Teofania: Dio si mostra in due grandi terremoti

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Teofania è una manifestazione sensibile della divinità, un fatto straordinario in cui Dio si rende palese con fenomeni naturali, nubi (Es 40:35), voci, lampi, tuoni, scosse di terremoto (Ri 11:19), colonne di fuoco (Nu 14:14), o in varie altre forme. Nella Bibbia il terremoto è un momento teofanico. Quando il profeta Elia fuggiva spaventato a causa della regina Izebel, Geova gli si rivelava in Horeb con un’imponente manifestazione di potenza, nel vento, in un terremoto, in un fuoco.  Il testo legge: “Ed ecco che Geova passava, e un grande e forte vento spaccava i monti e frantumava le rocce davanti a Geova, ma Geova non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma Geova non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco…” (1 Re 19:11-13)

In una sua considerazione, un sacerdote cattolico, Giulio Michelini, nota come nel vangelo di Matteo vi siano tracce di quattro eventi sismici legati alla vita di Gesù. Il primo è narrato in Mt 8:24 in un momento in cui Gesù si trovava al largo del mare di Galilea. Allora «vi fu un grande terremoto nel mare, al punto che la barca era coperta dalle onde». Qui la parola di solito tradotta come “violenta tempesta, sconvolgimento” in greco koinè è seismós, «scossa», «terremoto», e indicherebbe un vero sisma. Matteo scrive: “Ora, ecco, nel mare sorse una grande agitazione …; ma egli dormiva. Ed essi vennero e lo svegliarono… Quindi, alzatosi, rimproverò i venti e il mare, e si fece una grande calma.” (Mt 8:23-27) Così il terremoto nel mare si concretizza in una epifania del divino e Gesù viene descritto come colui che domina sulla forza del mare.

Momenti teofanici nella vita di Gesù

La vita di Gesù fu disseminata di momenti in cui Dio fece sentire la sua voce. Alla nascita, al battesimo, alla trasfigurazione (Mt 17:5), prima della morte (Gv 12:28). Lo stesso avviene al momento dell’assunzione in cielo dei due testimoni quando “un’alta voce dal cielo” dice loro “salite quassù”.

Rimanendo sul tema, c‘è un’occasione in cui Matteo usa un termine affine a seismòs, il verbo seio, scuotere, quando descrive l’ingresso di Gesù a Gerusalemme. Nella traduzione Cei si legge che «mentre Gesù entrava in Gerusalemme tutta la città fu presa da agitazione» (Mt 21:10). L’evangelista usa il verbo seio, perciò, il testo alla lettera dice che «entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu scossa da un terremoto». Come si può intuire, il sisma che scuote la città di Gerusalemme all’ingresso di Gesù è un segno della venuta salvifica del Messia, e deve essere inteso non in senso letterale, ma figurato, allegorico, come nel caso dei terremoti in Apocalisse.

Il terzo terremoto di cui si legge nel vangelo di Matteo è uno di quei segni che accompagnano la morte del Messia. In quel momento emergono tre portenti: lo squarciarsi del velo del tempio, il terremoto e la risurrezione dei morti conseguente all’aprirsi delle tombe. (Mt 27:51-54) Sono segni che portano il centurione e le guardie a riconoscere in Gesù il ‘Figlio di Dio’. Allo stesso modo, un terremoto accompagna la sua risurrezione (Mt 28:2). Questi sismi vanno intesi nella loro piena portata, momenti teofanici, una testimonianza divina volta a sottolineare il ruolo messianico di Gesù come figlio di Dio. Lo stesso significato assume il terremoto che segue l’assunzione in cielo dei due testimoni. Udire una voce dall’alto ha un forte effetto sugli astanti. (Es 20:18-19; Deut 4:11-12)

Terremoti nel libro di Apocalisse

Nel libro di Apocalisse il termine terremoto ricorre più volte, in particolare nella narrazione di alcuni capitoli importanti. (Ri 6:12-14; 8:5; 11:13; 16:18) Uno si manifesta con l’apertura del sesto sigillo; uno, il più grande, al versamento della settima coppa; un altro con il rapimento in cielo dei due testimoni. A proposito di quest’ultimo il testo recita: “E in quell’ora ci fu un grande terremoto, e la decima parte della città cadde; e settemila persone furono uccise dal terremoto, e quelli che restavano si spaventarono e diedero gloria all’Iddio del cielo.” (Ri 11:13) Il momento è legato ad una risurrezione, in quanto i due testimoni erano cadavere da tre giorni e mezzo. È una situazione parallela alla morte e risurrezione del Cristo. Come dobbiamo inquadrare questa situazione? La risposta non è per nulla scontata.

Quali sono le classi, i gruppi, i tempi implicati in questi versetti? Se vogliamo considerare il significato connesso con l’espressione “un decimo della città” come un decimo degli uomini facenti parte di Babilonia o del mondo dobbiamo concludere che il numero dei salvati non dovrebbe essere trascurabile. Sarebbero nell’ordine di centinaia di milioni. Per tentare di risolvere il rompicapo e procedere, per quanto a tastoni nell’argomento, c’è una scrittura interessante, Rivelazione 21:24 che La Nuova Diodati rende: “E le nazioni di quelli che sono salvati cammineranno alla sua luce, e i re della terra porteranno la loro gloria ed onore in lei.” Questo passo è interessante per vari motivi. Il capitolo 21 di Apocalisse è tutto incentrato su di un tempo di beatitudine, il millennio. La domanda che emerge è: chi sono le nazioni e questi re della terra sopravvissuti ad Armaghedon? Partiremo dal greco per comprendere a fondo.

Citazioni greche e latine da Erasmo e Beza sulle nazioni che si salvano

A proposito di Ri 21:24 il Textus Receptus di Erasmo riporta: “καὶ τὰ ἔθνη τῶν σωζομένων ἐν τῷ φωτί αὐτῆς περιπατήσουσιν καὶ οἱ βασιλεῖς τῆς γῆς φέρουσιν τὴν δόξαν καὶ τὴν τιμὴν αὐτῶν εἰς αὐτήν”. (Basilea 1516) Il Novum Testamentum di Beza traduce in latino: Et gentes quae servatae fuerint, ambulabunt ad lucem ejus: et reges terrae gloriam suam et honorem ad eam adferent. (Ginevra 1598). Erasmo fu uno dei massimi studiosi in fatto di manoscritti greci del NT. Theodore Beza fu uno dei leader della riforma protestante e grande conoscitore degli antichi manoscritti. Giovanni Diodati lavorava sulla base di questi testi. Queste parole “le nazioni di quelli che sono salvati” non compaiono nella Vulgata latina, nelle versioni Arabica ed Etiopica, ma stanno in tutte le altre copie manoscritte.

Ora, chi sono queste nazioni, letteralmente queste “ἔθνη” o etnie dei salvati, che partecipano della prima risurrezione e della sua gloria? Anche l’autorevole Versione del Re Giacomo del 1611 appropriatamente rende: And the nations of them which are saued, shall walke in the light of it: and the kings of the earth doe bring their glory and honour into it. Così l’edizione del 2016 della Versione del Re Giacomo ripete: “And the nations of those who are saved will walk in its light, and the kings of the earth bring their glory and honor into it.” Una quantità di traduzioni moderne si attengono a questo modello. Viceversa la TNM si attiene al codice Sinaitico e al nuovo testamento di Wescott and Hort che, come risaputo, seguono il falso storico di Tischendorf. Adesso perciò veniamo al dunque e cerchiamo di capire meglio questo versetto.

La tenda di Dio è col genere umano

Innanzitutto notiamo che il capitolo 21 di Apocalisse descrive “nuovi cieli e nuova terra” e in essi la beatitudine dei salvati. La descrizione corre parallela a quella di Isaia 60, capitolo che apre con quell’indimenticabile: “Sorgi, o donna, spandi luce…E le nazioni verranno certamente alla tua luce, e i re alla lucentezza del tuo fulgore…In quel tempo vedrai e certamente diverrai raggiante, e il tuo cuore realmente palpiterà e si espanderà, perché verso di te si dirigerà la dovizia del mare; le medesime risorse delle nazioni verranno a te.” (Isa 60:1-5) Rivelazione 21 parimenti presenta la sposa dell’Agnello glorificata e preparata per una perfetta unione col suo Redentore. La città santa scende dal cielo e “la tenda di Dio è col genere umano ed egli risiederà con loro, ed essi saranno suoi popoli. E Dio stesso sarà con loro.”

Ora la tenda di Dio altro non è che un modo per indicare il tempio. Infatti il tabernacolo era la sacra tenda di Dio. I versetti che sostengono la salvezza di persone delle nazioni, provenienti non soltanto dai gentili, ma da tutti i popoli della gran città, Babilonia, sono davvero tantissime e non si possono ignorare. Ne indicheremo alcune qui sotto. Apocalisse dichiara: “E la gran città si divise in tre parti, e le città delle nazioni caddero; e Babilonia la Grande fu ricordata dinanzi a Dio, per darle il calice del vino del furore della sua ira.” (Ri 16:19) Queste parole ci rimandano a Ri 11:13 che vi fanno da eco: “E in quell’ora ci fu un grande terremoto, e la decima parte della città cadde; e settemila persone furono uccise dal terremoto, e quelli che restavano si spaventarono e diedero gloria all’Iddio del cielo.”

I salvati delle nazioni potrebbero essere centinaia di milioni

Se consideriamo che un terzo delle persone di Babilonia muoiono simbolicamente in quanto non “marchiate” dalla “bestia” (Ri 13:16-18), se ne deduce che il mondo si divide in tre parti. Una cade, dopo di che questo terzo caduto si divide ancora in tre parti di cui solo un terzo si salva. Ciò corrisponde grossomodo a un decimo della popolazione mondiale. Dunque un decimo delle nazioni potrebbero ammontare anche a 700, 800 milioni. Si tratterebbe di uomini e donne che pur non avendo conoscenza delle Scritture hanno elaborato una personale fede in Dio, si sono comportati onestamente pur essendo vissuti nell’ignoranza del Cristo e dei relativi insegnamenti. (Atti 17:30-31) Alla fine però capiranno, dato che avranno lavato le vesti nel sangue dell’Agnello. (Ri 7:14)

Romani 2:14-16 legge: “Poiché tutte le volte che quelli delle nazioni che non hanno legge fanno per natura le cose della legge, questi, benché non abbiano legge, sono legge a se stessi. Essi sono i medesimi che dimostrano come la sostanza della legge sia scritta nei loro cuori, mentre la loro coscienza rende testimonianza con loro e, nei loro propri pensieri, sono accusati oppure scusati. Questo avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà per mezzo di Cristo Gesù le cose segrete del genere umano, secondo la buona notizia che io dichiaro.”

La parabola dei capri e delle pecore

 I salvati si raggrupperanno come pecore alla destra del Signore in quanto avranno fatto del bene al prossimo. Matteo scrive: ““Quando il Figlio dell’uomo sarà arrivato nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, sederà quindi sul suo glorioso trono. E tutte le nazioni (πάντα τὰ ἔθνη) saranno radunate dinanzi a lui, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri. E metterà le pecore alla sua destra, ma i capri alla sua sinistra.” (Mt 25:31-33) Questa parabola sostiene il fatto che molte persone di tutte le nazioni, pur non essendo originariamente cristiane, si salveranno. La parola ἔθνη, quando usata, come qui, con l’articolo segnala, praticamente senza eccezioni, le nazioni pagane del mondo in quanto distinte dal popolo (λαός) di Dio, Israele ( Ri 7:9; Ebr 4:9; Cfr. Ro 15:11-12; Ef 2:11).

 Questa parabola esprime con chiarezza i criteri di giudizio verso quelli che sono vissuti senza conoscere a fondo il Cristo e conoscendo Dio solo dalle opere creative e dalla legge scritta nei cuori. Si tratta del giudizio universale, quando tutti gli esseri umani oggi viventi compaiono davanti al tribunale di Dio. (Ro 14:10) Il loro giudizio avviene in base alle opere piuttosto che alla grazia. (Ro 2:12; 11:5) Riflettiamo: se universale deve essere il giudizio ma si giudicano solo le anime che stanno nel recinto cristiano il verdetto coinvolge veramente tutti? Inoltre, ciò che più conta, è che Dio ammette nel suo regno, in un certo modo come governanti e in un altro come beneficiari del suo governo, persone delle nazioni, che sono però capaci di credere i lui e di rispettare le regole della giustizia scritte nei cuori. (Cfr. Ri 7:9)

Il terremoto più grande: Babilonia cade

Rivelazione legge: “E il settimo versò la sua coppa sull’aria. Allora dal santuario, dal trono, uscì un’alta voce, dicendo: “È accaduto!” Ne seguirono lampi e voci e tuoni, e vi fu un grande terremoto come non ve n’era stato da che gli uomini erano sulla terra, un terremoto così esteso, così grande.  E la gran città si divise in tre parti, e le città delle nazioni caddero; Babilonia la Grande fu ricordata dinanzi a Dio, per darle il calice del vino del furore della sua ira.  Ogni isola fuggì, e i monti non furono trovati.  Una grossa grandine dai chicchi del peso di circa un talento cadde dal cielo sugli uomini, e gli uomini bestemmiarono Dio a motivo della piaga della grandine, perché la piaga d’essa era insolitamente grande.” (Ri 16:17-21)

Giovanni scrive: “È accaduto!” Assistiamo alla caduta di Babilonia. La città si divide in tre parti e “le città delle nazioni caddero”. Babilonia cade quando le persone delle nazioni si ritirano da lei. Queste città sono persone delle varie denominazioni religiose babiloniche, anche le non cristiane. Spariscono dal mondo. Ebrei cita Aggeo 2:6 e scrive: ““Ancora una volta scuoterò non solo la terra ma anche il cielo” e poi legge: “Ma vi siete accostati al monte Sion e alla città dell’Iddio vivente, la Gerusalemme celeste, e a miriadi di angeli, in generale assemblea, e alla congregazione dei primogeniti che sono stati iscritti nei cieli, e a Dio Giudice di tutti, e alle vite spirituali dei giusti che sono stati resi perfetti…” (Ebrei 12:22-23) Questa categoria, i giusti, sono persone delle nazioni e sono rappresentati in cielo. Una volta rapiti questi, Babilonia è finita.

Le nazioni che affluiscono al monte di Geova

Isaia scrisse: “E deve avvenire nella parte finale dei giorni [che] il monte della casa di Geova sarà fermamente stabilito al di sopra della cima dei monti, e sarà certamente innalzato al di sopra dei colli; e a esso dovranno affluire tutte le nazioni. E molti popoli certamente andranno e diranno: “Venite, e saliamo al monte di Geova, alla casa dell’Iddio di Giacobbe; ed egli ci istruirà intorno alle sue vie, e noi certamente cammineremo nei suoi sentieri”. Poiché da Sion uscirà [la] legge, e la parola di Geova da Gerusalemme. Ed egli certamente renderà giudizio fra le nazioni e metterà le cose a posto rispetto a molti popoli. E dovranno fare delle loro spade vomeri e delle loro lance cesoie per potare. Nazione non alzerà la spada contro nazione, né impareranno più la guerra. (Isa 2:2-4)

La montagna della casa di Geova implicava il tempio di Gerusalemme che era costruito sul monte Moria ed era dunque chiamato la “montagna della casa del Signore”. Era lì che si esprimeva pubblicamente l’adorazione del vero Dio. Nel tempo conclusivo della storia umana tutte quelle persone di nazioni dimenticate e quasi disprezzate sarebbero affluite in massa e con grande allegrezza al tempio di Dio. Si sarebbero unite alla classe degli eletti, il tempio spirituale e vivente, per beneficiare con loro della salvezza. Isaia scrive: “E stranieri realmente edificheranno le tue mura, e i loro propri re ti serviranno; … E in quanto al tuo popolo, saranno tutti giusti; a tempo indefinito avranno il possesso del paese, germoglio della mia piantagione, opera delle mie mani, perché [io] sia abbellito.”  “…e stranieri saranno i vostri agricoltori e i vostri vignaioli.” (Isa 60:10, 21; 61:5)

Le nazioni di Rivelazione 21:24

Nelle parole di Ri 21:24 “E le nazioni che saranno salvate…” spicca la parola greca ethne che normalmente si riferisce a etnie, popoli non giudei, in generale non cristiani. A conferma, una Bibbia in lingua spagnola, la Segradas Escrituras del 1569, conosciuta come la Bibbia dell’Orso, rende: “Y los gentiles que hubieren sido salvos…”. È questo il fatto molto particolare che ci permette di capire più di quanto fino ad ora compreso. Queste nazioni non sono tutte le nazioni del mondo che si raduneranno davanti a Cristo, il giudice, perché non tutti sono salvati. C’è tutto un mondo condannato. Tuttavia non si salveranno solo alcuni tra i gentili, intendendo con questo termine i pagani convertiti del mondo occidentale, erede del mondo greco-latino, ma anche molti tra i musulmani, gli indù e gente di tutte le etnie, le culture, le lingue. (Ri 7:9)

 “Un segnale per i popoli”, questo sarà il rapimento degli eletti: “E certamente alzerà un segnale per le nazioni e raccoglierà i dispersi d’Israele; e radunerà gli sparsi di Giuda dalle quattro estremità della terra.” (Isaia 11:12) Quando gli eletti saliranno lassù il fatto diventerà subito di pubblico dominio, non sarà possibile nasconderlo, questo fatto sarà clamoroso, come la voce udita in varie occasioni durante la vita di Gesù. Di lì in poi i “Giusti” cominceranno a riflettere e renderanno gloria a Dio, comprenderanno il valore del sacrificio di Gesù e verranno rapite al versamento della settima coppa sull’aria.

“Su un monte di nude rocce, elevate un segnale… Io stesso ho emanato il comando ai miei santificati. Ho anche chiamato i miei potenti per [esprimere] la mia ira, i miei che esultano eminentemente. Ascoltate! Una folla sui monti, qualcosa di simile a un popolo numeroso! Ascoltate! Il clamore di regni, di nazioni raccolte!” (Isa13:2-5) Si tratta di un momento di giudizio paragonabile alla divisione tra il loglio e la zizzania, il più grande terremoto della storia, un grande rivolgimento.

Un segnale per tutti i popoli

Il radunamento degli eletti costituirà uno spettacolo per il mondo. “Voi tutti abitanti del paese produttivo e voi residenti della terra, vedrete uno spettacolo proprio come quando si alza un segnale sui monti, e udrete un suono proprio come quando si suona un corno. Poiché Geova mi ha detto questo: “Rimarrò certamente indisturbato e guarderò il mio stabilito luogo, come l’abbagliante calore insieme alla luce, come la nube di rugiada nel calore della raccolta.” (Isa 18:3-4) A Sion Geova dice: “I tuoi figli si sono affrettati…Alza i tuoi occhi tutt’intorno e vedi. Sono stati tutti radunati. Sono venuti a te. “Come io vivo”, è l’espressione di Geova, “ti vestirai di tutti loro proprio come di ornamenti, e te li legherai addosso come una sposa. Benché ci siano i tuoi luoghi devastati e i tuoi luoghi desolati e il paese delle tue rovine.

Benché ora tu sia troppo alle strette per dimorare, e quelli che ti inghiottivano siano stati lontani, tuttavia ai tuoi propri orecchi i figli della tua condizione [di donna] privata di figli diranno: ‘Il luogo è divenuto troppo angusto per me. Fammi posto, affinché io dimori’. E certamente dirai in cuor tuo: ‘Chi mi ha generato questi, giacché sono una donna privata di figli e sterile, portata in esilio e presa prigioniera? In quanto a questi, chi [li] ha allevati? Ecco, io stessa ero stata lasciata sola. Questi, dove sono stati?’” … “Ecco, alzerò la mia mano anche alle nazioni, e ai popoli alzerò il mio segnale. E condurranno i tuoi figli nel seno, e sulla spalla porteranno le tue proprie figlie. E dei re dovranno divenire per te balii, e le loro principesse nutrici per te. (Isa 49:17-23) Bello, vero?

I vicerè

Quale sarà veramente la funzione di questi re delle nazioni menzionati in Ri 21:24? Un salmo messianico, il Salmo 45:16 in un certo senso risponde: “In luogo dei tuoi antenati ci saranno i tuoi figli, Che costituirai principi in tutta la terra.” Chi sono questi principi? Gli antenati di Gesù furono i patriarchi e i re davidici. I suoi figli messianici saranno principi e governatori. Pensiamo a Zorobabele che in Zaccaria viene descritto come governatore o vicerè accanto al sommo sacerdote Giosuè. Questi due personaggi sono una rappresentazione dei due testimoni di Apocalisse 11. La loro funzione è quindi rappresentativa del ruolo: 1) dei 144.000, 2) della grande folla costituita da persone salvate da tutte le nazioni. (Ri 7:9-17) Pensiamo alla distinzione tra sacerdoti e leviti. I sacerdoti officiavano nel tempio mentre i leviti erano dispersi su tutto il suolo d’Israele come insegnanti e collaboratori dei sacerdoti.

I doveri sacerdotali riguardavano solo la famiglia di Aronne, il resto della tribù, i leviti, erano i loro assistenti. Davide riorganizzò il lavoro dei leviti nominando sovrintendenti, ufficiali, giudici, portinai e tesorieri e anche un gran numero di quelli che assistevano i sacerdoti nel tempio. Organizzò i musicisti leviti in 24 gruppi, simili alle divisioni sacerdotali, che prestavano servizio a turno. Anche la simbolica città descritta nel libro di Ezechiele cap. 45-48 rappresenta il governo di Cristo, è una sede amministrativa, terrena, visibile, dipendente dal Regno celeste. Sarebbe composta dai visibili rappresentanti principeschi del governo celeste.

 I troni di Rivelazione 20

 Possiamo credere che le pecore salvate dalle nazioni della terra al versamento della settima coppa, al più tardi ottobre, (Ri 16:17-20) parteciperanno al regno di Dio svolgendo un ruolo amministrativo terreno, collaborando strettamente con i 144.000 eletti in cielo. Essi saliranno in cielo come gli eletti e saranno partecipi della prima risurrezione.(Cfr. Ge 28:12-15, il sogno della scala di Giacobbe) In Rivelazione 20 si vedono dei troni su cui siedono due categorie diverse di re.

Il passo legge: “E vidi dei troni, e c’erano quelli che sedettero su di essi, e fu dato loro il potere di giudicare. Sì, vidi le anime di quelli che furono giustiziati con la scure per la testimonianza che avevano reso a Gesù e per aver parlato di Dio, e quelli che non avevano adorato né la bestia selvaggia né la sua immagine e che non avevano ricevuto il marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Ed essi vennero alla vita e regnarono col Cristo per mille anni. (Il resto dei morti non venne alla vita finché i mille anni non furono finiti). Questa è la prima risurrezione. Felice e santo è chiunque prende parte alla prima risurrezione; su questi non ha autorità la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo, e regneranno con lui per i mille anni.” Ri 20:4-6

Cerchiamo dunque di distinguere. Giovanni vede: 1) le anime di quelli che furono giustiziati per aver reso testimonianza a Gesù e aver parlato di Dio, 2) quelli che non avevano ricevuto il marchio della bestia selvaggia. Questi personaggi rappresentano le due classi: i 144.000 (Ri 7:4-8) e le pecore di Matteo 25:31-46. Tutto conferma la loro piena partecipazione al regno e alla prima risurrezione.

Un breve riepilogo

Ritornando a Rivelazione 11:11-13 possiamo immaginare questa successione di avvenimenti: 1) il rapimento dei due testimoni (probabilmente entro fine giugno 2022). 2) il rapimento dei 7000, che non si inchinarono ai Baal (probabilmente entro fine giugno). 3) terremoto e caduta della decima parte della città, Babilonia, quando i giusti “si spaventarono e diedero gloria all’Iddio del cielo”. In questa fase specifica ci sarà un gran risveglio spirituale in mezzo alle persone spiritualmente sensibili. Capiranno il valore del sacrificio del Cristo, diventeranno cristiani avendo capito il significato degli eventi. 4) Grande terremoto di Ri 16:17-21, rapimento delle pecore di Mt 25:31-46, al massimo verso i primi di ottobre 2022. Subito dopo Harmaghedon.

Ulteriori passi biblici a sostegno del tema trattato

Isa 60:3-14; 49:23; 55:5,10; 66:12,18

Ger 4:2

Zacc 2:11; 8:22-23

Rom 15:10-12,16

Salmo 72:10-11

Padre Giulio Michelini – Nei vangeli il terremoto è teofania, non castigo – Come Gesù (mauroleonardi.it)

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