Mistica e Gnosi

Mistica coinvolge la sfera del sacro ed implica un’esperienza personale e diretta del divino, cioè un percorso al di là del pensiero razionale. Questa condizione di partecipazione al divino può coinvolgere stati di estasi, visioni, percezione di messaggi e rivelazioni individuali. L’esperienza mistica in senso stretto secondo i Vangeli è possibile solo grazie all’intervento di Dio. Gesù disse: “Nessuno può venire a me a meno che il Padre, che mi ha mandato, non lo attiri.” (Gv 6:44) Viceversa il pensiero legato alla tradizione delle diverse correnti filosofiche magico-teurgiche ritiene che si possa pervenire all’unione con entità soprannaturali (angeliche e demoniche) per volontà personale mediante un cammino di ascesi, col potenziamento delle conoscenze e delle capacità magiche. L’occultismo si propone come l’erede di un’antica tradizione sapienziale tramandata da un adepto all’altro o riscoperta in ogni nuova generazione grazie a varie forme di illuminazione mistica.

L’italiano “mistico” viene dal latino mystĭcus, derivante a sua volta dal greco mystikós (μυστικός) usato in relazione ai misteri dei culti iniziatici, visto che mýstēs (μύστης) indica un iniziato. Questa parola si collega con significati come mito, muto/a, mistero, mistico, motto. Mistero indica ciò che appare incomprensibile, inconoscibile. Non perché lo sia di per sé, quanto perché è nascosto, occultato. Per comprendere meglio questi concetti continuiamo a focalizzarci sulle due parole, mistero e mistico. Danno l’idea di qualcosa di occultato, spesso inattingibile. Derivano da una radice indoeuropea mū, che ha due significati, uno concreto, del mormorare suoni inarticolati, mentre a un livello più metaforico quello di chiudere e limitare, sia in senso attivo che passivo. Questa radice coinvolge la vista ed il linguaggio nella sua articolazione. Nello sviluppo di questa radice mū il greco si sbizzarrisce.

Etimologia

Il termine mistero è nato con una caratura religiosa delle più esoteriche. La parola trae origine dal greco μύω (myō) = sto chiuso o mi chiudo o μυάω (myaō) = chiudere la bocca, o μυέω (myeō) = iniziare qlno ai riti segreti (il che implica la necessità di fargli vedere le cose in un altro modo, capire e dire diversamente). Probabilmente da μυάω deriva μύθος (mythos) = mito, il racconto di qualcosa di nascosto, come le origini del mondo, le origini della vita, le gesta degli dei e degli eroi. Si tratta di un ambito in cui bisogna aprire gli occhi, ascoltare o raccontare in modo diverso. Da μυάω derivano più parole latine, mutio, ire che significa borbottare, mugio, ire che significa muggire ma anche borbottare suoni inarticolati, mutus/a che significa muto. È possibile che dal verbo mutio derivi il sostantivo motto che è la parola.

Da μύω, chiudo o sono chiuso, deriva sempre in greco la parola myops, miope, μύωψ, composto di μύω «chiudersi» e ὤψ «occhio». Miope originariamente significa uno che socchiude gli occhi per vederci meglio, per vedere quello che potrebbe sfuggire quando li si tiene bene aperti. Sempre dagli stessi verbi originari abbiamo mystés (μυστής), l’iniziato in un percorso di scoperta, dotato di nuova vista e anche  μυστήριον, (mystérion) = rito segreto. Da ultimo abbiamo mystikós (μυστικός). Ma allora chi è il mistico? È chi vede con gli occhi interiori, chi è dotato della vera vista, l’illuminato, il risvegliato. Allora siamo in presenza di un ossimoro, cioè chiudere gli occhi per vedere bene, chiudere la bocca di fronte al mistero. (Giulietta Stirati http://le-parole-sono-importanti.blogautore.espresso.repubblica.it/2022/08/28/chiudi-gli-occhi-e-vedi-lossimoro-possibile/ )  

La parola mistero nella Bibbia

Per i cristiani il mistero o sacro segreto ha origine da Dio, è nascosto fino al tempo da lui stabilito ed è rivelato solo a coloro ai quali egli decide di farlo conoscere. Come definito sopra, il termine mystèrion, tradotto anche “sacro segreto”, si riferisce primariamente a ciò che è noto agli iniziati. Nelle antiche religioni misteriche, che fiorirono in ogni tempo e in ogni cultura, coloro che desideravano partecipare ai riti misterici dovevano sottoporsi a iniziazione; ai non iniziati era negata sia la partecipazione ai cosiddetti riti sacri che la conoscenza dei medesimi. Gli iniziati erano vincolati da un voto di silenzio, affinché non rivelassero i segreti. L’apostolo Paolo usa il passivo del verbo myèo quando dice: “Ho imparato il segreto [lett. “sono stato iniziato ai segreti”] sia di essere sazio che di avere fame, sia di avere abbondanza che di essere nel bisogno”. (Flp 4:12)

Nell’accezione comune un mistero implica conoscenza nascosta; il significato scritturale è di una verità rivelata. Quindi i termini biblici collegati al “mistero” sono sorprendentemente ‘reso noto’, ‘manifestato’, ‘rivelato’, ‘predicato’, ‘comprendere’, ‘dispensazione’”. (Vine’s Expository Dictionary of Old and New Testament Words, 1981, vol. 3, p. 97). L’apostolo Paolo tratta questo argomento in 1 Cor. 2:6-16, dove parla del “sacro segreto” di Dio come di “sapienza nascosta”, rivelata per mezzo dello spirito ai cristiani; qualcosa che lo spirito del mondo o la sapienza umana non può approfondire. Egli spiega che le “cose che nessun occhio ha visto, che nessun orecchio ha sentito e che non sono salite in cuore a nessun uomo sono quelle che Dio ha preparato per coloro che lo amano.” Si tratta di misteri che non tutti possono penetrare.

L’esperienza mistica nelle Scritture

Se vivere l’esperienza mistica significa l’unione col divino le Scritture confermano la possibilità che degli esseri umani vivano tale esperienza. Nell’Antico Testamento le esperienze di comunione con il divino sono frequenti e particolarmente legate all’incarico dato a Mosè e ai profeti. Cerchiamo qui di elencare alcuni dei passi contenuti nelle Scritture greche a conferma:

  1. 2 Pietro 1:4 ribadisce il fatto che Dio permette ai cristiani di essere “partecipi della natura divina”. “Egli ci ha dato gratuitamente le preziose e grandissime promesse, affinché mediante queste diveniate partecipi della natura divina. (θείας κοινωνοὶ φύσεως)
  2. Gv 17:21 “”Tu, Padre, sei in me e io in Te, [io prego che] siano anch’essi in Noi una cosa sola.”
  3. Gal 2:20 Paolo dice “non sono più io a vivere, ma Cristo vive in me.”
  • Ef 4:6 Paolo scrive “[C’è] un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.”
  • 1 Gv 4:16 “Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.”
  • 1 Cor 6.19 “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio?”
  • 2 Tm 1:14 “Custodisci il buon deposito che ti è stato affidato mediante lo Spirito Santo che abita in noi.”
  • C’è poi un versetto dell’Apocalisse che mi sembra centrale: “Ecco, sto alla porta e busso. Se uno sente la mia voce e apre la porta, entrerò in casa sua e cenerò con lui, e lui con me.” (Ri 3:20)
La presenza del Cristo

L’ultimo versetto va spiegato meglio. Sono parole che esercitano un fascino insuperabile. Implicano una presenza, una visita inattesa e spesso non accolta. Del resto mai nulla è scontato. L’immagine mostra il Cristo che bussa alla porta ma sottintende l’invito che certuni non sentono. Cos’è la porta? È il cuore chiuso di un uomo. L’ingresso del Cristo nella tua casa allude alla sua presenza nel tempio del tuo corpo, nel tuo cuore. È in questo modo che lui cena con te. Diversi artisti si sono cimentati nel rendere questa immagine del Cristo che bussa. C’è spesso la porta chiusa coi cardini arrugginiti, seminascosta dalle erbacce, segni indicanti il fatto che non viene aperta da chissà quanto tempo. Là fuori è fermo nell’umidità, nell’oscurità della sera il Figlio dell’uomo. Ti aspetta paziente. Questa immagine è potente: fuori c’è un ospite in attesa, c’è una porta e una possibile festa.

Tutto quanto è espresso in pochissime parole. Qui c’è non solo la rivelazione di una verità universale ma anche l’evidenza di un Cristo che desidera l’amore di ciascuno di noi. Come esprimere l’emozione di questo suo desiderio di entrare nella tua stanza, cenare con te? È una richiesta specifica e personale: vuole stare con te. Nel suo cuore c’è un pensiero e un desiderio che sottintendono la sua relazione con te e la tua con lui. C’è tra di voi un amore che è tutto umano e divino, un amore puro e perfetto. Nella lettera agli Efesini l’amore di Cristo per la congregazione è assolutamente quello di un uomo per la sua sposa: «“L’uomo lascerà [suo] padre e [sua] madre e si unirà a sua moglie, e i due diverranno una sola carne”.  Questo sacro segreto (mystèrion) è grande. Ora parlo riguardo a Cristo e alla congregazione.» (5:31-32)

L’immagine della porta nel Cantico dei Cantici

«C’è il suono del mio caro che bussa! “Aprimi, o mia sorella, mia compagna, mia colomba, mia irriprovevole! Poiché la mia testa è piena di rugiada, i riccioli dei miei capelli delle gocce della notte”. “‘Ho tolto la mia lunga veste. Come posso indossarla di nuovo? Ho lavato i miei piedi. Come posso sporcarli?’  Il mio caro stesso ritirò la sua mano dal buco [della porta], e le mie stesse parti interiori divennero tumultuose dentro di me.  Mi levai, sì, io, aprii al mio caro, e le mie proprie mani stillarono mirra, le mie dita mirra liquida, sulle cavità della serratura.  Aprii, sì, io, al mio caro, ma il mio caro stesso si era ritirato, era passato oltre.  La mia medesima anima era fuori [di sé] quando egli parlò. Lo cercai, ma non lo trovai.» (Ca 5:2-6)

Nel corso dei secoli il misticismo cristiano è stato vissuto da quanti hanno amato il Maestro e gli hanno aperto la porta. È difficile ricomporre una storia dettagliata di queste esperienze. Le più straordinarie sfidano l’espressione nel linguaggio umano, e Dio, l’autore di stati mistici, agisce sulle anime nel segreto, quando e come vuole, in modo che non ci può essere una regola fissa. Ma non c’è dubbio circa il fatto di poter vivere l’esperienza della comunione con Cristo come una realtà. Però solo Dio conosce le sue pecore. Egli sa quali sono quelle appartenenti al piccolo gregge e quali quelle che appartengono all’altro gregge, e quali ai greggi dell’avversario. Questo perché nei vangeli emergono greggi diversi, le pecore e i capri, come anche il piccolo gregge di Luca 12: 3, e le pecore di un altro ovile di Gv 10:16. Esistono dunque altre forme di misticismo, diverse dal cristianesimo evangelico ma influenzate dal neoplatonismo, eredi della religione naturale pagana.

Gnosi

William Holman Hunt (esoterista) La luce del mondo

La gnosi tende a identificare la salvezza con la conoscenza ed è una forma di esoterismo. Si pensi al Faust. È praticamente impossibile studiare qualcosa senza imbattersi nel tema della Gnosi. Quello che apparentemente sembra essere un movimento filosofico dei secoli passati ormai estinto, pur cambiando di forma e adattandosi alle varie epoche storiche, è giunto sino a noi. L’uomo moderno è – anche se il più delle volte inconsapevolmente – un iniziato alla Gnosi e ne mette in pratica i dettami che consistono essenzialmente nella rivolta satanica contro Dio e nel rifiuto dell’ordine posto nel creato. Il termine gnòsi deriva dal greco antico γνῶσις (gnòsis), vocabolo comune il cui significato originario era “conoscenza”. La parola gnosi assume un significato particolare, in quanto indica una forma speciale di conoscenza religiosa, che non procede da contenuti di fede né dalle Scritture in senso stretto.

 Si tratta di un accesso diretto al divino, mediante una sorta di illuminazione interiore, spesso al termine di un cammino misterico. Nella gnosi l’accento viene posto sull’aspetto interiore del cammino di ricerca e conoscenza di Dio, mentre viene trascurato l’aspetto esteriore delle opere e della pratica della fede. Gli esiti finali sono molteplici, fino ad atteggiamenti etici anche opposti: ad esempio, la gnosi può condurre alla rinuncia agli aspetti materiali dell’esperienza esistenziale, approdando all’ascetismo, oppure può indurre ad atteggiamenti di totale trasgressione e abbandono della legge morale comune. Forme di gnosi sono comuni in molti culti e tradizioni spirituali del mondo: ad esempio, in molte religioni orientali ma anche nella cabala ebraica, nell’islamismo e in alcune correnti minoritarie del cristianesimo dei primi secoli, nate dalle prime interazioni con il mondo filosofico e religioso greco-romano e pagano.

Gnosi nel mondo moderno

La gnosi rinveniva il male nella procreazione. Di lì troviamo nel mondo moderno l’abolizione del matrimonio, l’uso dei contraccettivi, l’aborto, la sterilizzazione, la sodomia, fino all’orgia rituale che collettivamente sostanzia il disprezzo della vita. Tutti atteggiamenti che nel pensiero gnostico tendono ad interrompere la continuazione della specie umana, vista come penosa sventura, liberando invece attraverso la morte il pneuma, l’anima, l’essenza divina prigioniera del corpo. Si spiegherebbero in tal modo anche le vere motivazioni di certi suicidi collettivi, degli infanticidi rituali e, forse, di tante guerre e rivoluzioni moderne. Il tutto avviene senza che l’uomo ne sia del tutto conscio, anche se avverte quasi sempre un certo disagio di cui non riesce riconoscere la natura e le cause, e che determina in misura crescente crisi, depressione, follia suicida.

Lo gnostico è il perpetuatore dello spirito di rivolta che animò l’antico tentatore quando sussurrava ad Adamo ed Eva «sarete come Dio», solo se mangiate dell’Albero della Conoscenza (la Gnosi). Così gli stessi adepti delle sette gnostiche degli Ofiti o Naasseni (ophis in greco e naas in ebraico significano «serpente») ammettevano: «Noi veneriamo il Serpente perché Dio l’ha posto all’origine della Gnosi per l’umanità: egli stesso ha insegnato all’uomo e alla donna la completa conoscenza degli alti misteri». Così, conclude lo studioso Etienne Couvert, tutto è chiaro. Ogni elucubrazione ostentatamente sapiente è in realtà destinata a distogliere i cristiani dall’adorazione del vero Dio e a portarli verso l’adorazione del Serpente, scopo supremo della sètta.   (Epiphanius Massoneria e sètte segrete: la faccia occulta della Storia, Editrice Icthys, Albano Laziale s.d., pagg. 19-22)

La cabala

«La Gnosi nacque in ambiente giudeo-cristiano nutrendosi di un pensiero specificamente ebraico preso a prestito da tutto un bagaglio letterario dell’Antico Testamento, anche se il suo vocabolario proviene dal greco e dalle formule pseudo-filosofiche dell’Egitto e dell’Iran.» Possiamo definire la Gnosi come risultato di un miscuglio sincretistico di pensieri religiosi più antichi di quello cristiano, mutuati dall’India, dall’Egitto, dalla Persia, da Babilonia e dalla Grecia. La Gnosi sviluppò un insegnamento originale destinato ad una ristretta setta di iniziati, mirato a scoprire nell’insegnamento di Gesù verità più profonde di quelle semplici, evangeliche, alla portata di chiunque. Serviva cioè distinguere, secondo costoro, fra un insegnamento essoterico destinato a chiunque e un insegnamento esoterico, segreto, da Gesù e dagli apostoli riservato ad una ristretta cerchia di iniziati superiori. la kabbalah confutata (centrosangiorgio.com) (p.117-118)

Come un camaleonte, nel corso dei secoli la cabala ha subito diverse metamorfosi adattandosi alle diverse situazioni contingenti storiche, sociali, religiose e filosofiche, e riproponendo sostanzialmente gli stessi concetti (come la deificazione dell’uomo) e una sorta di Conoscenza per soli iniziati, infarcita di superstizione e di mitologia che nulla ha a che fare con l’autentica Rivelazione veterotestamentaria giunta sino a noi. Alexander Wilder scrive: «Vi era in ogni nazione antica degna di chiamarsi civile, una Dottrina Esoterica, un sistema designato con il nome di Saggezza, e coloro che si erano votati alla sua prosecuzione furono dapprima denominati uomini saggi o dotti […] Pitagora chiamava questo sistema ή γνώσις τών όντων [hé gnòsis tòn ònton], la Gnosi o Conoscenza delle cose che sono.» (New Platonism and Alchemy, pag. 6, Albany, N.Y., 1869)

L’influenza dell’occulto su tutte le arti

All’interno della tradizione misterica l’illuminazione mistica trasforma in modo permanente la vita dell’individuo. “Le esperienze mistiche sono eventi che possono sconvolgere il nostro mondo in un solo momento” scrive Andrew Newberg. Di lì in poi l’illuminato possiede doti superiori all’uomo ordinario in quanto a capacità cognitive e spesso acquista poteri supernaturali. L’occultismo esercita nella letteratura dell’ottocento e del novecento la stessa forte influenza che esercitava sulla pittura e l’architettura del Rinascimento italiano. Questo vale per Blake, per i simbolisti, i preraffaelliti e le tante correnti artistiche fiorite nel tempo. Rivendicare l’influenza dell’occulto sulla cultura letteraria ed artistica spaventa gli studiosi. Ma la realtà è che la storia dell’arte, della poesia, letteratura, musica, cinema e quant’altro è profondamente intrecciata con l’esoterismo. Di questo fenomeno traccerò una sintesi nei prossimi articoli.

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