Tammuz e le 2300 sere e mattine

Oggi vi voglio parlare del Dio del sole e della vegetazione babilonese: Tammuz. Siamo al 21 di luglio del 2022 e, se andate a verificare, siamo nel mese di Tammuz. Abitualmente il mese di Tammuz, l’antico mese Babilonese del sole mutuato anche dagli Ebrei, cadrebbe a giugno, ma negli anni embolismici, e il 2022 lo è, cade nella luna di Luglio. L’ultimo giorno del mese di Tammuz sarà il 28 luglio, perché la luna nuova va a segnare l’inizio del mese successivo.

Il dio Tammuz per gli Ebrei

Riporto di seguito la descrizione del Dio Tammuz presa dall’enciclopedia Treccani:

“Forma ebraica, e passata nell’uso comune occidentale, del nome del dio babilonese e assiro Tamūz uno dei più cospicui tra gli dei minori del pantheon mesopotamico. Esso è di origine sumera, e in questa lingua il suo nome suona Dumu-zi o Dumu-zi-abzu, che vorrebbe significare “figlio legittimo dell’Abzu” o “dell’Abisso”, vale a dire del dio dell’abisso, che era Ea. Infatti Tammuz era riguardato quale figlio primogenito del dio dell’acqua e della sapienza, Ea. Secondo un’altra genealogia egli sarebbe però figlio del dio del sole Shamash. Tammuz era il dio della vegetazione, un antico dio agrario, la personificazione della vita lussureggiante della natura e della forza vitale e generatrice che si manifesta nella crescita delle piante e dei greggi. Ogni anno egli discende agli inferi e risuscita a nuova vita col rinnovarsi della natura a primavera.”

Interessante è la periodicità delle feste legate a questo dio. La Treccani continua infatti dicendo:

“Nella crescita e nel deperire della natura, gli antichi abitanti della Mesopotamia vedevano la resurrezione e la morte del “figlio”, il quale viene ad essere l’incarnazione del grano, della vegetazione e dei corsi d’acqua benefici.”

Dio del sole e della vegetazione

Il figlio per gli ebrei era Gesù. Tammuz veniva quindi considerato l’equivalente del figlio di Dio. Questo è interessante perché i cicli della natura erano collegati anche alle festività sacre degli ebrei. Per gli ebrei c’erano due mesi particolarmente importanti in quanto a festività del raccolto: Nisan, il primo mese, e Tishri, il settimo mese, segnavano l’inizio e la fine del periodo del raccolto. Aprivano e chiudevano l’anno agricolo. Collegata alla festa della pasqua del 14 Nisan c’era infatti la festa dei “primi frutti”, in cui gli ebrei dovevano offrire a dio le primizie della loro raccolta. Questo stava a simboleggiare l’offerta del primogenito Gesù che sarebbe morto proprio il 14 Nisan.

Si veniva quindi a stabilire un legame tra la rinascita della natura, la liberazione dalla falsa religione con l’uscita dall’Egitto, e la morte di riscatto del suo unigenito figlio Gesù. Tammuz, il dio sole, risorgeva in primavera, proprio quando invece Gesù diede la sua vita. Questo rappresenta il serpente che morde il calcagno al Cristo. Ma cosa c’entra il serpente, cioè il diavolo, con il sole? Satana si è sempre nascosto dietro al creato e ha fatto in modo che gli uomini adorassero la creazione piuttosto che Dio. Gli uomini in particolare hanno adorato il sole come fautore della rinascita della natura in primavera.

Il serpente è così divenuto simbolo per il sole e l’ouroboro ci ricorda il ciclo continuo della natura che muore e risorge. L’ouroboro è il serpente che si morde la coda e forma un cerchio a simboleggiare il sole, oppure disegna l’analemma che è il percorso solare giornaliero del sole se fotografato nello stesso istante tutti i giorni.

Tammuz e la croce

Quindi nei millenni c’è stata una lotta senza esclusione di colpi di Satana contro Gesù. Nel momento in cui, in primavera del 33 Gesù viene ucciso, il sole vince, ma è una vittoria temporanea perchè appena tre giorni e mezzo dopo Gesù viene risorto e la prospettiva che rimane per Satana è la distruzione.

Legato a questo discorso sulla morte di Gesù c’è il discorso della croce su cui sarebbe morto il Cristo. I Testimoni di Geova affermano che egli sia morto su un palo mentre i cattolici dicono che sia stato ucciso su una croce. L’argomento è importante perchè il simbolo della croce era legato al culto del dio Tammuz. La croce è infatti un simbolo solare.

Sembra però che le paole greche Stauros e Xilon usate per definire lo strumento di tortura e uccisione del Cristo indicassero originariamente un palo. Anche la parola crux che traduceva in latino questi termini greci poteva essere una crux simplex, cioè un semplice palo piantato. http://web.tiscali.it/spaziodiricerca/palo%20di%20tortura%20o%20stauros.htm

In realtà le prove archeologiche che dimostrino l’una o l’altra tesi non ci sono. Sembra quindi che ci dobbiamo fidare solo dell’aspetto linguistico che propende dalla parte della morte su un palo di tortura.

La croce e l’adorazione solare

Come mai allora i cattolici sono arrivati ad usare la croce addirittura nella loro adorazione? Semplicemente perchè l’adorazione solare è entrata all’interno delle religioni. Si adora, nella pratica, Tammuz che uccide Gesù e lo si fa idolatrando la croce. I cattolici quindi che portano la croce al collo stanno adorando Tammuz che, al suo risorgere, uccide Gesù. Poco importa se Gesù è morto sulla croce oppure no, l’importante è usare la croce.

Il gran numero di croci nelle chiese indica quanto la religione si sia allontanata dalla vera adorazione per andare invece dalla parte di Satana il diavolo. Questa stessa cosa risulta essere evidente anche nei Testimoni di Geova nel momento in cui hanno rifiutato il fatto che la Terra è piatta. La terra globulare fa parte infatti di quel piano eliocentrico di mettere il sole, cioè il creato, al centro. Non per niente il simbolo astronomico della terra globulare è un cerchio con la croce al centro. Si tratta cioè di doppio segno solare: il cerchio e la croce.

La morte di Tammuz

La profezia di Genesi 3:15 dice comunque che Tammuz non la passerà liscia sebbene gli sia garantita una prima vittoria sul Cristo: “Lui ti schiaccerà la testa e tu lo colpirai al calcagno” dice il versetto. Sebbene il serpente sarebbe riuscito a colpire Gesù al calcagno, Egli gli avrebbe schiacciato la testa, cioè lo avrebbe ucciso.

Tammuz, essendo il dio del sole e della fertilità, si diceva che risorgesse in primavera e morisse in autunno con il morire della vegetazione. In realtà già nel mese di Tammuz si rappresentava la morte del Dio e la sua discesa agli inferi. Riporto ancora cosa dice l’enciclopedia Treccani a questo proposito:

“Ogni anno aveva luogo una solenne cerimonia in suo onore, il mortorio per il dio, durante il quale i suoi fedeli lamentavano altamente la sua morte e invocavano il suo ritorno sulla terra dall’ade. Questa cerimonia, che conteneva anche una rappresentazione sacra, aveva luogo nel mese di Tammuz, chiamato mese della festa di Tammuz, che era il sesto mese dell’anno e cadeva in estate. Durante il rito si rappresentava più o meno drammaticamente la morte del dio, la discesa della dea agli inferi e il ritorno di lui sulla terra.”

Il sole oscurato

La sua discesa effettiva agli inferi avveniva però solo qualche mese più tardi, ad ottobre, con l’avvicinarsi dell’inverno. Quindi durante il mese di Tammuz si ricordava la morte del dio sole. Questo mi sembra importante per definire delle date, infatti così come Tammuz uccide il Cristo quando egli viene la prima volta sulla Terra, Il Cristo uccide Tammuz cioè il sole quando viene la seconda volta.

Le scritture sono piene di versi in cui si parla dell’oscuramento del sole durante il giorno del Signore, cioè la seconda venuta del Cristo.

“Il sole stesso sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima della venuta del grande e tremendo giorno di Geova” dice Gioele 2:31. Questo evento è collegato al terremoto del sesto sigillo dell’Apocalisse. Leggiamo in Rivelazione 6:12 “E vidi quando aprì il sesto sigillo e ci fu un grande terremoto; e il sole divenne nero come un sacco di crine e la luna divenne sangue”.

Questo terremoto ci ricorda la volontà di Dio di salvare un rimanente. Dice infatti Aggeo 2:7 “Ancora una volta -fra poco- e scrollerò i cieli e la terra e il mare e il suolo asciutto. E certamente scrollerò tutte le nazioni, e le cose desiderabili di tutte le nazioni dovranno venire; e certamente riempirò questa casa di gloria, ha detto Geova degli eserciti”.

In questo versetto il terremoto rappresenta un rimanente che viene estratto dalle nazioni. Geova incoraggia Zorobabele e Giosuè affinchè i lavori di ricostruzione del tempio procedano spediti, perchè con questo terremoto, dice Geova, egli riempirà la sua casa di gloria. Quando avviene questo terremoto, che coincide con la definitiva distruzione del dio sole Tammuz?

Le 2300 sere e mattine

Daniele, come ben sappiamo ci lascia una risposta nel suo libro al capitolo 8, dove dice che il tempio sarebbe stato di nuovo approvato alla fine di 2300 sere e mattine. Daniele dice in pratica che a metà dei sette tempi che costituiscono il tempo della fine, la cosa disgustante si sarebbe manifestata in un luogo santo (Daniele 9:27). Solo dopo un periodo di 2300 sere e mattine il tempio sarebbe stato ricostruito e nuovamente approvato. Aggeo a questo proposito dice del tempio: “La gloria di quest’ultima casa diverrà più grande di quella della casa precedente, ha detto Geova degli eserciti. E in questo luogo darò pace è l’espressione di geova degli eserciti”. Queste parole non si riferivano tanto al tempio di Zorobabele, che comunque non sarebbe stato glorioso quanto quello di Salomone ma si riferisce al tempio spirituale che avrebbe costituito Gesù e i suoi sacerdoti.

Gesù disse a proposito del tempio in Giovanni 2:18-20 ““Abbattete questo tempio, e in tre giorni lo rialzerò”. Perciò i giudei dissero: “Questo tempio è stato edificato in quarantasei anni, e tu lo rialzerai in tre giorni?” Ma egli parlava del tempio del suo corpo.”.

Tre giorni e mezzo sono 2300 sere e mattine

Egli si riferiva alla ricostruzione del tempio del suo corpo che sarebbe avvenuta dopo tre giorni e mezzo di sepoltura. Dal punto di vista spirituale oggi avviene la stessa cosa con la resurrezione dei due testimoni e il terremoto che ne consegue. I due testimoni di rivelazione 11 infatti rimangono morti sulla pubblica via per tre giorni e mezzo e poi vengono risuscitati da Dio. Come conseguenza avviene un terremoto in cui il rimanente dei 144000 sulla terra, cioè i 7000 di rivelazione 11:13, vengono rapiti in cielo.

Leggiamo in Rivelazione 11 “E dopo i tre giorni e mezzo spirito di vita da Dio entrò in loro (i due testimoni), ed essi si rizzarono in piedi, e grande timore cadde su quelli che li vedevano. E udirono un’alta voce dal cielo dir loro: “Salite quassù”. E salirono al cielo nella nube, e i loro nemici li videro. In quell’ora ci fu un grande terremoto, e la decima parte della città cadde; e settemila persone furono uccise dal terremoto, e quelli che restavano si spaventarono e diedero gloria all’Iddio del cielo.”

La ricostruzione del tempio viene quindi a coincidere con la resurrezione dei due testimoni, tre giorni e mezzo dopo la loro morte, esattamente come era accaduto a Gesù. Questa resurrezione avviene alla fine delle 2300 sere e mattine che definiscono quel periodo necessario dall’interruzione del sacrificio continuo perché il tempio sia di nuovo puro. Dice infatti Daniele 8:14 “E udivo un certo santo parlare, e un altro santo diceva a quello che parlava: “Fino a quando sarà la visione del [sacrificio] continuo e della trasgressione che causa desolazione, per fare sia [del] luogo santo che [dell’]esercito qualcosa da calpestare?” Così mi disse: “Fino a duemilatrecento sere [e] mattine; e [il] luogo santo sarà certamente portato alla condizione giusta”.

Questo coincide con il terremoto del sesto sigillo che vede l’oscuramento del sole, cioè di Tammuz. Come Tammuz aveva ucciso Gesù ora Gesù uccide Tammuz. Il primo avvenimento coincide con le feste ebraiche di primavera, mentre il secondo con le feste ebraiche di autunno.

La vera durata delle 2300 sere e mattine

Ma andiamo a vedere quanto durano davvero queste 2300 sere e mattine. Non è facile determinarne la durata effettiva. Bisogna subito notare che questo periodo di tempo viene definito diversamente dagli altri che descrive Daniele. Egli parla in altri versetti di 1260, 1290 giorni o 1335. Di li non si scappa: sono giorni effettivi. Quando però dice 2300 sere e mattine sta parlando di un periodo sacro legato ai sacrifici. sono i tre giorni e mezzo di sepoltura di Gesù, il più grande sacrificio. Questi sacrifici erano scanditi dai sabati e dalle lune, in quanto i sacrifici della sera e della mattina andavano fatti tutti i giorni ma poi si doveva tenere conto anche delle lune nuove che definivano l’inizio del mese.

Isaia 66:23 sottolinea la ciclicità lunare di questi sacrifici in questo modo: ““Di luna nuova in luna nuova e di Sabato in Sabato tutti verranno a inchinarsi davanti a me”, dice Geova.”

La cosa che le lune abbiano a che fare con la ricostruzione del tempio si vede anche dal fatto che 2300 sere e mattine sono 1150 giorni. Un mese lunare astronomico dura 29,5 giorni, infatti i mesi lunari per gli ebrei potevano avere 29 o 30 giorni. 1150 diviso 29,5 porta a 39 lune esatte. Da dove partire a contare queste lune? Si legga di nuovo Daniele 8:14. Si deve partire esattamente da quando termina il sacrificio continuo che coincide con il giorno della morte del Cristo. Per i tempi della fine significa il 14 Nisan del 2019, visto che i sette anni della fine vanno da ottobre 2015 a ottobre 2022. La metà esatta è la primavera del 2019. Il 14 Nisan 2019 coincide con il 19 aprile 2019: potete verificare su un calendario ebraico.

Il calcolo delle lune

La prima luna nuova successiva cade il 4 maggio. Da lì parte la prima luna. Contando 39 lune l’ultima cade il 30 maggio 2022 e dura quindi fino al 29 giugno 2022. Interessante è il fatto che il mese di giugno solitamente corrisponde al mese di Tammuz. Ma questo non è sempre vero. Il calendario ebraico infatti è soli-lunare. Si tratta cioè di un calendario lunare che aggiunge ogni tanto un mese per riportare gli anni a coincidere con il ciclo solare.

Il mese lunare infatti dura 29,5 giorni circa che porta ad un anno di 354 o 355 giorni, con una differenza di 11 giorni rispetto all’anno solare. Tuttavia esiste un ciclo di 19 anni in cui il calendario solare e quello lunare vengono a coincidere quasi perfettamente. Semplicemente si dovrà aggiungere un mese (chiamato veadar o adar secondo) per sette volte durante i 19 anni.

In pratica gli ebrei avevano una sorta di anno bisestile in cui invece di aggiungere un giorno, come facciamo noi a febbraio, aggiungevano un mese in primavera, verso marzo. Quell’anno non si chiama bisestile ma anno embolismico. Gli ultimi anni come sono stati? Il 2019 è stato embolismico, e ha inserito il mese di Veadar a marzo, quindi prima del 19 aprile che segna la partenza dei nostri calcoli e quindi non deve essere considerato. Anche il 2022 è embolismico. Si aggiunge quindi un mese, o meglio una luna a marzo 2022. Il mese di Tammuz cioè la nostra ultima luna delle 2300 sere e mattine viene spostata a luglio. Le 39 lune diventano dunque 40.

La donna nel deserto per 40 mesi

Sono 40 lune di calpestamento del tempio (si rilegga Daniele 8:13,14 dove parla di 2300 sere e mattine di calpestamento) che corrispondono ai 40 anni di calpestamento di Israele nel deserto. Ricordiamoci che la donna che partorisce poi riceve ali di aquila e vola nel deserto dove viene nutrita per 42 mesi. I 2 mesi rimanenti ci portano al rapimento della grande folla, che avviene due mesi dopo la resurrezione dei 144000. Il 40 e il 42 sono numeri che ricorrono spessissimo nelle Scritture.

Ci si potrebbe chiedere: Geova non avrebbe potuto semplicemente far scrivere in Daniele di 2360 sere e mattine invece di 2300? Avrebbe potuto, ma questo non sarebbe stato indicativo del modo di ragionare degli Ebrei. Essi infatti consideravano un anno costituito da 12 mesi e non 13 sebbene assai frequentemente avessero anni di 13 mesi.

Arriviamo quindi a concludere che le 2300 sere e mattine terminano con la fine del mese di Tammuz, alla luna nuova del 28 luglio. Alla luna nuova infatti si suonavano le trombe (Numeri 10:10) e il rapimento deve avvenire con suono di tromba, ci ricorda 1 Tessalonicesi 4:16.

Il rapimento dei 7000

Il 28 luglio quindi, con suono di trombe potrebbe (e sottolineo potrebbe) avvenire il rapimento dei 7000 e la risurrezione del resto dei 144000! Questo significherebbe l’oscuramento del sole e il compimento definitivo delle scritture. Tessalonicesi 4:16 descrive questo avvenimento in questo modo: “perché il Signore stesso scenderà dal cielo con una chiamata di comando, con voce di arcangelo e con tromba di Dio, e quelli che sono morti unitamente a Cristo sorgeranno per primi.”

Quelli che seguono sono la grande folla cioè il decimo della città che crolla con il primo terremoto, vede e capisce cosa sta succedendo e quindi dà gloria a Dio (Rivelazione 11:13).

Questi vengono rapiti non solo con suono di tromba ma con il suono dell’ultima tromba cioè alla fine dei sette tempi. Si tratta del periodo settembre-ottobre, cioè il mese di tishri. Il primo giorno è la festa delle trombe. In quell’occasione ci dovrebbe essere il rapimento o terremoto descritto nell’ultima tromba e nell’ultima coppa. 10 giorni dopo, al giorno dell’espiazione il sacerdote poteva entrare nel tempio. Questo rappresentava il grande ingresso nel tempio degli sposi e il matrimonio dell’agnello. (Rivelazione 15:8)

Questi avvenimenti segnano la fine definitiva della religione solare. Babilonia cade e viene distrutta e di Tammuz perisce anche il ricordo.

4 pensieri riguardo “Tammuz e le 2300 sere e mattine

  1. E la grande tribolazione?
    La saltiamo a piedi pari?
    Matteo 24 dice ….dopo la tribolazione di quei giorni il sole sarà oscurato….

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