Napoleone, il salvatore in poltrona

Di Napoleone si dice che venisse al mondo sotto il segno del leone, a ferragosto 1769. In realtà sembrerebbe nato verso i primi di gennaio dell’anno successivo. Chi fu suo padre? La giovane Letizia Ramolino, a quattordici anni già sposa del diciottenne Carlo Buonaparte e incinta di un primo figlio si trovò presto, a quanto pare, al centro delle attenzioni del conte di Marbeuf, governatore della Corsica. Di lì in poi costui divenne il grande benefattore di casa Buonaparte. Fu lui ad ottenere per Napoleone un posto presso l’esclusivo College d’Autun di Parigi e poi presso l’accademia militare di Brienne. Generalmente i grandi uomini vorrebbero far credere di essere riusciti ad emergere facendo leva esclusivamente sulle proprie forze, ma, come Napoleone disse: “per gli uomini come per i quadri occorre una luce favorevole”. [Un secret bien gardé: l’histoire d’amour de la mère de Napoléon,] napoleon_mere.pdf (corsicamea.fr)

Napoleone: quale mitologia soggiace a questo nome? Una prima interpretazione rimanda al bosco e al leone. Il greco Napos (νáπος) corrisponde al latino Nemus, bosco sacro di Diana.  È possibile anche l’accostamento ad Apollo, il distruttore. La mitologia che gira intorno a Napoleone è tipica dei grandi miti solari. Ciò che ne esce ha dell’incredibile. Ci sono svariati elementi che messi insieme vanno a formare una costellazione densa di significati. Ed è una cifra di cui la costruzione sfugge completamente alla volontà del singolo, una cifra intessuta dall’esterno, ma da chi? Gli spiriti incorporei che dirigono la storia possono preparare e scegliere gli uomini con ampio anticipo, ci pensano dall’origine del mondo, e si premurano di caricare i loro nomi, le loro vite, le origini, le radici familiari, i luoghi, gli incontri di interessanti valori simbolici. Viviamo in un mondo ricco di corrispondenze. Baudelaire l’aveva capito.

Napoleone è mai esistito?

Jean-Baptiste Pérès pubblicò nel 1827 un pamphlet che divenne famoso, il Grand Erratum, una satira polemica tradotta in molte lingue, che intendeva dimostrare che l’intera vicenda Napoleonica era la semplice espressione di un mito solare. Il titolo completo del libricino? Comme quoi Napoléon n’a jamais existé ou Grand Erratum, source d’un nombre infini d’errata à noter dans l’histoire du XIXe siècle (Come qualmente Napoleone non è mai esistito o Grand Erratum, fonte di un numero infinito di errori da notare nella storia del XIX secolo). Dal 1878 il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino ospita reperti e testimonianze sul lungo processo che portò alla nascita del Regno d’Italia. Tra armi e vestiti d’epoca, c’è una bacheca che ospita una maschera di morte del condottiero, con al suo fianco un piccolo libretto. Il volume espone il titolo: Prove convincenti che Napoleone non ha mai esistito. ProveconvincenticheNapoleonenonhamaiesistito

Il volume esposto a Torino è traduzione anonima dell’opera di Pérès (1752-1840), professore, magistrato e bibliotecario di Agen. Per l’intero libro si susseguono i paragoni tra Napoleone ed Apollo, dio del Sole: entrambi nati su un’isola mediterranea, figlio uno di Letizia e l’altro di Leto (nomi sospettosamente simili), entrambi “dominano” nel mezzogiorno e “vengono oscurati” al nord… E poi, ancora: Napoleone ha tre sorelle (che sarebbero “evidentemente” le Tre Grazie), quattro fratelli (le quattro stagioni), due mogli (la Terra e la Luna), dodici marescialli (un riferimento ai segni zodiacali). Pérès voleva contestare una corrente che all’epoca era parecchio in voga, quella del mitismo. L’Illuminismo aveva inaugurato la critica radicale della religione, e diversi autori avevano ipotizzato che il Cristianesimo – così come pure l’esistenza stessa di Gesù Cristo – altro non fosse che una trasposizione degli antichi miti solari dell’antichità. Così Pérès si mise in polemica con l’opera di Charles-François Dupuis.

Mitismo

Il mitismo è la convinzione che l’uomo Gesù Cristo, descritto nei vangeli, non sia davvero esistito. Questo concetto si basa fortemente su due premesse principali: che il Nuovo Testamento è completamente inadeguato come registrazione di eventi del mondo reale e che non ci sono sufficienti menzioni di Gesù nelle fonti “secolari”. Un altro asse molto comune della piattaforma del mitismo è il suggerimento che le credenze cristiane su Gesù siano state direttamente adattate da altre storie mitologiche più antiche.

Naturalmente non tutti gli studiosi secolari concordano nel definire quale tipo d’influenza – se mai ce ne fu una – i miti precedenti avrebbero avuto sullo sviluppo del cristianesimo. Il modo più semplice per sfatare tali affermazioni sarebbe semplicemente applicare la logica mitica ad altre figure della storia antica o moderna. Come hanno sottolineato anche studiosi laici o atei, un tale approccio richiederebbe ai mitici di dubitare dell’esistenza di diverse migliaia di altri personaggi storici le cui vite sono in realtà meno attestate di quella di Gesù.

La religione universale

Particolare successo aveva avuto nel 1822 una riedizione del saggio di Dupuis L’origine di tutti i culti, ovvero la religione universale pubblicato per la prima volta nel 1795. L’autore evidenziava palesi analogie tra Gesù e gli dei dell’antichità, tra le feste cristiane e quelle pagane ispirate al transito del Sole nella volta celeste, fra la Vergine e dee pagane come Iside ed altri concepimenti virginali. Tra fine Settecento e inizio Ottocento innumerevoli pensatori razionalisti ripresero e ampliarono le sue argomentazioni circa le origini mitiche del Cristianesimo, contribuendo non poco a rafforzare il pensiero ateo. Queste analogie tra il cristianesimo e le altre religioni pagane sono evidentemente presenti, e non c’è da stupirsene. Satana è il signore di questo mondo. Egli, conoscendo in anticipo dalle Scritture le vie della salvezza tramite il Cristo, ebbe tutto il tempo e il modo di forgiare la mitologia nei dettagli.

È dunque in conseguenza del suo rifiuto dei presupposti dell’opera del Dupuis che Pérès concepisce l’idea di inquadrare la figura di Napoleone all’interno del mito solare. Voleva dimostrare che sulla base delle premesse del Dupuis si sarebbe potuta sostenere l’idea che persino Napoleone fosse una figura soltanto mitica. Quello che qui c’interessa è che il libretto di Pérès rappresenta un intervento paradossale all’interno di un dibattito religioso sviluppatosi nella seconda metà del Diciottesimo secolo. Seguendo lo stesso procedimento di Dupuis, il bibliotecario francese voleva dimostrare che con gli stessi mezzi era possibile negare persino l’esistenza di un colosso come Napoleone, della cui esistenza nessuno dubitava. Una specie di ragionamento per assurdo, una satira per mettere alla berlina il pensiero mitista. Obiettivo di Pérès era parodiare la tesi illuminista, secondo cui la religione, ed in particolare la figura di Gesù, non sarebbe stata altro che una trasposizione dei miti solari dell’antichità.

 Arrivare a conclusioni assurde

La finalità di Pérès è evidente: dimostrare come il metodo analogico attraverso il quale Dupuis ha “dimostrato” l’inesistenza della figura storica di Gesù possa essere applicato ad avvenimenti storici inconfutabili, anche perché recentissimi, e portare a conclusioni assurde. Analogamente, quindi, la pretesa dimostrazione dell’inesistenza di Gesù diviene assurda. Sostanzialmente anche i resoconti delle imprese napoleoniche, che hanno anch’esse del “miracoloso”, non sono sempre di prima mano. Non molti dei contemporanei di Napoleone lo avevano davvero visto, e gran parte di quanto si dice di lui erano racconti nati da altri racconti. (Umberto Eco) Poniamo attenzione all’epoca. Nel 1827 la Francia sta vivendo gli ultimi anni della restaurazione: a Luigi XVIII è succeduto il fratello Carlo X, monarca tradizionalista e molto religioso, amato nella profonda provincia francese ma non nella capitale, che infatti lo deporrà con la rivoluzione del 1830.

Un altro pamphlet polemico fu edito, anch’esso anonimo, in Gran Bretagna nel 1819, con Napoleone esiliato da tempo a Sant’Elena. Si tratta di Historic Doubts relative to Napoleon Buonaparte, a jeu d’ésprit directed against excessive scepticism as applied to the Gospel history, (Dubbi storici riguardanti Napoleone Buonaparte, un gioco di spirito contro l’eccessivo scetticismo applicato alla storia dei Vangeli) scritto dal giovane Richard Whately (1787 – 1863), ecclesiastico anglicano. Già nel titolo Whately dichiara quale è l’obiettivo della sua polemica: lo scetticismo applicato alla storia dei vangeli. In particolare Whately se la prende con l’empirismo di David Hume e del suo trattato Sui Miracoli in cui si rifiutava qualsiasi manifestazione di eventi in contrasto con le leggi naturali. Egli intendeva confutare in maniera paradossale, attraverso la figura di Napoleone, la pretesa di poter dare per credibile solo ciò che è sottoposto all’esperienza.

Manipolazione dell’opinione pubblica

Diventa perfino facile per Whately dimostrare che nessuno può dire di avere un’esperienza diretta della realtà dell’esistenza di Napoleone e soprattutto della veridicità delle sue imprese, che appaiono addirittura, ad una verifica di verosimiglianza, piuttosto improbabili. L’elemento di maggior interesse dello scritto starebbe nelle pagine iniziali, quando l’autore, per dimostrarci quanto poco conosciamo in realtà di cosa accadesse realmente nel periodo napoleonico, elabora una approfondita analisi dei mezzi di comunicazione dell’epoca, mettendo in evidenza il ruolo di orientamento sociale e anche di manipolazione dell’opinione pubblica di quelli che oggi chiameremmo i media. Si tratta di pagine che hanno retto straordinariamente il passaggio del tempo, e potrebbero apparire in un saggio contemporaneo sul ruolo dell’informazione nel mondo contemporaneo. Whately non intende quindi seminare il dubbio che Napoleone sia davvero esistito, ma piuttosto che sia esistito nei termini che gli stessi giornali del tempo ci hanno raccontato.

Il Libro del Fato

Napoleone in esilio confidava a uno degli scrivani delle sue memorie: “Dell’energia prodigiosa che mi ha abitato – diretta verso l’esterno, tesa a raggiungere uno scopo dopo l’altro, a superarsi sempre – poco o nulla è rimasto.” Nel giudizio degli storici a capacità eccezionali, l’imperatore aggiungeva limiti altrettanto notevoli. In lui emergevano i due poli: la divinità onnipresente e l’orco ambizioso ed egocentrico. Quest’uomo, Napoleone, che passava per un abile politico, un capitano di lungo corso, un genio, a cui si attribuiva un’intelligenza superiore e divina, non finì forse per commettere delle enormi follie, delle stravaganze inaudite? Riguardo a certi suoi interessi apparentemente bizzarri girarono insistenti voci che attribuivano all’imperatore uno spiccato penchant esoterico. A quanto pare consultava regolarmente il Libro del Fato, un antico manoscritto copto rinvenuto in Egitto e andato perduto durante la rovinosa ritirata da Lipsia nel 1813.

 Fu poi ricuperato da un generale prussiano che lo vendette a un generale francese, a sua volta prigioniero di guerra. Riconoscendo i sigilli imperiali sul manoscritto, l’acquirente si era preso l’impegno di riconsegnarlo a Napoleone ma gli mancò il fiato prima di rientrare a Parigi. Il manoscritto copto scomparve. Rimase la traduzione in tedesco. Hermann Kirchenhoffer, pseudonimo del curatore del libro in seguito pubblicato a Londra, spiegò che Napoleone di primo acchito consultava l’oracolo ponendo domande rispetto agli avvenimenti della sua vita e si stupiva vedendo che le risposte corrispondevano esattamente al vero. Per conseguenza rinchiuse il manoscritto (che M. Sonnini aveva trovato nel 1801 in una delle tombe reali nell’alto Egitto) in una cassetta segreta, e ad esso sempre si consigliava fino al fatale giorno di Lipsia. L’Imperatore avrebbe interrogato l’oracolo per oltre un decennio, per farsi consigliare strategie e tattiche vincenti.

Una lista di domande e risposte oracolari

Trovato il papiro, Sonnini lo fece visionare a Bonaparte che, ormai in Francia, ne fu stupefatto. Il generale mandò a cercare un interprete copto grazie al quale si poterono decifrare i caratteri. Alla fine il contenuto del rotolo fu rivelato al Segretario di Napoleone che per gettarvi sopra un velo di segretezza lo tradusse in tedesco. Napoleone custodiva il tutto come un sacro tesoro che sempre lo stimolava a intraprendere imprese gloriose. Prima di decidere di intraprendere una campagna, e nella vigilia di una battaglia, Napoleone consultava l’oracolo, come gli avrebbe dato il successo. Il dolore che provò per aver perso questo magico assistente fu grande, evidente presagio della sua fine imminente. In una lista scritta da Napoleone di proprio pugno, su un foglio trovato insieme alla traduzione in tedesco, si vedono ancora svariate domande poste all’oracolo con le corrispondenti risposte ricevute.

Alla richiesta: Sarò io eminente e avrò la preferenza nelle mie imprese? si trovò la risposta nel geroglifico del capricorno: Troverai molti ostacoli: però alla fine giungerai al più alto potere ed onore della terra. Di fronte a un simile verdetto, il generale, che già aveva posto le sue mire sul trono, divenne pazzo di gioia. Le risposte dell’oracolo però erano spesso allusive, ambigue e difficili da interpretare. Sarebbe stato utile per Napoleone usare cautela ma egli ormai era abituato a vedere le cose dal lato più favorevole essendo fin lì asceso molto in alto. Fu lì che il Corso intraprese la campagna di Russia. Alla domanda: Qual è la situazione del momento, e che cambiamenti politici si avranno probabilmente? L’ambigua risposta cadde nel geroglifico della Casa Fortificata: Le ali dell’aquila del Nord saranno tagliate e accorciate le sue unghie. Ma…prima o dopo il trattato di Tilsit?

Lo spirito del mondo

Nell’agosto del 1833, Lord Holland, rivolgendosi alla Camera dei Pari e discorrendo a proposito dell’imperatore, lo volle omaggiare di questo commento: “Anche quelli che hanno detestato questo grande hanno ammesso che non si era visto sulla terra un personaggio così straordinario da 10 secoli.” La leggenda di Napoleone assunse fin dall’inizio caratteristiche messianiche. Nel momento in cui Hegel a Jena stava concludendo la stesura della Fenomenologia dello Spirito, infuriavano gli scontri fra le truppe napoleoniche e i prussiani. Il 13 ottobre 1806 il filosofo scrisse: «Ho visto l’Imperatore, quest’anima del mondo, uscire dalla città per andare in ricognizione. È una sensazione meravigliosa vedere un tale individuo che qui, concentrato in un punto, seduto su un cavallo, si irradia sul mondo e lo domina». L’anima del mondo è un tema filosofico centrale ma a che cosa il filosofo alludesse esattamente non è così facile da intendere.

Lo spirito è forse il Dio che si nutre delle esperienze mondane? Allora si deve intendere Satana. 1Cor 2:12 menziona lo “spirito del mondo” in quanto spirito malvagio. In quel momento Napoleone Bonaparte concentrava in sé la storia del mondo e in lui batteva il cuore pulsante dello Spirito. Questo richiama un tema delle Scritture che parlano del mondo come del regno di Satana. Napoleone è stato definito un genio soprannaturale, un semidio che sa sempre stare al posto giusto al momento opportuno. Per Josephine, sua moglie, una fattucchiera aveva pronosticato un futuro da regina. Quando Napoleone moriva il cinque maggio a Sant’Elena, sua madre seppe subito della sua morte in esilio. Agli inizi di maggio, uno sconosciuto si faceva ricevere a Roma da “Madame Mère”, confidando che “l’imperatore Napoleone è stato liberato dalle sue sofferenze ed è felice”. Chi fu quell’uomo che la leggenda tramanderà come un inviato ultraterreno?

Uomo fatale

Nei memoriali di Napoleone si legge una frase spia. Egli disse: “Ho combattuto 60 battaglie e non ho imparato nulla che non sapessi già dall’inizio.” Chi è costui che non impara nulla perché sa già tutto? Nel Cinque Maggio Manzoni scrive di Napoleone: [La terra non] “sa quando una simile/orma di pie’ mortale/la sua cruenta polvere/a calpestar verrà.” E ancora: “chiniam la fronte al Massimo/Fattor, che volle in lui/del creator suo spirito/più vasta orma stampar.” Infine l’ode si chiude con i versi seguenti: “Il Dio che atterra e suscita, /che affanna e che consola, /sulla deserta coltrice/accanto a lui posò.”

Nell’ode di Manzoni come nelle omelie dei parroci o nelle circolari degli ordinari diocesani del Regno d’Italia Bonaparte si presenta come l’“Inviato della Provvidenza”, l’“Unto del Signore”, è celebrato e presentato quale degno erede delle maggiori figure dell’antico testamento: Ciro, David e Mosè.

Napoleone in Russia

Anche per i Russi Napoleone, pur essendo il nemico di tutti, era un genio della guerra e della politica. Pertanto, “il genio veniva imitato e il nemico veniva odiato”. “Fine delle vittorie! Gloria a Dio! È caduta la potenza infernale: È abbattuto, è abbattuto Napoleone!” Così scrisse nel 1814 Nikolaj Karamzin (1766-1826) nel poema “La liberazione dell’Europa e la gloria di Alessandro I”. Nel 1824 Pushkin definì Bonaparte “Meraviglioso visitatore della Terra”. Infine, nell’“Eugenio Onegin” (1823-1830), Pushkin dà dell’imperatore dei francesi una valutazione dello stesso tipo, quasi divinizzandolo, facendo di lui uno spirito eletto che si leva su milioni di zero: Giudichiamo tutti zero:/Noi soltanto siamo unici, /Noi soltanto Napoleoni;/Gli altri, bipedi a milioni, /Sono solo uno strumento…”.

Nel 1936 fu pubblicato il libro dello storico Evgenij Tarle (1875-1955), “Napoleon”, che fino a oggi rimane una delle biografie più popolari di Bonaparte in Russia. Il lavoro di Tarle fa rivivere l’immagine romantica e persino mistica di Napoleone, un eroe che, come dal destino, era predeterminato alla fama mondiale. “Tutto, sia grande che piccolo, si è sviluppato in modo tale da portarlo irresistibilmente in alto, e tutto ciò che ha fatto, o anche quello che è successo fuori dalla sua volontà, è andato a suo vantaggio”, scriveva Tarle.

Urìm e Tummìn

Come diretta conseguenza di un’incauta interpretazione dei responsi sibillini, ci furono per Napoleone la sconfitta di Lipsia e i devastanti effetti della campagna di Russia. Ci furono poi la disfatta a Waterloo e l’esilio a Sant’Elena. Napoleone tuttavia non fu il primo né il solo regnante a ricorrere ai presagi. Racconti di simili ricerche oracolari si trovavano già nei resoconti storici-letterari degli scrittori greci e romani. Erodoto e altri storici furono convinti che gli oracoli traessero la loro origine nei rotoli trovati nei templi egiziani. In Israele, viceversa, i re consultavano gli Urìm e i Tummìn, oggetti adoperati per conoscere la volontà divina in questioni d’importanza nazionale. Come si legge in Levitico 8:8, Mosè, dopo aver posto il pettorale con le dodici pietre su Aaronne, vi infilò dentro gli Urìm e i Tummìm. Evidentemente si trattava di oggetti divinatori attraverso cui ottenere un responso.

Venivano usati quando una domanda importante richiedeva una risposta affidabile. Geova rispondeva al re per mezzo del sommo sacerdote indicandogli la strategia da seguire. Dai casi riportati sembra che la domanda fosse formulata in modo che si potesse rispondere con un “sì” o con un “no”, o con una risposta sintetica e diretta. C’è chi pensa che queste sacre sorti consistessero di tre pezzi, uno con la scritta “sì”, l’altro con la scritta “no” e il terzo in bianco. Estratti, davano la risposta alla domanda proposta, a meno che non uscisse quello in bianco. Altri ritengono che si trattasse di due pietre piatte, bianche da un lato e nere dall’altro. Gettate, due lati bianchi significavano “sì”, due neri “no” e uno nero e uno bianco non davano risposta. In maniera simile anche il Cristo cerca conferma nel Padre e dichiara: “Non faccio nulla di mia propria iniziativa”. (Gv 8:28)

Fare un patto con Satana

Quale fu l’atteggiamento di Napoleone nei riguardi dello Spirito l’abbiamo indicato. Ed è qui che vorrei introdurre un paragone tra ciò che il Cristo respinse e ciò che altri incautamente accettarono. Subito dopo il battesimo, Satana si fece avanti e propose a Gesù di stringere un patto. “Il Diavolo lo condusse con sé su un monte insolitamente alto, e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, e gli disse: “Ti darò tutte queste cose se ti prostri e mi fai un atto di adorazione”.  (Matteo 4:8-9) Come si comprende, contrarre un patto con il diavolo significa diventare adoratore di Satana, fargli un atto di proskynesis, consegnargli la propria vita. È una scelta irrevocabile da cui non si torna indietro. Il patto con Satana è un’alleanza con il demonio: lui, in cambio, ti regalerà soddisfazioni materiali che non potresti ottenere altrimenti.

Sesso, amori, denari, carriera, successo, potere, prestigio, vittorie. Sono solo alcuni esempi di quello che Satana potrebbe dare a chi gli giurasse fedeltà incondizionata attraverso il cosiddetto patto. Almeno in teoria, niente verrebbe di lì in poi precluso a chi si affidasse al principe delle tenebre. Quei desideri materiali rimasti fin lì incompiuti potrebbero trovare la loro realizzazione e apparentemente allontanare la frustrazione dalla vita. Ora se una tale tentazione fu messa di fronte al Cristo, c’è da ritenere che tutti quelli che gli appartengono potrebbero trovarsi di fronte a qualcosa di simile. “Il discepolo non è al di sopra del suo maestro, né lo schiavo al di sopra del suo signore. Basta al discepolo divenire come il suo maestro, e allo schiavo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebub il padrone di casa, quanto più [chiameranno] così quelli della sua casa?” (Mt 10:24-26)

Proskynesis

Anche al Cristo Satana volle offrire la possibilità di diventare un imperatore universale, più di Alessandro, Cesare e Napoleone. Evidentemente una tentazione simile fu posta di fronte al Cristo. “Or Gesù, pieno di spirito santo, tornò dal Giordano, e fu condotto dallo spirito nel deserto per quaranta giorni, mentre era tentato dal Diavolo… E, avendolo condotto in alto, gli mostrò in un istante di tempo tutti i regni della terra abitata; e il Diavolo gli disse: “Ti darò tutta questa autorità e la loro gloria, perché mi è stata consegnata e io la do a chi desidero. Se perciò fai un atto di adorazione davanti a me, sarà tutta tua”. Rispondendo, Gesù gli disse: “È scritto: ‘Devi adorare Geova il tuo Dio, e a lui solo devi rendere sacro servizio’”. (Lc 4:1-2;5-8) Satana pretendeva un’adorazione che in realtà non gli toccava perché era riservata soltanto al Creatore.

Il termine adorazione nel greco dei vangeli è infatti proskỳnesis, cioè l’atto e l’usanza di adorare mediante la prostrazione o l’inchino davanti ad un’autorità sovrana. Era un simbolo di assoluta ubbidienza ed era usanza diffusa nelle antiche corti orientali, dove il monarca si riteneva di origine divina. Dato che il discepolo non è maggiore del suo Maestro, ci fu mai una situazione in cui tutti i moderni cristiani si sono trovati di fronte una tentazione simile a quella messa di fronte al Cristo? Il momento fu quello dell’obbligo vaccinale. Lì il potere di Beelzebub si spinse fino ad un punto mai prima tentato. A ogni cittadino veniva chiesto un atto di adorazione, cioè di completa ubbidienza e sottomissione al potere, una proskynesis che in realtà non poteva che essere riservata al Creatore.

Napoleone e la fede.

Materialista e anticlericale, predatore di chiese e conventi: questa è l’opinione che alcuni possono essersi fatti del Bonaparte. Durante gli anni d’isolamento a Sant’Elena l’imperatore si intratteneva con gli ufficiali, suoi compagni di esilio, a conversare sulla fede. Si tratta di discorsi improvvisati che furono trascritti e poi dati alle stampe. Napoleone ammette candidamente che quando era al trono aveva troppo rispetto umano e un’eccessiva prudenza per cui «non urlava la propria fede». Ma dice anche che «allora se qualcuno me lo avesse chiesto esplicitamente, gli avrei risposto: “Sì, sono cristiano”; e se avessi dovuto testimoniare la mia fede al prezzo della vita, avrei trovato il coraggio di farlo». Cosa che deve aver fatto prostrandosi di fronte allo Spirito. Che Napoleone credesse lo mostrano le conversazioni che gli sono attribuite nei memoriali, da cui emerge l’immagine di un Napoleone consapevole dei valori della fede.

“C’è una ragione superiore, un Essere Infinito in confronto al quale lei non è che un atomo, in confronto al quale anch’io, napoleone, con tutto il mio genio, sono niente, lo capisce? Io lo sento questo Dio, lo vedo…ne ho bisogno… credo in lui… e se lei non crede peggio per lei… Ma a me la cosa sta a cuore.” “Io conosco gli uomini, e le dico che Gesù non era un uomo. Gli spiriti superficiali vedono una somiglianza tra il Cristo e i fondatori degli imperi, i conquistatori e le divinità delle altre religioni. Questa somiglianza non c’è. Tra il cristianesimo e qualsivoglia altra religione c’è la distanza dell’infinito…Gli spiriti più nobili dopo la comparsa del cristianesimo hanno avuto fede in esso, una fede sostanziale nei misteri e nei dogmi del vangelo.” (Gc 2:19)

Tradizione e massoneria

Le Génie du christianisme di René de Chateaubriand comparve a Parigi nel 1802 qualche giorno prima che Napoleone firmasse il Concordato con il papa Pio VII. È un’opera apologetica in cui l’autore si propone di difendere la saggezza e la bellezza della religione cristiana. Il cristianesimo è spesso inteso come una sorta di religione naturale. Si tratta dell’opera di uno scrittore che descrive i sentimenti che la natura ispira, la malinconia romantica delle rovine e la semplicità delle antiche cerimonie religiose. Il serpente della Genesi assai più di Geova o di Cristo sono le figure dominanti nell’immaginario di Chateaubriand. L’eroe che ispira Le Génie du christianisme è lo stesso Napoleone. In entrambi i casi si tratta di cristiani molto più attratti dal demonio che dal Cristo. Ancora una volta ci troviamo di fronte all’antico dualismo.

La Tradizione antica non fu mai veramente sconfitta. A molti può creare imbarazzo ammettere che i più grandi momenti storici, filosofici o letterari debbano essere studiati come prodotti del paganesimo sincretista, ricomposizione di frammenti di un’originale fede cristiana radicata nell’occulto. A molti crea irritazione ammettere che personaggi come Napoleone, Cavour o Garibaldi erano totalmente imbevuti di esoterismo. Ma nominare le cose in modo esplicito aiuta. Definizioni alternative servono semplicemente a nascondere uno scenario che si considera sconveniente e che non si vuole portare alla luce del giorno. N’età napoleonica la massoneria svolgeva un ruolo ufficiale. L’imperatore aveva, come tutti i governanti del mondo, legami con la massoneria, come lo aveva tutta la sua famiglia. Massone erano suo padre, i suoi fratelli Giuseppe e Luigi, i cognati Murat, Baciocchi e Borghese, mariti di Carolina, Elisa e Paolina Bonaparte. Lo era perfino Josephine de Beauharnais, che presiedeva una loggia a Strasburgo.

Gesù è lo spirito

Gesù pronunciò parole particolarmente severe contro un certo tipo di peccato, quello che egli definisce “peccato contro lo spirito”. Ma che cosa rappresenta lo spirito? Efesini 4:4-6 ci aiuta a capire. “C’è un solo corpo, e un solo spirito, come anche foste chiamati nell’unica speranza alla quale foste chiamati; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo; un solo Dio e Padre di tutti, che è sopra tutti e mediante tutti e in tutti.” Paolo spiega che ci sono un solo corpo ed un solo spirito in unione con una composita classe della “sposa” costituita da 144.000 chiamati ed eletti. Per comprendere bisogna leggere cosa dicono le Scritture. “Quindi gli condussero un indemoniato, cieco e muto; ed egli lo guarì, così che il muto parlava e vedeva. E tutte le folle erano semplicemente stupite e dicevano: “Non è forse questi il Figlio di Davide?”

 Udito ciò, i farisei dissero: “Quest’uomo non espelle i demoni se non per mezzo di Beelzebub, governante dei demoni”. Conoscendo i loro pensieri, egli disse loro: “Ogni regno diviso contro se stesso giunge alla desolazione, e ogni città o casa divisa contro se stessa non durerà. Nello stesso modo, se Satana espelle Satana, è divenuto diviso contro se stesso; come durerà dunque il suo regno? Inoltre, se io espello i demoni per mezzo di Beelzebub, per mezzo di chi li espellono i vostri figli? Perciò essi saranno i vostri giudici. Ma se io espello i demoni per mezzo dello spirito di Dio, il regno di Dio vi ha veramente raggiunti. Per questo vi dico: Ogni sorta di peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo spirito non sarà perdonata.” (Mt 12:22-33) Un conto fu accusare Gesù di essere un ghiottone o un bevitore di vino. Un altro accusarlo di un sodalizio con Beelzebub

Parlare contro lo Spirito

Gesù continua: “Per esempio, a chiunque dica una parola contro il Figlio dell’uomo sarà perdonato. Ma a chiunque parli contro lo spirito santo non sarà perdonato, no, né in questo sistema di cose né in quello avvenire.” (Mt 12:22-33) La parola spirito nella Bibbia assume vari significati. Apocalisse 22:17 associa la sposa allo spirito. Di lì si evince che il Signore è lo spirito. Il contesto del passo citato da Matteo 12 mette in contrapposizione due spiriti, quello del Signore Gesù e quello di Beelzebub o Satana. Il peccato contro lo spirito consiste nello scambiare lo spirito santo con lo spirito demonico e viceversa. Questo è definito peccato di bestemmia, in greco blasfemia. Riporto il testo greco: “Διὰ τοῦτο λέγω ὑμῖν πᾶσα ἁμαρτία καὶ βλασφημία ἀφεθήσεται τοῖς ἀνθρώποις ἡ δὲ τοῦ πνεύματος βλασφημία οὐκ ἀφεθήσεται τοῖς ἀνθρώποις.” (Mt 12:31)

Peccare contro lo spirito vuol dire invertire i due poli della situazione e dire che il Signore è Satana e che Satana è il Signore. Blasfemia in greco significa questo: scambiare ciò che è giusto con ciò che è ingiusto, considerare giusto ciò che Dio disapprova. (Come dice Ro 1:25 “hanno cambiato la verità di Dio in menzogna”) Significa invertire i valori morali. Similmente, anche i due testimoni di Ri 11 vengono accusati di spiritismo. Questa è un’accusa del tipo di quella che i farisei rivolgono contro Gesù. Qui sta la differenza tra il Cristianesimo dei Vangeli e la Tradizione, la Gnosi, tra il Cristo e l’Anticristo. Concludere un patto con Satana è sicuramente blasfemia gravissima. Significa rivolgere l’adorazione che spetta a Dio al suo arcinemico e da una decisione del genere non si torna indietro.

Definizione di Blasfemia come da dizionario (Biblehub)

Cognate: 988 blasphēmía (from blax, “sluggish/slow,” and 5345 /phḗmē, “reputation, fame”) – blasphemy – literally, slow (sluggish) to call something good (that really is good) – and slow to identify what is truly bad (that really is evil).

Blasphemy (988 /blasphēmía) “switches” right for wrong (wrong for right), i.e. calls what God disapproves, “right” which “exchanges the truth of God for a lie” (Ro 1:25). See 987 (blasphēmeō) 987 blasphēméō (from blax, “sluggish, slow” and 5345 /phḗmē, “reputation, fame”) – properly, refusing to acknowledge good (worthy of respect, veneration); hence, to blaspheme which reverses moral values.

La pratica dell’occulto

Nella Massoneria ci sono due categorie di massoni che, malgrado le apparenze contrastanti, si completano perfettamente: i razionalisti e gli occultisti. L’azione di questi ultimi è meno conosciuta di quella dei razionalisti, ed è spesso insospettata, mentre in realtà è più profonda e più pericolosa. L’essenza dell’occultismo consiste nel portare l’essere umano sotto il controllo demonico. In ciò risiede la sua pericolosità che finisce in uno squilibrio mentale e psichico portando molti dei suoi adepti ad affondare nella perversione sessuale, nella follia e nel crimine. L’occultismo ha inoltre profonde ripercussioni politiche, ed è in questo campo che lo troviamo associato alla Massoneria. Nella tradizione massonica i dogmi principali della religione cristiana sono invertiti e svuotati del loro vero significato. L’occultismo ha delle ripercussioni politiche più importanti di quello che si creda. Attualmente, anche in Occidente, l’occultismo è molto diffuso e i suoi adepti sono molto numerosi.

Ritornando al contesto di Matteo 12:22-33 ci troviamo di fronte ad un caso di esorcismo, perché lì Gesù guarisce un indemoniato. (v.22) Successivamente Gesù spiega: “Quando uno spirito impuro è uscito da un uomo, passa per luoghi aridi in cerca di un luogo di riposo e non lo trova.  Allora dice: ‘Tornerò alla mia casa dalla quale sono uscito’; e arrivato la trova non occupata ma spazzata e adorna. Allora se ne va e prende con sé sette altri spiriti più malvagi di lui, ed entrati, vi dimorano; e le condizioni finali di quell’uomo divengono peggiori delle prime. Così avverrà anche a questa generazione malvagia”. (versetti 43-45) Quindi il senso è che qualsiasi esorcismo è vano (e direi perfino pericoloso) perché l’unico modo per sfuggire al possesso demonico è l’edificazione di una sana spiritualità e una pratica di vita conforme alle Scritture.

Conclusione

In questo lungo articolo ho cercato di mostrare come Satana abbia nelle sue mani il potere di orientare la storia umana servendosi di uomini e forse perfino di avatar che egli usa come pedine al suo comando per influenzare l’andamento della vita nella società umana. Ecco perché Gesù ribadì spesso la necessità per i cristiani di non far parte del mondo perché il suo regno non fa parte del mondo. Satana nelle scritture è considerato il governante del mondo, e tutto il mondo giace nel suo potere. (Gv 12:31; Gv 17:16, 1Gv 5:19)

L’occultista e massone Oswald Wirth ha scritto: “Il serpente ispiratore di disobbedienza, di insubordinazione e di rivolta […] era onorato tra gli iniziati […] Renderlo simile alla divinità tale era l’oggetto degli antichi misteri. […] Ai nostri giorni il programma dell’iniziazione non è cambiato.” Le Livre du Compagnon («Il libro del Compagno 175), pag. 74. Ecco qui dichiarata a chiare lettere l’inversione, all’interno della massoneria delle due posizioni, Geova e il serpente.

Un pensiero riguardo “Napoleone, il salvatore in poltrona

  1. Cara Adriana, devo farti mille lodi per questo tuo articolo . L’ho letto tutto ! Possa il nostra Padre Celeste benedire i tuoi sforzi nel dissipare le tenebre sataniche e far luce sul grande dono che Dio ha fatto verso l’umanità !

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