Cosma Indicopleuste

Cosma Indicopleuste, un autore oggi generalmente ignorato, fu un noto cartografo e lasciò miniature eseguite di suo pugno. In una di esse, in un baule presentato in trasparenza, inserisce la nostra terra, piatta e rettangolare, rinchiusa in uno spazio delimitato e circoscritto, al di sotto della distesa celeste. Il baule in cui Cosma mostra la terra è l’arca dell’alleanza di Mosè. Il coperchio rappresenta la volta celeste e al di sopra della distesa domina il Cristo. Mercante e viaggiatore, egli visse nel VI secolo d.C. tra Alessandria d’Egitto ed Antiochia di Siria. Fu proprio lui a farsi assertore di quella che oggi avrebbe tutti i crismi per essere la più delirante cosmologia della storia. L’incredibile immagine che Cosma inserisce nella Topographia Christiana, raffigura la terra come una tavola circondata dall’oceano, con il lato lungo orientato nella direzione est-ovest. Si tratta indubbiamente di una mappa per noi inusitata che però siamo ancora in grado di decifrare. Per capirla ci vuole la Bibbia.

Cosma Indicopleuste è stato per noi di Earthmeasured una figura basilare dall’inizio, quando muovevamo i primi passi verso una precisa definizione delle misure della terra e delle sue proporzioni. È da lui che abbiamo individuato l’unità di misura necessaria per poter disegnare un primo schema della terra piatta: il cubito con cui vengono stabilite le misure dell’arca. La matematica della terra contempla numeri che si ripetono sul modello del cubito ebraico che misura 44,4 cm. L’iscrizione di Siloam vicino a Gerusalemme mostra che la galleria d’acqua costruita dal re Ezechia era lunga 1200 cubiti. La galleria è stata misurata 533 metri rivelando che un cubito ebraico è di 0,444 metri. L’Arca dell’Alleanza nella Bibbia è descritta con queste dimensioni: 2,5×1,5X1,5 cubiti, proporzione cinque a tre. In tutto sono 1110X666X666 millimetri. Questi numeri sono multipli di 111, numeri ripetuti. Similmente sulla terra la distanza tra i paralleli è di 111 km.

Una croce ansata sul frontespizio

La visione del mondo di Cosma era molto diffusa nei primi secoli del cristianesimo. L’Indicopleuste sviluppa un corpo dottrinale che deriva dalla scuola nestoriana di Nisibi. Il sistema cosmologico dell’Indicopleustes non fu affatto un’invenzione di Cosma. Anzi egli lo definisce come un modello cosmico di origine caldaico. (M VIII, 397, D. 7) Dichiara che l’universo ha la forma di un edificio, che la terra è piatta e non sferica, che l’edificio è costruito sul modello dell’antico tabernacolo della legge. A considerare l’indice della topografia si comprendono facilmente i temi e i propositi dell’autore. Egli premette che l’argomento va sviluppato con l’aiuto di Dio, e procede dichiarandosi contro coloro che desiderano considerarsi cristiani ma pensano che il cielo è sferico secondo le teorie dei non cristiani. La Topografia cristiana ci è pervenuta in tre manoscritti greci. Il più antico è conservato nella Biblioteca Vaticana. Il trattato contiene carte e miniature.

Nel libro III Cosma difende la Sacra Scrittura come degna di fede, esprimendo concezioni coerenti in se stesse e tra loro, tanto per l’Antico che il Nuovo Testamento. Date queste premesse ci si potrebbe chiedere quali motivazioni spingessero Cosma a porre sul frontespizio della topografia una croce ansata, simbolo ritenuto pagano. Nel 2009 durante degli scavi effettuati in Gerusalemme fu rinvenuto un sigillo con inciso il nome di un re giudeo. L’incisione dice: “Appartiene a Ezechia, [figlio di] Acaz, re di Giuda”. La bulla è piccola, misura 9,7 per 8,6 millimetri. Il sigillo, a garanzia della sua autenticità, veniva apposto su un documento scritto. Su una stringa, legata intorno al documento, veniva messa una pallottolina di argilla fresca che poi il re colpiva con il suo sigillo personale. La Bibbia parla di Ezechia come di un re fedele, ma ci sono immagini al centro del sigillo che sollevano delle domande.

Un simbolo iniziatico

Si tratta di un disco solare con sei raggi e con ali rivolte verso il basso, affiancato su entrambi i lati dalla croce ansata degli egizi. Perché Ezechia avrebbe posto sul suo sigillo un simbolo pagano quando la Bibbia dice che il re tolse da Gerusalemme le pratiche di culti sincretistici? Forse allora Ezechia utilizzava immagini che anche la Bibbia attribuiva al Signore? Il Salmista dice: “Dio, il Signore, è sole e scudo” (Sal 84:11). E il profeta scrive: “Ma per voi che avete timore del mio nome spunterà il sole della giustizia, la guarigione sarà nelle sue ali” (Mal 4:2). In questo caso, l’uso di tali immagini da parte di Ezechia non indica necessariamente concetti egiziani, ma ebraici. Come Ezechia si pone sotto le ali del sole, Cosma, non a caso, si ricorda di lui nel libro VIII della Topografia dove menziona la preghiera del re e il miracolo della retrogradazione del sole. (Isaia 38:8) La croce ansata è simbolo di unione mistica tra il cielo e la terra, tra l’uomo e Dio. È la chiave di una conoscenza nascosta.

Gesù disse “Io sono la via la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. L’ankh significava, di per sè, vita, salute e integrità. Significa il rapporto con la trascendenza a cui si può giungere solo per elezione diretta da Dio. Evidentemente la croce ansata è un simbolo ambivalente, rappresentazione della natura divina, principio del bene e del male. Il faraone la tiene in mano come un accessorio che gli dei gli hanno affidato a significare la propria natura divina. Ezechia, come il faraone, pone se stesso alla luce del sole alato a significare l’origine divina del suo potere. Si tratta di una sapienza nascosta cui attingere per concessione dall’alto. Ma non c’è nulla di nascosto che non divenga manifesto. (Lc 8:17) Oggi le informazioni segrete di Cosma e delle scuole che lo hanno preceduto si sono manifestate come utili e vere.

La croce ansata come simbolo dell’universo

Il significato dell’ankh è estensibile a quello dell’universo in quanto organismo vitale. Potremmo immaginare una corrispondenza tra l’ansa che emerge dalla la Tau dell’ankh come un sole che si leva al di sopra della terra. La terra nell’antica topografia veniva spesso rappresentata tramite un cerchio con inscritta, nella metà inferiore, una grande “T”. Oppure come un cerchio con all’interno una croce. Le due linee che s’incrociano sul loro punto d’intersezione rappresentano il punto di equilibrio tra le due vie sacre, quella orizzontale percorribile materialmente (mistica pagana) e quella verticale percorribile spiritualmente (mistica cristiana)

La Tau ha lo stesso valore dell’omega nell’alfabeto greco, ovvero rappresenta il compimento della parola divina. La Tau infatti è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico. Similmente, presso i Celti, troviamo la ruota druidica che costituisce il più alto grado della conoscenza iniziatica ed il massimo compendio della scienza. Era contemplato come il sigillo del sapere e dei quattro elementi della natura che confluiscono al centro di un cerchio, simbolo del quinto elemento, della quinta essenza: lo spirito.

La visione di Ezechiele nel manoscritto Vaticano di Cosma

In Cosma, come presso i nestoriani, troviamo riferimenti al carro di Ezechiele. Egli rappresenta in una miniatura contenuta nel Manoscritto Vaticano la Visione di Ezechiele. Vi si osserva una forma circolare multicolore, l’arcobaleno, tagliato inferiormente e contenente la figura del Salvatore, poggiato sullo “stereoma” (la distesa celeste di Ezechiele 1:22, presente anche nella figura del baule) che ha la forma di una lamina posta al disopra dello spazio aereo che sorregge e consolida l’edificio cosmico. Notevole in questa miniatura è la stretta linea orizzontale di sostegno al disopra della leggenda in greco eidos stereomatos (forma dello stereoma). Questa linea, si trova spesso anche nelle figurazioni copte al disopra dello spazio aereo azzurro. Il firmamento (stereoma) con struttura orizzontale è sostenuto da quattro angeli ciascuno poggiato sopra una terra a forma di ruota. La visione di Ezechiele è fondamentale per comprendere la cosmologia nestoriana.

Ciò che appare stupefacente è il fatto che anche nella mappa rettangolare della terra Cosma ponga all’interno dell’oceano quattro ruote poste ciascuna sotto l’autorità di una creatura angelica. Qual è il senso di questa rappresentazione? Sono le quattro ruote che Ezechiele 1:16 definisce simili perché “Tutte e quattro hanno una sola somiglianza”. Una di queste terre è la rappresentazione del paradiso terrestre, a oriente. Un’altra è quella dove vivevano gli uomini prima del Diluvio. Quella ad occidente è la terra dove si ritrova Noè dopo il diluvio e in cui viviamo al presente. L’ultima è la Nuova Terra sotto il Nuovo Cielo di Apocalisse 21:1. Tutte queste terre essendo simili sono circondate dagli stessi mari.

Venuta meno l’idea della sfericità del cielo

Secondo i nestoriani (Diodoro, vescovo di Tarso, Basilio di Cesarea, Teodoro di Mopsuestia) il cosmo può essere compreso solo esaminando il tabernacolo che Mosè aveva costruito nel deserto, fatto a immagine del mondo visibile. La Terra è per loro un piano di forma rettangolare la cui lunghezza in direzione est-ovest è all’incirca doppia rispetto alla larghezza in direzione nord-sud. La terra, come si evince dall’illustrazione, sarebbe stata, in spazi e tempi diversi, la sede del paradiso terrestre, della civiltà prima del Diluvio, e della civiltà dopo che Noè si era stabilito con i propri discendenti nella terra che noi abitiamo. (2Pt 3:5-7;13)  E ancora sarà la sede della Nuova Terra di Apocalisse 21:1. Va inoltre detto che soprattutto in quella che una volta era stata la base dell’Impero romano, la penisola italica, l’idea del cosmo a forma di tabernacolo vanta seguaci fino al IX secolo.

A Bisanzio Aristotele, Tolomeo, Strabone furono letti da pochi. Il fondamento della cosmologia bizantina fu soprattutto la Bibbia, in particolare i primi capitoli della Genesi. Le omelie di San Basilio sull’Exameron furono determinanti per tutta l’età bizantina. Principi fondamentali: rifiuto delle dottrine pagane, somma autorità della Bibbia intesa letteralmente, – il mondo non eterno. Diodoro di Tarso dirà che esistono 2 cieli, di cui uno statico a sigillare la terra dalle acque celesti e l’altro in movimento.

Il maestro di Cosma: chi era?

Cosma individuava in Patricio il suo maestro e ben quattro volte lo ricorda nella topografia, con parole di profonda venerazione (M. II, 7 3, A. 7; II, 88, B; V, 192, D, 6; VIII, 397, D. 9). Lo ricorda per esempio con le parole «uomo divino» e «divinissimo maestro”· Qualcuno volle conciliare l’identità della persona di Patricio con quella di Mar-Aba, in realtà sarebbe molto più opportuno intravvedere in queste parole allusive la figura del Cristo. Cosma era un iniziato. Riceveva da Cristo informazioni di ordine superiore. È un peccato che informazioni così interessanti siano conosciute solo da una cerchia molto ristretta.

Conclusione

Alle radici della moderna indifferenza verso antichi cosmografi come i nestoriani e l’Indicopleuste, continua ad esserci un’implicita tendenza a misurare il valore della scienza del passato sulla base del paragone con il modello impostosi con Galileo nel XVI secolo. Si tratta di un atteggiamento di pregiudizio propagandato dalla scienza moderna verso gli antichi predecessori, la vecchia e statica contrapposizione tra una scienza antica o medievale, dominata dall’aristotelismo e da un modello cosmologico geocentrico, e una scienza moderna, caratterizzata da figure come Copernico, Keplero, Galileo o Newton. La polemica dei “moderni” contro i “barbari” ha impedito a lungo una valutazione più equilibrata del passato, di scorgere l’originalità dell’indagine naturale in modelli radicati in strumenti concettuali apparentemente lontani dalle acquisizioni della scienza moderna. Le ragioni di simile svalutazione sono molteplici: non ultima è anche l’estrema difficoltà di recuperare gli antichi documenti latini o greci in traduzioni accessibili al più vasto pubblico.

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