Di notte penso

Di notte penso. La notte fa emergere pensieri più profondi. Io li registro man mano che si presentano e di giorno li annoto. Nel dormiveglia si presentano, accanto ai miei pensieri, immagini e visioni che percepisco come estranei a me stessa, come provenienti da un mondo superiore. Sono mozziconi di frasi, spesso parole singole che tutto subito sembrerebbero sconclusionate ed insignificanti, che però alla luce del giorno, e man mano che gli avvenimenti procedono, prendono forma e significato. Provo subito a fare degli esempi. Noto sul pavimento una cimice. Ce ne sono sempre d’autunno. Esco sul balcone e rientrando sento sotto i piedi uno scricchiolio. Evidentemente la cimice l’ho calpestata, cosa che di solito preferisco evitare. Allora mi viene in mente che la notte precedente c’era stata la rapida visione di un insetto verde comparso sullo schermo della mia mente.

Era come un’immagine scollegata, superflua, perfino assurda, ma nel tempo ho imparato a capire che perfino le visioni più inafferrabili e sottili si rivelano in seguito pregnanti di significato. E i significati di una singola immagine possono essere molteplici e stratificati. Per esempio, se mi metto a riflettere, stritolare un insetto può rimandare a ben altro. Alla mia mente abituata allo studio delle Scritture l’immagine richiama subito il versetto di Romani 16:20 che profetizza: “L’Iddio che dà pace stritolerà fra breve Satana sotto i vostri piedi.” Così una breve visione notturna apre una finestra sul futuro. E non solo, ma si radica dal profondo anche nella mia realtà quotidiana. Sarebbe come a dire, il Padre mi rassicura delle sue promesse, mi mostra che devo avere fiducia perché “le cose che ti dico sono vere”.

Quella volta in cui raccolsi un certo fungo d’oro…

C’è una vicenda particolarmente intrigante di cui voglio raccontare. Sono un’appassionata cercatrice di funghi, ma non ho l’occhio e raramente ne trovo. Tuttavia mi piace conoscerli e studiarli. Voglio dire che non mi interessano solo i porcini, ma cerco di conoscere almeno il nome e alcune delle caratteristiche di qualsiasi specie. Una notte di tardo autunno in visione fui colpita dall’immagine di funghi bagnati di pioggia dietro una staccionata lungo la strada che percorro regolarmente da decenni durante le mie passeggiate tra i boschi in collina. Era piovuto per ore e quando la pioggia smise di cadere uscii sul mio solito percorso. Arrivata quasi in cima, sulla strada che termina al cancello di un vecchio casolare, getto gli occhi accanto alla staccionata, vedo dei funghi e mi avvicino incuriosita.

 Ciò che vedo è quello che a me sembra un ovulo reale con la cappella ormai allargata, ma ancora integra. Lo raccolgo incuriosita. Lo porto a casa e penso di cucinarlo l’indomani. Ciò che faccio prontamente. Mangio, ma nel giro di due ore, mentre stavo facendo un’ispezione al contatore della luce, mi sento un improvviso e totale mancamento di forze che mi costringe subito a letto. Dopo qualche conato di vomito e un certo mal di pancia incomincio a realizzare cosa possa essermi accaduto. Capisco che quello che io avevo preso per un’amanita cesarea era semplicemente una muscaria a cui la pioggia aveva cancellato la classica puntinatura. Allora, in quello stato di sonnolenza che caratterizza questo fenomeno emerge dal profondo il suggerimento di un pensiero: “Provocare un’abbondante urinazione”. Mi alzo e metto sul comodino una grossa bottiglia d’acqua e comincio a sorseggiare con molta regolarità. Poi mi addormento.

Tu sei il Cristo…

Mi sveglio dal torpore ed entro in uno stato di semiveglia, come quando ci si sveglia da un sonno molto profondo. Allora mi trovo in mano l’immagine di un cellulare e leggo un messaggio proveniente dal Signore. Erano scritte testuali parole: “Tu sei il Cristo” e anche “Tu sei me e io sono te”, il tutto accompagnato da diversi emoticon che adesso non ricordo. A quelle parole rimasi davvero scioccata. Come potevo io essere il Cristo? La mia mente si rifiutava quasi di credere. In seguito, tornata a star bene l’indomani, incominciai a riflettere e pian piano arrivai a districare la matassa. Compresi allora il senso della scrittura di 2 Giovanni 7 che legge: “Sono usciti molti ingannatori nel mondo, persone che non confessano Gesù Cristo venuto nella carne. Questi è l’ingannatore e l’anticristo”. Tuttavia questa traduzione è totalmente scorretta perché il tempo verbale è futuro.

Svelare il significato di queste parole ci fa capire che, facendo parte del corpo di Cristo, i fratelli uniti a lui sono il Cristo venuto nella carne. (Col 1:2) Si veda l’articolo Gli eletti regneranno sulla terra – Rifugiati di Pella in cui evidenziavo come in 1 Giovanni 7 si parla di una futura venuta del Cristo nella carne e non di quella agli albori del primo secolo. Il problema qui sollevato sta nel tempo verbale applicato a quella venuta. Ciò che lo fa differire da tutti gli altri consimili è il fatto che qui si parla di una futura venuta del Cristo nella carne e non, come sarebbe normale aspettarsi, come di una potenza spirituale invisibile, che viene nelle nubi. Il participio ἐρχόμενον utilizzato in questo contesto non può in nessun modo avere valore di passato ma solo ed esclusivamente di futuro. Si veda anche l’articolo https://www.rifugiatidipella.com/2023/05/28/il-cristo-venuto-nella-carne/

Stabat Mater

Voglio aggiungere ancora altri esempi circa questo fenomeno degli indizi di notte che io di volta in volta registro e poi di giorno annoto. Recentemente, una prima e una seconda notte, ricevetti l’indizio “Stabat Mater”. Alla seconda ricorrenza mi accinsi a cercare informazioni aggiuntive su questo famoso brano musicale in cui molti musicisti si sono nel tempo cimentati. Provai anche ad ascoltare brevi passaggi da Pergolesi, Vivaldi e Rossini, trovando in quest’ultimo la versione a me più congeniale. Comunque il significato di quell’indizio continuava ad essermi oscuro. Di sera mi venne in mente di mandare un messaggio ad un’amica che mi disse che quella sera in città c’era una serata musicale. Così decidemmo di prepararci ed uscire. Giunti sul luogo appresi dal libretto distribuito ai partecipanti che si sarebbe eseguito lo Stabat Mater di K. Jenkins. Rimasi allibita.

Potrei raccontare di quella volta che ricevetti un indizio così formulato: “basilico dietro la schiena”. Mi sembrava qualcosa di bislacco. Un po’ di tempo dopo entravo in una panetteria e facendo la coda per prendere il pane notavo un uomo che indossava una maglietta che sulla schiena portava la scritta basiliskus. Inutile dire che sono trasalita, e ce n’era il motivo. Un’altra volta avevo visto nel dormiveglia un biglietto con su scritto Fabiana. Con mia grande sorpresa suonando un campanello ad un portoncino vedo un biglietto appiccicato con la scritta Per Fabiana. Oppure ci fu ancora quella volta che avendo avuto di notte visione di due ciucci, mi capitò durante una passeggiata di vedere effettivamente due ciucci abbandonati su un muretto. E perfino quell’altra in cui ad un batuffolo arancione visto di notte corrispose effettivamente un batuffolo di lanugine raccolto in mezzo ai rametti secchi sul marciapiedi.

Il lato spirituale di tutta la faccenda

Gli aneddoti raccontati sono solo dei particolari curiosi ma indicativi del fatto che c’è qualcuno che mi sta accanto vigilando, che conosce ogni dettaglio della mia vita e che può prevedere con assoluta precisione il futuro. Vengono in mente le parole di Davide che nel Salmo 139:1-6 che legge: “O Geova, tu mi hai scrutato, e [mi] conosci. Tu stesso sai quando mi siedo e quando mi levo. Hai considerato il mio pensiero da lontano. Hai misurato il mio viaggiare e il mio giacere disteso, E ti son divenute familiari anche tutte le mie vie. Poiché non c’è una parola sulla mia lingua, Ma, ecco, o Geova, tu già la conosci tutta. Di dietro e davanti, tu mi hai assediato; E poni su di me la tua mano. [Tale] conoscenza è troppo meravigliosa per me. È così elevata che non ci posso arrivare.”

Questi fatterelli minuti capitano quotidianamente nella mia vita e non smetteranno mai di sorprendermi. Stamattina rifacendo il letto, ho aggiunto una coperta che porta centralmente l’immagine di una tigre. Mentre guardo trasecolata mi viene in mente l’annotazione notturna: Una tigre! Comunque, a parte queste minuzie, la componente strettamente spirituale e didattica è sicuramente preponderante. Durante la preparazione del libro sulla terra piatta mi venivano date costantemente istruzioni al fine di comprendere la vera struttura della terra, c’erano schemi, argomenti da studiare e approfondire, suggerimenti circa la direzione in cui svolgere le ricerche.  Questo ci permise, a me e Michele, di delineare la cosmologia della terra piatta. Per esempio spiegare l’ecclissi di luna era un argomento molto complesso e non avrei mai potuto farcela con le sole mie forze. Ma mi vennero dati i necessari suggerimenti. Mi fu suggerita l’idea di indagare il tema della polarizzazione della luce e luce fu!

Lo studio delle Scritture

Anche nella comprensione delle Scritture gli indizi notturni si mostrarono provvidenziali. A volte mi venivano indicati con precisione i versetti da mettere in risalto e cercare di approfondire alla luce di una serie di altri indizi significativi. Un momento chiave fu l’indizio sul Gaon di Vilna, uno dei rabbini più competenti degli ultimi secoli, personaggio a me assolutamente ignoto. Mi furono utili i suoi metodi di studio che mi portarono a comprendere come una singola parola-simbolo quando ricorre in altri passi delle Scritture acquisisce generalmente lo stesso significato. Egli spiega che per comprendere il vero significato di un termine bisogna inquadrare il senso che il termine assume la prima volta che compare nelle Scritture. Egli applicò al Talmud un appropriato metodo filologico con un esame critico del testo. Imparai anche a consultare sempre il testo biblico nelle lingue originali. Gli indizi mi fornirono gli strumenti utili.

Ogni volta mi veniva suggerito l’argomento da trattare in un articolo nuovo. Non ho mai scritto di testa mia, ma sempre sotto suggerimento. Per ogni articolo mi veniva indicata la strada da seguire per la ricerca. Spesso succedeva che arrivassi ad un punto morto da cui non avrei saputo come uscire. Allora mi dicevo: “Geova mi ha fatto capire cose anche più difficili, non mi lascerà adesso in questa oscurità.” E puntualmente la notte mi arrivavano i chiarimenti necessari. Ho vissuto questi otto anni in una gioia costante, presa dalla voglia di capire il senso delle indicazioni che ricevevo la notte. Mi alzavo presto con la frenesia di studiare e questo mi accadeva per tutto il giorno. Mi dispiaceva dover trascorrere tempo nelle faccende quotidiane e non sentivo la necessità di andare da qualche parte. Trascorsi questi anni molto appartata, frequentando solo le persone che mi stavano più vicine.

Conclusione

Volendo trarre delle conclusioni direi che l’esperienza che ho vissuto in questi anni è stata, spiritualmente parlando, straordinaria. È vero ci furono anche momenti difficili e complessi. La fuoriuscita dalla congregazione di appartenenza dopo amare incomprensioni, il periodo del Covid e relativo obbligo vaccinale, la morte di mio padre e di mio marito. Tuttavia ho potuto vedere come Geova benedice chi si lascia pienamente guidare da lui, e chi non ha la presunzione di fare alcunché di propria iniziativa. Vengono in mente le parole del proverbio che recita: “Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento. In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri.” (Pr 3:5-6) Così anche il Cristo disse in più occasioni: “Non posso fare nulla di mia propria iniziativa.” (Gv 5.19,30; 7:28; 8:28,42)

(Adriana Rocchia)

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