Il Multiverso, i filosofi presocratici e Giordano Bruno

La nostra terra è l’unica esistente o ne esistono infinite altre? È possibile che faccia parte di un multiverso, cioè un insieme di molte terre su cui si vive con condizioni e leggi che possono essere diverse da quelle che regolano la nostra vita al presente? Quella del Multiverso è un’idea che postula l’esistenza contemporanea di altri universi fuori dal nostro spazio-tempo, spesso denominati dimensioni parallele. In realtà nella Bibbia non esiste un concetto di universo assimilabile a quello che ci propone la scienza moderna. L’etimologia della parola universo deriva dal latino universus cioè tutto, intero (dall’unione di unus = uno e di versus = che gira, participio passato di vertere). L’universo, letteralmente, è un “tutt’uno che gira su se stesso, dalla stessa parte, tutto insieme”.  La parola latina fu usata spesso da Cicerone e dai tardi autori latini, ma questo termine non ricorre nella Bibbia.

La contrazione poetica Unvorsum, da cui deriva universus, fu usata per la prima volta da Lucrezio nel De rerum natura Libro IV (capoverso 262). Secondo una particolare interpretazione, essa significherebbe “tutto ciò che ruota come uno” o “tutto ciò che viene ruotato in uno”. Questo concetto non ha relazione, come facilmente e, sbagliando, si potrebbe credere, con un concetto moderno di ambito spaziale, ma affonda le sue radici nell’antico concetto di una terra sormontata da una cupola celeste composta ad anelli di cui quello più esterno, che gli antichi denominavano primo mobile, ruota continuamente su sé stesso trascinando con sé le stelle. I greci chiamavano questo sistema di cose cosmo (κόσμος) cioè “ordine”, ponendo l’accento su un concetto di spazio soggetto a leggi precise. È anche questo il termine greco usato nelle Scritture. Si riferisce al sistema Terra.

Origine del concetto

Questo concetto della pluralità delle terre come nasce? Dal punto di vista filosofico l’ipotesi è antica, essendo stata posta come molteplicità di terre simili alla nostra già dagli atomisti greci. Per esempio, vorrei riportare alcune frasi celebri sull’argomento. Democrito scrisse: “Tutte le cose sono fatte di atomi che hanno costituito la Terra e vagando nel vuoto possono generare altri mondi.” (Democrito 460-370 a.C.) Anche Metrodoro di Chio condivideva lo stesso pensiero: “E’ innaturale concepire un campo sterminato con un’unica pianta di grano e un universo infinito con un unico mondo abitato.” (Metrodoro di Chio, allievo di Democrito, IV a.C.) Anche Epicuro era di un simile avviso: “I mondi poi sono infiniti sia quelli uguali al nostro sia quelli diversi, poiché gli atomi che sono infiniti percorrono i più grandi spazi. Niente si oppone a che i mondi siano infiniti”. (Epicuro 341-270 a.C.)

Lucrezio nel De rerum natura indica che “L’Universo è infinitamente grande, la sua verità contiene innumerevoli atomi…così è impensabile che il nostro cielo e il nostro mondo rotondo siano unici… Al modo stesso la Terra e il Sole, il Cielo e la Luna, il Mare e il resto non sono unici anzi in numero innumerevole… Più in là del nostro mondo esistono altri aggregati di materia che costituiscono altre Terre. Il nostro Mondo non è unico nell’abbraccio dell’Aria… (Lucrezio 94-50 a.C) Un altro precursore del moderno multiverso fu Giordano Bruno (1548-1600). Il termine Multiverso fu coniato nel 1895 dal filosofo William James, che lo applicava non già all’ambito cosmologico ma piuttosto alla psicologia. L’idea di universi paralleli fu ripresa da scrittori e registi di fantascienza divenendo un classico del genere fantastico. Ricordiamo che parlare di rotondità del mondo nell’antichità perlopiù significava credere in un globo abitato all’interno, anzicchè in superficie.

Alcuni frammenti

Giovanni di Salisbury (XII sec.) nel Policraticus [neologismo che possiamo tradurre con L’uomo di governo], racconta che Alessandro Magno era talmente avido di gloria che, quando il suo compagno Anassarco gli riferì che il suo maestro Democrito parlava di un numero infinito dei mondi, abbia esclamato: “Ahimé, sventurato, dato che non sono ancora riuscito a impadronirmi di neanche uno di questi mondi!”. E, secondo alcuni, si sarebbe messo a piangere.  In un commento ai frammenti ordinati da Diels-Kranz relativamente ai filosofi presocratici, si legge: “Anassimandro, Anassimene, Archelao, Senofane, Diogene, Leucippo, Democrito ed Epicuro (ammettono) mondi innumerevoli, (dispersi) in varie direzioni dell’infinito”. (Cfr. Democrito. Raccolta dei frammenti, Milano, Bompiani, 2007) Lucrezio affermava che nessun uomo può credere che: “mentre in ogni direzione s’estende, sconfinato, lo spazio […] solo qui la terra e il cielo siano stati creati”.

In passato si pensava prevalentemente ad un solo universo esistente, limitato dal cielo delle stelle fisse. Fuori da questo non c’era nulla, neppure il vuoto, perché tutti gli oggetti sono nell’universo mentre l’universo non è in nessun luogo, avrebbe detto Aristotele. In qualche modo, diverso e separato dall’universo, vi era solo Dio per i cristiani. Il mondo era concepito dunque come finito, perché Aristotele ammetteva l’infinito solo come idea e non come realtà concreta. Era dunque un universo composto di sfere concentriche, non intese in modo ideale, ma come qualcosa di solido su cui erano fissati stelle e pianeti. In aggiunta alla sfera delle stelle fisse vi erano i diversi cieli: di Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere, Sole e Luna. Sotto la Luna vi era la zona con i quattro elementi (terra, acqua, aria, fuoco) e la Terra immobile al centro di tutto.

Giordano Bruno

Giordano Bruno in De l’infinito, universo e mondi, proemiale epistola scrive: «Quindi l’ali sicure a l’aria porgo; / Nè temo intoppo di cristallo o vetro, / Ma fendo i cieli e a l’infinito m’ergo. / E mentre dal mio globo a gli altri sorgo, / E per l’eterio campo oltre penetro: / Quel ch’altri lungi vede, lascio al tergo.»  Inoltre scrive anche: “Resta dunque da sapere, ch’è un infinito campo e spazio continente il qual comprende e penetra il tutto. I quello sono infiniti corpi simili a questo, de’ quali l’uno non è più in mezzo de l’universo, che l’altro; per questo è infinito, e però senza centro e senza margine, ben che queste cose convegnano a ciascuno di questi mondi, che sono in esso, con quel modo, ch’altre volte ho detto…” Si noti la differenza, i singoli mondi hanno un centro che l’infinito universo non possiede.

Chi fu Giordano Bruno? Bruno era un monaco domenicano, filosofo e scrittore. Soggiornò a Londra dal 1583 al 1585, ma fu presto costretto a rifugiarsi presso l’ambasciatore francese, senza poter uscire di casa per giorni. Il suo tentativo, appena arrivato in città, di inserirsi nell’ambiente accademico tenendo, ad Oxford, un corso di lezioni sul suo concetto di “anima del mondo” e sulla sua visione di mondi infiniti in un infinito Universo, era stato interrotto a causa delle proteste degli accademici. Bruno credeva in infiniti mondi popolati da esseri viventi, sparsi ovunque in un infinito Universo. Siamo nella seconda metà del XVI secolo e il sistema cosmologico comunemente accettato è quello aristotelico-tolemaico: Terra ferma al centro dell’Universo, con Sole, Luna e pianeti che le ruotano intorno, ognuno di essi incastonato in una sfera di cristallo, come pure le stelle fisse nella sfera più lontana.

La polemica contro Aristotele

Utilizzando le stesse affermazioni di Aristotele sulla finitezza dell’Universo, Bruno dimostrò che esse sono contraddittorie: alla domanda “se l’Universo fosse finito in cosa sarebbe contenuto?” Aristotele avrebbe risposto “in se stesso”, ma, obiettava il filosofo, poiché per Aristotele “il luogo è il limite immobile primo del contenente” se così fosse, l’Universo non starebbe in nessun luogo non avendo nulla che lo contenga, quindi non sarebbe nulla. E se l’Universo è infinito, dov’è il centro? Da nessuna parte: non ha senso parlare di centro di un’entità infinita. Quindi la Terra, non solo non può trovarsi in un centro che non esiste, ma deve trovarsi in un punto qualsiasi nell’infinità del teatro del Cosmo…conseguenza logica praticamente inevitabile di tale ragionamento è immaginare l’esistenza di altri infiniti mondi simili alla Terra situati in infiniti punti qualsiasi sparsi qua e là in un luogo che non ha confini né limiti.

Bruno poté avere a disposizione varie fonti di ispirazione tratte dal passato come Shlomo ben Yeuda ibn Gabirol conosciuto come Avicebron, Davide di Dinant, Guglielmo Ockam o Nicola Cusano. A proposito di Ockam, Diego Fusaro scrive: “Aristotele non ammetteva la possibilità di più mondi, sostenendo che se ci fosse un mondo diverso dal nostro, i centri tenderebbero a coincidere, e così tutti gli elementi formando un unico mondo. Guglielmo da Ockam obiettava negando determinazioni assolute di spazio, poiché un altro mondo avrebbe un altro centro, punti e movimenti diversi. Ciò implica anche la possibilità di più mondi e dell’infinito reale. A tutto questo si aggiunge anche il fatto che tutto ciò è possibile in base al concetto di onnipotenza divina. Tale spiegazione apre anche la possibilità di ammettere l’eternità del mondo”.

Infiniti mondi simili a questa terra

La visione dell’Universo e dell’infinito, pensata ed espressa da Giordano Bruno nelle sue opere, era tale da portarlo al rogo. Egli scrive: “Ed in questi libri particolarmente si può veder l’intenzion mia e quel che ho tenuto; la qual insomma è ch’io tengo un infinito universo, cioè effetto della infinita divina potentia, perché io stimavo cosa indegna della divina bontà et potentia, che possendo produr, oltra questo mondo un altro et altri infiniti, producesse un mondo finito. Sì che io ho dechiarato infiniti mondi particulari simili a questo della terra; la quale con Pittagora intendo uno astro, simile alla quale è la Luna, altri pianeti et altre stelle, le qual sono infinite; et che tutti questi corpi sono mondi et senza numero, li quali constituiscono poi la università infinita in uno spatio infinito; et questo se chiama universo infinito, nel quale sono mondi innumerabili”.

Bruno partiva da un concetto affine a quello copernicano immaginando un universo modellato su principi contrari all’aristotelismo. Eppure eravamo ancora lontani da un’ufficiale definizione di terra globulare come sarà più tardi professata dal Galilei (1564-1642) che, al tempo del della stesura del De l’Infinito, universo e mondi aveva circa vent’anni. In ogni caso, non vi sono elementi per affermare che Bruno fu condannato per tale idea, che non è annoverata tra i capi d’accusa. Viceversa, l’abiura di Galileo dal proprio pensiero eliocentrico e la successiva condanna agli arresti domiciliari non si sarebbe conclusa che nel 1633 dopo oltre vent’anni di accese dispute. Ma allora, in fin dei conti, cosa insegnava Bruno sull’universo, sul sole e sugli altri pianeti? Bruno riteneva le stelle dei soli lontani circondati dai propri pianeti, di cui la terra era soltanto uno alla stregua degli altri.

 Qual è il contenitore della nostra terra?

Comunque Bruno aveva ragione nel dire che l’universo debba avere un contenitore. Il nostro mondo non potrebbe esistere senza di esso. A questo proposito il Salmo 119 recita: “Le tue proprie mani mi hanno fatto, e mi fissavano solidamente”. (v.73) E al versetto 90: “Hai solidamente fissato la terra, affinché continui a sussistere.” (Si veda Terra Piatta e Bibbia – Rifugiati di Pella,sottotitolo: Alcune analisi lessicali del testo sacro). Qui scrivevo: “La stabilità della terra può essere paragonata alla stabilità di un embrione nel grembo materno.”  Ma se la terra rimane ferma come un embrione nel ventre anch’essa deve essere fissata da qualche parte. Dove? A proposito della fondazione della terra più volte nelle Scritture si legge che fu generata come con dolori di parto. Per esempio il Salmo 90:2 legge: “Prima…che tu generassi come con dolori di parto la terra.”

In quanto infinito, secondo Bruno l’universo è immobile. Egli cita il De caelo di Aristotele là dove questi vuol dimostrare che a causa del moto circolare del cielo ne possiamo dedurre che il cielo stesso è sferico e quindi finito. Per Bruno questo ragionamento è fallace e Aristotele si serve della tesi avversa per addurla alla propria ipotesi. Per Bruno spazio e universo sono la stessa cosa perché l’universo è composto di materia ed è la materia a definire lo spazio, dunque l’universo. Pur contenendo infinite parti di dimensioni finite che sono soggette ad «alterazioni innumerabili» è «inmobile, inalterabile, incorrottibile». Naturalmente considerare una singola terra o abbracciare con uno sguardo l’intero universo fa la differenza. I cieli intorno alla terra sono in movimento. Così avviene per tutti gli altri sistemi terra. Ezechiele parla di ruote o terre tra di loro simili. Il carro di Ezechiele – Rifugiati di Pella

Partorire la Terra

Comunque, ciò che più conta, sull’argomento dell’esistenza di più mondi, è che l’idea emerge anche nelle Scritture, in particolare, nella lettera di Paolo agli Ebrei. Egli scrive: Πίστει νοοῦμεν κατηρτίσθαι τοὺς αἰῶνας ῥήματι θεοῦ εἰς τὸ μὴ ἐκ φαινομένων τά βλεπόμενα γεγονέναι, che la Bibbia di Gerusalemme e diverse altre rendono: “Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile.” (Ebrei 11:3) Alla luce delle parole del Salmo 119 la terra, essendo stata partorita, deve aver attraversato un processo di gestazione simile a quello umano, andando dal concepimento alla nascita. Scoprire le fasi di questa gravidanza non è dato, ma ci basti sapere che tutte le cose che esistono, a incominciare dal concetto stesso di materia, sono a dir poco miracolose.

Il termine materia (dal latino materia), che corrisponde nei suoi significati al greco hyle (letteralmente “selva” e quindi “legna”, “legname” e per estensione “Materiale da costruzione”) è usato in filosofia da Platone ed Aristotele. Quest’ultimo intende la materia come ciò che interviene attivamente, differenziando un ente da tutti gli altri enti che pure hanno in comune con quello la stessa natura. Platone concepisce la materia come un’entità invisibile e amorfa che in qualche modo partecipa dell’intelligibile. Egli discute questo argomento nel dialogo del Timeo. Diversi filosofi fin dall’antichità presero a pensare che tutta la materia esistente fosse animata da una qualche forma di intelligenza immanente. Questa convinzione va sotto la denominazione di Anima Mundi, anima del mondo. Secondo tale concezione, Dio è in ogni particella di materia.

Anima mundi e Ilozoismo

Questa concezione, che sembra essere nata sin dagli albori dell’umanità, fu un tratto caratteristico del paganesimo o delle religioni animiste, secondo cui ogni realtà, anche apparentemente inanimata, contiene una presenza spirituale, collegata all’anima del tutto. L’Anima Mundi la si ritrova poi essenzialmente nelle più svariate espressioni del misticismo. Questa teoria, nota come atomismo, era apparsa per la prima volta in Democrito, secondo cui tutta la realtà risulta composta di atomi, soggetti a leggi di causa-effetto. L’anima secondo Democrito è qualcosa di puramente materiale, soggetta al divenire e alla morte. Sul piano della coscienza l’intelligenza precede la materia, in un senso per così dire perpendicolare rispetto ad essa, dall’alto verso il basso. Platone nel Timeo, dialogo cosmologico, fu tra i primi a parlare di un’anima universale. Secondo Platone il mondo è una sorta di grande animale, la cui vitalità generale è supportata da quest’anima, che lo plasma.

 «Occorre dire che questo mondo nacque come un essere vivente davvero dotato di anima e intelligenza grazie alla provvidenza divina.» (Platone, Timeo, cap. VI, 30b–30c) «Questo universo è un animale unico che contiene in sé tutti gli animali, avendo una sola Anima in tutte le sue parti.» (Plotino, Enneadi, IV,4,32) Il termine ilozoismo (composto dal greco: ὕλη, hýlē, “materia” e ζωή, zoé, “vita”) riguarda la dottrina che concepisce la materia come una forza dinamica vivente che ha in se stessa animazione, movimento e sensibilità senza alcun intervento di principi motori esterni. Nella filosofia antica il termine appare affine a quello di «ilopsichismo» (da ὕλη “materia” e ψυχή “anima”) e di «panpsichismo» (da πᾶν “tutto” e ψυχή) che denotano anche l’attribuzione della coscienza, e non solo della vita, alla materia: il concetto di vita (bios) infatti per i Greci coincideva con quello di psychè (anima) intesa quale sede delle emozioni.

Il concetto di Dio

Bruno concepisce Dio in un duplice modocome Mente al di sopra di tutto, e come Mente presente in tutte le cose. Per il primo aspetto, Dio è sostanza trascendente, inconoscibile, oggetto di fede, e di Lui ci parla solo la Rivelazione; per il secondo aspetto, Dio è invece principio immanente del cosmo e risulta accessibile alla sola ragione umana, dunque oggetto privilegiato del discorso filosofico. In quanto Mente nelle cose, Dio è Anima del cosmo, è spirito animatore delle cose, e opera tramite l’Intelletto universale, plasmando la materia. Forma e materia, Dio e le cose, non sono però per Bruno separate, ma costituiscono due aspetti di quell’unica sostanza universale e infinita che è la Natura, concepita dunque come un Uno-Tutto. L’ispirazione più profonda del sistema bruniano, la vena più appassionata che lo anima, è dunque la propensione, tipicamente rinascimentale, a vedere il divino nel mondo.

Egli scrive: «La natura o è Dio stesso o è la virtù divina che si manifesta nelle cose». «Io dico Dio tutto infinito, perché da sé esclude ogni termine ed ogni suo attributo è uno ed infinito. E dico Dio totalmente infinito, perché tutto lui è in tutto il mondo, ed in ciascuna sua parte infinitamente e totalmente. (Filoteo dialogo I). Nel De la causa Bruno scriveva: «L’altezza è profondità, l’abisso è luce inaccessa, la tenebra è chiarezza. Il magno è parvo, il confuso è distinto, la lite è amicizia, il dividuo è individuo. L’atomo è immenso.» Che l’atomo sia immenso è concetto assolutamente moderno!

Ispirazione nel pensiero filosofico presocratico

Uno dei cosmologi presocratici, Senofane, scriveva: «il certo, nessuno lo ha mai colto né ci sarà nessuno che possa coglierlo, sia per quanto riguarda gli dei che per ogni cosa. Infatti, se pure ci si trovasse a dire qualcosa di vero, non lo si saprebbe per esperienza diretta; noi possiamo avere solo opinioni», aggiungendo che «non è che da principio gli dei abbiano rivelato tutto ai mortali, ma col tempo, cercando, gli uomini trovano il meglio». Nel pensiero greco le idee o i valori esistono prima e a prescindere dall’uomo. Ciò implica comunque un rapporto col divino in termini di reminiscenza, di una visione mediata dalla divinità o meglio direttamente trasmessa da entità divine.

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