del re e li mise in mano ai suoi servitori; e il re Asa li mandò ora a Ben-Adad figlio di Tabrimmon figlio di Ezion, re di Siria, che dimorava a Damasco.” (1Re 15:16-18)

Asa fin lì aveva fatto ciò che era giusto agli occhi di Geova. I suoi tempi furono tempi di riforma. Egli sradicò l’idolatria dalla corte e, per quanto potesse amare sua nonna Maaca, la rimosse dalla dignità di “signora”, in quanto aveva fatto un orribile idolo al palo sacro. Egli antepose l’amore per Geova a quello dei familiari. Tuttavia in occasione della sua alleanza con Ben-Adad, il cui nome richiama il dio della tempesta, diede prova di mancanza di fede.

Anche un vero cristiano può trovare difficile, in tempi pericolosi, riporre fede in Dio con tutto il cuore l’anima e la mente. La mancanza di fede potrebbe indurci a fare compromesso riponendo la nostra fiducia nel vaccino piuttosto che in Geova. Questo sta capitando ad alcuni che hanno lottato una vita combattendo tra le fila di quelli che portavano ad altri un messaggio di speranza, la buona notizia del regno di Cristo. Che peccato rinunciare alla propria speranza proprio nell’imminenza della salvezza!

I sacerdoti di Baal sul Carmelo   

A noi che conosciamo le scritture il significato del moderno vaccino appare evidente. Tuttavia molti non riescono a comprenderne le vere implicazioni spirituali. Alcuni hanno accettato il marchio senza farsi troppe domande, forse troppo ingenuamente. Perfino alcuni dei cristiani che rifiutano il vaccino per motivi sanitari non afferrano pienamente il significato spirituale della situazione. Continuano a sperare che Geova mostri misericordia a chi ha dovuto piegarsi al sistema per poter nutrire la famiglia. Molti si chiedono che colpa potrebbe ricadere su delle persone che sono in fondo gente per bene. Pensieri di questo genere rivelano però una certa confusione mentale.

I sacerdoti e gli adoratori che zoppicavano intorno all’altare di Baal sul Carmelo esitavano su contrastanti opinioni. Anche loro stavano là come dei cani arrabbiati che guaivano e abbaiavano perché il loro pasto tardava un po’ troppo ad arrivare. Benché continuassero a guaire, il loro padrone continuava a non rispondere. Stavano lì ad implorare un dio che li lasciava perplessi, immersi nel dubbio e nelle tenebre più assolute. Nel frattempo il vero Dio era lì, disponibile, a portata di mano e pronto a dare una soddisfacente risposta. Si rifiutavano di abbracciare il Creatore della vita e la sua verità.

Si aggrappavano a degli antichi rituali nonostante fosse ovvio che la loro devozione non portava da nessuna parte. Piuttosto che riconoscere che giravano a vuoto e prendere decisioni più sagge, rivedendo il proprio pensiero e la propria posizione, si accanivano sempre di più, fino al punto di procurarsi delle ferite e far scorrere il sangue delle loro vene. Invece di provare a ragionare continuavano imperterriti, come dei drogati in preda ad una crisi di astinenza. I profeti di Baal non morirono semplicemente perché uccisi da Elia ma per il loro rifiuto di crescere e maturare. La loro alimentazione in senso spirituale era l’equivalente teologico del fast food religioso.

Rendersi conto del bisogno spirituale

Scegliere deliberatamente ciò che non ha senso è altrettanto dannoso che non scegliere niente. Come i sacerdoti di Baal, molti agnostici contemporanei soffrono di crescita stentata a causa di malnutrizione spirituale. Gesù dichiarava felici quelli che si rendevano conto del loro bisogno spirituale. Molti non riescono a prendere una posizione decisa. Sanno dei pericoli impliciti nella vaccinazione di massa, conoscono le scritture di Apocalisse 13:16-18 sul marchio del 666 ma zoppicano su due opinioni contrastanti e non riescono a prendere una posizione ferma. Sperano solo che Dio possa essere misericordioso con loro, perdonare la loro scelta non libera, ma resa obbligatoria dalle circostanze

La Bibbia rende palese che esiste correlazione tra il comportamento di una persona e il suo destino ultimo. I fumatori si accorciano la vita, i collerici muoiono di un colpo apoplettico, i grandi divoratori di carne si ammalano di gotta etc. Perchè chi si fa inoculare in corpo un veleno pericoloso non dovrebbe portare le conseguenze della propria scelta?

Riuscire a gestire il cambiamento

Le dieci piaghe che Geova fece cadere sull’Egitto erano qualcosa di meritato. Erano semplici conseguenze delle azioni di un popolo intero. Anche i popoli portano collettivamente le conseguenze delle loro decisioni. L’Egitto è conosciuto per la cocciuta ostilità al cambiamento, ma in un mondo che continuamente cambia, essere sempre uguali a se stessi è un vizio che porta alla rovina. C’è una frase famosa attribuita a Darwin ma che probabilmente non fu Darwin a pronunciare: Non è chi è forte né chi è intelligente a sopravvivere ma chi riesce meglio a gestire il cambiamento. Questa frase ben combacia con lo spirito della Bibbia. In Egitto l’angelo del Signore uccise i primogeniti ma risparmiò i primogeniti d’Israele e diede al suo popolo la salvezza.

E io devo passare quella notte attraverso il paese d’Egitto e colpire ogni primogenito nel paese d’Egitto, dall’uomo alla bestia; ed eseguirò giudizi su tutti gli dèi d’Egitto. Io sono Geova. E il sangue vi deve servire di segno sulle case dove siete; e io devo vedere il sangue e passare oltre voi, e la piaga non verrà su di voi come una rovina quando colpirò il paese d’Egitto. (Esodo 12:12-13)

Per scampare quella notte bisognava segnare col sangue dell’agnello pasquale gli stipiti delle porte. Se un capofamiglia non prendeva l’iniziativa di prendere un capretto, ucciderlo e intingere dell’issopo nel sangue e mettere il segno sulla porta, che ne sarebbe stato del suo primogenito? Avrebbe potuto dire: Ah ma io non ero al corrente, non sapevo, ho avuto un contrattempo, non ho potuto provvedere e quindi pretendere misericordia da parte del Signore?

Appoggiamoci sulle braccia eterne

Oggi viviamo in un tempo di profondo cambiamento ma conosciamo i nostri nemici. Dobbiamo essere disposti a modificare il complesso delle nostre abitudini quotidiane, rinunciare al lavoro, ad un reddito sicuro, a una vita sociale, e accettare l’idea di condurre una vita per lo più ritirata tra le mura domestiche. Per chi era abituato a vivere in modo più dinamico accettare questa sorta di limitazioni può essere difficile. Tuttavia merita la pena farsene una ragione e aspettare che Geova porti a compimento il suo proposito.

Mosè scrisse che l’Eterno è come un luogo di dimora. “Dio è un rifugio dai tempi antichi, le sue braccia eterne sono sotto di te. Scaccerà il nemico davanti a te, e dirà: ‘Annientalo!’” (Dt 33:27) Noi viviamo in Geova, dimoriamo in lui, le sue braccia eterne sono sotto di noi. Tutta la creazione intorno a noi è un sistema simbiotico e ogni creatura si appoggia a Dio. Geova ci libererà da tutti i nostri nemici perché è lui che ci ha generato, ha generato la terra come con dolori di parto. (Salmo 901-2)

Inoltre ci ha redenti col sangue di suo figlio Gesù Cristo. “Sapete infatti che siete stati liberati dal vostro futile modo di vivere, tramandatovi dai vostri antenati, non con cose corruttibili, come argento e oro, ma con sangue prezioso, come quello di un agnello senza alcun difetto e immacolato, quello di Cristo.” (1Pt 1:19)


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