L’albero, la terra e l’uovo cosmogonico

Immagine della terra secondo il pensiero norreno

L’albero che il re Nabucodonosor vede in sogno ha un’altezza che raggiunge i cieli ed è visibile fino all’estremità della terra.  Da esso si ciba ogni carne. (Daniele 4:11-12) Nella visione di molti popoli antichi, il cosmo è sostenuto da un albero, attraverso il quale scorre la linfa della vita che si diffonde alla terra.  L’albero può nutrire, trasmettere la forza vitale, perfino l’immortalità. Proteso verso il cielo, è collegamento e punto di contatto tra gli universi distanti. La sua mitica presenza pervade le Scritture dalla Genesi all’Apocalisse. «Ecco l’uomo è diventato come uno di Noi, quanto alla conoscenza del bene e del male. Guardiamo che egli non stenda la sua mano e prenda anche del frutto dell’Albero della Vita, ne mangi e viva per sempre.» – (Ge 3:22) O ancora: “A chi vince concederò di mangiare dell’albero della vita che è nel paradiso di Dio.” (Ri 2:7)

Nei papiri egiziani, nei rilievi e nei sigilli dagli assiro-babilonesi, i sovrani appaiono spesso davanti ad un albero a forma di palma. Questo simbolo è messo in relazione con il kišhanû babilonese, piantato nell’Eridu, il corrispondente mesopotamico dell’Eden, una specie di albero della forza, della salute o della guarigione, le cui radici, si estendono fino al centro della terra. Ritroviamo l’albero cosmico anche nel mondo germanico antico: in questi miti compare lo Yggdrasil – il frassino cosmico – i cui rami si stendono al di sopra di tutti i mondi e si spingono fin al di sopra dei cieli e il cui scotimento preannuncia la fine del ciclo cosmico. Nella rappresentazione dei Veda e delle Upanishad dell’India antica, l’albero è capovolto, con le radici in alto e la chioma aperta verso la terra, ed assorbe, perciò, nutrimento dalla realtà celeste, comunicando linfa vitale e vitalità a tutto l’universo visibile.

Il grande albero di fico e Israele

L’albero di fico nella Bibbia svolge, fin dall’Eden, un importante ruolo. Si facevano “pani di fichi pressati”, facili da trasportare. Un pane del genere servì come impiastro medicamentoso per curare il foruncolo del re Ezechia: “Isaia disse: “Portate una schiacciata di fichi secchi”. La portarono e la applicarono sulla piaga, e il re gradualmente guarì.” (2Re 20:7) L’immagine di un albero di fico ricorre in special modo nel predire la rovina d’Israele o la distruzione del cosmo. In Isaia si legge: “Tutto l’esercito dei cieli marcirà, e i cieli saranno avvolti come un rotolo. Il loro intero esercito cadrà come una foglia secca cade dalla vite, e come un fico avvizzito cade dalla pianta.” (Isa 34:4) L’intera nazione di Israele è paragonata ad un albero.

In un’occasione Gesù fece seccare un fico. Il fico maledetto sembra avesse messo le foglie eccezionalmente presto. Siccome l’albero non aveva che foglie non avrebbe prodotto alcun frutto e il suo aspetto ingannava. Poiché era improduttivo Gesù lo maledisse facendolo seccare. (Mr 11:12-14) Inoltre nelle scritture si parla dell’intenzione divina di scrollare le nazioni. “Egli sorgerà per scrollare la terra.” (Isa 2:21) “Poiché Geova degli eserciti ha detto questo: ‘Ancora una volta — fra poco — e scrollerò i cieli e la terra e il mare e il suolo asciutto’. “‘E certamente scrollerò tutte le nazioni, e le cose desiderabili di tutte le nazioni dovranno venire.” (Ag 2:6-7) Espressioni simili rimandano all’idea del mondo come di un albero. Anche i re paragonavano talvolta se stessi a un albero. Per esempio Nabucodonosor “fioriva” nel suo palazzo. (Da 4:4; Cfr Gdc 9:8-15) Il faraone, egli stesso una divinità, spesso è raffigurato come se fosse il tronco dell’albero della vita (forse un’acacia), con i rami disposti a raggiera.

Personaggi di re e cherubini di fronte all’albero della vita. Rilievi assiri.

L’albero della vita nella storia dell’arte (didatticarte.it) Cherubino: Aprite presto aprite From Le nozze di Figaro – Mozart – Bing video

Voi Che Sapete (aria Cherubino) by Marianne Crebassa – Le nozze di Figaro – Dutch National Opera – Bing video

L’albero del mondo

L’albero del mondo viene rappresentato come un albero di dimensioni colossali che sostiene i cieli e li collega, attraverso rami e radici, con la terra e il sottosuolo. Possiede una forte correlazione con l’albero della vita. Questo albero è presente nella mitologia ungherese, nella mitologia norrena (con i nomi di Yggdrasil o Irminsul), in quella slava e finlandese come una quercia, e nell’induismo con il nome di Ashvastha o fico sacro. Le popolazioni indoeuropee hanno associato all’Albero del Mondo vari animali: le api, per via della loro abitudine di stabilirsi nelle cavità degli alberi, sono diventate l’intermediario privilegiato fra i tre mondi. Inoltre, venivano associati all’albero quattro cervi, un’aquila che nidificava tra i suoi rami e dei serpenti che avvolgevano le sue radici. Sotto l’albero di Nabucodonosor cercavano ombra le bestie della campagna e sui rami dimoravano gli uccelli del cielo. Ogni carne lì trovava il suo nutrimento.

Tale concetto è presente anche in altre popolazioni, come quelle della Siberia e dell’America del Nord. Probabilmente, prima del peccato, in Eden Adamo mangiava di tutti i frutti compreso quello dell’albero della vita attraverso cui la sua vitalità si rinnovava di continuo. Gli alberi “cosmici” svolgono la funzione di “asse dell’universo”. Anche certe montagne svolsero la funzione di Axis Mundi, ovvero la funzione di collegare Cielo, Terra e luoghi di sotto. Esempi di Axis Mundi sono il Monte Meru della cosmologia religiosa del Sud-est asiatico, lo Hara Berezaiti della tradizione religiosa iranica o anche l’Himinbjörg della mitologia scandinava.

Immagine della struttura della terra tratta dal libro “Le vere misure della terra (piatta)” Michele Vassallo Adriana Caterina Rocchia

Alcune considerazioni da Earthmeasured

Sopra il Polo Nord c’è una colonna magnetica dotata di un forte campo che sale verticalmente in direzione della cupola. È una colonna apparentemente piccola, che ha un raggio di non più che poche decine di chilometri. È il luogo del Polo Nord magnetico: attraversa verticalmente la sfera terrestre, dalla base alla cima, internamente ai due emisferi, quello di sopra e quello di sotto. Infatti agli antipodi della cupola celeste c’è un bacino in materiale ferromagnetico. Il bacino è un elemento solido e massiccio in grado di contenere i continenti e gli oceani. Possiamo capire che la cupola superiore sia molto simile ma invertita rispetto al bacino inferiore. L’idea risultante è quella di una sfera. La terra abitata è un piano posto nel mezzo. La superficie su cui viviamo è come annidata in una serie di gusci concentrici paragonabili a una serie di membrane o rivestimenti protettivi.

Da quanto detto possiamo comprendere come la cosmologia implicita nella Bibbia sia a livello sintetico assimilabile alla cosmologia norrena che postulava un cosmo racchiuso in una bolla sferica sostenuta dal sacro frassino (immagine d’apertura). La mitologia tramandata nel poema scandinavo “Edda” è una raccolta scritta dall’islandese Snorri Sturluson intorno 1220. Nel suo poema Snorri attinge con scrupolo filologico alle fonti antiche, allo scopo di non disperdere il patrimonio mitologico del suo popolo. In realtà, per la maggior parte degli studiosi, l’approccio che Snorri mantiene con le sue fonti è fedele. È possibile che egli attingesse a fonti più antiche e “pure” di quelle che ci sono arrivate tramite l’Edda. Come si vede l’impostazione data dagli scrittori di Earthmeasured non è nuova e vanta illustri precedenti. Su un modello simile si fondano perfino le cosmologie di Platone, della Divina Commedia, della Bhagavadh Gita, e di tutta la tradizione induista.

Cosmologia Sumera
Cosmologia sumera

Anche i sumeri consideravano l’universo visibile sotto forma di una semisfera, avente per base la Terra e per calotta il Cielo (An-Ki). La Terra era un disco piatto circondato dal mare (Abzu) e galleggiante su di esso. Al di sotto della terra stava un’altra semisfera diametralmente opposta a quella del cielo, non visibile, che conteneva le regioni infernali (Kur). Dunque, l’universo in generale era una sfera, divisa in due orizzontalmente dal piano diametrale costituito dalla terra. All’esterno della sfera dell’universo si stendeva all’infinito un Oceano Cosmico, un Mare primordiale misterioso ed invisibile.

Cosmologia Vedica

L’albero sacro

Uno studioso scrive: «Nei miti e nelle leggende sull’Albero della Vita abbiamo spesso trovato implicita l’idea che esso si trova nel centro dell’Universo e collega Cielo, Terra e Inferno [luogo di sotto]. Questo dettaglio di topografia mitica ha valore particolarissimo nelle credenze dei popoli nordici, sia altaici che germanici e centro-asiatici, ma la sua origine è probabilmente orientale (mesopotamica)» (Mircea Eliade, Albero – “Axis Mundi”, in Trattato di storia delle religioni, Torino, Boringhieri, 1984, pp. 384)Dall’albero che regge il mondo si comprende il senso dell’importanza attribuita alle tante divinità a carattere vegetale di cui è ricca la mitologia antica e la storia d’Israele. Si pensi a Tammuz, alle asherah, i pali sacri che offendevano Geova sugli alti luoghi per arrivare fino all’albero di natale. Il culto di Asherah prevedeva l’installazione di oggetti di culto in forma di pali o forse alberi stilizzati, espressione di forme di adorazione idolatrica.

«L’albero, secondo questi miti, esprime la realtà assoluta nel suo aspetto di norma, di punto fisso, sostegno del Cosmo. È il punto d’appoggio per eccellenza. Di conseguenza, le comunicazioni col cielo possono avvenire soltanto intorno a esso, o addirittura per suo tramite.» (Mircea Eliade, 1984, pp. 384) Per esempio, in tutto il mondo mediorientale la palma era un simbolo ricorrente. Per il fatto che è sempreverde e perenne, in quanto attraverso i polloni radicali può rinnovarsi indefinitamente, in greco venne chiamata Phoenix, Fenice, come il leggendario uccello che moriva bruciando per poi rinascere dalle sue ceneri. (v. Gb 14:7-12) Questo è l’albero/uccello che rappresenta il passaggio dell’uomo tra le successive ere astronomiche e le diverse terre. Per il popolo arabo la palma è l’albero della vita. Presso gli Ebrei la palma era presente nelle cerimonie di sukkot, e durante l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.

L’uovo cosmico

Per diversi popoli la Terra e tutto ciò che ci circonda sarebbero fuoriusciti da un uovo cosmico primordiale. Tale è ad esempio la cosmogonia induista incentrata su Brahma. Questa divinità come il cherubino di Ezechiele, presenta quattro facce, ed opera in veste di creatore-demiurgo. L’uovo cosmico Hiranyagarbha, o “grembo d’oro”, identificato anticamente con l’anima cosmica o anima mundi, galleggiava nell’oceano primordiale avvolto dalle tenebre. Quando l’uovo si schiuse, dalla metà superiore del guscio, fatta d’oro, nacque il cielo; dalla metà inferiore del guscio, fatta d’argento, nacque la terra. Le membrane interne del guscio formarono le montagne e quelle esterne le nuvole; le vene e i liquidi formarono i fiumi e i mari. Nell’induismo l’universo è una realtà destinata a scomparire, per rigenerarsi e ricomparire nel momento in cui è creato un nuovo universo. Uovo cosmico – Wikipedia

Nella religione orfica, un’altra branca della mitologia greca, si racconta come dall’uovo d’argento, contenente il cosmo, sia nato Eros, il primo degli dei, perché senza di lui nessuno degli altri avrebbe potuto nascere. Mircea Eliade scrive:

«Il motivo dell’uovo cosmogonico, attestato in Polinesia, è comune all’India antica, all’Indonesia, all’Iran, alla Grecia, alla Fenicia, alla Lettonia, all’Estonia, alla Finlandia, ai Pangwe dell’Afica occidentale, all’America centrale e alla Costa occidentale dell’America del Sud. […] Qui la cosmogonia è il modello dell’antropogonia, la creazione dell’uomo imita e ripete quella del Cosmo. […] La virtù rituale dell’uovo non si spiega con una valorizzazione empirico-razionalistica dell’uovo come germe; si giustifica invece col simbolo che l’uovo incarna, riferibile non tanto alla nascita come alla rinascita, ripetuta secondo il modello cosmogonico. Si prenda uno qualsiasi di tali complessi mitico-rituali, la sua idea fondamentale non è la “nascita”, è invece la “ripetizione della nascita” esemplare del Cosmo.»
Ragnarok, l’Armaghedon nordico

La mitologia nordica ripartisce gli dei in due grandi classi: gli Asi (Æsir) e i Vani (Vanir).  Gli Asi sono gli dei del cielo e i Vani quelli della terra. Æsir etimologicamente significa “trave, asse, palo” anche il latino Asser significa asse, trave. Questo portava a concepire gli dei come il sostegno del cielo e del mondo. Al termine del tempo le forze del caos prenderanno il sopravvento, spezzando le loro catene. Guidate da Loki, il biblico Leviatan, daranno il via al Ragnarǫk, la battaglia finale tra le forze dell’ordine e le forze del disordine. Le due forze contrapposte si annienteranno a vicenda, distruggendo con loro l’intera creazione. Il Ragnarok è il mezzo con cui l’universo purificato potrà iniziare un nuovo ciclo cosmico.

 Nei tempi passati non circolavano molti libri e l’insegnamento era orale, presentato in forme simboliche attraverso il mito, la poesia e il racconto allegorico. I saggi custodivano segreta la sapienza sacra e il discepolo doveva essere meritevole. Gli venivano impartite poche lezioni in forma di allusioni enigmi e proverbi. Le verità venivano date sotto forma di simboli e allegorie su cui concentrare la propria meditazione, nel tentativo di ottenere profondità di sapienza. Era un lento, continuo processo di auto scoperta fondata su una certa libertà personale. Era un insegnamento di tipo mitologico, ermetico, di difficile e progressiva comprensione. Tuttavia a scavare nel mito ci si trova di fronte alle più antiche e profonde verità. Come facevano a sapere queste cose? Intuizioni e rivelazioni giungevano dalla tradizione orale, dagli sciamani, per vie angeliche e demoniache.

Giano bifronte

Era probabilmente la divinità principale e più antica del pantheon di Roma. Giano era considerato il padre degli dei. Nessun altro dio lo aveva generato. Era considerato Divum Deus, Dio degli dei. Si noti qui l’analogia fonetica tra Jah e Janus. Il nome si relaziona con Janua, porta. È il dio degli inizi e della fine, (Alfa e Omega) raffigurato con due e più raramente con quattro facce rivolte ai quattro punti cardinali. Gli antichi mettevano il dio in relazione con il movimento, facendo derivare l’etimo dal verbo latino ire, andare, perché secondo Macrobio il mondo va sempre muovendosi in cerchio e partendo da se stesso a se stesso ritorna.

Va ricordato che il mundus latino era la cupola celeste capovolta, aveva la forma circolare a rappresentare la volta celeste e l’universo tutto. Il mundus era una fossa scavata all’atto della fondazione al centro della città al congiungimento a forma di croce del cardo e del decumano. Il nome di Giano deriverebbe da una radice indoeuropea con significato di passaggio. Egli è un custode delle entrate e delle uscite, che presiede alle soglie, ai ponti ed è dotato di chiavi. Egli ha il potere sulle porte del cielo. È lui che apre e chiude le porte dei solstizi. Egli rappresenta pertanto le porte del cielo, i passaggi tra le terre ed i mondi.                     

LA TESTA UMANA BIFRONTE NELLA SCULTURA POST-PALEOLITICA (museoorigini.it)

LA TESTA ANIMALE BIFRONTE NELLA SCULTURA POST-PALEOLITICA (museoorigini.it)

LA TESTA UMANA UNITA PER LA NUCA A TESTA ANIMALE NELLA SCULTURA POST-PALEOLITICA (museoorigini.it)

civiltà matthesiana post-paleolitica (museoorigini.it)

I cherubini non sono angeli

Ogni pagina delle Scritture presenta le sue difficoltà che solo con il tempo si possono addomesticare. Ci ho messo cinquant’anni per capire certi aspetti. Per esempio il cherubino mostra d’essere una configurazione che non è per niente scontata. Questa figura fa la sua comparsa in momenti storici diversi e con funzioni diverse. È un mezzo di trasporto: Geova si muove cavalcando il cherubino. Cherubini sono messi a custodire l’albero della vita e cherubini distendono le ali sull’arca nel santissimo. Essi custodiscono evidentemente una soglia di difficile accesso. Per lo più si crede che il cherubino rappresenti una categoria angelica, ma così non è.  I cherubini non sono angeli. Gli «angeli» sono in ebraico male’ākim e in greco angheloi, cioè messaggeri. Quando si manifestano hanno sempre l’aspetto di un uomo.

 I cherubini, in ebraico kerûbîm «benedicenti o consacrati», non si manifestano come angeli ma sotto tutta un’altra forma. Sono creature viventi, rappresentazioni teofaniche, un trono di gloria, uno degli aspetti più imponenti del kavod. In primis: i cherubini sono posti a guardia dell’Eden dopo la cacciata di Adamo ed Eva. Genesi legge: “E così cacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiammeggiante lama di una spada che roteava continuamente per custodire la via dell’albero della vita.” (Ge 3:24) Non è una creatura angelica a brandire la roteante spada ma sono esseri bioluminescenti raggruppati negli oceani celesti nelle case dello zodiaco. Cos’è la bioluminescenza? Per definizione, si tratta del fenomeno per il quale alcuni esseri viventi emanano luce. Di tutte le specie bioluminescenti che si conoscono, l’80% vive nelle profondità degli oceani del pianeta Terra.

Meduse bioluminescenti

Una via cosmica

I cherubini custodiscono la via all’albero della vita. È una via cosmica che passa attraverso i portali della cupola del cielo. Essi raffigurano lo zodiaco. Per la prima coppia uscita dall’Eden era impossibile tornare indietro. Avevano intrapreso un percorso fuori dalla cupola edenica attraverso un portale che, dallo zodiaco, immette dentro un altro anello, un altro zodiaco, interno ad una cupola contigua. Questo fu l’ingresso nella seconda delle terre abitate dall’uomo. I cherubini dunque non sono esseri angelici ma creature viventi bioluminescenti. Sono improntati sul modello della sfinge, etimologicamente la strangolatrice, colei che impedisce il passaggio da un mondo ad un altro. Personaggio del mito egiziano, il Libro dei Morti la descrive come “guardiana delle soglie proibite e delle mummie reali.” È figura antropomorfa e rappresentazione dello zodiaco.

Bassorilievo Ittita. Raffigurazione ibrida di uomo leone alato. II millennio a.C. Karkemish.
Troni stilizzati con tratti animaleschi

Il libro dei Morti descrive la sfinge come prospicente alle acque celesti. Di lei si dice: “Ascolta il canto dei pianeti, veglia sul limitare dell’eternità, su tutto ciò che è stato e che sarà. Vede scorrere in lontananza i Nili celesti e navigare le barche del sole”. Gli antichi erano consapevoli dell’esistenza degli oceani celesti e della natura liquida delle stelle. Perciò collocavano la sfinge nei pressi del sole. Le sfingi erano rappresentazioni di cherubini, conosciute in tutto il Medio Oriente, quindi anche in Canaan. I cherubini non furono necessariamente imitazioni di sfingi, ma furono concepiti come elementi originali emersi sulla base del primitivo totemismo.   Nel mondo antico erano onnipresenti. I monarchi solevano crearne delle copie con la propria faccia e le mettevano in tutto il regno come simbolo di un’autorità da temere e rispettare.

Il re di Tiro in Ezechiele è introdotto come il «cherubino che copre». (Ez 28:14,16) Così si riuniva in un’unica persona l’antica tradizione dell’Eden e quella egiziana. Il re assumeva un ruolo ieratico, divino. Assumeva caratteristiche celesti. Anche il trono di Salomone ebbe fattezze d’animale. Si legge che “Il re fece inoltre un grande trono d’avorio e lo rivestì d’oro raffinato. C’erano sei gradini [che conducevano] al trono e il trono aveva dietro un baldacchino rotondo, e c’erano braccioli dall’uno e dall’altro lato del luogo per sedersi, e due leoni stavano accanto ai braccioli. E c’erano dodici leoni che stavano sui sei gradini dall’uno e dall’altro lato. Nessun altro regno ne aveva uno fatto esattamente come quello.” (1 Re 10:18-20)

L’arca dell’alleanza

Anche l’arca del patto era strutturata sul modello di un trono orientale. I braccioli e le gambe del trono di Geova erano formati dalla testa e dalle zampe dei cherubini. Lo schienale era formato dalle loro ali che si toccavano l’una con l’altra. Le teste dei cherubini dovevano essere a quattro facce, una d’uomo, una di toro, una di leone e una d’aquila. I cherubini avevano dunque una funzione ornamentale. Non erano oggetto di culto e non raffiguravano persone angeliche ma erano semplicemente rappresentativi delle costellazioni dello zodiaco, il kavod, raffigurazione celeste. La sfinge è una rappresentazione dello zodiaco in relazione ai quattro elementi: possiede una testa d’uomo (Acquario) un corpo di toro, zampe di leone e ali d’aquila (Scorpione) Sono le stesse figure del tetramorfo in Apocalisse.

Antichissime raffigurazioni del cielo

A proposito di raffigurazioni delle stelle del cielo si vedano i seguenti reperti:

Scultura antropomorfa di ceramica. Raffigura una donna (per i seni e per la vulva), ma ha anche caratteristiche di ibrido artistico uomo-animale, in quanto ha le braccia che sembrano ali, mentre invece le gambe hanno i piedi. Si notino le linee incrociate intorno alla vulva, una rappresentazione a quattro raggi, come per indicare i punti cardinali e lo zodiaco. È una rappresentazione analoga al fascio luminoso con svastica presente al centro del rilievo dei re con cherubini raffigurati accanto all’albero della vita presentata più in alto. Origine: Giappone.

Statuetta con due teste. Scultura alta 5,2 cm Alabastro. Datazione: inizio III millennio a.C. Origine: Beycesultan (Turchia).
Il corpo a forma di disco potrebbe richiamare alla mente la ruota di Ezechiele piena d’occhi e la creatura vivente a più teste. La raffigurazione antropomorfa è tutta geometrica: teste triangolari, colli cilindrici, circolari le decorazioni del corpo. Le variazioni di forma nell’imitazione della figura umana sono assai fantasiose. Sembrano rappresentare il cielo e lo zodiaco in una rappresentazione con due teste: est e ovest. (Museo delle Civiltà Anatoliche, Ankara, Turchia).

Conclusione

I temi legati alle rappresentazioni del cosmo appassionano da sempre. Gli antichi pensarono alla terra come ad una entità piatta emersa da un uovo cosmico che solo un Dio possente poteva aprire e procedere da esso alla creazione dell’universo. Essi descrivevano la terra come un’entità piatta sormontata da una cupola celeste, il tutto sostenuto da un albero che noi oggi sappiamo corrispondere alla colonna magnetica del nord. L’albero del mondo possiede una forte correlazione con l’albero della vita. Comprendere queste cose ci permette di gettare uno sguardo sull’origine delle religioni, di quel miscuglio di miti e rivelazioni che occuparono un ampio settore del pensiero, della riflessione e delle capacità d’immaginazione degli uomini. Nella Bibbia troviamo stratificate non solo le rivelazioni divine ma anche le primordiali consapevolezze relative al mondo che gli uomini antichi riuscirono ad elaborare.

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