Lettera alla congregazione dei Testimoni di Geova di Verzuolo

Condivido con i miei lettori una lettera che lessi di fronte al comitato degli anziani che mi avevano convocata nella saletta attigua alla Sala del Regno dei Testimoni di Geova di Verzuolo il 29 Settembre 2017 per contestare le mie ricerche in merito al tema della terra piatta.

A tutti i presenti

Sono profondamente indignata per le villanie che mi tocca continuamente subire da due anni a questa parte. Mi tocca costantemente sentire ed ascoltare da quelli che sarebbero meglio informati di me, tutto ciò che bisogna sapere sulle prerogative di “una classe che sempre si è spesa e costantemente si spende a favore della congregazione cristiana, la classe degli unti”. Può darsi che qualcuno di quelli che prendono gli emblemi la chiamata spirituale se la siano sognata una notte e inventata di sana pianta, che qualcuno abbia avuto manie di grandezza o abbia vissuto un’esperienza semplicemente emozionale…

Questo è possibile capiti a tanti, oggi forse a tutti,  fatta eccezione, naturalmente, per lo “schiavo fedele e discreto” che per sua natura è divino e quindi in congregazione va divinizzato. Talvolta può darsi che in una famiglia ci sia una pecora nera – e supponiamo che questa sia io – ma in nessuna di esse questa viene messa alla gogna o peggio ancora trattata con sufficienza. Tanto meno questo si dovrebbe verificare nella nostra congregazione. 

Bene, con questa mia voglio esortare tutti a cercare di vedere le cose per come sono e non per come vogliono farcele vedere alcuni di quelli che leggono le Scritture come un libro chiuso. Le Scritture sono viventi mentre qui sembra che certe esperienze spirituali siano definitivamente chiuse, semplice vecchiume, roba da museo.

Voglio fare un appello a tutti quelli che amano le Scritture come un libro vivo, come un libro aperto sul quale vengono scritte le nostre vite e le nostre parole. Le gioie, le esaltanti, e spesso drammatiche esperienze dei servitori di Dio del passato non sono coperte da strati di polvere, imbalsamate nella formaldeide, come meravigliose farfalle messe in bacheca sotto vetro, puntate con uno spillo nella pancia. 

L’esperienza spirituale è un soffio divino che ci può raggiungere in ogni fase della nostra vita, che ci trasforma , che abita in ogni fibra del nostro essere e della nostra anima. Ci sono nel nostro vivere fasi diverse e diversi livelli di comprensione e di percezione e Geova è cosapevole di tutti i nostri minimi segreti. Quando Lui si rende manifesto nel nostro cammino non possiamo assolutamente far finta di non esserci accorti di niente ed ignorare la sua presenza.

Nel nostro caso – e vi includo tutti i presenti – Geova si è manifestato e si manifesta potentemente. Personalmente non posso ignorare le Sue richieste e i Suoi comandi. Sono assolutamente chiari, indiscutibili, e perentori. Geova si è presentato con richieste assolute che io non posso ignorare nè in alcun modo contrastare. Mi ha preparato meravigliosamente per l’esecuzione di un difficile comando  – umanamente parlando, perfino impossibile  – mettendomi a disposizione dati scientifici e conoscenze di cui io non avrei mai potuto disporre nè avrei saputo in alcun modo reperire. Non ho mai avuto un vero e proprio bagaglio scientifico se non nella misura posseduta da chi ha percorso un ciclo approfondito di studi, ma niente di più. 

Adesso invece mi trovo ad avere intuizione di cose profonde, argomenti scientifici che sono in grado di capire , di esporre e di mandare avanti giorno per giorno, minuto per minuto. Mi sento di dire che qui si sta vivendo un’esperienza di quelle che verranno ricordate nel tempo – e non per mie particolari capacità ma semplicemente per la facoltà che mi viene data di esercitare impegno ed attenzione regolari e costanti.

Ecco perchè, assolutamente, non posso cancellare con un colpo di spugna le richieste divine che mi sono state assegnate con il carisma dello Spirito Santo. A difesa di questo incarico sono preparata ad affrontare qualsiasi difficoltà, qualsiasi ostacolo, qualsiasi pena fisica o morale. Perciò tutti i fratelli qui presenti e tutti i fratelli di questa e di tutte le congregazioni devono sapere che non potrò mai recedere da questa posizione, costi quel che costi. Per piacere non lasciatemi sola. Amiamoci ed amiamo di più. Adriana

In realtà le ostilità da parte degli anziani della congregazione di Verzuolo e della filiale dei Testimoni di Geova di Roma continuarono ancora per oltre un anno fino al punto che ai primi di Gennaio 2019 fui costretta a dissociarmi da loro ed uscire da una fratellanza con cui avevo intensamente condiviso quarant’anni di vita, attività, studio e ricerca.

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