21 giorni di digiuno per Daniele

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Digiuno: cosa pensarne? Un digiuno anche di pochi giorni rappresenta una sfida. Daniele era vecchio quando intraprese un digiuno di tre settimane intere. Egli stesso parla del digiuno al capitolo 10. In quel momento c’erano importanti eventi da scoprire. Era il terzo anno di Ciro e il profeta stava per ricevere in visione un messaggio di enorme portata. Un uomo vestito di lino toccò Daniele e gli disse “Ora sono venuto per farti comprendere ciò che accadrà al tuo popolo nella parte finale dei giorni, perché la visione riguarda i giorni futuri”. L’uomo della visione allora confidò a Daniele di essere stato ostacolato nel suo viaggio per 21 giorni dal principe del regno di Persia e di essere rimasto là quasi come un ostaggio dei reali. Il capitolo 10 espone dall’inizio l’ultima visione di Daniele, profezia che continua fino alla fine del libro al capitolo 12.

Finito il digiuno, nel mese di Nisan, egli si trovava sulle rive del fiume Tigri, insieme ad alcuni accompagnatori. Qui egli vide un essere celeste simile all’uomo vestito di lino di Ezechiele 9:2-3. Daniele scrive: “Il 24o giorno del 1o mese, mentre ero sulla sponda del grande fiume, il Tigri, alzai lo sguardo e vidi un uomo vestito di lino, con una cintura d’oro di Ùfaz ai fianchi. Il suo corpo era come crisolito, la sua faccia aveva l’aspetto del lampo, i suoi occhi erano come torce infuocate, le sue braccia e i suoi piedi somigliavano a rame lucido, e il suono delle sue parole era come il suono di una folla. Solo io, Daniele, vidi la visione; gli uomini con me non la videro.” Chi è questa figura celeste?  Gesù Cristo? Quell’abito era indubbiamente un abito sacerdotale.

La descrizione dell’uomo che vede Daniele

 La descrizione dell’uomo incontrato finito il digiuno è piena di richiami ad altre figure viste nel corso del tempo da altri uomini santi. I rimandi alla figura di Gesù in Rivelazione 1:12-17 sono lampanti. Lì si legge di “qualcuno simile a un figlio dell’uomo, vestito di una veste che giungeva fino ai piedi e cinto al petto di una cintura d’oro. Inoltre, la sua testa e i suoi capelli erano bianchi come lana bianca, come neve, e i suoi occhi come fiamma di fuoco; e i suoi piedi erano simili a rame fino quando splende in una fornace; la sua voce era come il suono di molte acque. Aveva nella mano destra sette stelle, e dalla sua bocca usciva una lunga spada affilata a due tagli, e il suo viso era come il sole quando splende nella sua potenza.”

La reazione di Giovanni alla vista del Figlio dell’uomo è simile a quella di Daniele, probabilmente ancora stremato dal digiuno: “E quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto”. È ovvio che la distanza tra noi che siamo polvere ed il mondo spirituale è enorme e l’impatto è sconvolgente. Cristo apparve a Daniele per comunicargli fatti e situazioni che sarebbero accadute dopo moltissimo tempo e che anzi ancora oggi sono in via di adempimento. La profezia infatti verteva su argomenti fondamentali come la lotta tra il re del sud e il re del nord (Cap 11), i tre tempi e mezzo (Da 12:7), i due testimoni (12:5), la grande tribolazione (12:1), l’interruzione del sacrificio continuo e la cosa disgustante stabilita nel luogo santo (12:11), la frantumazione del popolo santo (12:7b) ed il tempio giustificato (12:3), la risurrezione dai morti (12:2), la conclusione del sistema di cose (12:12).

Le lettere di Paolo ai Tessalonicesi

La prima lettera ai Tessalonicesi parrebbe essere la più antica tra le lettere paoline, scritta verso il 50 d.C. quando Paolo poteva avere 40 anni. L’apostolo infatti doveva essere nato verso il 10 d.C. Con la probabile eccezione del vangelo di Matteo, la prima lettera ai Tessalonicesi fu il primo libro delle Scritture Greche a vedere la luce. Non a caso in quattro occasioni nella prima lettera e in quattro altre nella seconda, Paolo fa menzione della “presenza” di Gesù Cristo. Certamente, come lo siamo noi, pure i cristiani di recente convertiti in Tessalonica erano interessati a questo insegnamento. I fratelli avevano riposto la loro speranza nel Regno e attendevano “dai cieli il suo Figlio, ch’egli destò dai morti, cioè Gesù” perché li liberasse. (1 Tsl 1:10) Uno dei motivi per la composizione delle due lettere era di portare chiarimenti sulla presenza del Signore alla fine dei tempi.

Paolo stesso sperava che ciò accadesse presto, intendo dire la “parousia”, ma sapeva che non era ancora possibile pensarci come ad una realtà. In questa due lettere lo scrittore sviluppa il tema della “presenza” che Gesù aveva anticipato rispondendo alla domanda dei discepoli in Matteo 24:3 “Dicci: Quando avverranno queste cose, e quale sarà il segno della tua presenza e del termine del sistema di cose?” Nel rispondere Gesù aveva collegato la sua parousia alla presenza di un cadavere. “Poiché come il lampo viene dalle parti orientali e risplende fino a quelle occidentali, così sarà la presenza del Figlio dell’uomo. Dovunque sia il cadavere, là si raduneranno le aquile.” (Mt 24:27-289 Il cadavere sarebbe stato un segnale principe della sua presenza. Ora il cadavere simboleggia la morte dei due testimoni uccisi dalla bestia. (Ri 11:7-8)

Noi, gioia e corona durante la parousia del Signore!

Quando Paolo scrive la sua prima lettera ai Tessalonicesi, la giovane congregazione di Tessalonica ha già dovuto subire gravi persecuzioni e forte opposizione. Paolo aveva visitato la città macedone mentre era nel suo secondo giro di predicazione verso i primi dell’anno 50 d.C. Entro un anno, mentre era a Corinto accompagnato da Silvano (Sila) e Timoteo, Paolo scrisse la sua prima lettera per confortare i fratelli ed edificarli nella fede. Era il tardo 50 o il principio del 51 d.C. La violenta opposizione dei Giudei costrinse Paolo a trasferirsi ad Atene in Grecia. Mentre era lì egli aveva grande desiderio di sapere come stavano i suoi fratelli. Due volte tentò di tornare da loro, ma ciascuna volta Satana gli intralciò il cammino.

In questo contesto Paolo scrive parole che ci riguardano da vicino: “Fratelli, quando siamo stati separati da voi (di persona, non con il cuore), anche se per poco tempo, sentivamo così tanto la vostra mancanza che abbiamo fatto ogni sforzo per riuscire a vedervi di persona. Per questo volevamo venire da voi, e io, Paolo, ho cercato di farlo non una ma due volte; Satana, però, ce lo ha impedito. Qual è infatti la nostra speranza, la nostra gioia, la nostra corona per cui esultare davanti al nostro Signore Gesù al tempo della sua presenza? Non siete proprio voi? Voi siete senz’altro la nostra gloria e la nostra gioia!” (1Tsl 2:17-20) Questo è un passo che vogliamo esaminare con cura perché si riferisce a noi che viviamo durante la presenza del Signore e che contiene dei rimandi al passo di Daniele capitolo 10.

Paolo, Satana e un viaggio nel tempo

Anche nel capitolo 3 Paolo supplicava Dio di aprirgli la strada. Ma di che viaggio si sarebbe trattato? Leggiamo: “Ora Dio stesso, nostro Padre, e il nostro Signore Gesù ci aprano una strada per venire da voi. Inoltre il Signore vi faccia crescere e abbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come anche noi abbondiamo nell’amore per voi, così da rendere i vostri cuori saldi e irreprensibili nella santità davanti al nostro Dio e Padre al tempo della presenza del nostro Signore Gesù con tutti i suoi santi.” (1Tsl 3:11-13) Dunque Paolo si stava riferendo a noi che viviamo durante la parousia. È come se Paolo ci dicesse: ho un grande desiderio di stare con voi ma Satana mi ha già impedito due volte di incontrarvi! Qui Paolo anelava a ricongiungersi con noi in occasione del rapimento degli eletti.

La situazione richiama quella narrata da Daniele al capitolo 10, quando ci si aspettava una rivelazione di eventi futuri. Era il terzo anno di Ciro e Daniele ricevette in visione un messaggio riguardante un grande conflitto. Un uomo vestito di lino toccò Daniele e gli disse “Ora sono venuto per farti comprendere ciò che accadrà al tuo popolo nella parte finale dei giorni, perché la visione riguarda i giorni futuri”. L’uomo della visione confidò a Daniele di essere stato bloccato per 21 giorni dal principe del regno di Persia e di essere quindi rimasto in attesa con i re di Persia.

Un’accanita lotta tra gli esseri spirituali

Esiste una battaglia spirituale che noi non riusciamo a vedere. Gesù dopo un digiuno di 40 giorni fu condotto nel deserto per essere tentato da Satana. (Mt 4:1-11) Addirittura l’Apocalisse racconta di una guerra in cielo: “E scoppiò una guerra in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono ma non vinsero, e in cielo non ci fu più posto per loro. Così il gran dragone, l’antico serpente, colui che è chiamato Diavolo e Satana, che svia l’intera terra abitata, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e i suoi angeli con lui. (Ri 12:7-9) Perciò non dovremmo stupirci del fatto che l’uomo vestito di lino, cioè Gesù stesso, si sia trovato il principe di Persia in opposizione e che anche il principe di Grecia si sarebbe presto fatto vivo. (Da 10:20)

Di conseguenza anche noi ci troviamo nel bel mezzo di una continua lotta contro le malvagie forze spirituali. Paolo scrivendo agli Efesini dichiara: “Indossate la completa armatura di Dio per poter rimanere saldi contro le insidie del Diavolo, perché non abbiamo una lotta contro sangue e carne, ma contro i governi, contro le autorità, contro i governanti mondiali di queste tenebre, contro le malvagie forze spirituali che sono nei luoghi celesti. Per questo motivo prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e rimanere saldi dopo aver fatto tutto il necessario”. (Ef 6:11-13) Non stupisce che gli angeli siano in grado di lottare contro altre creature spirituali.

Il libro di Giobbe

Nel libro di Giobbe si legge: “Poi arrivò il giorno in cui i figli del vero Dio si presentarono al cospetto di Geova, e con loro entrò anche Satana per presentarsi al cospetto di Geova.” (Gb 2:1) In quell’occasione l’integrità di Giobbe fu messa in dubbio da Satana. Allora Geova, certo della sua integrità e sapendo di poter ristabilire e ricompensare Giobbe, permise a Satana di metterne alla prova l’integrità fino al limite, ma non gli permise di ucciderlo. Sebbene Satana, con vari mezzi, lo privasse prima del bestiame e dei servitori, poi dei figli, Giobbe non attribuì mai a Dio un’azione stolta o sbagliata. E non si allontanò da Dio, neanche quando la moglie e altri fecero pressione su di lui.

Anche noi oggi non ci stupiamo se il Diavolo cerca con vari mezzi di privarci dell’eredità promessa. Allo stesso modo in cui riuscì a ritardare il viaggio di Gesù verso Daniele sul Tigri, così anche oggi egli cercherà di ritardare il nostro incontro con Gesù nell’aria. (1 Tsl 4:17) Restiamo dunque vigili come Daniele. Probabilmente avvisato dell’arrivo dell’uomo vestito di lino, il profeta si mise a digiuno per supplicare l’aiuto del vero Dio. Nelle Scritture il digiuno era prescritto nel giorno di Espiazione. Era appropriato digiunare anche di fronte a un grave pericolo, quando c’era estremo bisogno della guida di Dio, nel sopportare prove e affrontare tentazioni, o quando si studiava e ci si concentrava sui propositi di Dio. Il digiuno è considerato nella Bibbia come un modo per umiliarsi di fronte a Dio. Mosè ed Elia, modello dei due testimoni, portarono avanti un digiuno di 40 giorni.

Un tale digiuno l’ho portato a termine anch’io nell’estate 2009.

Citazioni di passi dalle lettere ai Tessalonicesi in relazione alla Parousia

 Il tema della Parousia del Cristo compare 16 volte nelle Scritture di cui ben otto volte nelle due lettere ai Tessalonicesi. Riporto qui di seguito i passi in cui il termine ricorre nelle due lettere paoline.

Fratelli, non vogliamo che siate all’oscuro riguardo a coloro che dormono nella morte, affinché non siate tristi come chi non ha nessuna speranza. 14 Se abbiamo fede che Gesù è morto ed è risorto, allora abbiamo anche fede che Dio condurrà con Gesù quelli che si sono addormentati nella morte mediante lui. 

15 In base alla parola di Geova vi diciamo questo: noi che siamo vivi e saremo ancora in vita durante la presenza del Signore non precederemo affatto quelli che si sono addormentati nella morte, 16 perché il Signore stesso scenderà dal cielo con un comando, con voce di arcangelo e con tromba di Dio, e quelli che sono morti uniti a Cristo risorgeranno per primi; 17 dopodiché noi che siamo vivi e saremo ancora in vita verremo rapiti nelle nubi insieme a loro per incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre con il Signore. 18 Continuate dunque a confortarvi a vicenda con queste parole. 1Tsl 4:13-18

Lo stesso Dio della pace vi santifichi completamente. Possano il vostro spirito, la vostra anima e il vostro corpo essere preservati integri e irreprensibili per la presenza del nostro Signore Gesù Cristo. 24 Colui che vi chiama è fedele, e certamente farà tutto questo. 1Tsl 5:23-24

Ciò comporta che è giusto da parte di Dio ripagare con la tribolazione quelli che vi causano tribolazione. Ma a voi che subite tribolazione sarà dato sollievo insieme a noi alla rivelazione del Signore Gesù dal cielo con i suoi potenti angeli in un fuoco fiammeggiante, quando farà vendetta su coloro che non conoscono Dio e su coloro che non ubbidiscono alla buona notizia riguardo al nostro Signore Gesù. Questi subiranno la pena della distruzione eterna, lontano dalla presenza del Signore e dalla sua gloriosa forza. 10 Ciò accadrà quando lui verrà per essere glorificato insieme ai suoi santi e per essere, in quel giorno, oggetto di ammirazione fra tutti quelli che hanno esercitato fede; e in effetti voi avete riposto fede nella nostra testimonianza. 2Tsl 1:6-10

Ora, fratelli, per quanto riguarda la presenza del nostro Signore Gesù Cristo e il nostro radunamento con lui vi preghiamo di non farvi confondere la mente così in fretta e di non allarmarvi per qualche affermazione ispirata, discorso o lettera spacciata per nostra secondo cui il giorno di Geova è venuto.

Non fatevi sviare da nessuno, in nessun modo, perché esso non verrà se prima non viene l’apostasia e non è rivelato l’uomo dell’illegalità, il figlio della distruzione. Questi si pone come nemico e si esalta al di sopra di chiunque sia definito dio o sia oggetto di adorazione; si insedia così nel tempio di Dio, mostrando pubblicamente di essere un dio. Non ricordate che vi dicevo queste cose quando ero ancora con voi?

E ora sapete che cosa fa da freno, così che lui sarà rivelato soltanto al tempo stabilito. Infatti il mistero di questa illegalità è già all’opera, ma rimarrà tale solo finché non verrà tolto di mezzo chi adesso fa da freno. Allora colui che pratica l’illegalità sarà rivelato, e il Signore Gesù lo distruggerà con lo spirito della sua bocca e lo ridurrà a nulla mediante la manifestazione della sua presenza. 

La presenza di colui che pratica l’illegalità è dovuta all’azione di Satana, accompagnata da ogni opera potente, da segni e prodigi menzogneri 10 e da ogni ingiusto inganno ai danni di quelli che vanno verso la distruzione per non aver accettato e amato la verità così da essere salvati. 11 Per questo motivo Dio permette che siano sviati da un’influenza ingannatrice che li induca a credere alla menzogna, 12 affinché siano tutti giudicati perché non hanno creduto alla verità ma hanno provato piacere nell’ingiustizia. 2Tsl2:1-12

Arcangelo Michele è Yeshua? – Discepoli di Yeshua (discepolidiyahshua.altervista.org)

Prima Lettera ai Tessalonicesi – Prima Lezione (don Silvio Barbaglia) – YouTube

3 pensieri riguardo “21 giorni di digiuno per Daniele

  1. Ben fatto , comunque se non viene prima rivelato l’anticristo,il SIGNORE non compare..e quindi il rapimento è dopo… grazie

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