Qual è il Padre che noi preghiamo?

Padre nostro: su di lui rimangono aperte molte domande. A tutt’oggi molti aspetti dell’insegnamento di Gesù sul Padre non sono meglio chiariti né sono rivelati a tutti. Ne troviamo conferma in Gv 16:12-15 “Ho ancora molte cose da dirvi, ma non siete in grado di sostenerle al presente.  Comunque, quando quello sarà arrivato, lo spirito della verità, vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di proprio impulso, ma dirà le cose che ode, e vi dichiarerà le cose avvenire. Quello mi glorificherà, perché riceverà da ciò che è mio e ve lo dichiarerà. Tutte le cose che il Padre ha sono mie. Per questo ho detto che riceverà da ciò che è mio e ve [lo] dichiarerà”. Va subito detto che certi argomenti sono “cibo solido” riservati esclusivamente a coloro i quali, “per via dell’uso, hanno le facoltà esercitate a discernere il bene e il male”. (Ebrei 5:14)

Gesù stesso dichiara: “Nessuno conosce chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”. (Lc 10:22) Per una chiara comprensione degli aspetti più profondi della natura divina è indispensabile che Dio e il Figlio ce li vogliano rivelare. Quindi non dovremmo preoccuparci troppo se non riusciamo a capire tutto immediatamente. Per arrivarci ci vogliono il desiderio di capire, la fervida preghiera, una buona dose di umiltà e di pazienza e…il trascorrere del tempo, che è sempre l’elemento di base nel cammino che porta alla maturità spirituale.

La nascita e il battesimo di Gesù

Nel contesto dell’annunciazione a Maria, l’angelo Gabriele, riferendosi al bambino che stava per nascere, disse: “Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre.” (οὗτος ἔσται μέγας καὶ υἱὸς ὑψίστου κληθήσεται, καὶ δώσει αὐτῷ Κύριος ὁ Θεὸς τὸν θρόνον Δαβὶδ) (Lc 1:32). L’angelo poi disse a Maria: “Lo spirito santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Per questa ragione dunque quello che nascerà sarà chiamato santo, Figlio di Dio. (Lc 1:35) (ὁ ἄγγελος εἶπεν αὐτῇ Πνεῦμα ἅγιον ἐπελεύσεται ἐπὶ σέ καὶ δύναμις ὑψίστου ἐπισκιάσει σοι). In questo contesto kyrios o theòs upsistos è strettamente associato al significato di Pneuma, ovvero Spirito. Ne terremo conto mentre cercheremo di sviluppare l’argomento. Quindi il Padre di Gesù è incontestabilmente l’Altissimo o Spirito Santo.

Infatti anche nel momento del battesimo di Gesù l’Altissimo (Spirito santo) manifestava la sua presenza scendendo sul Figlio in forma corporea di colomba ed emettendo una voce di approvazione. Luca descrive così l’evento: “Or … fu battezzato anche Gesù e, mentre pregava, il cielo si aprì e lo Spirito santo in forma corporea come una colomba scese su di lui, e dal cielo venne una voce: “Tu sei mio Figlio, il diletto; io ti ho approvato”. (Lc 3:21-22) Emergono qui i primi elementi descrittivi dello Spirito santo, cioè la sua facoltà di parlare e di approvare. Entrambe le facoltà sono rappresentative di una persona in grado di comunicare e di emettere valutazioni.  

Lo spirito santo in quanto persona

Il termine pneuma, spirito, nelle Scritture copre una vasta gamma di significati ma quando è accompagnato dall’articolo determinativo indica una persona. In un gran numero di ricorrenze lo Spirito santo nelle Scritture è definito con un doppio articolo. Faccio degli esempi: Mr 13:11; Lc 3:22; Atti 7:51; 15:28, Mt 12:32, etc… (lì e in un gran numero di altri casi ricorre l’espressione variamente declinata τὸ Πνεύμα τὸ Ἁγίον, vale a dire lo Spirito, quello Santo). Anche quando il riferimento è agli spiriti impuri il doppio articolo è di rigore.  Il greco presenta tale spirito come: τὸ πνεῦμα τὸ ἀκάθαρτον, lo spirito, quello impuro. Anche gli angeli sono pneuma, spiriti. (Ebrei 1:7; Salmo 104:4) Ora, dunque, perché mai dovremmo immaginare gli angeli e i demoni come persone spirituali ma negare personalità allo Spirito santo?

Al fine di definire lo Spirito santo come persona mi rifaccio all’appendice 6A della TNM (p. 1581) dove si analizza la questione grammaticale greca dell’articolo determinativo davanti a Theòs in Gv 1:1 – Cito testualmente: “Il Dio con cui la Parola o Logos era in origine è qui designato con l’espressione greca ὁ θεός, cioè theòs preceduto dall’articolo determinativo ho. La costruzione del nome con l’articolo indica un’identità, una personalità, mentre un predicato nominale singolare privo di articolo che precede il verbo indica una qualità di qualcuno.” Grammaticalmente un aggettivo, nel nostro caso Ἁγίον (santo) può trovarsi in posizione predicativa o attributiva rispetto al sostantivo, nel nostro caso Πνεύμα (spirito). Nella locuzione τὸ Πνεύμα τὸ Ἁγίον l’aggettivo assume posizione predicativa. Sta di fatto che, come dichiarato, la costruzione del nome con l’articolo indica personalità. Se questo è valido nel caso di Theòs lo è altrettanto nel caso di Pneuma.

L’Iddio Altissimo

Altissimo in greco è ὕψιστος, termine che ricorre 13 volte nelle Scritture greche e che è un aggettivo. Esso è affine ad un nome, ὕψος che significa vetta, sommità, altezza, il punto più alto. Quindi Upsistos è colui che sta sopra, in alto. In Luca 6:35-36 Upsistos si presenta come il padre di chi presta senza interesse, senza sperare nulla in cambio. In tal caso, scrive Luca: “sarete figli dell’Altissimo, poiché egli è benigno verso gli ingrati e i malvagi. Continuate ad essere misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso.” Upsistos nelle Scritture greche definisce spesso il Padre, di Gesù e nostro. Per esempio in Marco 5:7 si legge di un indemoniato che stava tra le tombe, il quale vedendo Gesù gli diceva: “Che ho a che fare con te, Gesù, figlio dell’Iddio Altissimo?” Verificare la terminologia linguistica utilizzata nel testo originale per definire le persone divine è sempre un aspetto dirimente. È la via regia per arrivare ad una corretta comprensione, cioè a distinguere le sfumature più sottili del discorso.

Come si legge in Atti 7:48-50 Upsistos è Spirito: “L’Altissimo non dimora in case fatte con mani; come dice il profeta: ‘Il cielo è il mio trono, e la terra è lo sgabello dei miei piedi. Che sorta di casa mi edificherete? dice Kyrios.’” Ebrei 7:1 riferisce di Melchisedek come di un sacerdote dell’Iddio Altissimo, il che ci rimanda a Genesi 14:18 dove al termine Iddio Altissimo corrisponde a El Elyon. Emanuel Tov, uno dei massimi esegeti biblici di origine ebraica, professore all’Università di Gerusalemme, nella sua analisi critica del testo dell’ebraico biblico (Textual Criticism of the Hebrew Bible) edizione del 2001, pag 269 scrive che nelle Scritture Elyon, El e YHWH non sono la stessa persona, ma indicano tre individui diversi.

Elyon

L’ebraico Elyon (עֶלְי֔וֹן) corrisponde al greco Upsistos. Ma mentre Upsistos è un superlativo assoluto da Upsi, Elyon non è un superlativo. Bisogna inoltre sottolineare il fatto che tra Elyon ed Elohim, nonostante l’assonanza dei due termini, non c’è radice comune. Elohim deriva da El, mentre Elyon ha origini diverse. Elyon è un termine che inizia con una lettera diversa, ayin (ע) e non alef (א), e indica lo stare sopra. È un aggettivo. Elyon è colui che sta sopra, l’occhio che vede tutto, che ha il bastone del comando. Elohim אלהים è un titolo, termine generico che allude a certe tipiche funzioni della divinità non identificando però gli individui che vengono così indicati. Elyon è viceversa indizio di una tendenza monoteista dato che è singolare, mentre Elohim è plurale. La pluralità di Elohim viene spiegata in tanti modi diversi. “El” deriverebbe da una radice che significa “essere forte”, “stare davanti”.

Si riconosce universalmente che Elohim è plurale e che sarebbe un superlativo indefinito, plurale di astrazione utilizzato per descrivere l’indefinibile maestà di Dio, la sua sovranità ed eccellenza. In realtà tutti questi significati superlativi si applicherebbero piuttosto che a delle divinità subalterne, in primo luogo a Elyon che è colui che sta sopra tutti. In Elyon si riconosce un principio di monoteismo che non starebbe a suo agio all’interno di una pluralità. Elyon nella Bibbia non ha mai il plurale. Jeff Benner parlando del termine Elyon nei suoi dizionari, dice che significa Upper than the others, superiore agli altri, vale a dire uno che comanda. In uno dei dizionari, Benner dice che la radice del termine Elyon deriva da due pittogrammi, il primo, la lettera ebraica ayin, sarebbe l’occhio che tutto vede, il secondo, la lamed, il pastorale, il bastone del comando. Elyon è colui che osserva gli uomini e li guida come se fosse un pastore. (Cfr. 2Cr 16:9; Eb 4:13)

Elohim

Letteralmente è il plurale di El (ebraico אל, greco Ἔλ) o Eli, in accadico Ilu 𒀭 con il suffisso ebraico -im che indica un plurale maschile, che significa individuo che sta sopra quindi linguisticamente significa individui superiori. Tuttavia con elohim la costruzione è grammaticalmente al singolare, (cioè regge un verbo o aggettivo singolari) quando si riferisce al Dio ebraico, ma grammaticalmente al plurale (cioè reggendo un verbo o aggettivo plurali) quando usato per divinità pagane (Salmo 96:5; 97:7). In Ge 20:13 si leggono le parole di Abramo che dice: “E avvenne, quando gli Elohim mi fecero errare dalla casa di mio padre…” In questo luogo il verbo è plurale per accordarsi con Elohim. (v. nota in calce alla TNM dei Testimoni di Geova, che correttamente segnala la questione) Il fenomeno è definito “plurale astratto concretizzato”.

La Chiesa Cattolica interpreta questo concetto, riportato nella Bibbia, per indicare “Dio e gli angeli“. Per esempio al Sinai il popolo ricevette la legge come disposizioni trasmesse da angeli. (Atti 7:53) A conferma in Esodo 19:16-19, dove si narra della trasmissione della legge al Sinai, compare due volte il termine Elohim, ma una volta il tetragramma. E qui mi permetto di osservare che, se gli Elohim sono i figli di Dio, per logica conseguenza, anche YHWH è da considerarsi figlio. Vorrei qui aggiungere una curiosità: nei testi ugaritici si legge di YHWH del Teman, cioè del sud. Infatti questo nome era conosciuto fin dai tempi antichissimi anche presso i popoli non ebrei. I fenici conoscevano il padre di YHWH. Giovanni Gambini dell’Università La Sapienza di Roma dice che presso i fenici c’è un El, un Dio, che scrive: “Il nome di mio figlio è YHWH.” Questa informazione sembrerebbe significativa ai fini della nostra indagine.

La questione relativa a un altare

A questo punto potremmo leggere un passo abbastanza curioso. In Genesi 35:1 si legge che dopo che i figli di Giacobbe ebbero vendicato l’affronto subito dalla propria sorella mettendo a morte gli uomini di Sichem, Dio (Elohim) disse al patriarca: “Levati, sali a Betel e dimora là, e fa là un altare a El che ti apparve quando fuggivi lontano da Esaù tuo fratello”.  Dio dunque non disse a Giacobbe fammi un altare a Betel, ma disse qualcosa di diverso, Elohim si riferiva a un altro Dio, quello di Genesi 28:12-19. Così Giacobbe diceva agli uomini della sua casa: “Leviamoci e saliamo a Betel e là farò un altare a El che mi rispose nel giorno della mia angustia”.

Così si levarono e Giacobbe edificava un altare e chiamava il luogo El-Betel perché lì Dio gli si era rivelato. Quello era il luogo in cui aveva sognato una scala appoggiata sulla terra la cui cima giungeva fino ai cieli. E su di essa salivano e scendevano gli angeli di Dio. Al di sopra stava Geova, e diceva: “Io sono YHWH ’ĕ-lō-hê di Abraamo tuo padre e l’Iddio di Isacco. (Ge 28:12-13). Qui emergerebbe una enigmatica dicotomia, tra un Dio ed un altro.

YHWH, il primo degli Elohim

In molti casi, tra cui più volte in Genesi (v. 2:4,7,8… ,3:1,8,9… ,4:1,4,6, etc.,) in Deut 6:15 e altrove, YHWH è chiamato Elohim (יְהוָ֥ה אֱלֹהֶ֖יךָ). Ciò significherebbe che anche lui è figlio del Dio Padre, Elyon. Degli Elohim la Bibbia dice che potevano materializzare un corpo e generare figli per mezzo di una partner umana. Questo accade per esempio nel racconto di Genesi 6 dove si legge dei figli del vero Dio che prendevano mogli tra le figlie degli uomini. C’è poi un passo in cui lo stesso YHWH si presenta con altri due angeli, malakh, in forma corporea alla tenda di Abramo. In Genesi 18 Abramo lava loro i piedi e imbandisce un pasto. In quell’occasione Geova rivela che Sara sarà presto incinta e partorirà un figlio. È qui che Geova dichiara la sua intenzione di distruggere Sodoma.

 È evidente anche in altri passi biblici che alcune gravidanze furono successive all’intervento concreto di alcuni malakh, tra cui la nascita miracolosa di Sansone (Giudici 13), in cui «Il malakh di YHWH apparve a questa donna e le disse… tu concepirai e partorirai un figlio… la donna andò a dire al marito: un uomo di YHWH è venuto da me». Qualcosa di simile avviene con la nascita di Samuele (1Samuele 1:17-20) e di Giovanni Battista. Similmente Maria viene visitata dall’angelo Gabriele, che le Scritture definiscono maschio. (Da 9:21). In ebraico antico, però, ghevriel non è un nome proprio di persona, ma indica uno status di “uomo forte di Dio” o “uomo a cui è stato dato un potere”, dalla radice ghever, singolare dell’ebraico ghibborim. Costoro erano gli uomini potenti di Ge 6:4, nati dagli accoppiamenti tra i figli degli elohim e le figlie degli adam, che all’epoca risultarono adatte ad accoppiarsi sessualmente con gli elohim.

Gli Elohim e le gravidanze

Di Gabriele Daniele scrive: mentre “ancora parlavo nella preghiera, ebbene, l’uomo Gabriele, che avevo visto nella visione all’inizio, essendo stato reso affaticato dalla stanchezza, arrivava presso di me al tempo dell’offerta del dono della sera.” L’uomo Gabriele nel testo ebraico risulta essere uomo maschio:’ish, nella LXX greca anèr, nella Vulgata latina vir. Queste note sono in calce alla pagina della TNM. Quindi a Gabriele viene attribuita natura umana maschile, ish, e di conseguenza una stanchezza tipicamente umana. A quanto pare gli elohim e gli adam sono molto simili e sessualmente compatibili anche ai fini procreativi, e questa compatibilità si evidenzia sin dall’inizi in quanto il serpente della Genesi, un elohim, sedusse Eva in tutti i sensi: «Il serpente mi sedusse e io mangiai». (Bibbia ebraica Giuntina 2010 – Genesi 3:13) La omogeneità, seppur parziale, tra un Elohim e un Adam è così manifesta nella Scrittura che, applicata da Paolo al Figlio dell’uomo, si legge: “Che cos’è l’uomo che tu ti ricordi di lui, o [il] figlio dell’uomo che tu ne abbia cura? Lo facesti un poco inferiore agli angeli; lo coronasti di gloria e di onore, e lo costituisti sulle opere delle tue mani.  Ponesti tutte le cose sotto i suoi piedi”.  (Ebrei 2:6-9; Salmo 8:4-6)

La preminenza di Elyon sugli Elohim 

Nel Vecchio Testamento Elyon è usato 53 volte. Per esempio, una ricorrenza del termine si trova in Deuteronomio 32:8-9 dove si legge: “Quando l’Altissimo divideva le nazioni, Quando separava l’uno dall’altro i figli dell’uomo, Egli fissava la linea di confine dei popoli Rispetto al numero dei figli d’Israele. Poiché la porzione di YHWH è il suo popolo; Giacobbe è la parte assegnata che egli eredita.” Chi sono, in questo contesto, i figli d’Israele? La LXX rende i bene Israel come ἀγγέλων θεοῦ, gli angeli di Dio. Qui gli angeli diventano custodi delle nazioni mentre a YHWH viene assegnato in sorte il popolo d’Israele. (Cfr. Da 10:13) YHWH riceve da Elyon un’eredità particolare, il popolo d’Israele. È dunque Elyon che presiede alla divisione della terra tra i popoli. Ciò che ne risulta evidente è la preminenza di Elyon su YHWH e sugli altri Elohim.

Viceversa, in Genesi 14:22-23, YHWH ed Elyon vengono a coincidere e queste identificazioni sono esse stesse significative, come mostreremo in seguito. In Genesi si legge che Abramo disse al re di Sodoma: “Alzo in effetti la mano a Geova, l’Iddio Altissimo, che ha fatto il cielo e la terra…” Nella LXX in realtà qui figura solo il nome di Elyon, l’Altissimo. Ciò che vorrei sottolineare è la presenza del verbo qanah che significa acquisire, acquistare. Quindi YHWH acquisisce la terra come dono da qualcuno che gli è superiore. Non a caso Gesù disse: “Il padre è maggiore di me”. Comunque in certi versetti abbiamo YHWH Elyon (יהוה עליון׃) come identità, p.e. Salmi 7:17; 47:2; 97:9, fattore che in seguito comprenderemo.

L’incontro di Abramo con Melchisedec

In Genesi 14:22, in occasione dell’incontro di Abramo con Melchisedec, nel testo masoretico si legge: “Ho alzato la mia mano verso YHWH Elyon, creatore del cielo e della terra”, mentre nella traduzione greca dei LXX si nomina Upsistos, l’Altissimo, e cioè “Ἐκτενῶ τὴν χεῖρά μου πρὸς τὸν θεὸν τὸν ὕψιστον, ὃς ἔκτισεν τὸν οὐρανὸν καὶ τὴν γῆν” (alzo la mia mano verso il Dio Altissimo, che ha creato il cielo e la terra). Perciò il testo originale ebraico che la LXX avrebbe tradotto in greco doveva contenere solo El Elyon, senza alcuna identificazione con YHWH. Tale ipotesi sarebbe confermata dallo stesso testo masoretico che in 14:19 legge: “Sia benedetto Abramo da El Elyon, creatore del cielo e della terra.” Qui non c’è alcuna menzione di YHWH. Abbiamo dunque due letture, quella del testo masoretico e quella della LXX. Qual è quella originale?

Forse quella della LXX. Ma il problema non è solo questo. La questione risiede nella traduzione del verbo QoNèh che significherebbe “acquirente” e che la Vulgata traduce “Possessore”. (Citazione da Simone Venturini, biblista e docente di ebraico antico) Quindi Elyon sarebbe il possessore del cielo e della terra avendola acquisita da qualcun altro. Da chi? In Giovanni 1:1-3 si legge che tutte le cose sono state fatte dal Verbo e Colossesi 1:16 indica che ciò avvenne per mezzo del Figlio. Genesi 1:1 attribuisce la creazione dei cieli e della terra a dei non meglio specificati Elohim, nome indubitabilmente plurale. Dunque la creazione avviene per mezzo di un Figlio che demanda e condivide l’opera con una miriade di angeli. Solo in questo modo, a mio modestissimo parere, si risolverebbero molte discussioni. A Giobbe Dio chiedeva “Dov’eri tu quando io fondai la terra?… Quando le stelle del mattino gridarono gioiosamente insieme, E tutti i figli di Dio (bene Elohim) emettevano urla di applauso? (Gb 38:4-7) Questo versetto permetterebbe di includere gli angeli nei processi creativi della terra.

I Salmi 82 e 90

Consideriamo ora il salmo 82. Qui Elohim si pone nell’assemblea degli El e giudica in mezzo agli Elohim. Quando avviene questo? Oggi. Chi sono i partecipanti all’evento? Sono gli angeli decaduti che governano il mondo con ingiustizia e fanno parzialità a favore dei malvagi. “Essi non hanno conosciuto e non comprendono; nelle tenebre continuano a camminare; Son fatte vacillare tutte le fondamenta della terra. “Io stesso ho detto: ‘Voi siete elohim, E voi tutti siete figli di Elyon. Sicuramente morirete proprio come muoiono gli uomini; E cadrete come uno qualsiasi dei principi!’” A quel punto son fatte vacillare le fondamenta della terra: è il tempo conclusivo del presente sistema. È quello che stiamo aspettando, la condanna di Satana e dei governanti malvagi. (Cfr. più sotto la trattazione del Salmo 2) Il Salmo 90:1-2 parlando di Dio lo definisce semplicemente Adonai e lo presenta già attivo ben prima che venissero all’esistenza i cieli e la terra.

In questo primo versetto, così come nel 17, non compare tetragramma. Di costui, Adonai, il salmista dice: “Tu sei El da tempo indefinito a tempo indefinito” cioè da “olam” a “olam”, (ū-mê-‘ō-w-lām‘aḏ-‘ō-w-lām), il che non significa necessariamente dall’eternità ma da tempo indeterminato. “O Adonai, tu stesso hai mostrato d’essere per noi una vera dimora di generazione in generazione. Prima che i monti stessi nascessero, o che tu generassi come con dolori di parto la terra e il paese produttivo, da tempo indefinito fino a tempo indefinito tu sei Dio.” In questo salmo Adonai potrebbe sembrare assimilabile al Padre della Sapienza descritta in Proverbi 8:22-31.  YHWH l’aveva generata “come con dolori di parto”, secondo il racconto dove si legge: “Geova stesso mi produsse come il principio della sua via, la prima delle sue imprese di molto tempo fa. Da tempo indefinito fui insediata, dall’inizio, da tempi anteriori alla terra… fui data alla luce come con dolori di parto.” Nel salmo 90 il tetragramma però compare in seguito, al v. 13, permettendo ancora una volta di identificare la persona di YHWH a quella di Adonai. Di queste identificazioni tratteremo in seguito.

I 134 cambiamenti

In 134 luoghi i soferim cambiarono il testo ebraico originale da YHWH in Adonai. In altri casi fu usato il termine ʼElohìm. Molti cambiamenti fatti dai soferim erano intesi a evitare antropomorfismi, cioè l’attribuzione a Dio di caratteristiche umane. I masoreti, cioè i copisti di alcuni secoli dopo, si accorsero dei cambiamenti fatti in precedenza dai soferim, e li annotarono in margine o alla fine del testo ebraico. L’insieme di queste note marginali prese il nome di “masora”. A quanto pare questi emendamenti erano stati fatti perché nel testo ebraico i brani originali sembravano indicare irriverenza nei confronti di Dio.

Ebbene la presenza di Adonai nel Salmo 90 sembrerebbe attribuibile a un simile motivo: ai soferim poteva sembrare sconveniente attribuire ad una divinità incorporea, assolutamente spirituale, lo sconvolgimento delle doglie del parto, che oltretutto, nell’essere umano, sono il risultato di un atto sessuale. Questo stato di profonda sofferenza sembrava più consono ad un individuo di rango inferiore, per esempio un Elohim.

Il figlio dello Spirito Santo

Di chi è figlio Gesù? La risposta la troviamo innanzitutto in Luca 1:35 dove si legge che l’angelo disse alla vergine: “Lo spirito santo (Πνεῦμα ἅγιον) verrà su di te e la potenza dell’Altissimo (δύναμις ὑψίστου) ti coprirà con la sua ombra. Per questa ragione dunque quello che nascerà sarà chiamato santo, Figlio di Dio.” In questo versetto abbiamo l’identificazione di Pneuma e Upsisto, lo Spirito santo e l’Altissimo. Cercheremo quindi di capire 1) come agiva lo Spirito santo nei confronti del Cristo e 2) quali sono alcune delle caratteristiche dello Pneuma Aghion e sue relazioni con Upsistos, l’Altissimo. Come già feci notare in precedenza, in Marco 5:7, un uomo nel potere di uno spirito impuro dichiara Gesù Figlio dell’Iddio Altissimo, quindi dello stesso Pneuma. In ebraico Altissimo è Elyon come risulta comparando Ebrei 5:5-6 e 6:20 con Ge 14:18-20. Questi versetti vanno esaminati con attenzione.

Il salmo 83:18 equipara YHWH con Elyon. Vi si legge: “Affinché conoscano che tu, il cui nome è Geova, Tu solo sei l’Altissimo su tutta la terra.” Qui Geova viene identificato con Elyon e quindi, per la proprietà transitiva, con Pneuma, ovvero Spirito santo. In Genesi 14:18 abbiamo la definizione di Elyon come possessore e creatore dei cieli e della terra. Ma in Giovanni 1:1 il creatore è il Verbo. Quindi Elyon, YHWH, Pneuma e Logos vengono a coincidere in un’unica persona. Elyon è colui che dà l’impulso creativo primigenio, l’archè, l’inizio, l’intelletto, il motore, la forza di causalità da cui emana il tutto. YHWH, come pure il Figlio dell’uomo rispettano questo Elyon originale da cui discendono e senza il quale non esisterebbero. Upsistos è colui che sta più in alto degli altri, per cui il Padre è maggiore del figlio. (Gv 14:28)

Un corpo spirituale comprensivo del tutto

Potremmo supporre che Geova e Gesù, dopo l’assunzione in cielo, siano corpi derivati, più specifici e individualizzati, mentre Elyon o Pneuma ne sia il maggior ricettacolo e li comprenda dentro di sé. Lo Spirito santo è intelletto infinito e infinita potenza. Per dirla con Aristotele, Elyon potrebbe definirsi pensiero di pensiero, o, come disse Cartesio, Res Cogitans, la “cosa che pensa” per antonomasia. In lui sarebbero concentrate le idee innate, le leggi universali, gli statuti dei cieli e della terra, le varie realtà fenomeniche come la luce o il suono, i principi della matematica e della geometria, le fonti della musica, della scienza, dell’ispirazione e della profezia. Infatti è lui che ispira la Scrittura. 2Tim 3:16 legge: πᾶσα γραφὴ θεόπνευστος tutta la Scrittura è ispirata, soffiata da Dio.

In Matteo 10:29-31 si legge: “Non si vendono due passeri per una moneta di piccolo valore? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il Padre vostro.” Ma gli stessi capelli della vostra testa sono tutti contati. Perciò non abbiate timore: voi valete più di molti passeri.” Il Padre è dunque la coscienza universale, l’intelligenza insita nel creato, il suo motore, forza in movimento, colui che conosce il numero delle stelle e le chiama per nome (Salmo 147:4; Isa 40:25-26). È lui il solo che può distruggere l’anima e il corpo nella Geenna (Matt 10:29). È sempre lui quello che presenzia in Matteo 25:34, al momento della separazione dei capri dalle pecore.  ‘Venite, voi che siete stati benedetti dal Padre mio, ereditate il regno preparato per voi dalla fondazione del mondo”. In lui esistono tutte le qualità che noi percepiamo con la mente e con i sensi, la grandezza, l’altezza, la figura, il movimento, la durata, il numero, il colore, l’odore o il sapore. È lui che ha conoscenza approfondita del nostro corpo fisico e definisce le regole igieniche sanitarie interne alla legge mosaica, definisce le costanti di natura e riveste la vegetazione del campo (Mt 6:30). In Salmo 104:29-30 si legge: “Tu nascondi la tua faccia, ed essi sono smarriti; tu ritiri il loro spirito, ed essi muoiono ritornando nella loro polvere. Tu mandi il tuo spirito, ed essi sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra.” In Giobbe 4:9 similmente si legge: “Periscono mediante l’alito di Dio e pervengono alla loro fine mediante lo spirito della sua ira.” Matteo 22:32 dichiara che lui non è l’Iddio dei morti ma dei viventi, colui di fronte al quale ciascuno di noi dovrà rendere conto. (Ro 14:12)Da lui emana il potere di risuscitare i morti È sempre lui, lo Spirito del Padre, a definire i tempi e le stagioni (Mr 13:32; Atti 1:7; Efesini 1:3, 9-10). E a chiunque parli contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo sistema di cose né in quello avvenire (Matt 12:32) Ciò avvalora la sacralità dello Spirito. Ci fa comprendere che lui è il più grande, superiore a tutti e a tutto.

Entelechia

Se pensiamo al mondo degli elementi, all’atomo, sappiamo che lì dentro c’è energia intelligente. Possiamo pensare per esempio al bosone di Higgs o alla cellula totipotente. Chi pone tanta intelligenza e tanta potenza in una particella così infinitesimamente piccola? Tutta la materia deriva da leggi definite spiritualmente e rappresentate primariamente in Dio. Come disse Paolo in un luogo ciò che è visibile deriva da ciò che è invisibile, “ciò che si vede è sorto da cose che non appaiono” (Ebrei 11:3) Per i filosofi la natura in cui viviamo è un complesso di realtà viventi, ognuna animata e tendente al proprio fine, ma d’altra parte tutte unificate e armoniosamente dirette verso una meta comune da una stessa universale Anima del mondo. Il termine entelechia (dal greco ἐντελέχεια) definisce una realtà che ha iscritta in sé stessa la meta finale verso cui tende ad evolversi. È un termine composto dai vocaboli en + telos, che in greco significano «dentro» e «scopo», a significare una sorta di «finalità interiore».

In Gv 17:5 si leggono le parole di Gesù che disse: “Glorificami con la gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.” Qual era questa gloria? Era la sua vita in potenza, già presente e prevista, del tutto incorporata nel grembo del Padre, lo Spirito, ma anche in quella di YHWH Elohim. L’entelechia è una proprietà essenziale della monade, cioè di ogni “centro di energia”, capace di svilupparsi autonomamente verso la propria meta o destino finale: ogni monade non riceve alcun impulso dall’esterno, ma tutte insieme formano un complesso unitario, retto al suo interno da un’armonia prestabilita dallo Spirito, da Dio, Monade suprema. All’interno di questo organismo primordiale è presente in nuce fin dal principio l’obiettivo finale, l’idea di portare il Figlio dell’uomo alla gloria.

Egli è il Germoglio (Isa 11:1). Ciò significa riferirsi all’archetipo della pianta, cioè a un modello insito dentro ogni tipo di vita vegetale che si estrinseca in maniera tangibile nelle sue diverse, successive fasi di sviluppo esteriore. Entelechia designa la forza vitale immanente in ogni embrione e responsabile del loro successivo sviluppo. Designa pure quello che le Scritture definiscono il proposito divino, il piano, il progetto, la volontà. In Efesini 3:8-12 si legge: “A me, uomo da meno del minimo di tutti i santi, fu data questa immeritata benignità, che dichiarassi alle nazioni la buona notizia intorno all’insondabile ricchezza del Cristo e facessi vedere agli uomini come è amministrato il sacro segreto che dall’indefinito passato è stato nascosto in Dio, il quale creò tutte le cose. [Questo avvenne] affinché ora ai governi e alle autorità nei luoghi celesti sia fatta conoscere per mezzo della congregazione la grandemente varia sapienza di Dio, secondo l’eterno proposito che egli formò riguardo al Cristo, Gesù nostro Signore, mediante il quale abbiamo questa libertà di parola e accesso con fiducia per mezzo della nostra fede in lui.”

Atto e potenza

Entelechia si esprime anche nei due termini di atto e potenza. In generale la potenza significa un’attitudine al cambiamento, all’atto, all’azione, a dare o ricevere una nuova determinazione. L’atto significa il completamento di tale percorso. Così potenza si riferisce sempre a qualcosa di futuro, che al presente esiste solo in germe ma è capace di evolvere. A conferma prendiamo una Scrittura come Isaia 46:9-10: “Ricordate il passato, le cose antiche; perché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro; sono Dio, e nessuno è simile a me. Io annuncio la fine sin dal principio, molto tempo prima dico le cose non ancora avvenute; io dico: Il mio piano sussisterà, e metterò a effetto tutta la mia volontà. L’ho detto e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò. (Cfr. Isaia 55:9-11, e Apocalisse 22:13 “Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine”; Efesini 3:11) È oltremodo significativo uno dei versetti di chiusura dell’Apocalisse che legge: “Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni»”. (v. 17) Nell’ultima pagina della Bibbia è quindi Gesù in unione con il Padre, lo Pneuma Theòs a congedare il lettore. Si tratta di Gesù che con lo Spirito si commiata.

Il bosone di Higgs

Il filosofo Roberto Timossi ha spiegato a sua volta che «sebbene qualche ateo in giro per il mondo abbia tentato di sostituire Dio con il bosone di Higgs, che così da “particella di Dio” si sarebbe trasformato in “particella Dio”, la grande scoperta scientifica avvenuta al Cern di Ginevra  può essere invece interpretata sul piano filosofico come una conferma della presenza di un ordine nella natura; ordine che per il credente resta difficile immaginare che sia il prodotto di un fenomeno casuale altamente improbabile» .«La scienza nasce dall’accorgersi che il mondo è razionale, che le leggi che governano il mondo e la mia ragione sono affini […]. La scoperta del bosone di Higgs apre tantissime domande ma è chiaro che la simmetria razionale c’è. Ci vuole fegato per dire che l’universo è fatto a caso. Riconoscere l’infinito è un atto di libertà, ed è giusto che sia così. C’è abbastanza luce per credere e abbastanza per non credere. Questa libertà però mi fa pensare che “dietro” c’è una Persona e non una macchina autoalimentata».

Lo Spirito come contenitore

Pneuma è una persona che può essere rattristata come in Efesini 4:30; può fare valutazioni come in Atti 15:28 (“Allo spirito santo e a noi è sembrato bene di non aggiungervi nessun altro peso”.) O ancora, può guidare, proteggere, confortare, rammemorare e insegnare: “Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli (pron. pers. masch.) v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14:26). In Atti 5:32 lo Spirito santo è testimone: (“noi siamo testimoni di queste cose, e lo è anche lo spirito santo, che Dio ha dato a quelli che gli ubbidiscono quale governante”.) Egli può persuadere: (“Egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.” Gv 16:7-8, Cfr. Eb 3:7, etc.)  Di questi argomenti si potrebbe naturalmente scrivere ancora, ma io voglio procedere un po’ più velocemente.

In Atti si legge che Dio non è lontano da ciascuno di noi. Paolo di fronte ad un uditorio di ateniesi disse: “L’Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo, come Questi è, Signore del cielo e della terra, non dimora in templi fatti con mani, né è servito da mani umane come se avesse bisogno di qualcosa, perché egli stesso dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. E ha fatto da un solo [uomo] ogni nazione degli uomini, perché dimorino sull’intera superficie della terra, e ha decretato i tempi fissati e i limiti stabiliti della dimora degli [uomini], perché cerchino Dio, se possono andare come a tastoni e realmente trovarlo, benché, in effetti, non sia lontano da ciascuno di noi. Poiché in lui abbiamo la vita e ci muoviamo ed esistiamo, come anche certi poeti fra voi hanno detto: ‘Poiché siamo pure sua progenie’. (Atti 17:24-28)

La traduzione della Nuova Diodati qui utilizzata è più significativa e fedele al testo originale rispetto alla TNM che traduce la preposizione greca ἐν con “mediante” mentre il primo e più ovvio significato è “in” (ἐν [leggi en] significa in) e non “mediante”, come rende la TNM. Ecco perché Dio non è lontano da ciascuno di noi: perché viviamo in Lui. Ecco perché Davide nel salmo 139 dice di non potersi mai nascondere dalla presenza di Dio. Siamo infatti circondati dalla sua presenza ovunque. Come si legge in Samuele 25:29, Abigail disse a Davide: “Quando un uomo si leva per inseguirti e per cercare la tua anima, l’anima del mio signore sarà certamente avvolta nella borsa della vita presso Geova tuo Dio; ma, in quanto all’anima dei tuoi nemici, egli la frombolerà come da dentro il cavo della fionda.” La borsa della vita, che splendida espressione per indicare il Supremo Contenitore dell’universo, la sede della vita. “Poiché tu sei la fonte della vita, mediante la luce che viene da te noi possiamo vedere la luce” si legge in salmo 36:9. Percepiamo dunque l’estrema vicinanza di Dio rispetto a ciascuno di noi? Due passeri sono di poco valore, ma nessuno di loro cade “senza il Padre”. Questa è la traduzione letterale. Il Vangelo non dice di più. (Mt 10:29) Senza il Padre non c’è niente. Lui conta tutti i capelli della nostra testa. Dove ci porta questo ragionamento? Alla coscienza universale. Viviamo nella borsa della vita. La traduzione della Diodati rispetto a Gv 14:10 è molto più aderente all’originale della TNM: Io sono nel Padre e il Padre è in me. Il greco ha la seguente costruzione: ἐγὼ ἐν τῷ πατρὶ καὶ ὁ πατὴρ ἐν ἐμοί ἐστιν. Questo semplicemente: Io nel padre e il padre è in me. Viceversa la TNM rende “io unito al padre e il padre unito a me” che non esprime l’esatto significato del testo. Infatti è una traduzione ideologica, teologica che si allontana dall’idea che il Padre contiene in sé il Figlio e viceversa, con implicita l’idea che pur essendo due sono anche uno.

Panteismo e panenteismo

A partire da scritture come Atti 17:27-28, 1 Sam 25:29, Salmo 139:7-12, 2 Cr 16:9 si potrebbe pensare alla vecchia concezione filosofica dell’anima mundi, per indicare la vitalità della natura nella sua totalità, assimilata a un unico organismo vivente. Questa concezione fu un tratto caratteristico del paganesimo o delle religioni animistiche secondo cui ogni realtà, anche apparentemente inanimata, contiene una presenza spirituale collegata all’anima del tutto. Nel panteismo Dio coincide con l’universo materiale, nel panenteismo Dio è visto come creatore e forza animatrice dell’universo, che pervade il cosmo e di cui tutte le cose sono costituite. In Salmi 139:7-8 Davide si riferisce al fatto che Dio è onnipresente nel senso che è al corrente di qualsiasi cosa ci accada in qualsiasi luogo e interagisce con ogni essere vivente ovunque. Dio è “presente” per esempio in una persona, ma quella persona non è Dio.

Dunque il panteismo non è un credo biblico. Le argomentazioni più chiare contro il panteismo sono i molti avvertimenti che ci mettono in guardia dal pericolo dell’idolatria. La Bibbia proibisce l’adorazione degli angeli, delle persone, degli oggetti. Se il pensare in senso panteistico fosse corretto, non sarebbe sbagliato adorare, per esempio, un oggetto, perché quell’oggetto sarebbe Dio. Ma la Bibbia insegna un’altra cosa. Questo è ben chiaro nel passo di 1Re 19:11-12 “Ed ecco, Geova passava, e un grande e forte vento fendeva i monti e spezzava le rupi dinanzi a Geova. (Geova non era nel vento). E dopo il vento ci fu un terremoto. (Geova non era nel terremoto). E dopo il terremoto ci fu un fuoco. (Geova non era nel fuoco). E dopo il fuoco ci fu una voce calma, sommessa.” Qui Geova appare come persona (una voce) piuttosto che come entità materiale divinizzata.

Il Padre di Gesù: chi è costui?

Il Salmo 102:25-26, in quanto a Geova dichiara:Molto tempo fa ponesti le fondamenta della stessa terra, E i cieli sono l’opera delle tue mani. Essi stessi periranno, ma tu stesso continuerai a stare; E proprio come una veste tutti si consumeranno. Proprio come un abito tu li sostituirai, e finiranno il loro turno.” In Ebrei 1:10-12 Paolo cita questi versetti applicandoli a Gesù, nel passo dove si legge: “Tu in principio, Signore, ponesti le fondamenta della terra e i cieli sono [le] opere delle tue mani. Essi periranno, ma tu rimarrai continuamente; tutti invecchieranno come un abito, e tu li avvolgerai come un mantello, come un abito; e saranno mutati, ma tu sei lo stesso e i tuoi anni non finiranno mai”. Effettivamente nel Nuovo Testamento è al Verbo che viene attribuita la creazione di tutte le cose. (Gv 1:3; Col 1:15-16) Chi è il Verbo che crea il tutto che esiste? Perché ritenere che esso sia il Figlio, Gesù, e dire poi anche che il Creatore fu YHWH? Ciò potrebbe sembrare normale in virtù di un ragionamento in base al quale a chi è superiore, o più antico, si riconosce di solito la responsabilità e il merito di un’impresa.

Ma leggiamo questi versetti: ‘Per esempio, a quale degli angeli egli ha mai detto: “Tu sei mio figlio; io, oggi, ti ho generato”? E di nuovo: “Io gli sarò padre, ed egli mi sarà figlio”?  Ma quando introduce di nuovo il suo Primogenito nella terra abitata, dice: “E tutti gli angeli di Dio gli rendano omaggio”. (Ebrei 1:5-6) Quando fu la prima volta in cui il Primogenito fu introdotto sulla terra? Non fu forse al tempo della sua nascita sulla terra, quando gli angeli lodavano Dio in Lc 2:13-14? Quand’è che lo introduce di nuovo? Alla fine dei tempi. Chi fu tale Primogenito se non YHWH, colui che ha pure con lo Pneuma l’onore di aver generato Gesù?

Ma leggiamo ancora Isaia 45:23-25 “Rivolgetevi a me e sarete salvati, voi tutti confini della terra, perché io sono Dio, e non c’è nessun altro. Ho giurato su me stesso; la parola è uscita dalla mia bocca nella giustizia e non tornerà indietro: davanti a me si piegherà ogni ginocchio, e ogni lingua mi giurerà fedeltà e dirà: ‘Sicuramente in Geova sono vera giustizia e forza.’”. Paolo scrisse: “Abbiate lo stesso modo di pensare di Cristo Gesù, il quale, pur esistendo nella forma di Dio, non prese nemmeno in considerazione l’idea di cercare di essere uguale a Dio. Al contrario, svuotò sé stesso, assunse la forma di uno schiavo e divenne come gli uomini. Per di più, quando venne come uomo, umiliò sé stesso e divenne ubbidiente fino alla morte, la morte su un palo di tortura. Per questo Dio lo ha innalzato a una posizione superiore e gli ha benevolmente dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio in cielo, sulla terra e sottoterra e ogni lingua riconosca pubblicamente che Gesù Cristo è Signore alla gloria di Dio Padre. (Filippesi 2:9-11)

Confrontando i versetti di Isaia e Filippesi i due nomi di Geova e di Gesù vengono a coincidere e richiamano alla mente le parole di Giovanni 14 dove si legge: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Geova e Gesù sono pertanto l’immagine del Padre, lo Spirito Santo, l’essenza dell’amore, dell’intelletto, della potenza. Isaia 61:1 legge Ruah Adonai YHWH è su di me perché YHWH mi ha unto per annunciare la buona notizia ai mansueti… e in Luca 4:18 Gesù dichiara: “Pneuma Kyriou è su di me”…quindi in me c’è Geova. Non a caso YHWH è la Roccia e Gesù è la pietra d’angolo rigettata dagli edificatori…(Deut 32:3-4; Mt 21:42) Che lo Spirito sia Persona lo dimostrano anche le parole di Gesù quando dice che a chiunque parli contro lo Spirito santo non sarà mai perdonato, né in questo sistema di cose né in quello avvenire. (Matteo 12:32; Marco 3:29)

Tre persone unite in una sola?

In questo discorso possiamo intravedere un movimento circolare, come di scatole cinesi, in cui una maggiore ne include un’altra un po’ più piccola, e poi ancora un’altra. In sostanza si tratta di un unico contenitore, da cui dipendono gli altri successivi. Lo Spirito/Pneuma è all’origine del tutto. In lui prende forma un figlio che fin dall’inizio viene riconosciuto e nominato come YHWH. Questo figlio al momento opportuno ne genera altri, gli angeli o Elohim, e da ultimo un altro, del tutto speciale, il Figlio dell’uomo, Gesù. Si comprende quindi che il Cristo è un’emanazione dello Spirito santo, subordinato a YHWH che risulta però anche padre. Alla fine queste tre entità sono la stessa persona che si manifesta in modi particolari nei tempi particolari. Lo Spirito o Pneuma li comprende tutti. Gesù disse “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv 14:9) Ecco perché in precedenza sottolineavo i frequenti casi di identità e sovrapposizioni tra queste diverse tre persone.

Gesù disse chiaramente ai suoi discepoli: “Fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo”. (Mt 28:19) Qual è il significato di queste parole? Chi è il Padre, chi è il Figlio e chi lo Spirito Santo? In questo contesto sono possibili più letture solo in apparenza diverse. Potremmo indicare il Padre come l’Altissimo, Elyon, il figlio YHWH, che a sua volta è padre di Yashua. Oppure il Padre come YHWH, il Figlio come Gesù, e lo Spirito santo come Pneuma. È a tutti gli effetti un discorso circolare. In Gv 14:20 Gesù dichiara: “Io sono nel Padre e il Padre è in me”, espressione che in greco risulta essere: ἐγὼ ἐν τῷ πατρὶ καὶ ὁ πατὴρ ἐν ἐμοί. Qui Gesù e il Padre in quanto Pneuma Aghion sono unificati. Gesù e YHWH, come dimostrato in precedenza, sono unificati, perciò Gesù, con il Padre, lo Pneuma e con il Padre YHWH sono uno solo. (Deut 6:4, YHWH è un solo YHWH) C’è tra di loro una gerarchia dal maggiore agli altri. Tuttavia anche Gesù è Padre rispetto ai suoi discepoli. (Efes 4:8)

Io oggi ti ho generato

 Quando viene generato il Figlio dell’uomo come Figlio in cielo? In Atti 13:32-33 si legge: “E noi vi annunziamo la buona novella della promessa fatta ai padri, dicendovi, che Dio l’ha adempiuta per noi, loro figli, avendo risuscitato Gesù come anche è scritto nel secondo salmo: “Tu sei il mio Figlio. Oggi ti ho generato”. Questo fatto viene inscindibilmente legato alla sua risurrezione dai morti ed è un fatto talmente impressionante che Luca, in Atti 13:41, scrive: “Guardate, o sprezzatori, meravigliatevi e siate consumati, perché io compio un’opera ai vostri giorni, un’opera che non credereste nemmeno se qualcuno ve la raccontasse.” Di cosa si tratta? Qui si allude al fatto che con la risurrezione dai morti viene all’esistenza una nuova persona celeste, il figlio dell’uomo alla destra del Padre, Gesù Cristo.

Nel Salmo secondo si legge: “Io, sì, io ho insediato il mio re Sopra Sion, mio monte santo”. Lasciate che mi riferisca al decreto di Geova; Egli mi ha detto: “Tu sei mio figlio; Io, oggi, ti ho generato. Chiedimi, affinché io ti dia le nazioni come tua eredità E le estremità della terra come tuo proprio possedimento.” Dunque i momenti in cui il Figlio viene generato sono due. Il primo avviene con la risurrezione e l’ascensione ai cieli, il secondo quando Cristo è insediato come re del regno di Dio, quindi ai nostri giorni, a metà della parousia. Infatti in Efesini 4:8 si legge: “Quando ascese in alto portò via prigionieri; diede doni [negli] uomini”. In Gv 14:20 si legge: “In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e che voi siete in me ed io in voi.” Cosa significa? I rapporti fra Gesù e i suoi discepoli sono analoghi a quelli che uniscono Gesù al Padre. (La Bibbia di Gerusalemme, nota in calce al v. Gv 14:20)

Quindi dopo la risurrezione celeste i discepoli entrano a far parte della persona divina. 2Pt 1:4 a conferma legge: “Egli ci ha dato gratuitamente le preziose e grandissime promesse, affinché mediante queste diveniate partecipi della natura divina.” Quindi con la risurrezione degli unti anche il Cristo diventa Padre mentre i discepoli sono generati come figli spirituali in cielo ottenendo con il loro Maestro il dono dell’immortalità. In 1Cor 15:53-54 si legge: ‘Poiché questo che è corruttibile deve rivestire l’incorruzione, e questo che è mortale deve rivestire l’immortalità. Ma quando [questo che è corruttibile avrà rivestito l’incorruzione e] questo che è mortale avrà rivestito l’immortalità, allora si adempirà la parola che è scritta: “La morte è inghiottita per sempre”’

Quindi cosa succede al momento dell’ascensione di Gesù in cielo, come narrato in Atti cap. 1? Lì, per la prima volta, un uomo terreno viene accolto in cielo. È lì che dapprima l’Altissimo trasforma la natura carnale di un uomo in una spirituale e lo introduce nel suo mondo. Ma chi era dunque questo Gesù, il cosiddetto Figlio dell’uomo? Gesù era nato sulla terra da una vergine, era cresciuto come un bambino normale ma al momento del suo battesimo i cieli si erano aperti, lo Spirito del Padre era sceso su di lui in forma corporea. Lì aveva capito di avere una genesi celeste, sapeva di esistere nel Padre e che il Padre esisteva in lui. Lì veniva ad esistere una terza persona spirituale. C’era Elyon, l’Altissimo che aveva generato YHWH, c’era YHWH che aveva generato lui sulla terra, Gesù. Alla sua risurrezione egli veniva per così dire deificato, assumeva la natura divina che sulla terra era stata solo parzialmente divina, in quanto aveva vissuto come in un mondo intermedio, completamente umano ma anche divino. Egli era colui attraverso cui il Padre sulla terra realizzava miracoli impossibili a un uomo. Comandava ai venti e alle forze della natura e gli elementi gli ubbidivano.

Veniva così introdotta in cielo una persona nuova che si identificava in persone maggiori di lui, nel senso che gli erano preesistenti ma che lo inglobavano perfettamente in loro. Gesù aveva vissuto una vita preumana nella persona dello Spirito e di YHWH e a loro ritornava come individualità personale e distinta, un nuovo figlio. Ecco che Stefano in un momento precedente la morte ebbe la visione di Gesù seduto alla destra del Padre. “Essendo pieno di spirito santo, guardò fisso in cielo e scorse la gloria di Dio e Gesù in piedi alla destra di Dio, e disse: “Ecco, vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio.” Questo stesso fatto Gesù l’aveva predetto durante il processo di fronte a Caifa, in questi termini: “Da ora in poi vedrete il figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza e venire nelle nuvole del cielo” (Mt 12:52) laddove le nuvole rappresentano la sua partecipazione nello Spirito Santo.

Kyrios

Un altro elemento a favore di questo genere di interpretazione è il fatto che in tutte le Scritture greche manchi il riferimento diretto a YHWH. Gesù si riferisce a Dio semplicemente come Padre.(Mt 6:9) Anche nelle Epistole le indicazioni sono sempre a Kyrios e a Theòs. Nel Nuovo Testamento Kyrios riassume in sé tutto il divino. Un altro versetto dice inoltre che Gesù è il solo che ha immortalità, che dimora in una luce inaccessibile, che nessuno degli uomini ha visto né può vedere. Egli è Il solo e felice Potentato, il re dei re e signore dei Signori (1Tim 6:15-16; Cfr. Ri 17:14) Dato che gli elohim sono mortali (Salmo 82) YHWH rimane mortale? Certamente no. Allora YHWH e Gesù sono accorpati, fusi assieme.  YHWH è colui che sta con Gesù sul palo di tortura, lo sostiene e lo rafforza. Di qui si capisce anche il senso della scritta sul palo di tortura, in latino Inri che in ebraico figurava come tetragramma. Confrontando Salmo 102:26 riferito a YHWH ed Ebrei 1:11-12 si comprende che Geova non muore. I cieli periranno, ma, dice il salmista, “tu continuerai a stare”. Ecco perché prima di esalare lo spirito Gesù disse al Padre: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27:46) Evidentemente non era immaginabile che Geova dovesse morire con il Figlio dell’uomo. Quindi Gesù avvertì l’improvviso allontanamento del Padre. Tuttavia nel deserto, finite le tentazioni promosse da Satana, è lo Spirito a stare con lui tra le bestie selvagge. Nel Getsemani prima di morire è allo Spirito, al Padre che Gesù si rivolge dicendo: “Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà”. (Mt 26:39)

Una conseguenza dell’uso di Kyrios per riferirsi a Gesù nel Nuovo Testamento è che quasi tutti i riferimenti a Kyrios possono applicarsi sia a Gesù che a YHWH. Tant’è che nella TNM invece di Kyrios spesso si trova il nome di Geova. Esistono varie scuole di pensiero su questo argomento. La prima è che in base alla LXX la parola kyrios viene usata per indicare gli attributi a Gesù del Dio del Vecchio Testamento. Infatti c’è spesso indeterminatezza circa l’applicazione del termine all’una o all’altra delle due persone. Così anche nel passo dell’immortalità di Gesù in 1Tim 6:15-16. In tale passo l’ambiguità e notevole e ti devi soffermare un bel po’ per determinare a chi quelle parole si applichino realmente. Ho controllato inoltre la ricorrenza della parola greca θεός (theos) nei quattro Vangeli e quando non viene seguita da Kyrios si applica generalmente al Padre, lo Spirito 

La trasfigurazione

Inoltre, Gesù disse anche: “Veramente vi dico: Alcuni di quelli che stanno qui non gusteranno affatto la morte prima di aver visto il regno di Dio venuto con potenza”. Quindi, sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro e Giacomo e Giovanni, e li condusse su un alto monte da soli. Fu trasfigurato davanti a loro, e le sue vesti divennero splendenti, molto più bianche di quanto potrebbe imbiancarle sulla terra qualsiasi pulitore di vestiti. Apparve loro Elia con Mosè, e conversavano con Gesù. Presa la parola, Pietro disse a Gesù: “Rabbi, è bello che stiamo qui; erigiamo dunque tre tende, una per te e una per Mosè e una per Elia”. In realtà, non sapeva che rispondere, poiché avevano molto timore. E si formò una nube, che li copriva con la sua ombra, e una voce venne dalla nube: “Questo è mio Figlio, il diletto; ascoltatelo”. Improvvisamente, però, guardarono attorno e non videro più nessuno con loro, tranne il solo Gesù. (Mr 9:1-8)

In questa situazione è adombrata la parousia, il nostro tempo finale, quello immediatamente precedente la presa di potere Di Gesù nel regno di Dio. È anche una raffigurazione dei conversari di Gesù con i due testimoni di Apocalisse 11. Prefigura il versamento dello Spirito sui discepoli del tempo finale. In tale situazione la stessa voce che si era udita al battesimo di Gesù esprime la propria approvazione sul figlio diletto. Come all’epoca del concepimento di Gesù (quando l’Altissimo aveva coperto la vergine con la sua ombra) anche in questa occasione “una nube li coprì con la sua ombra”. Di qui possiamo dedurre che “la nube” nelle Scritture può rappresentare lo Spirito Santo. Così Gesù al momento dell’ascensione al cielo “fu innalzato e una nube lo nascose alla loro vista”. (Atti 1:9) Allora comparvero due angeli che ai discepoli dissero: “Questo Gesù che di fra voi è stato assunto in cielo verrà nella stessa maniera in cui l’avete visto andare in cielo”. (Atti 1:11) Si trattava di una straordinaria manifestazione dello Spirito santo.

Salmo 2

In Atti 13, Paolo fissa la generazione del Figlio al momento della risurrezione di Gesù. Nel Salmo 2 viceversa Davide individua quel momento con la fine dei tempi, la fine del sistema presente. “I re della terra prendono posizione E gli stessi alti funzionari si sono ammassati come un sol uomo Contro Geova e contro il suo unto… In quel tempo parlerà loro nella sua ira E acceso di sdegno li turberà… “Io, sì, io ho insediato il mio re Sopra Sion, mio monte santo”. Lasciate che mi riferisca al decreto di Geova; Egli mi ha detto: “Tu sei mio figlio; Io, oggi, ti ho generato. Chiedimi, affinché io ti dia le nazioni come tua eredità E le estremità della terra come tuo proprio possedimento. Le spezzerai con uno scettro di ferro, Le frantumerai come un vaso di vasaio”. Dunque Gesù assurge alla sua piena dignità di Figlio in un secondo momento quando viene insediato come re su tutta la terra. Anche se l’Universo intero appartiene al Padre, lo Spirito santo, in realtà la terra su cui viviamo è posta sotto il controllo di Satana. (1 Giov 5:19) Infatti YHWH ottenne in eredità solo Giacobbe (Deut 32:9; 7:6-11; Isa 45:15) Alla fine però Gesù otterrà dal Padre il regno su tutta la nuova terra.

A proposito del Figlio, in Efesini 3 si legge del sacro segreto del Cristo e “cioè che persone delle nazioni sarebbero state coeredi e membra dello stesso corpo e partecipi con noi della promessa unitamente a Cristo Gesù per mezzo della buona notizia.” (v. 6) Dunque qual è l’ordine di generazione delle persone divine a partire dallo Spirito? Innanzitutto va detto che lo Spirito santo è pura potenza e puro atto, in lui c’è l’embrione, il germe di tutto l’universo. Di Gesù in Gv 1:18 si legge: “Nessun uomo ha mai visto Dio; l’unigenito dio che è nel seno presso il Padre è colui che l’ha spiegato.” (ὁ μονογενὴς υἱός, ὁ ὢν εἰς τὸν κόλπον τοῦ πατρὸς). Stare nel “kolpon” (lett. utero, matrice) del padre, implica una permanenza nei lombi paterni. Questa espressione rende bene la situazione, in quanto il Figlio visse, per così dire, una lunga gestazione. Egli rimase segreto, occultato fin dopo la nascita come Figlio dell’uomo sulla terra. Dio, lo Spirito, generò innanzitutto YHWH, e da lui vennero all’esistenza i tanti Elohim, e solo alla fine anche Gesù. I tre sono una cosa sola, ma svolgono operazioni specifiche, funzionali al progetto iniziale del Padre, il suo eterno proposito. Gesù disse anche: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. (Gv 14:9)

Conclusione

La Vulgata latina rende le prime parole del Vangelo di Giovanni nella maniera seguente: In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Traducendo letteralmente ne esce fuori che “In principio era il verbo e il verbo era presso Dio e Dio era il verbo.” Si parte dal verbo e al verbo si torna. La frase ha come un andamento circolare. Il Verbo rappresenta il Dio che ragiona, che parla. La Parola è l’intelletto divino. Parlando del Verbo vogliamo parlare soltanto del Cristo? Verbo è parola, intelligenza e ragione. È comunicazione, trasmissione di informazioni tra Dio il Padre, il Figlio e gli Elohim. La creazione viene fatta per mezzo della parola. Dio è l’alfa e l’omega. In Eden Dio parlava nella brezza della sera.

Lo Spirito santo non è una forza impersonale, ma è intelligente, in grado di pensare e agire. La morte del Cristo è semplicemente umana, perché Dio non può morire. La risurrezione è tutta spirituale. Una persona che legga il prologo Giovanneo con attenzione si accorgerà della notevole incertezza nell’applicare le suddette parole al solo Gesù. Meglio sarebbe applicarle al Padre, al Figlio e allo Spirito santo. Con questa trattazione non penso di aver discusso in modo esaustivo un argomento tra i più ardui. Non ho alcuna pretesa se non di aver definito uno schema, un abbozzo, ben sapendo che la gloria di Dio non può essere spiegata a parole.

 

4 pensieri riguardo “Qual è il Padre che noi preghiamo?

  1. Preferisco il mio silenzio anziche al mio commento . Apprezzo però di te, la determinazione a voler a tutti i costi scoprire ” le cose nascoste di Dio ” . Grazie comunque per il tuo immenso studio e lavoro , sia esso condivisibile o meno !

  2. L’argomento trattato è complesso https://youtu.be/kn6t8mkVqjE?si=DGdVzES2DEj7fTut e non deve essere un motivo di divisione fra credenti ma di studio https://youtu.be/NvR5MwXQ9D0?si=XzPfCdre5bDEEC6d come questi ragazzi che hanno fondato una missione in Liguria. Perchè non provi a confrontarti con loro, sappiamo che la chiesa è un corpo non un edificio nè una denominazione, la ricerca della verità dovrebbe convincerci che sono più numerose le ragioni che ci uniscono rispetto a quelle che ci dividono. Amen

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